Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo LXXVIII

A distanza di anni, quello sarebbe stato ricordato come uno dei weekend più assurdi ed estenuanti delle loro esistenze; tuttavia le conseguenze di quei tre giorni di fuoco furono decisamente minori e migliori di quanto si fossero immaginati.

Dopo la festa di Catullo e Saffo e i strusciamenti con Dante in pubblico, Virgilio si era aspettato una valanga di commenti e insulti omofobi: sapeva, infatti, che, in preda all'alcol e all'eccitazione di averlo finalmente accanto, si era lasciato andare più del dovuto con il suo fiorentino preferito. Aveva percepito chiaramente gli sguardi curiosi su loro due e, visto come erano andate le cose con i suoi amici, si era aspettato un disastro.

Eppure non successe assolutamente niente: nessuna scritta oscena sui cessi o sul Muro, nessuna battutina fastidiosa, nessun accenno alla sua omosessualità. Stette in guardia per due giorni, sempre pronto ad incassare eventuali colpi, ma non ci fu nessun attacco.

Fu solamente giovedì che finalmente ebbe ben chiaro che cosa stesse accadendo: tutti ormai sapevano che usciva con quel fiore dell'Alighieri, ma lo rispettavano perché non ostentava.

"Ma che cazzo significa?" domandò confuso ai suoi amici.

"Virgi', te l'ho già detto: pari 'n monaco tibetano" gli rispose Mecenate infastidito.

"E quinni?".

"E quinni va be' che sei gay perché manco se sapeva che c'avessi certi istinti", gli spiegò brutalmente onesto Orazio, "Se presume che te scopi da 'n bel po', visto che c'hai quasi diciannove anni: hai tenuto tutto nascosto pe' anni, n''a capoccia loro, quinni nun te condannano pe' 'na volta che hai pomiciato 'n pubblico cor ragazzo tuo".

"State a scherza', ve'?" chiese Virgilio allibito.

"Manco cor cazzo" fece scontroso il ragazzone.

Quel trattamento diverso era profondamente ingiusto: solo perché la loro apetta teneva ben nascoste le sue preferenze sessuali, la comunità scolastica lo aveva tollerato di buon grado e aveva perfino smesso di chiamarlo Parthenias alle sue spalle. Invece i due piccioncini, dal momento che non si erano mai vergognati della propria libertà sessuale, continuavano a venire pungolati e screditati come se fossero stati due maniaci.

A nessuno dei tre stava bene quell'abissale differenza: Virgilio si sentiva perfino un po' in colpa per i suoi "privilegi" e Mecenate e Orazio trovavano assurda quella situazione. Ma il rodimento generale durò solo qualche giorno e la questione fu fatta passare sotto silenzio per il bene di tutti.

Mecenate, invece, era riuscito a trovare il coraggio di chiedere gentilmente a Saffo il numero della sua vecchia psicologa e aveva trovato un buco per venerdì pomeriggio, l'ultimo appuntamento rimasto libero per quella settimana.

"Nun fatte spaventa'", si era raccomandata la sua amica, "Rachele sembra 'na matta fissata co' la pittura e le tisane all'alloro, ma è veramente brava. Cerca, però, de nun falla 'ncazza: secondo me, quella è mezza strega".

Il suo amato si era offerto di accompagnarlo e di andare a mangiare qualcosa insieme dopo la seduta. All'inizio era stato scettico sull'accettare quella proposta, visto che non sapeva in quali condizioni mentali sarebbe uscito dallo studio, ma, comunque sarebbe andata, non avrebbe voluto di certo stare da solo e quindi, alla fine, aveva detto di sì.

La scelta si rivelò saggia perché, non appena lesse Rachele La Pizia, specializzata in psicologia dello sviluppo sulla porta di legno chiaro, avvertì forte l'istinto di prendere e fuggire via.

Tuttavia gli bastò guardare negli occhi il suo fidanzato e sentirlo vicino a sé per capire che, in tutto quel casino, lui non era solo e che, se voleva che le cose cambiassero, doveva varcare quella soglia. E lui le cose voleva cambiarle sul serio.

"Che t'è parsa?" gli domandò Orazio non appena furono da soli davanti ai loro kebab.

"Lei sembra simpatica", raccontò il biondino stranamente ottimista, "C'ha 'sti capelli rossi che pare la Mannoia e c'ha lo studio pieno de piante, ma sembra una a posto".

"E che t'ha detto?" lo spronò ad andare avanti l'altro, sinceramente interessato.

"Ha detto che dovrei comincia' 'n percorso de terapia e che devo lavora' su me stesso" ripeté quasi meccanicamente le sue parole, ma senza farle il verso o screditarla.

"E te che vuoi fa'?".

Mecenate rimase muto a riflettere per qualche istante. Il suo sguardo era fisso in quello del suo amore e vi leggeva una tacita richiesta: te prego, vacce. Chiuse gli occhi, mettendo a tacere quel canto di sirena, e cominciò a ragionare da solo, provando a non pensare a cosa gli altri avessero voluto che facesse.

Era stata Rachele a consigliarglielo giusto qualche ora prima, quando le aveva accennato alle pressioni a cui si sentiva sottoposto ogni singolo giorno della sua vita.

"Quando non sai che pesci prendere perché non vuoi deludere nessuno", gli aveva detto La Pizia dall'alto del suo pouf giallo, "Prova a chiudere gli occhi e pensa per te. Spesso cerchiamo le risposte alle nostre domande nelle persone di cui ci fidiamo perché crediamo che loro sappiano cosa sia meglio per noi. Ma la verità è che solo tu puoi sapere che cosa è meglio per te: troverai la soluzione solo se guarderai in te stesso e imparerai a conoscerti nel profondo. Conosci te stesso, Mecenate: solo allora tutti i tuoi dubbi saranno risolti".

"Ce andrò, per ora", decretò il biondino alla fine con aria solenne, "Almeno fino a quanno me basteranno i sordi che ho messo da parte".

Il ragazzone sorrise soddisfatto e gli strinse dolcemente la mano sul tavolo, accarezzandone il dorso con il pollice.

"So' fiero de te" gli mormorò prima di dargli un leggero bacio al sapore di salsa allo yoghurt.

Orazio si sentiva molto più tranquillo dopo tutto quello che era successo: si era sfogato con sua madre, aveva ritrovato l'armonia con il suo fidanzato e constatava con un certo sollievo che, dopo essersi aperto con lui, Virgilio e La Pizia, Mecenate sembrava un po' meno inquieto del solito.

Certo, il fatto che il suo migliore amico non avesse voluto dirgli perché si era fermato a dormire da Mecenate sabato sera gli faceva un po' girare le palle e c'era ancora il problema di Batillo e Augusto, ma quello spilungone era stato così deciso e spassionato nel dichiarargli a modo suo il suo amore che i suoi timori erano spariti quasi del tutto.

E, ora che la cosa era ormai ufficiale e di dominio pubblico, non vedeva l'ora di condividerla con l'unica persona al mondo che ragionava esattamente come lui.

"Aoh, Virgi', ma che te sabato sera resti a dormi' a Firenze?" domandò al suo amico mentre apparecchiavano.

"Se trovo 'n posto 'n cui sta, ovvio che sì", rispose l'altro, "Da Babe nun ce posso resta' che ce sta Cacciaguida, ma c'avevo la mezza idea de prenota' 'na stanza. Perché me lo chiedi?".

"Volevo fa' sali' Antonio e Paolina 'sto fine settimana, almeno lo aggiorno e...".

"Te serve camera mia, ho capito", lo interruppe con un sorriso buono, "Nun te preoccupa': sloggio".

Le loro vite stavano finalmente prendendo la piega desiderata e l'entusiasmo per la fine dell'anno scolastico non faceva altro che renderli ancora più eccitati e propensi alla gioia.

Per di più, l'ultimo numero del fanzine era stato un vero successo: chiunque si era aspettato una risposta alla satira impietosa di Giovenale, ma il modo signorile in cui l'avevano ignorata aveva fatto nascere il sospetto che, forse, quei quattro non fossero poi così meschini e volgari come erano stati dipinti.

E, alla fine della settimana, quando ogni speranza sembrava perduta, Orazio riuscì a strappare un otto e mezzo all'interrogazione di matematica. Mancava solo il tabellone finale a confermarlo, ma ormai era fatta: il Circolo era stato ammesso al completo all'esame di maturità.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro