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Capitolo LXXXII

"Ormai potremmo aprire un sito di recensioni per hotel: ce li stiamo girando tutti quanti, Maremma maiala!" commentò Dante pulendosi la bocca.

"Finché nun trovemo 'n posto migliore, questo è", fece Virgilio schiacciando la sua lattina di Sprite,  "Tanto dopo 'a maturità pensavo de trovamme 'na stanza altrove: mica posso sta' dai Flacco a vita!".

"Per me puoi vivere anche sotto ad un ponte, basta che hai un letto decente su cui possiamo dormire".

"Se co' dormi' intendi scopa', nun te devi preoccupa': è 'na priorità de vitale 'mportanza".

Il fiorentino ridacchiò divertito e si sdraiò sul materasso, immergendosi in quel mare di lenzuola bianche che profumavano di naftalina.

"Come farò a stare un mese senza le tue battute pecorecce?" sospirò con occhi tristi.

Il romano tolse dal letto quello che era rimasto della loro cena e si stese accanto a lui, in modo tale da poterlo vedere bene in viso.

"Nun c'è problema: te ne manno una ar giorno e stamo pace", disse accarezzandogli i capelli sotto al berretto, "Lo aggiungo ar piano".

"Che piano?" domandò il minore incuriosito.

"Er piano pe' nun fatte senti' 'a mancanza mia".

Dante sorrise con le labbra e con gli occhi, assumendo un'espressione a metà tra l'imbarazzo e il compiacimento. Virgilio si ritrovò a sorridergli di rimando e lo abbracciò, facendo avvinghiare le loro gambe sopra alle coperte.

"E in che cosa consisterebbe questo piano?" insistette l'altro.

"Prima de tutto, t'ho portato 'n paio de magliette mie, anche se m'hai fregato mezzo armadio e nun c'ho più un cazzo da mettemme, mortacci tua" incominciò a spiegare il maggiore con una voce così dolce che pareva miele.

"Mi piace il tuo odore, Maremma puttana!", si difese fingendosi offeso, "Tu inizia a puzzare come lo schifo e forse ti restituirò tutte le felpe!".

"Forse?" chiese il suo amato alzando un sopracciglio.

"Forse, perché le tue felpe sono obiettivamente molto fighe", rispose il toscano, "Ma vada avanti col piano, bellimbusto".

"Certo, certo", sorrise il suo ragazzo prima di rifilargli un bacio a fior di labbra, "Poi dimà te porto a fa' shopping de libri, così 'n 'sto mese li leggi e...".

"Frena un attimo!" lo interruppe bruscamente il ragazzino.

Dante sbatté le palpebre un paio di volte e rimase con la bocca semiaperta, assumendo quella posa da pesce lesso vagamente infantile che il suo Virgilio amava tanto.

"Mi stai veramente dicendo che mi porterai in libreria e mi pagherai i libri?" domandò confuso.

"Me pare ovvio, altrimenti che Daddy sarei!", rise l'altro, "Magari nun me consuma' tutto er Bonus Cultura, però...".

Il romano non fece in tempo a finire la frase che il suo fiorentino aveva già reclamato la sua bocca con un bacio. Gli posò delicatamente una mano sulla guancia, schiacciando uno dei riccioli biondi che gli ricadevano sul viso, e si sedette a cavalcioni sopra di lui.

"Maremma bucaiola: un difetto ce l'avrai, no?", imprecò con il respiro mozzato, "Uno solo, che cazzo!".

"Beh, nun riesco a parla' 'n pubblico" gli ricordò il maggiore mettendosi seduto.

"Ma sta' zitto, vah!" esclamò il minore per poi baciarlo di nuovo.

Si strinsero l'uno all'altro, afferrandosi a vicenda con mani gentili e voraci, avvertendo il solito piacevole calore infuocare i loro volti e i loro cuori. I loro sguardi si cercavano smaniosi ogni volta che si staccavano quanto bastasse per riprendere fiato, mettendo tra di loro una distanza che, seppur millimetrica, desideravano colmare al più presto.

Virgilio gli tolse delicatamente la maglietta e la gettò via insieme al berretto, liberando quella matassa intricata di riccioli scuri e ribelli.

"Non vedevi proprio l'ora di farlo, eh?" commentò maliziosamente Dante ricambiando il favore.

"Detto poi da quello che nun perde occasione pe' stamme addosso", mormorò l'altro posando le labbra sul suo collo, "Proprio nun ce la fai a stamme lontano du' seconni".

"Non è colpa mia se sei tremendamente attraente", si difese ansimando appena, "Poi, quando entri in modalità Daddy premuroso, diventi irresistibile, Maremma ladra!".

Le mani del romano si erano andate intanto a posare sui fianchi del suo amato, guidandolo in movimenti decisamente molto poco casti e insinuandosi di tanto in tanto dentro ai pantaloni. Le loro pupille si incastrarono in uno sguardo che urlava un amore e una devozione viscerale, oltre che un desiderio malcelato.

"Io me prenderò sempre cura de te, Babe. Sempre" sospirò il maggiore con un candore commovente.

Il minore sorrise con le lacrime agli occhi e si avventò sulle sue labbra, baciandolo con una delicatezza vorace.

"Ti amo" gli sussurrò felice tra un bacio e l'altro.

"Te amo" gli fece eco il suo amato afferrandogli una ciocca di capelli dietro la nuca.

Le loro bocche si reclamarono di nuovo a vicenda, non tollerando di essere lontane neppure per dichiararsi quanto si amassero. Le loro mani continuarono ad accarezzare quei corpi accaldati e trepidanti d'eccitazione, percorrendo ogni centimetro di pelle sudata.

Non ci volle molto prima che quei due si ritrovassero completamente nudi tra le coperte, non sopportando che i vestiti fossero d'intralcio ai loro frenetici gesti d'amore. Volevano essere sempre più vicini, volevano sentirsi addosso in ogni fibra dei loro corpi, perché non c'era cosa che volessero di più che fondersi con l'altro.

I loro baci impedivano alle pareti di riecheggiare dei loro ansimi mentre si toccavano e si masturbavano a vicenda, provocandosi brividi e tremolii di piacere. Di tanto in tanto le loro labbra dovevano separarsi e le loro fronti si incontravano, permettendo ai loro occhi di incontrarsi e ai loro polmoni di riprendere fiato.

E allora si ammiravano silenziosamente, riscoprendosi come se fosse stata la prima volta, e si sorridevano un po' goffamente, brillando di gioia.

Virgilio spinse Dante giù sul materasso e lo sovrastò con il suo corpo, compiaciuto dalla luce che si accese nelle iridi scure del suo amato. Lo baciò con più foga, con più desiderio, quasi accanendosi su quella bocca che lo perseguitava notte e giorno.

Iniziò a prepararlo a quello che sarebbe successo di lì a pochi minuti e, prese tutte le accortezze del caso, cominciò a muoversi dentro di lui.

I gemiti del fiorentino non facevano altro che aumentare insieme ai cigolii del letto, accompagnati dal respiro affannato del suo amato. Si aggrappò a lui, affondando le dita nella carne delle spalle, e lo baciò quasi disperatamente, non sapendo come altro dimostrargli quanto lo amasse.

Il romano si sollevò per sistemarsi meglio tra le sue gambe e, con un gesto quasi violento, gli afferrò le mani e intrecciò le dita tra le sue. Avvertì la presa dell'altro farsi più salda e i suoi ansimi diventare sempre più acuti, dipingendo sul volto tanto amato l'espressione sognante della beatitudine.

Il cigolare del letto si fece più rapido ancora e ancora, interrotto solo dai loro versi di piacere e da esclamazioni alquanto empie.

"Virgilio" mormorò il minore inarcando la schiena, ormai prossimo all'apice.

"Dante" ansimò il maggiore riuscendo a stento a tenere gli occhi aperti.

"Ti amo, Virgilio. Ti amo con tutto il mio cuore".

Il suo amato fece per dire qualcosa, ma dalla sua bocca uscì solo il suono rauco e osceno dell'orgasmo. Prima di crollare sfinito su quel ragazzino dannatamente bellissimo, sfruttò quelle poche forze che gli erano rimaste per terminare con le mani quello che aveva iniziato con altro, facendolo godere fino alla fine.

Fu solo quando i muscoli di Dante si furono rilassati e il suo respiro cominciò a regolarizzarsi che Virgilio si concesse un po' di tregua, gettando la testa sul cuscino e chiudendo gli occhi.

Rimasero in silenzio a riprendere fiato, con le guance ancora rosse per lo sforzo e il fuoco che li aveva arsi dentro, lanciandosi occhiate complici ed eloquenti.

"Devo darmi una ripulita", fece il fiorentino mettendosi faticosamente a sedere, "Non è che hai una salvietta, qualcosa?".

Il romano rimase per qualche istante ad osservarlo, sorprendendosi per l'ennesima volta di quanto fosse bello. E sì, forse le sue gambe era troppo secche - ecco perché si ostinava a nasconderle in quei pantaloni troppo grandi per lui - e il naso non era piccolo o all'insù, ma non poteva far altro che trovare straordinariamente perfette quelle che il suo ragazzo considerava le sue imperfezioni.

"Dai, non stare là a fissarmi e aiutami!" esclamò il minore guardandosi attorno alla ricerca di qualcosa con cui pulirsi.

"C'è 'na vasca 'n bagno" disse l'altro con un sorriso sornione.

Il toscano si voltò verso di lui e lo fissò con una smorfia a metà tra il Ed è per questo che ti amo! e il Non posso crederci che tu sia serio.

"Tu sei Satana" gli rispose divertito con una certa malizia.

"Ah sì? Bene allora" commentò il maggiore avvicinandosi a lui.

"Che vuoi fare?" domandò il suo fidanzato arrossendo leggermente.

Virgilio lo attirò a sé e, mettendosi in piedi, lo prese in braccio, facendogli emettere un gridolino di sorpresa. Dante, dal canto suo, fu incredibilmente compiaciuto dalla piega che stava prendendo quella conversazione e gli cinse il collo con le braccia, sorridendogli tutto felice come un bambino.

"Te salvi perché nun pensi 'n cazzo e sei bassetto, altrimenti cor cazzo che potevo portatte 'n giro così" ci scherzò su il romano avviandosi verso il bagno.

"Infatti mi considero molto fortunato" ridacchiò il fiorentino prima di baciarlo.

E fu in quel preciso momento, con il cuore a mille e il suo amato tra le braccia a guardarlo come se fosse stato un Adone, che il maggiore non ebbe più alcun dubbio: aveva trovato la sua anima gemella.

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