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Uno

“Mi scusi… so che la sto importunando per la terza volta in una sola settimana però… ho bisogno urgente di una firmetta qui. Solo una, la prego!”

“Senti, ti ho già detto nelle prime due volte che ci penserò, ma che non voglio impegni. Ora scusami, ma ho una torta che deve essere sfornata al più presto”.

Un'altra porta chiusa in faccia, proprio a pochissimi centimetri dal suo naso. Flora sbuffò rumorosamente, sul punto di sbattere il taccuino delle firme per terra, sperando che l'impatto con i pochi gradini di pietra lo rompesse in mille pezzi. Era davvero frustrante quella situazione, e lei odiava profondamente quel tipo di lavoro, ma se voleva accaparrarsi quella borsa di studio, un minimo di sacrifici doveva farlo. E adesso si ritrovava un'altra ila di villette a schiera piene solo di persone a cui, del suo futuro, non interessava affatto, e il loro unico scopo al momento della sua visita sarebbe sempre stato il medesimo.

Ma di tutti gli impieghi carichi di crediti scolastici, doveva proprio scegliere quello? Avrebbe potuto invece appendere migliaia di foglietti con i suoi contatti per badare a quattro bambini, fargli fare i compiti, lanciare i giornali cercando di centrare le buche delle lettere… no: lei aveva deciso il volontariato, dato che per definizione poteva gestirla in tutto e per tutto in modo volontario. Ma certo non si aspettava che questo l'avrebbe portata a importunare tutti i compaesani che conosceva.

Grandioso, pensò frustrata, un'altra giornata super produttiva e carica di persone collaborative: nemmeno UNA firma. Da un lato, però, quei suoi pensieri le pesavano anche troppo: era davvero ipocrita da parte sua commentare negativamente il comportamento della gente quando nemmeno lei ci credeva più di tanto. Personalmente non le interessava quante firme avrebbe raccolto né cosa avrebbero portato, voleva solo quei crediti e nulla di più. Per Ivan era tutto più facile, tanto con il suo anno di leva militare faceva presto a dire di impegnarsi, non percorreva ogni giorno la stessa strada per sentire solo dei consensi forzati e una porta davanti al naso.

Un suono nella sua tasca le fece riportare l'attenzione sul pianeta Terra, tirò fuori il telefonino dalla tasca e lo aprì per vedere chi la stesse cercando: Minnie. Giusto… dovevano vedersi nel primo pomeriggio ed erano ormai le undici passate, aveva promesso che l'avrebbe avvisata. Ecco un'altra cosa da aggiungere alla lista di impegni dimenticati, ora poteva dirsi completa in fatto di etica del tutto fuori dagli schemi. Ma su quello poteva ancora recuperare.

“Minnie…”

“Dove sei finita? Ti sei dimenticata che dovevamo vederci due ore fa al bar vicino alla stazione?” gracchiò una vocina cinguettante attraverso il piccolo apparecchio. La frase tuttavia la mise in allerta: cosa voleva dire con due ore fa? Dovevano incontrarsi alle quattordici per fare il giro delle bancarelle. Vero? Un pensiero improvviso le balenò nella mente subito dopo: no, non dovevano vedersi alle quattordici quel giorno, ma il giorno dopo! Aveva confuso gli impegni.

“Scusami…” mugugnò Flora massaggiandosi una tempia, nel più totale imbarazzo; avrebbe dovuto comprare un'agenda oppure scrivere gli impegni nel calendario da quel momento in poi. Non era nemmeno la prima volta, le capitava spesso negli ultimi mesi di dimenticare qualcosa, forse stava arrivando il momento di alleggerire la sua vita dai mille impieghi che aveva cercato di tenersi con le unghie e con i denti. L'unica cosa che glielo stava impedendo era la retta scolastica.

“Sapevo te ne saresti dimenticata. Con tutti questi impieghi che raccogli in giro pur di avere una borsa di studi, stai decisamente perdendo la bussola! Io dico, ti ricordi ancora di avere una vita?” una frecciatina non molto gradita, ma paradossalmente decisamente perfetta per la situazione. In effetti Flora si stava seriamente dimenticando di avere una vita sociale, una famiglia, un percorso di studi che ancora non era finito e un compagno impegnato a pianificare la loro vita insieme; ma il fatto era che in quel periodo attuale sentiva di non avere un'identità adatta alla sua persona. Tutte le sue compagne di superiori avevano già iniziato il loro percorso di vita in modo egregio, tra un viaggio e l'altro o tra una trasferta per lavoro dopo che le aziende dell'alternanza scuola-lavoro le aveva chiamate per la buona impressione che avevano fatto; e lei? Era rimasta indietro, a sognare ad occhi aperti una vita che forse non le sarebbe mai appartenuta.

“E adesso cosa dovrei fare io? Guardare da sola tutti i treni che passano?! Sbrigati a venire”.

“Sì… arrivo” Flora chiuse la chiamata sospirando, doveva proprio riconoscere che quella non era la sua giornata ideale, e pensare poi che non era nemmeno a metà. Decise che era arrivato il momento di smettere con le figuracce per quel giorno, ritirando nello zaino il taccuino e dirigendosi a tutta velocità verso il bar vicino alla stazione. Dovette correre per evitare che i semafori le bloccassero la strada facendo scattare la luce rossa, ma in certe occasioni rischiò anche di essere investita. I conducenti non si fecero mancare i clacson infastiditi, ma la ragazza aveva bisogno solo del tempo che ancora aveva a disposizione per perdersi in scuse. Svoltò l'angolo che portava ai giardini, il cui viale costeggiava le sponde della zona balneare vicino ai porti, dove l'aria frizzante impregnata di iodio le inondò le narici. Flora si fermò di colpo, volendo assaporare con l'olfatto ogni molecola che il grandissimo specchio d'acqua le stava regalando. Era sempre stata la sua calamita: il mare era l'unica cosa che aveva messo d'accordo tutti in famiglia, ogni anno era sempre la prima tappa che si sceglieva per le vacanze, vincendo a tavolino su ogni alternativa che venisse presentata. Al mare i suoi genitori si erano conosciuti, poi fidanzati, sposati e avevano concepito Clarissa. Tre anni dopo era stato il suo turno, nascendo proprio alla fine della loro vacanza di agosto e coronando quel periodo come migliore in assoluto. Al mare lei aveva conosciuto Ivan, e l'anno dopo si erano ufficialmente fidanzati. Non era stato un caso che avessero deciso tutti insieme di trasferirsi in una località di mare, conservava tanti bei ricordi che non potevano non omaggiare quella splendida creatura della Terra se non sistemandosi permanentemente.

Finalmente raggiunse il bar vicino alla stazione, dove la sua amica Minnie ancora stava sperando nel miracolo di vederla arrivare in un orario decente. Un orario che di decente ormai non aveva più nulla, ma almeno non aveva rischiato di tenerla incollata a quel tavolino per sette ore di fila facendole perdere tutta una giornata. Si sentiva una completa idiota, nemmeno si era degnata di dare il giusto peso agli impegni che aveva preso con l'unica persona che ancora di fatto la sopportava.

“Scusami Minnie…” bisbigliò avvicinandosi, e preparando una teatrale faccia dispiaciuta, quasi in lacrime. Un po' esagerato, ma sperava di convincere l'altra ragazza a non arrabbiarsi troppo.

“Flora, io sono molto felice che tu ti stia attivando per poter andare all'estero e ottenere un futuro più dignitoso, ma non devi dimenticare che hai determinate capacità e non puoi toglierti tutti i piaceri della vita solo per questo!” la voce di Minnie non era arrabbiata, non era scocciata, ma aveva una nota divertita e vagamente canzonatoria. Flora avrebbe dovuto capire subito che con lei non era possibile accendere nessuna discussione, la sua amica aveva quel magico potere di rendere tutto positivo e di farti sentire una stupida a credere di poter finire in una brutta situazione.

“Lo so” disse sedendosi di fronte e posando lo zaino, “Ma ho poco tempo prima di poter consegnare tutto il materiale all'associazione, e se mi va bene potrò consegnare anche l'attestato alla facoltà”.

“Lo capisco, ma sarai d'accordo con me che questo ti sta consumando piano piano. Hai passato tutta la mattina a gironzolare per la provincia, e per ottenere cosa? Porte in faccia e zero firme. Alla gente non interessano queste cose, ma dovresti piuttosto puntare su altro”.

“Sì… ma cosa? Il dog-sitter no, sono allergica ai cani; babysitter zero, non sopporto gli strilli; le pulizie me le hanno abolite…”

“Non arriverai a trent'anni con questo andamento… concentrati sui voti, sugli esami… al comitato interessa questo, non quanti crediti ottieni. L'anno scorso ne hanno premiato uno che non aveva mai svolto nessun lavoro socialmente utile, ma superava gli esami egregiamente”.

Ma era proprio quello il problema: Flora nello studio non era chissà che cosa, riusciva sempre a prendere dei buoni risultati, ma non certo il massimo in ogni corso. Era quello il motivo che la spingeva ad impegnarsi socialmente, sapendo anche che in ambito lavorativo contava quello che i numeri che ti assegnavano a scuola. Lo aveva sempre saputo, e da subito aveva deciso che non si sarebbe piegata a quel sistema che ti etichettava in base al quoziente intellettivo, nella vita reale non ti avrebbe mai aiutato. Quella mentalità le aveva permesso, alle medie, di averla vinta sull'antipatico della classe, al quale aveva regalato una sonora sconfitta al progetto ambientale.

“So molto bene che studio e Flora non stanno nella stessa frase, ma stai trascurando troppo i tuoi impegni primari. Rischi di restare indietro”.

“Se tutto va bene, non terminerò gli studi qui, ma andrò direttamente a lavorare dove voglio. Ho già diversi contatti” non ci credeva più di tanto, ma la speranza era sempre l'ultima a morire. Il suo sogno era tutt'altro che un'Università capace solo di riempirti le giornate di materiale scolastico; voleva viaggiare, conoscere nuovi luoghi, aiutare da tutt'altra parte e avere la soddisfazione di dire sì! Sono cresciuta in una piccola famiglia umile, ma ho scalato le classifiche con fatica per arrivare dove gli altri non potevano nemmeno sognarsi! Sarebbe stato un vero e proprio traguardo personale.

Si immaginava spesso come una donna in carriera, con una grandissima azienda alle spalle, con un marito che era stato nell'esercito e che ogni anno tornava trionfante. I loro figli sarebbero stati così fieri che ad ogni progetto sulla famiglia, scrivevano interi temi solo per un genitore, finendo per occupare mezzo quaderno.

“Capito…” Minnie a quel punto preferì cambiare argomento, il tema lavoro futuro non era mai un ottimo spunto dove ottenere un pomeriggio tranquillo con la propria amica, “E come va invece con Ivan?”

“Bene. Insomma… lui adesso è via per la leva militare, non tornerà prima di Marzo” disse Flora, con una nota di tristezza che non si preoccupò nemmeno di nascondere. Quel tempo le sembrava infinito nonostante fosse passato solo un mese, ma sapeva che gliene mancavano ancora molti prima di rivedere il suo amato soldatino pronto e fiero a raccontarle ogni singolo giorno che aveva passato lontano, sentendo ad ogni pausa un elogio nei suoi confronti. Forse sognava troppo, ma dove poteva prendersi delle soddisfazioni…

“Spero che ti scriva di tanto in tanto, o dovrò pensare che lo abbia fatto per non starti intorno”.

“Certo che non lo ha fatto! Lui mi ama, come io amo lui; e sono certa che non vede l'ora di rivedermi” ricordava ancora lo scorso Natale, quando si era presentato a sorpresa con un enorme bouquet di fiori, i suoi preferiti, e le aveva letto una poesia che descriveva la loro lunga distanza e quanto lui ne avesse sofferto. Va bene… qualcosa era molto romanzato e decisamente esagerato… ma lei lo aveva apprezzato lo stesso.

Minnie roteò gli occhi al racconto, sorridendo divertita. Adorava vedere la sua amica così concentrata su quello che la coinvolgeva e le piaceva, e per nulla al mondo avrebbe voluto che tutto ciò si interrompesse improvvisamente.

“D'accordo, non sarò io a fartelo dipingere come uno troppo pieno di sé” disse afferrando lo scontrino che dettava il conto da pagare, “Mi accompagni in un posto? Devo prendere delle cose e nei negozi non si trova”.

“Stai forse parlando dell'emporio che hanno spostato vicino al porto? Quel posto non durerà ancora per molto…” non era molto difficile capire dove Minnie volesse andare, glielo aveva chiesto miriadi di volte, ma ad ogni tentativo era sempre stata trovata un'alternativa che l'aveva obbligata a rassegnarsi. Forse adesso aveva cercato tutte le possibili strade che le avrebbero permesso.

“Non mi importa! So che hanno sempre quello che si cerca, essendo un posto non molto frequentato. Dai vieni con me!”

Flora sospirò, ma sapeva che non avrebbe potuto rifiutarsi, o la sua amica avrebbe trovato un modo estenuante per convincerla, tanto valeva assecondarla subito. Si alzò facendole un cenno di fare strada, fingendo di ignorare l'urletto allegro e trionfante di Minnie.

L'emporio in questione si trovava un viale che divideva l'entroterra e il centro del paese con la zona balneare e portuale, in una perfetta linea che determinava il confine di una civiltà. Era una porticina verde in mezzo a mattoni e rami di edera, in un unico spazio circondato poi dalle costruzioni restaurate rendendolo un punto di antiquariato. Proprio come la merce che esponeva. Da fuori sembrava uno di quei disegni ad acquerello che gli artisti di strada mostravano ogni sera, per ottenere qualche centesimo.

Flora osservò l'ingresso con aria di sufficienza, non comprendeva come Minnie potesse avere quell'insana attrazione per l'antiquariato, calcolando che sapevano sempre di vecchio e da quelle cianfrusaglie aveva scoperto che la polvere aveva un odore. Lasciò lo spazio necessario all'amica per poter immergersi nell'atrio minuscolo del posto, osservando quei pochi clienti che a sprazzi occupavano il vuoto volume dell'edificio. Si sentiva meglio nel constatare che non era evidentemente l'unica a non apprezzare quella tipologia di oggettistica.

Stava per uscire e dare spazio a chi avesse più interesse a comprare roba, ma quando si girò non fece in tempo a capire la dinamica successiva che un forte colpo all'altezza della spalla la fece cadere sul pavimento.

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