Capitolo XLIX
Dopo due giorni in terapia intensiva, una tac e numerose flebo, Marzia si era ripresa, ma non stava affatto bene. Il suo cuore era troppo debole già prima e, dopo l'ennesimo infarto, dava segno di non poterne più: avrebbe ceduto definitivamente, era solo questione di tempo.
Virgilio aveva perso la donna che l'aveva messo al mondo e presto, molto prima di quanto avesse pensato, avrebbe visto andarsene anche quella che l'aveva cresciuto: questo pensiero lo tormentava subdolamente, restando sempre come in sottofondo mentre cominciava a riprendere in mano la propria vita.
Da quando si era trasferito da Orazio, aveva l'impressione di avere tutto sotto controllo, anche se di fatto non era così: si era talmente abituato a dover fare tutto lui solo che le attenzioni dei Flacco gli davano quasi fastidio. Non che fossero invadenti, tutt'altro: rispettavano i suoi spazi, non lo costringevano a parlare di sua nonna dopo ogni chiamata dall'ospedale - Marco e Figulo si davano il cambio ogni giorno per non lasciarla mai sola - e avevano addirittura permesso a Dante di restare a casa loro fino a sabato.
"I suoi genitori sanno che resterà qui fino a sabato", aveva spiegato Claudia, "La camera degli ospiti è una matrimoniale e una bocca in più da sfamare non è certo un problema! E poi, tesoro, non ti farebbe male avere intorno il tuo ragazzo a distrarti un po'".
L'aveva detto con una naturalezza e con un entusiasmo che non ammetteva repliche e questo Virgilio lo apprezzava sul serio: non sapeva bene il perché, ma bastava che il suo Dante fosse nel suo campo visivo per sentirsi un po' meno in pena. Tra le sue braccia, poi, aveva finalmente fatto pace con Morfeo: in quei pochi giorni in cui poterono dormire nello stesso letto, il romano recuperò molte delle ore di sonno perse negli ultimi mesi e le sue occhiaie sparirono del tutto.
Le cose stavano migliorando, tutto sommato, ma non con suo padre. Marco, infatti, aveva provato a farlo ragionare con quella schiettezza un po' brutale tipica dei Flacco, ma Figulo era rimasto lo stesso stronzo di sempre ed era ormai chiaro a tutti che la stanza degli ospiti sarebbe rimasta occupata a tempo indeterminato. Proprio non ne voleva sapere di essere ragionevole: Virgilio era un finocchio arrogante e ingrato e non aveva intenzione di riprenderlo con sé fino a quando non avesse messo la testa a posto. Suo figlio, d'altro canto, non ne aveva la minima intenzione e, avendo raggiunto la maggiore età, non doveva più dargli retta: avrebbe trovato un modo per andare a vivere da solo e mantenersi, dopo la maturità.
Non vedeva sua nonna da quasi una settimana quando Marco gli annunciò tutto contento che l'avevano trasferita in reparto e che, quindi, poteva finalmente vederla. Virgilio non se l'era fatto ripetere due volte: si era vestito in fretta e furia, aveva rimediato una scatola di quei pasticcini al pistacchio che le piacevano tanto e aveva preso un mazzo di fiori al primo chiosco che aveva trovato per strada. Era corso al secondo piano, non volendo perdere nemmeno un secondo del suo tempo, non sapendo più aspettare per riabbracciare Marzia e assicurarsi personalmente che stesse bene. Si era costretto ad essere ottimista - o almeno, aveva finto di esserlo davanti agli altri - per non annegare nell'oceano di lacrime che celava dietro ai suoi occhi, ma la realtà non sembrava proprio disposta a dargli tregua.
La prima cosa che notò non appena mise piede nella stanza d'ospedale fu che sua nonna aveva un aspetto terribile. Era magrissima, più del suo solito, con quel viso smunto e le clavicole che sembravano volerle uscire fuori dalla pelle. Il suo colorito era di un pallore quasi mortale, che non prometteva nulla di buono, e persino i capelli sembravano spenti. Eppure due cose non erano cambiate: la luce di gioia che brillava nei suoi occhi di ghiaccio e il calore del sorriso che le si dipinse in volto non appena ebbe visto suo nipote.
"Piccole'!", lo salutò alzando le braccia con fare infantile, "Bello de nonna!".
Il ragazzo non si lasciò turbare più di tanto dalla sua pessima cera e la abbracciò, ma non la strinse forte come al solito, temendo di poterla spezzare, così fragile com'era. Non aveva il suo solito odore di casa, ma quello l'aveva già perso da un pezzo, da quando era andata a stare sulla Cassia. Eppure il tepore di quel corpicino era sempre lo stesso e riusciva ancora a trasmettergli quel senso di protezione e di amore incondizionato.
"Me sei mancata" le sussurrò.
"Pure te, piccole'! Ma che m'hai portato?" gli chiese sorridente indicando la sporta.
"Che c'hai fame?" le domandò a sua volta con fare premuroso.
"Me fanno magna' 'a pastina 'n brodo: e certo che c'ho fame!".
"Allora sei fortunata: t'ho portato li pasticcini ar pistacchio. E pure du' fiori, così ravvivi 'sto mortorio. Certo però che 'n altro colore lo potevano pure sceglie', eh" commentò Virgilio per rallegrarla un po'.
"Ma che nun lo sai che er bianco ospedale è molto de moda de 'sti tempi?", gli diede corda l'altra, "Certo, nun è er verde vomito der cesso, ma nun se potemo lamenta'!".
Nonna e nipote rimasero in silenzio per un po', studiandosi a vicenda di nascosto mentre il ragazzo sistemava nell'armadietto i vestiti puliti.
"Questo nun me magna, mortacci sua", pensò tra sé e sé Marzia osservando il suo ragazzo, "Ma armeno nun c'ha più le occhiaie. Certo, se quer bambacione de mi' genero se svegliasse 'n attimo...".
"Come stai?" le chiese di punto in bianco Virgilio cogliendola di sorpresa.
"'na favola, nun vedi?" mentì per non farlo preoccupare più di quanto non lo fosse già di suo.
"I medici dicono che...".
"Ma nun li senti' a quelli: sto bene, fidate. Prima o poi muoiono tutti, ma nun è ancora giunto er momento mio".
"E come fai a sapello?" le domandò l'altro cercando disperatamente di non far notare come la sua voce tremasse.
"La gente c''o sa, quanno sta pe' mori'".
"E che è, ve mannano un messaggio?" provò a buttarla sul ridere per non scoppiare a piangere.
"Dio visualizza e nun risponne, ma se vede quanno sta a scrive'",
"'ndo le hai imparate 'ste cose su Whatsapp?".
"Sarò pure vecchia, ma mica so' rimbambita!", rise Marzia di cuore, "Ma mo parlemo de roba seria: co' tu' padre come 'namo? E nun spara' cavolate che Marco m'ha raccontato tutto".
"Ma come vuoi che vada?", le rispose maledicendo dentro di sé il padre del suo migliore amico, "Nun ce parlemo da giorni e mo sto dai Flacco. Nun penso de volecce parla', armeno al momento, e sinceramente me so' rotto i cojoni a...".
"Er turpiloquio, scellerato!" lo rimproverò bonariamente piazzandogli uno scappellotto dietro la nuca.
"Ma è la verità! Mica lo so io come hai fatto a resiste' tutto 'sto tempo, considerando che manco è tu' figlio!".
"Nun sarà figlio mio, ma l'ho sempre amato come tale e pure lui me ama come se fossi su' madre. Nun è stato sempre così duro, piccole', solo che tu nun te lo puoi ricorda'. Nun è più stato lo stesso da quanno tu' madre s'è ammalata e devi capi' che, pe' quanto possa comportasse come 'n regazzino, cerca de fa' er meglio suo".
"Beh, er meglio suo è 'na merda" borbottò Virgilio infastidito, visto che continuava a difenderlo come sempre.
"Ce stanno merde più grosse", sospirò la donna con gli occhi persi nel passato, "Adesso pija tempo: pensa alla maturità, nun a tutto er resto. Claudia e Marco si pijeranno cura de te, anche perché credo che se sentano 'n po' 'n colpa pe' nun avello fatto prima. Ma tu nun te devi preoccupa' de niente: ce penseranno i grandi a fa' quadra' tutto". Gli accarezzò dolcemente le guance ispide e gli piazzò un bacio sulla fronte. "C'hai diciotto anni: goditeli. Ar resto ce pensemo noi. Okay?".
"Okay" mormorò suo nipote poco convinto.
"Bene!", disse Marzia sorridendo, "Adesso apri quei cosetti appetitosi e aggiorname".
"Aggiornatte su cosa?" chiese il ragazzo confuso.
"Come cosa? Te e Dante, me pare ovvio! Nun voglio sape' i dettagli, per carità de Dio, però me sa che 'n Sabina..." insinuò facendogli l'occhiolino.
"Nonna!" esclamò arrossendo violentemente.
"Ma che nonna e nonna! Guarda te che faccia! T'ho detto che nun voglio sape' i dettagli però...".
"Okay, okay", la interruppe suo nipote imbarazzato, "Diciamo che 'a farmacia è servita e chiudiamola ecco!".
Marzia sorrise orgogliosa e soddisfatta e gli piazzò un altro bacio sulla fronte.
"Bravo, piccole'. So' contenta. Però mo passame la scatola che sto veramente a mori' de stenti!".
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