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Capitolo XLII

"'ndo cazzo sta er mocio?" chiese urlando Orazio con la sua solita grazia.

"N''o sgabuzzino, 'ndo cazzo sta?" gli rispose gridando a sua volta Virgilio, continuando a sistemare la spesa.

"Aoh, te dico che ecco nun ce sta!" sbuffò l'altro stranito.

Il ragazzo sbatté seccato l'anta della dispensa e si diresse a passo svelto dal suo amico.

"Giuro che, se lo trovo subito...".

"Ma porca puttana: nun ce sta!".

Gli fece cenno di spostarsi, visto che la sua stazza gli impediva di guardare nel ripostiglio. C'era un bel po' di caos lì dentro, tra i detersivi ammucchiati per terra e chissà quanta robaccia schiacciata sulle mensole: ma il mocio era proprio lì, posato addosso alla parete.

"Ma che te sei fatto cieco?" domandò Virgilio indicandoglielo.

"Mo nun me fa' come mi' madre, eh!".

Le vacanze di Pasqua erano finalmente arrivate, anche se con qualche nota dolente. I professori, infatti, li avevano caricati di compiti fino all'inverosimile, come se avessero avuto mesi e mesi davanti a loro, e al ritorno in classe sarebbero stati sommersi dalle verifiche. Eppure non si erano fatti spaventare e, svaligiato il reparto surgelati della Coop sotto casa, Orazio, Virgilio, Mecenate e Dante si erano rifugiati nella famosissima villa in Sabina del biondino.

Il viaggio in macchina era stato a dir poco esilarante, con Virgilio che imprecava ogni tre secondi, visto che nessuno pareva rispettare le precedenze, e Dante che, invece, ancora un po' intimidito dagli amici del suo ragazzo, se n'era stato zitto zitto sul sedile passeggero, sorridendo con la bocca e con gli occhi ogni volta che il suo amato gli posava con dolcezza una mano sulla gamba.

Orazio e Mecenate avevano cantato a squarciagola ogni singola canzone che passasse alla radio. Il loro rapporto era ancora poco chiaro e sempre sul punto di franare: il biondino, infatti, non aveva parlato con Batillo dal bacio alla festa e, sebbene fosse perfettamente consapevole che ignorare i suoi messaggi e le sue chiamate fosse a dir poco meschino, non se la sentiva di affrontarlo. Anche perché più andava avanti e più si accorgeva di quanto gli piacesse Orazio, pur non volendolo ancora ammettere a se stesso: si ritrovava a volersi rifugiare tra le sue braccia e a desiderare le sue labbra ad ogni ora del giorno e della notte; quando andava a casa sua per potersi limonare in santa pace, la sua mente era lontana da ogni pensiero negativo e non riusciva a smettere per un solo istante di sorridere. Gli faceva ancora un po' strano il fatto che si stesse innamorando del suo migliore amico, di quel ragazzo che aveva sempre visto come un fratello, ma preferiva non pensarci e farsi trasportare dalla corrente.

Anche l'altro non ci stava capendo più niente. Si svegliava credendo di aver avuto lo stesso sogno un'altra volta, ma poi si ricordava che era tutto reale e non perdeva una singola occasione per baciare il suo amato. Certo, quel non sapere se stessero davvero insieme un po' lo struggeva e l'idea di perderlo all'improvviso lo terrorizzava, eppure non poteva fare a meno di essere costantemente di buon umore e sperare che, alla fine, avrebbe potuto ufficialmente dirlo suo.

Ovviamente, né Virgilio né Properzio sapevano nulla al riguardo, ma certi sguardi non erano sfuggiti a quegli occhi glaciali e scrutatori.

"Avete finito de litiga' come 'na vecchia coppia sposata, mortacci vostra?", commentò stizzito Mecenate, che era sempre stato l'addetto alla pulizia dei bagni, "Voi nun dovete fa' praticamente 'n cazzo e state a fa' tutto 'sto casino, mentre io e Dante stemo a fatica'! Eh spicciateve!"

"Ma che ce vo' a spolvera' du' cose, scusa?", protestò Virgilio, "Poi er ragazzo mio è pure veloce, quinni mica lo sto a sfrutta'!".

"Spero pe' te che nun sia troppo veloce" disse sarcastico Orazio con un sorrisetto malizioso.

La testa del fiorentino fece capolino da una delle camere da letto, rossa come un pomodoro.

"Per informazione: farete battute sul sesso per i prossimi giorni?" chiese imbarazzato.

"Ma nun te scandalizza'. D'altronde è Orazio: se nun parla de 'ste cose, deve ammette' de nun avecce artri argomenti pe' manna' avanti 'na conversazione" lo prese in giro Virgilio ridendo.

Nella sua mente non faceva altro che immaginarsi cosa sarebbe successo su quel divano se suo padre non fosse tornato prima. Più passavano i giorni, più le sue fantasie diventavano estremamente peccaminose e il suo desiderio di metterle in pratica aumentava esponenzialmente ogni volta che adocchiava il sedere del suo ragazzo. Sua nonna, quando era andato a trovarla il giorno prima di partire, se n'era uscita con un "Me raccomanno: passa 'n farmacia e ricordate che le cose all'acqua so' meglio". Il messaggio era piuttosto chiaro e, per una volta, l'idea di fare sesso con qualcuno non lo pietrificava, anzi lo accendeva.

"Ma 'nnatevene tutti quanti a fanculo!" imprecò Orazio afferrando il mocio prima di sparire in salone.

"Non se l'è presa troppo, vero?" domandò preoccupato Dante avvicinandosi al suo amato.

"Ma no: fa sempre così" lo rassicurò l'altro abbracciandolo da dietro e stampandogli un bacio sul berretto.

Mecenate decise saggiamente di levare le tende e, con un sorrisetto compiaciuto, lasciò i piccioncini da soli.

"Comunque non ti ho ancora ringraziato per avermi fatto venire con voi" disse il minore voltandosi per guardarlo negli occhi.

"Nun me devi ringrazia' pe' avette fatto veni'", gli sussurrò il maggiore con voce suadente, "Almeno non ancora".

Osservando le guance del suo amato imporporarsi e sentendolo sussultare leggermente, Virgilio non poté fare a meno di baciarlo dolcemente e stringerlo un po' di più a sé.

"Sinceramente", aggiunse con una maliziosità per lui nuova e ardita, "Nun vedo l'ora de dormi' co' te".

"Nemmeno io, amore", mormorò Dante, "Ma ti avverto: io russo, un sacco".

"Nun credo che sarà 'n problema, babe: nun so quanto dormiremo effettivamente 'ste notti".

"Ma la vuoi smettere di fomentarmi, scemo?", esclamò il fiorentino sorridendo, "I tuoi amici potrebbero sentirti e non mi piace fare sempre la figura del pudico!".

"Ma un po' lo sei, amo'!" constatò il romano ridacchiando.

"Aspetta stasera e ne riparliamo" lo mise a tacere con due occhi e una voce che provocarono nell'altro dei brividi di piacere.

"Virgi', 'ndo cazzo hai messo 'e pizze?", urlò Orazio arrabbiato, "Ma possibile che, quanno sistemi te 'a roba, nun se trova mai 'n cazzo?".

"Mortacci tua! Io so' ordinato: sei te quello cieco!".

"Ma nun ce la fate a nun litiga' pe' du' minuti oggi?", sospirò Mecenate facendosi sentire dal bagno, "Ma che c'avete, 'e paturnie?".

Nessuno dei due osò commentare. In realtà non avevano la luna storta: l'attesa di quello che sarebbe accaduto quella notte, nel bene o nel male, li frustrava in maniera insopportabile e li rendeva più suscettibili del solito. Anche Orazio, infatti, sebbene sapesse che tra lui e il suo innamorato non sarebbe accaduto niente, non vedeva l'ora di dormire abbracciato a lui. Era capitato più di una volta che avessero condiviso il letto, ma quella sarebbe stata la prima volta da quasi-più-che-amici e la prospettiva di quel biondino sotto alle coperte con lui lo ammaliava particolarmente.

"Alla cena ce penso io, nun te preoccupa'", rispose alla fine Virgilio abbassando i toni, "Ora', te pensa piuttosto a passa' er mocio che pe' terra ce sta lo schifo".

"Te mettemme 'a colonna sonora" gli fece il ragazzone con una certa rassegnazione.

"Ce penso io", si intromise Mecenate raggiungendoli, "Tanto ormai c'ho 'na playlist solo pe' 'ste situazioni der cazzo".

"Allora daje che s'è fatta 'na certa e io c'ho fame" gli mise fretta l'altro.

"Ah babe", fece improvvisamente Virgilio rivolgendosi a Dante, "Nun te scandalizza': so' solo du' cojoni".

Il ragazzino non fece nemmeno in tempo a porre la sua domanda che assistette ad uno degli spettacoli più assurdi della sua vita. Orazio e Mecenate improvvisarono uno stacchetto, esilarante e decisamente molto poco etero, mentre finivano di fare le faccende su una delle canzoni più gay che esistessero.

"I want to break free! I want to break free!" stonò tremendamente il biondino usando lo sgrassatore come microfono.

"Ma che cosa sto guardando?" chiese il fiorentino allibito.

"'sta cazzata va avanti da quanno quer cojone ha fatto coming out e quell'altro scemo ha scoperto i Queen", spiegò il romano scuotendo il capo divertito, "Io ormai ho smesso de chiedemme se so' normali o no".

"Probabilmente Freddie Mercury si sta rivoltando nella tomba, ma okay" commentò l'altro ancora esterrefatto.

"Probabilmente sì, ma armeno, se tutto va be', l'unica cosa che scoperò oggi sei te" pensò Virgilio, riprendendo da dove le aveva interrotte le sue immaginazioni.

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