12
Dodici
Flora bussò energicamente alla porta di Joseph, sperando venisse ad aprire il prima possibile.
“Posso entrare? Per favore, è un'emergenza…” chiese con un filo di voce, trovandosi davanti il ragazzo con uno sguardo confuso, che appena la vide illuminò gli occhi.
“Successo qualcosa?” ribatté lasciandola entrare, seguendola con il viso mentre Flora cercava di arrancare in quella massa di oggetti tutti piazzati in disordine. L'oscurità di quel posto in quel momento le dava un paradossale senso di conforto, come se qualcuno l'avesse coperta con un telo protettivo in grado di alleviare la tensione.
“Temo di aver fatto un casino, un enorme casino…” riuscì a spiegare, dapprima senza fornire i dettagli, “Posso sedermi?”
Joseph le indicò un divano accanto alla finestra che dava sulla strada, e lei lo accettò senza pensarci troppo, ignorando le dita di polvere e peli che possedeva quel mobile. Sospirò molto lentamente, avvertiva il nodo alla gola minacciarla di tirare giù uno di quei pianti apocalittici che si placano solo una volta ottenuto il mal di gola, il mal di testa e la sensazione di non avere più lacrime negli occhi, anche se poi ritornano a scorrere veloci come cascate. E a pensarci bene, ora che si trovava al cospetto del ragazzo e che gli aveva appena dato la possibilità di essere l'unica persona in grado di avere la sua fiducia, avrebbe potuto tranquillamente lasciarsi andare.
“Non ho molto da offrirti ma…” balbettò Joseph con fare imbarazzato, “Per fortuna l'acqua non manca a nessuno”.
“Grazie, ma…” non voleva fare la parte dell'imbucata che pretendeva anche di avere qualcosa in cambio. Non avrebbe nemmeno dovuto presentarsi in quel modo davanti al ragazzo, che era l'ultimo che poteva entrare nel merito. Ma aveva bisogno di un volto amico che non le avrebbe ricordato cose che in quel momento avrebbe preferito non sentire.
“Almeno prendi un bicchiere” Joseph le porte un bicchiere pieno del liquido cristallino, e pur avendo detto che non voleva niente, Flora lo tracannò quasi in un fiato. L'acqua riuscì a calmare per qualche secondo il nodo che le stava pressando la gola, concentrando i muscoli sul mandare giù quella fonte di vita indispensabile. Lo ringraziò con lo sguardo e gli restituì il bicchiere lentamente, aspettando che Joseph lo recuperasse. Non sapeva bene come comportarsi, se avesse avuto davanti Ivan sarebbe già esplosa in centomila lacrime insultando pesantemente sé stessa e Minnie; ma con Joseph era tutto diverso e questo le creava un certo moto di imbarazzo.
“Allora…” il ragazzo ruppe il silenzio appoggiando il bicchiere con fin troppa delicatezza sul tavolo, “A cosa devo questa visita inaspettata?”
“Temo… temo di aver perso l'unica amica che ho. L'unica che posso considerare tale” balbettò Flora abbassando lo sguardo. Sperò che in questo modo risultasse meno ridicola, meno colpevole, meno tutto. Non era certa di aver fatto la cosa giusta, normalmente era meglio risolvere le cose faccia a faccia con la diretta interessata senza coinvolgere esterni. Ma sapeva anche che Minnie in quel momento non l'avrebbe più cercata, non avrebbe mandato messaggi perché non le voleva intorno. Se avesse tentato a casa, nessuno si sarebbe schierato dalla sua parte: sì, forse sua madre e suo padre l'avrebbero confortata, ma poi avrebbero dato man forte a Giada che non avrebbe perso tempo a ricordarle quanto avesse sbagliato.
“Cosa avrai mai fatto di così terribile” Joseph tentò di sdrammatizzare, ma non parve funzionare.
“Be' ho… solo sminuito il suo incontro con un ragazzo che probabilmente le piace. Lei voleva condividere con me un momento piacevole ed io… ho fatto la stronza forse”.
“Ah be'” Joseph non sembrò particolarmente preoccupato per la situazione. Un po' doveva aspettarselo: i maschi erano abbastanza noti per sminuire i problemi che le femmine reputavano importanti, ma era anche vero che a loro bastava semplicemente sputarsi addosso, poi una pacca sulla spalla e tutto tornava sempre come prima.
Per certi versi avrebbe voluto nascere maschio, sarebbe stato tutto più semplice e forse sarebbe stata meno insoddisfatta della vita che percorreva.
“Pensi che sia una cosa stupida, vero? Come tutti alla fine” disse con un tono più acido di quello che avrebbe voluto.
“No. Non penso sia una cosa stupida. Ma anche se lo pensassi, non implica che lo sia davvero” quella frase la fece sentire un po' meglio, pensava già di essere additata come insulsa, e invece avvertì una nota di sostegno.
“Lo pensi davvero?”
“Certo! Voglio dire: chiunque può pensarla come vuole. Ma il fatto che tu lo veda come una cosa seria, è giusto”.
“È un modo carino per dirmi che sono ridicola in tutti i casi?”
Joseph scosse la testa, con uno sguardo serio per quanto Flora potesse vedere nella semi penombra: “È solo un modo per dirti che sei umana e che ognuno vede i propri problemi seri o scemi che siano”.
Al momento non poteva dire di sentire il ragazzo schierato da qualche parte, ma era contenta di sentire che non riteneva i suoi pensieri insulsi, o almeno che capiva perché ci stesse male. Allora decise, pian piano, di lasciare che le parole scorressero da sole, e raccontò nei dettagli quello che era successo: del fatto che Minnie l'avesse ritenuta egoista e che avrebbe preferito sentirla felice per quell'incontro, del fatto che lei voleva solo dirle che poteva meritare di meglio, che quel tale Eric non rispecchiava le sue ideologie. Non so trattenne nemmeno dal recitare uno dei suoi interminabili monologhi dove specificava motivi e giustificazioni, nel tentativo di sembrare più dalla parte del giusto possibile.
“Diciamo che…” Joseph a un certo punto si raddrizzò con le spalle, “Forse hai un tantino esagerato”.
“Avrei esagerato a dire alla mia migliore amica che merita di meglio?”
“No. Hai esagerato a farle intendere che questa cosa dovesse passare attraverso te. In fondo è la sua vita”.
“Ma io non…” cercò di correggere Flora, ma si bloccò a metà del suo tentativo. In effetti aveva parlato come se la cosa fosse stata più fastidiosa per lei che per Minnie, la sua amica era anche felice di poter sentire un ragazzo, ma evidentemente il fatto che fosse un sempliciotto aveva urtato i piani personali della ragazza facendola sbarellare. Serrò le labbra emettendo un verso consapevole, era inutile negare l'evidenza. “Non dovevo dirle quelle cose…” disse con un filo di voce, pensando seriamente che se avesse potuto tornare indietro avrebbe evitato tutto il discorso. Era già tanto che Minnie le avesse confidato qualcosa di intimo, vedendo le ultime settimane, e lei aveva sprecato quell'occasione con facilità. Come avrebbe potuto rimediare alla cosa?
“Io le chiederei scusa, una volta che sono certo l'abbia sbollita”.
“Non le accetterà mai. Minnie non è una persona che fa passi indietro” in realtà non ne era sicura, non si era mai trovata in situazioni di quel tipo. Era sempre stata lei ad essere quella offesa e Minnie a tirarla su, ma non era mai capitato che fosse il contrario e per colpa di una delle due. E in fondo se lo sarebbe meritato: aveva voluto fare la splendida e Minnie si era sentita sminuita, sia nei desideri che nelle ideologie. Era colpa sua e doveva accettare quel silenzio che sarebbe durato per un po'.
“Sono un disastro… vero?” chiese al ragazzo, sorridendo in modo triste, consapevole della risposta che sarebbe arrivata. Suo padre le avrebbe subito detto di sì, sua madre anche e la sorella avrebbe esagerato la sua battuta, ormai ci era abituata, quanto era vero che anche la sua amica tendeva a darle ragione senza che lei lo volesse davvero.
“Non è che io sia messo meglio, in fatto di disastri” la risposta di Joseph la fece ridere di colpo, lui si era appena auto-proclamato re dei disastri generali in modo tanto disinvolto da non sembrare nemmeno una presa di coscienza. Se Flora avesse usato anche solo la metà di quell'umorismo, forse avrebbe vissuto un'esistenza molto più leggera. E quella risata improvvisamente parve liberarla da tutto ciò che bloccava i suoi sentimenti e le sue emozioni, si ritrovò a piangere e ridere nello stesso tempo, quasi come se la presenza e la battuta di Joseph fossero state terapeutiche, un pugno contro una parete pronta a crollare e liberare gli ostaggi. E lui non la fermò, non le disse di smettere, di essere forte: si avvicinò e si sedette accanto a lei, dicendole che andava tutto bene e che lei non era sbagliata. Le prime frasi che le fecero davvero bene all'anima.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro