Capitolo XXVI
"Okay, qua nun dovremmo da' fastidio a nessuno" disse Virgilio smettendo di remare.
Il sole caldo del primo pomeriggio si rifletteva sull'acqua, facendola brillare come un diamante, e qualche cigno solitario passava di tanto in tanto accanto alle barchette di legno, ormai abituato alla presenza di tutte quelle persone. Tra le chiome degli alberi si potevano già vedere i primi fiori che, incoraggiati dall'intiepidirsi delle temperature, erano sbocciati prima del solito.
Virgilio aveva sempre ritenuto il laghetto di Villa Borghese uno dei posti più belli e sottovalutati di Roma, secondo solo, forse, a Sant'Ignazio. Ogni volta che entrava nei giardini si sentiva come catapultato in un mondo idilliaco, un'Arcadia che era rimasta preservata nel corso dei secoli dal rumore e dalla tecnologia della modernità.
Avevano noleggiato quel piccolo vascello al molo e il romano aveva portato in giro il suo amato vogando come un pazzo: era sudato e affaticato, ma estremamente felice. Dante aveva provato a prendere il suo posto per un po' per fargli riprendere fiato, ma quei remi erano troppo pesanti per lui e aveva dovuto lasciar perdere.
Virgilio si mise seduto sul fondo della barca e appoggiò la schiena al sedile di legno, stendendo le gambe davanti a sé.
"Mi fai un po' di spazio?" chiese sorridendo Dante tirando fuori dallo zaino il suo solito quaderno.
Il romano lasciò che il fiorentino si sistemasse tra le sue gambe e lo abbracciò da dietro, posando il mento sulla sua spalla.
"Che me leggi stavolta?" domandò l'altro iniziando a baciargli il collo.
"Sono al canto decimo per il momento, mi sono bloccato a metà proprio", gli rispose il ragazzino, "Maremma maiala, se continui così mi distrai però!".
"Nun te piace esse' distratto?" commentò Virgilio con una punta di malizia e senza smettere un secondo.
"Oh no, mi piace moltissimo invece" disse Dante voltandosi per baciargli le labbra.
Il romano raddrizzò la schiena e lo tirò a sé per i passanti dei pantaloni, facendo oscillare leggermente la barca.
"Attento che qui rischiamo di farci il bagno!" lo rimproverò il fiorentino spaventato.
"Che nun sai nuota'?".
"No che non so nuotare! Perché tu sì?".
"Me pare ovvio, se no come sopravvivevo ad Ostia d'estate?" rise il romano.
Era così bello averlo lì con lui, assaporare il suo gusto di menta e tabacco, che rimaneva sempre nella sua bocca, anche se non fumava mai di fronte a lui. Stare sei giorni lontano da quegli occhioni era una tortura infernale e probabilmente non sarebbe riuscito a sopravvivere senza sentirlo ogni giorno parlare con quella sua calata toscana. Non trovava nessun motivo plausibile per il quale avrebbe dovuto staccarsi anche solo per un istante dalle sue labbra, eppure era costretto a privarsene per gran parte della settimana. Non capiva come avesse potuto vivere per ben diciotto anni senza avere quei suoi strani cappelli rossi sotto agli occhi o come si potesse anche solo esistere senza sapere cosa significasse averlo tra le braccia. Gli faceva perdere ogni controllo, metteva a tacere la sua razionalità e risvegliava in lui degli impulsi che, fino a poco tempo prima, aveva ritenuto completamente folli e insensati. Quando era con lui dimenticava qualsiasi preoccupazione, qualsiasi problema, e veniva inghiottito in un vortice di euforia ed eccitazione.
I'm a Barbie girl, in a Barbie world. Life in plastic, it's fantastic.
"Adesso che vuole questa?" borbottò Dante staccandosi malvolentieri da Virgilio.
"Ma chi è?" chiese l'altro maledicendo chiunque avesse osato interromperli.
"Mia sorella, chi può essere?", commentò rispondendo al cellulare, "Tana, che vuoi? Ti ho detto che oggi non volevo essere disturbato... Non mi interessa se nonno sta dormendo e tu ti annoi! Io...".
Il romano nemmeno ci provò a trattenere un sorriso divertito: lui non aveva fratelli biologici, né tantomeno sorelle, ma aveva un Orazio e un Mecenate che talvolta irrompevano nella sua vita nei momenti meno opportuni.
"Sì, sto all'aperto", sospirò il toscano prima di mimare scusa al suo ragazzo, "Sì, sono anatre quelle che senti. Ma che hai le orecchie supersoniche?... Sì, ci sono anche i cigni... No, Tana, non ci provare neanche che, maremma bucaiola..."
Ma non fece nemmeno in tempo a finire di imprecare che sua sorella gli aveva attaccato il telefono in faccia.
"Che succede?" domandò Virgilio osservando il colorito del suo amore diventare sempre più rosso per la rabbia.
"Succede che quella peste mi vuole videochiamare perché sono stato talmente stupido da dirle che ci sono anche i cigni. E lei adora i cigni. Stai fermo, così non ti prendo e mi evito rogne" rispose Dante subito prima che Barbie girl ricominciasse.
"Voglio vedere i cigni! Voglio vedere i cigni!" urlò la bambina non appena partì la videochiamata.
Con la coda dell'occhio il romano intravide la tanto famosa Tana, di cui il ragazzino si era lamentato con tanto amore. Non gli assomigliava per niente, ma avevano madri diverse, quindi non era poi così strano, eppure aveva la sua stessa espressione di sorpresa, con la boccuccia semiaperta e gli occhi da pesce lesso.
"Inquadrali meglio che non vedo niente!" lo rimproverò irritata.
"Ringrazia Dio che te li sto facendo vedere!".
"Ma che mi stai facendo vedere che non vedo un bel niente!".
"Ma io con questa come fo!" esclamò esasperato il fiorentino lanciando un'occhiata dispiaciuta al suo amato.
Virgilio gli fece cenno con la mano di non preoccuparsi, anche se non avere una ragazzina tra i piedi è più favorevole agli amoreggiamenti.
"Ma stai da solo?" domandò la bambina improvvisamente sospettosa.
"No" rispose laconico suo fratello per troncare il discorso.
"E con chi stai?" continuò Tana con tono inquisitorio.
"Con Francesco e Giovanni" mentì l'altro: non aveva ancora fatto coming out con la sua famiglia, ne aveva troppa paura, e aveva detto una balla a tutti quanti per essere lasciato in pace.
"Ma mi fai scema? Non stai con loro".
"E invece sì!" si arrampicò sugli specchi per non affondare.
"E da quando Fra e Gio sono biondi?" lo mise spalle al muro sua sorella.
"Ma come cazzo..." fece Dante arrossendo per essere stato beccato.
"C'è una testa bionda nell'inquadratura, scemo! Chi è?".
"Ma dov'è nostro fratello?" provò a sviare di nuovo il discorso nella speranza di salvarsi.
Virgilio era rimasto muto e immobile sul fondo della barca per tutto il tempo e stava odiando osservare impotente il suo ragazzo che si scavava la fossa da solo.
"Francesco sta studiando, che sta facendo secondo te? E non mi fa nemmeno giocare alla Nintendo! Ma non cambiare argomento, eh! Con chi stai?".
"Non sono affari tuoi!" gridò disperato il fiorentino.
"O me lo dici o vado da nonno e gli dico che hai raccontato una bugia!" lo ricattò Tana.
Il toscano si voltò verso il romano cercando una soluzione nel suo sguardo; Virgilio si stava rimettendo sul sedile e con una mano si sistemava i capelli: il messaggio era piuttosto chiaro. Ovviamente, il ragazzo non aveva la minima voglia di conoscere Tana la Terribile e voleva solo sedersi comodo, ma il suo amato travisò la cosa per il panico.
"Ti giuro che, se lo dici a nonno, te la faccio a pezzi la Nintendo" la minacciò a sua volta avvicinandosi all'altro, che lo guardava perplesso.
"Lui è Virgilio. Virgilio, mia sorella Tatiana" fece le dovute presentazioni il fiorentino inquadrandolo non senza un certo nervosismo.
"Io mi chiamo Tana, non Tatiana! Tana è più bello mille volte!", lo corresse la bambina con tono severo, "Comunque, ciao! Perché sei su una barca con mio fratello? Lo vuoi rapire?".
"In realtà io nun..." farfugliò confusamente Virgilio, che diventava estremamente timido con gli sconosciuti.
"Sappi che, se vuoi rapirlo, hai tutto il mio consenso. Però siamo poveri, quindi non chiedere il riscatto che tanto non abbiamo i soldi per pagarlo. Il mio dovere da sorella l'ho fatto, adesso vado a dare fastidio all'altro mio fratello, magari lui mi dà più retta. Pomodoro, portami una cartolina o faccio la spia!" disse Tana prima di riagganciare.
"Maremma maiala, mio padre si doveva risposare per forza? Io adesso con quella come fo?" sbottò Dante, che nel frattempo era davvero diventato rosso come un pomodoro.
"Pensi che farà la spia?" gli domandò preoccupato Virgilio cingendogli le spalle con un braccio.
"No, però mi ricatterà per un bel pezzo. Che palle i fratelli!" sbuffò l'altro accoccolandosi.
"Dai, nun ce pensa'" lo confortò accarezzandogli dolcemente con due dita un braccio per farlo calmare, anche se sapeva per esperienza che i bambini sono imprevedibili.
"E va be', come va va!", sospirò il fiorentino ritornando tranquillo, "Dove eravamo rimasti?".
"A te che vuoi legge' er poema tuo e io che te seduco pe' distratte" rispose il romano con un sorrisetto malizioso.
"Oh sì, ora ricordo. Un gesto davvero imperdonabile!" fece Dante prima di fiondarsi sulle labbra del suo Virgilio.
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