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Capitolo LXXX

"Maremma maiala!", imprecò Tana stringendo i denti, "Brucia un casino, porca puttana!".

"Se brucia, vor di' che sta a fa' effetto" fece meccanicamente Virgilio continuando il suo lavoro di infermiere improvvisato.

Stava cercando di pulire come meglio poteva quelle brutte sbucciature con l'acqua ossigenata, levandole pure i rivoli di sangue che aveva sulle gambe. Anche i pantaloncini corti - palesemente appartenuti ad uno dei suoi fratelli - erano sporchi di un rosso vivo, ma a quelli avrebbe pensato in un secondo momento.

"Che t'hanno fatto i Donati?" le chiese per distrarla dal dolore.

"Stavamo giocando a calcio e mi hanno messo in porta", iniziò a raccontare la bambina, partendo a macchinetta come Dante, "Io odio stare in porta perché fa veramente schifo! Cioè, devo stare ferma là e aspettare che qualcuno provi a farmi gol: sai che rottura di scatole assurda! E poi io sono la migliore in attacco: faccio certi tiri che quel bovaro ignorante di Corso se li sogna la notte, Maremma puttana!".

"E allora che hai fatto?" la incoraggiò ad andare avanti, tentando di non apparire troppo sconvolto da quel linguaggio colorito.

"Mi sono lamentata, ovviamente!", esclamò indignata, "E loro mi hanno detto: "Ma che non lo sai che le Barbie non giocano a calcio? Già è tanto se ti lasciamo stare in porta, Barbie". E io mi sono arrabbiata e ho detto alcune cose che forse non è meglio ripetere".

Virgilio sorrise con un certo compiacimento: di certo quello scricciolo, per quanto piccola potesse essere, sapeva proprio come farsi valere.

"E quinni te hanno spinto" concluse lui.

"Perché sono dei trogloditi!" puntualizzò lei furiosa.

Il romano si sedette sull'orlo della vasca accanto a lei. Adesso dovevano solo aspettare che Dante tornasse con il cicatrizzante, altrimenti quelle ferite non si sarebbero rimarginate presto, visto che stavano proprio sulle ginocchia.

"Te posso chiede 'na cosa?" se ne uscì il maggiore dopo un silenzio carico di disagio.

"Me l'hai già chiesta, ma spara" disse Tana ancora infastidita.

"Perché te chiamano tutti Barbie?".

La ragazzina sbuffò sonoramente con fare infantile e abbassò lo sguardo con aria ferita, cominciando a raccontagli la sua più grande umiliazione.

"A Carnevale volevo vestirmi da Kate Bishop, quella della Marvel con la tuta viola e l'arco superganzo. Ma le armi e i supereroi non sono roba da femmine, quindi nonno mi ha costretto a mettere uno stupido costume da Barbie".

"Ed era così brutto?" le domandò timidamente.

"Vuoi scherzare? Era orribile, Maremma maiala!", esclamò Tana guardandolo con una faccetta sconvolta incredibilmente adorabile, "Già che era un vestito da bambola, io non me lo sarei mai messo, mai! Le bambole sono stupide, non mi piacciono. Ma poi c'era questa specie di parrucca, che sembrava una scopa di paglia tutta sfilacciata. Hai presente le scope di paglia, no?".

Virgilio annuì con la testa, provando ad immaginarsi come dovesse presentarsi Tana la Terribile con un costume del genere: non ci voleva molto per capire che quella piccola peste si era vergognata da morire.

"E poi mamma mi ha impiastricciato la faccia con il trucco! Il trucco, capisci?", aggiunse arrabbiata, "Come se tutto il resto non fosse abbastanza! Maremma ladra, è stato orribile! Or-ri-bi-le! Perché le cose da femmina devono essere così noiose e ridicole? Io volevo solo andarmene in giro a lanciare frecce e dare fastidio alla gente! Mica ho chiesto un drago viola!".

"Arco e frecce nun so' cose da femmine, quindi" finse di dedurre il romano, che non riusciva a credere che quella bambina dovesse sopportare una cosa del genere.

"No che non lo sono! Le armi e i supereroi sono roba da maschi, mentre le bambole e le principesse sono roba da femmine: nonno me lo ha spiegato almeno un centinaio di volte!".

Il ragazzo insultò mentalmente Cacciaguida: ma non si rendeva proprio conto delle cazzate che sparava? Roba da maschi, roba da femmine! Per non parlare poi di tutto il maschilismo e l'omofobia che mostrava con tanto orgoglio! Sul serio era convinto di fare il meglio per i suoi nipoti? Credeva davvero che costringere quella pupetta a fare cose che odiava le avrebbe giovato? No, non poteva sopportare una cosa del genere.

"Mulan è 'na principessa, quinni è roba da femmine, giusto?" partì all'attacco facendo il finto tonto.

"Beh sì" confermò la ragazzina con voce triste.

"Ma Mulan è ispirata ad un'eroina cinese e combatte gli ommini co' le armi", continuò lui, "Ha steso un esercito da sola!".

"Tecnicamente no: ha causato una valanga e la valanga ha steso l'esercito" obiettò lei, ma nel suo sguardo si leggeva un certo interesse per quella conversazione.

"In ogni caso, se Mulan è roba da femmine ed è 'n'eroina che stende un esercito e usa le armi, allora gli eroi e le armi so' pure roba da femmine, no?" concluse Virgilio.

Tana lo guardò dritto in faccia con aria confusa, sforzandosi di ripercorrere nella sua mente quel ragionamento complicato. Ma, non appena lo ebbe compreso appieno, sfoderò uno dei sorrisi più candidi e belli che il romano avesse mai visto, lo stesso che aveva anche il suo Dante.

"Sei sveglio", commentò la ragazzina con aria felice, "Inizio a capire perché quell'idiota di mio fratello si sia preso una sbandata per te".

Il ragazzo sussultò e sbatté le palpebre un paio di volte, frastornato da quella frase che non si era minimamente aspettato.

"Ma come...".

"Ho fatto una ricerca sui lividi sul collo", gli spiegò tutta tronfia del suo successo, "E ho trovato questa cosa che si chiama succhiotto: non ho ben capito come funzioni o il senso del lasciarsi segni addosso, ma non mi sembra una cosa da amici. E poi vi ho visti, belli accoccolati sul divano: una cosa molto gay. Ma proprio tanto".

"Sei sveglia" si ritrovò a considerare Virgilio.

"Sì, lo so: dopo due figli rincretiniti, una brillante doveva pur uscire", cinguettò con aria vanesia, "Però io ti avverto: se gli spezzi il cuore, io ti spezzo le gambe. Sarò pure piccola, ma ho i miei metodi".

"Nun te preoccupa': nun succederà" la rassicurò nascondendo un certo nervosismo, visto che quella creaturina aveva proprio l'aria di non essere molto pacifica.

"Sarà meglio" concluse minacciosamente.

"Dove state?" urlò una voce nota al piano di sotto.

"Virgilio mi ha portato all'Inferno e stiamo facendo un festino clandestino con Caronte!" gridò di rimando la ragazzina.

"Ar bagno!" rispose il romano trattenendo una risata divertita.

Si udì un suono di passi leggeri su per le scale e Dante fece capolino dal corridoio con il sacchetto della farmacia in mano.

"Hai letto le mie cose, piccolo essere immondo?" le domandò furioso passando la crema al suo fidanzato.

"Non è colpa mia se lasci il tuo quaderno incustodito in giro per casa!" si difese sua sorella con fare insolente.

"Maremma maiala!", imprecò il fiorentino, "Giuro che, la prossima volta che...".

"Dante, le minacce tra du' minuti", lo interruppe Virgilio, "Dovete damme retta 'n secondo, che dovete cambia' la fasciatura ogni giorno e poi nun sapete 'ndo mette' 'e mani".

"Perché dovete?", protestò Tana, "La fasciatura me la cambio da sola! Un vero eroe deve sempre sapere come curare le sue ferite!".

Sul volto di Dante si dipinse un'espressione confusa molto eloquente e i suoi occhi si posavano ora sul suo amato ora su sua sorella, chiedendo tacitamente una spiegazione.

"Cose nostre" fece la bambina concedendo al romano un'occhiata complice.

"Sono stato via cinque minuti e voi già vi siete alleati contro di me?" domandò esterrefatto, ma in fondo era grato che quei due sembrassero andare d'accordo.

"La guerra unisce gli animi: che ci posso fare?" commentò lei con aria solenne.

"Guerriera, raffilame, che qua devi sta' attenta" la richiamò all'ordine Virgilio con un sorrisetto divertito.

E, mentre il suo fidanzato illustrava passo passo a quella peste come si fascia per bene una ferita, facendola ridere con qualche commento scemo di tanto in tanto, il fiorentino si ritrovò a pensare con un certo compiacimento che quel bellimbusto sarebbe stato un padre fantastico.

E questo lo rendeva ancora più meraviglioso e arrapante di quanto non lo fosse già di suo.

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