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Dieci
Non sapeva bene cosa l'avesse colpita di più, cosa le avesse inflitto un colpo tale da stenderla. Era una classica storia di orfani, una delle tante tragedie familiari che in televisione trasmettevano a loop come una telenovela, solo senza svolte positive o colpi di scena; perché quella non ea funzione dietro ad una telecamera, ma la cruda realtà del mondo di tutti i giorni.
Quando era piccola, aveva già sentito qualche suo amichetto o compagno perdere delle persone care, dai nonni agli zii, e poche volte aveva sentito dei genitori. Ma le cause erano sempre state le più note: malattie o acciacchi d'età che a un certo punto avevano deciso di presentare il loro conto salato. Il caso di Joseph invece era molto diverso: una tragedia che si poteva evitare se solo qualcuno avesse prestato molta più attenzione, evitando così dolori e processi infiniti in cui, a rimetterci, erano state persone esterne.
Probabilmente, ciò che la stava colpendo di più era anche il fatto che conosceva il ragazzo ormai, come se quell'evento avesse preso da vicino anche la ragazza stessa.
Era rientrata in casa piangendo fiumi di lacrime come non ne aveva mai creati prima, nemmeno dopo un brutto voto tornava a casa col viso così rosso e umido. Aveva resistito fin tanto che fosse in compagnia di Joseph, e poi svoltato l'angolo il magone aveva sfondato la barriera che aveva imposto in gola, portandola quasi ad urlare dal pianto per una tristezza irrefrenabile. Adesso che aveva il viso schiacciato contro il cuscino poteva urlare e singhiozzare quanto il suo corpo lo ritenesse necessario, in casa non era presente nessuno, Giada stava ascoltando la musica rintanata nella sua stanza e non avrebbe invaso il territorio privato della sorella.
Aveva anche ignorato il suono del telefono, camminando a passo svelto e rischiando di farlo cadere dalla tasca del pantaloni. Chi fosse a chiamarla a quell’ora avrebbe anche potuto aspettare, non sarebbe stata raggiungibile per un bel po'.
“Flora?” Giada si inserì nella sua stanza nel momento meno opportuno in assoluto. A quanto pare la musica che stava ascoltando non era abbastanza alta per camuffare il casino che aveva fatto la sorella maggiore salendo le scale.
Ma Flora non aveva affatto voglia di averla intorno: “Lasciami in pace…” mormorò con voce flebile e ovattata dai singhiozzi. Ma invece di dare retta a quelle parole rotte dal pianto, Giada sospirò avvicinandosi al letto con l'intento di sedersi. Flora staccò il viso dal cuscino e le riservò un'occhiataccia d'odio, aveva chiesto una cosa semplicissima e sua sorella puntualmente aveva deciso di ignorare tale richiesta.
“Chi è il colpevole sta volta?” chiese la sorella minore senza curarsi dello sguardo ricevuto.
“Nessuno…”
“Scommetto che c'entra Ivan, vero?”
“No…” non voleva parlare dei suoi momenti complicati proprio alla sorella,che era a parer suo la persona meno empatica possibile quando si trattava di crisi emotive personali. Giada aveva sempre quel vizio di sminuire tutto e tutti paragonando sé stessa come se fosse l'unica persona autorizzata ad avere i suoi periodi no. Alle medie che periodi no potevi avere? Il massimo che poteva metterti di cattivo umore era un voto basso o un'amica contesa, peggio il fidanzatino che non durava più di un mese. Dei veri problemi che affliggevano il mondo di tutti i giorni, non ne aveva sentito nemmeno un leggero soffio.
“Minnie ha chiamato prima. Chiede di te. Ha detto che non le hai risposto”.
“Non voglio sentire nessuno adesso…” ma era possibile che la sorella non volesse capire che voleva stare da sola e che in quel momento chiunque sarebbe stato d'impiccio per Flora? Quando mai aveva desiderato una sorellina con cui condividere la sua vita… al momento del parto non avevano presentato le istruzioni d'uso e non aveva preso in considerazione il periodo ficcanaso che prendeva i giovani adolescenti. Distolse lo sguardo, tanto non sarebbe servito ad allontanare Giada dal suo spazio privato, ormai lo aveva inquinato con la sua presenza.
“Sei strana Flora…”
“In che senso? Una persona non può avere un crollo emotivo?”
“No. Intendo ultimamente sei strana. Più del solito” la voce di Giada si era fatta più flebile, sussurrata. Flora si voltò di nuovo a guardarla, con fare interrogativo. Aveva lo sguardo spento, osservava il vuoto e torturava la piega dei pantaloni con le unghie. Quando assumeva quell'atteggiamento, era perché si sentiva a disagio, come quando si confessa una cosa scomoda e ci si pente subito.
“Cosa vuoi dire?” chiese Flora asciugandosi le lacrime. Non ottenne però nessuna risposta, solo un velo pesante di silenzio che stava iniziando a rompere i timpani peggio del suono di una sirena. Provò a darle leggeri colpi con il piede, per invogliarla a parlare, ma fu inutile anche quel tentativo. Sua sorella era un vero e proprio peso quando si chiudeva a riccio e si impuntava a non parlare né a pronunciare un suono; la loro madre ogni volta si metteva le mani nei capelli, fin da quando era piccolissima. Aveva preso il carattere della donna stessa, quel suo fare da prima donna che appariva solo in casi di elevata irritazione.
“Giada?”
“Solo… non sei la solita Flora. Sorridi di meno” disse la sorella, dopo un momento che iniziò a schiacciare entrambe con quell'atmosfera pesante.
“Si cresce. E a volte la vita ti fa sorridere di meno”.
“Ma tu non hai mai lasciato che succedesse. Sei sempre stata la più forte tra le due parti” Giada si voltò a guardarla, quello sguardo serio le fece percorrere un brivido lungo la schiena. Non aveva mai visto la sorella in quello stato, che l'adolescenza stesse iniziando a fare il proprio lavoro sulla maturità?
“Allora, cosa ti ha fatto piangere?”
“… Joseph mi ha raccontato della sua famiglia. È orfano” confessò alla fine Flora, convinta del fatto che rispondere con delle barriere inesistenti sarebbe stato inutile e controproducente. Per la prima volta riusciva ad avere una conversazione diversa con sua sorella che non comprendesse solo insulti creativi a versi isterici da selvaggi, non avrebbe sprecato quell'occasione tanto facilmente. “Non so per quale motivo, ma mi è venuto spontaneo”.
“Joseph è quel ragazzo che combina danni ovunque lo si trova?” chiesa Giada avvicinandosi alla sorella. “Sì, è lui” Flora non immaginava che tutti potessero davvero identificarlo con quella caratteristica, ma si rese conto subito dopo essere il primo pensiero che balenava nella mente di tutti al solo nominarlo. E se fosse stata quella condizione and aver influenzato il suo stato l'animo? Forse, se lo avesse saputo prima, il suo rapporto con Joseph sarebbe iniziato in modo diverso. Di sicuro non gli avrebbe sbraitato contro quel giorno all'emporio e non si sarebbe fatta cogliere di sorpresa in casa sua. Questo perché avrebbe già avuto coscienza di come stesse vivendo e non avrebbe pensato in modo tanto egoistico. Forse era anche stata l'amara consapevolezza del suo trattamento attraverso gli altri paesani ad averla fatta stare male, in fondo lo aveva letteralmente visto spinto fuori da un negozio con il proprietario che gli stava urlando di allontanarsi in malo modo. Era l'unica spiegazione completa, altrimenti non avrebbe avuto senso il suo calo d'umore.
“Non è la prima volta che senti una storia del genere” disse Giada dopo un altro intervallo di silenzio, questa volta meno pesante rispetto a quelli precedenti, più gestibile e più rilassante.
“Lo so” Flora fece spallucce, senza sapere bene cosa dire, “Ma come ti ho detto: mi è venuto e basta. Era diverso dalle altre volte. Con lui… è tutto diverso” era consapevole di aver appena confessato qualcosa che nella sua posizione doveva restare proibito, nascosto. Lei era fidanzata, con un ragazzo forte e coraggioso che aveva sentito la vocazione del soldato difensore della Patria, ma più semplicemente il suo cuore era occupato. Eppure Joseph stava iniziando a fare breccia in qualcosa dentro di lei, qualcosa che nemmeno Flora stessa avrebbe pensato di possedere.
Giada la osservò dalla sua posizione, poté sentire i suoi occhi addosso bruciandole quasi i vestiti, imponendola di mantenere lo sguardo contro il soffitto per non perdere di credibilità. Avrebbe voluto stare da sola adesso, ma non per sfogare il pianto, solo per riflettere su quello che nella sua testa stava sfrecciando bruscamente, dei pensieri che nemmeno lei avrebbe creduto potessero alloggiare. Era sicura di essere fedele al suo ragazzo al cento per cento, ma aveva notato che con Joseph qualcosa in lei si muoveva anche contro tutte le volontà possibili, senza che lei potesse ribellarsi o anche solo realizzare.
“E questo Joseph è carino?”
“Giada…”
“Sto solo chiedendo! Mica lo devi sposare!” la sorella le tirò un pugno affettuoso sul fianco, ridendo di gusto con la sua voce stridula. Flora inizialmente la guardò male, per poi mettersi a ridere a sua volta cedendo alla simpatia di quella situazione. Nemmeno ricordava quando era stata l'ultima volta che aveva avuto un momento divertente con Giada come quello. Da quando era entrata nell'adolescenza, i momenti tra sorelle che non vedessero urla e insulti erano diminuiti molto, entrambe avevano iniziato a preferire la compagnia dei propri amici lasciando indietro la famiglia; ormai trovarsi nella stessa stanza lasciava un’atmosfera pesante e tesa, sempre pronta a esplodere alla prima scintilla luminosa. Perché avevano iniziato a darsi tanto fastidio? Flora aveva sempre desiderato una sorellina, ci aveva giocato tantissimo quando aveva cominciato la scuola materna. Cosa poteva averle ribaltato tutte quelle belle sensazioni? Era successo in modo quasi trasparente: avevano iniziato a negarsi a vicenda l'ingresso nelle proprie stanze, fino a vedere chi avesse il piatto più pieno. Ne aveva parlato con Minnie, e lei le aveva consigliato di smettere di farsi tanti pensieri negativi per nulla, che le sue fossero solo supposizioni dovute ad una leggera mania di protagonismo.
“Giada?” chiamò poi sedendosi sul materasso, assumendo inconsapevolmente la stessa posizione della sorella, “Pensi che io sia una maniaca di protagonismo?”
“Sicuramente” confermò Giada guardandola con aria altezzosa e divertita, “Ogni volta che le cose non vanno come decidi tu, scleri”.
“Sclero?”
“Sì. Pianti il muso e inizi a lamentarti della qualunque” Giada distolse lo sguardo trattenendo una risatina divertita e dispettosa, ma era chiaro che nelle sue parole non ci fosse l'ombra di una menzogna. Una piccola parte di quella confessione però doveva riconoscerla: in effetti Flora tendeva a lamentarsi quando le cose non andavano secondo il suo verso ideale, quasi fosse stato un dispetto da parte del destino.
Adesso la situazione le sembrava del tutto incredibile: era passata dalle lacrime per Joseph alle risate con Giada, dimenticando totalmente tutte le conseguenze che il pianto le portava costantemente. Addirittura le pareva ridicolo essere scoppiata a piangere per una cosa che nemmeno le competeva.
Giada a un certo punto batté le mani sul materasso e si alzò mormorando qualcosa di incomprensibile, uno dei suoi soliti versetti che lasciavano intendere non avesse più nulla da fare. Flora la guardò uscire salutandola con la mano e rimettendosi le cuffie alle orecchie non appena i suoi piedi furono entrambi fuori dalla porta.
Pianti il muso e inizi a lamentarti della qualunque. Ora che la sorella non era più presente, la ragazza tornò a riflettere su quelle parole. Cosa intendeva esattamente con sclerare? Non era mai arrivata all'escandescenza, o almeno era sempre riuscita a trattenersi dal vomitare tutto quello che pensava con tono cattivo. Ma in effetti... quando Minnie le aveva detto che voleva mollare gli studi, o quando suo padre le aveva chiesto di aiutare nelle pulizie, doveva ammettere che non l'aveva presa per nulla bene. Però non le si poteva dare torto, chiunque avrebbe reagito male davanti a dei piani cambiati all'ultimo; vero anche che non doveva essere lei a sapere il tutto di tutti, però con una persona conosciuta di solito è lecito essere aggiornati. Che fosse necessario fare un paso indietro e iniziare a pensare più a sé stessi?
Afferrò il telefono dopo un intervallo di pensieri che parve prendere ore intere, notando diverse notifiche di Minnie suddivise tra chiamate e messaggi. Doveva avere qualcosa di davvero importante da dirle per averla tempestata di notifiche senza un freno. Pensò che fosse il caso di confermarsi viva, una richiesta simile di attenzioni da parte della sua amica non l'avrebbe rifiutata per nulla al mondo.
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