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Capitolo LIX

Dante aveva sempre amato il suo compleanno: certo, suo padre non partecipava mai e la sua matrigna non l'aveva mai considerato parte della famiglia, ma i suoi amici erano i migliori a fare i regali e riuscivano a stupirlo ogni volta. E quell'anno non fu da meno: Niccolò, Francesco e Giovanni, infatti, avevano fatto una colletta e avevano prenotato una stanza per i due piccioncini, in modo tale che potessero "dormire" insieme quella sera.

"Ma siete tutti minorenni, come cazzo l'hanno prenotata?" gli chiese Virgilio mentre percorrevano mano nella mano il corridoio dell'albergo.

"Gio ha una carta d'identità falsa", gli rispose l'altro con nonchalance, "E poi con la barba sembra un trentenne, Maremma maiala! Io invece, con i due peli in croce che ho, sembro uscito dalle medie!".

"Barba o non barba, me attizzi da mori'" lo rassicurò il romano facendolo sorridere come un ebete.

Mecenate e Orazio erano tornati a Roma con l'ultimo treno e la versione ufficiale era che sarebbero andati a dormire dal biondino, ma il loro amico dubitava fortemente che avrebbero chiuso occhio.

Cacciaguida, invece, sapeva che suo nipote sarebbe andato a fare un pigiama party con gli altri da Niccolò e, anche se quell'idea gli sembrava molto poco appropriata per un gruppo di giovani uomini, aveva concesso al festeggiato di divertirsi ancora un po'.

"D'altronde sedici anni è una tappa importante" aveva commentato con una certa indulgenza.

Il maggiore fece scattare la serratura della loro stanza e, prima ancora che potesse aprire la porta, il suo amato lo spinse dentro e gli saltò addosso, aggrappandosi a mo' di koala.

"Maremma bucaiola!", esclamò il minore tra un bacio e l'altro, "Starti vicino e non poterti né guardare tutto il tempo né sfiorare è un supplizio atroce!".

"Ma che te so' mancato?" ridacchiò maliziosamente Virgilio, tenendolo per le natiche per non farlo cadere.

"Che avevi dubbi, cretino?", gli sussurrò Dante, "Tu mi manchi ogni singolo istante della mia esistenza".

"Però mica te sei fatto bacia' prima, eh" obiettò fingendosi indispettito.

Il fiorentino ritrasse il volto per poterlo osservare meglio e lo fissò confuso, assumendo quell'espressione crucciata che il suo ragazzo trovava decisamente troppo cute per appartenere ad un normale essere umano.

"Ma quando?" gli domandò inclinando leggermente la testa.

"Quanno so' arrivato" gli rispose il romano sforzandosi di non sorridere.

"Ah, ho capito!", fece l'altro rasserenandosi in viso, "Ma, amore, avevo appena fumato!".

"E quinni?" chiese Virgilio aggrottando le sopracciglia.

"E quindi sapevo di tabacco!" esclamò esasperato alzando gli occhi al cielo.

"E quinni?" ripeté come un disco rotto, pur sapendo perfettamente come questo gli desse fastidio.

"E quindi non volevo che ti facesse schifo baciarmi" ammise il minore abbassando lo sguardo con aria imbarazzata.

Per quanto il maggiore avesse davvero provato a trattenere un sorrisetto divertito, la sua bocca si piegò all'insù nel sentirgli pronunciare quella frase così adorabilmente senza senso.

"Punto primo, nun me può fa' schifo baciatte: è 'n ossimoro proprio", lo rassicurò abbassando la voce e sollevandogli con due dita il mento per poterlo guardare dritto negli occhi, "Punto seconno, te sai sempre de tabacco: sapevi de tabacco 'a prima volta che t'ho baciato e tutte l'altre volte che avemo pomiciato".

Dante rimase profondamente allibito da quell'ultima affermazione e le sue guance si imporporarono leggermente.

"Ma prendo sempre le mentine, eh che cazzo!" si lamentò sbuffando.

"Apprezzo er pensiero, così come trovo assolutamente dolce che nun fumi quanno ce sto io, ma nun te devi preoccupa': te bacerei pure se c'avessi l'alito che te puzza de vomito" lo confortò Virgilio prima di schioccargli un bacio a stampo sulle labbra.

"Questa è assolutamente la cosa più romantica che qualcuno mi abbia mai detto!", esclamò il fiorentino rifilandogli un'altra serie di baci a fior di labbra, "Potrei anche sorvolare sul fatto che tu mi trovi dolce".

"Perché, nun lo sei forse?" chiese il romano sollevando un sopracciglio.

"Sì, okay, ma vorrei che tu mi trovassi sexy e arrapante e cose del genere" confessò l'altro con voce malinconica, giocando distrattamente con i lacci della felpa del suo amato.

"Te renni conto che ce l'ho duro 'n 'sto preciso momento, sì?" commentò maliziosamente il maggiore.

"Non ho potuto non notarlo, sai com'è, me lo stai appoggiando prepotentemente da quando ti sono saltato addosso", gli rispose con aria ammiccante, "Ma il tuo gentil durello dovrà attendere perché io devo scoprire che cosa mi hai regalato".

Il suo fidanzato protestò e fece tutto il possibile per trattenerlo attaccato a sé, ma se c'era una cosa che aveva capito di quel ragazzino era che, se si fissava con una cosa, era finita: dopo un lungo combattimento, qualche proposta indecente e qualche piccolo ricatto, fu costretto a cedere e ad accettare amaramente di doversi staccare fisicamente da lui. Si sedette sul bordo del letto e attese pazientemente, ma con una certa impazienza, che quell'essere adorabile soddisfacesse la sua curiosità.

"Allora", cominciò il fiorentino tirando fuori il regalo dal suo zaino, "La busta è rossa, quindi direi che cominciamo con il piede giusto". Lo baciò velocemente in segno d'approvazione.

"Te basta che 'na cosa è rossa e te piace!" lo prese amorevolmente in giro il maggiore ammirando la sua soddisfazione.

"Sono dettagli, okay?", continuò il minore entusiasta, "Anche la carta regalo è rossa! Qui qualcuno sta cercando di guadagnare punti per il toto sesso, eh!".

"Eh beh scarta 'sto cazzo de regalo!" esclamò l'altro esasperato.

"No, devo alimentare per un altro po' la tua frustrazione sessuale perché, per una volta, ho bevuto e i miei freni inibitori non esistono: ne devo approfittare per vendicarmi di tutto quello che ho dovuto subire in questi mesi".

"Ma vaffanculo, mortacci tua!" imprecò amorevolmente il romano.

"Ti amo pure io". Senza smettere di sorridere come uno scemo per un secondo, Dante liberò il pacchetto dalla carta e, non appena vide che cosa gli avesse regalato il suo ragazzo, per poco non morì di gioia. "Mi hai preso sul serio il funko pop di Mushu?".

"Nun lo so: è er personaggio preferito d''a Disney tuo!".

"Maremma maiala quanto ti amo!", esclamò il festeggiato dandogli l'ennesimo bacio, stavolta più lungo e vorace degli altri, "E l'altra cosa nella busta?".

"Orazio e Mecenate: nun c'ho la più pallida idea de che cazzo sia!" ammise con una certa preoccupazione Virgilio.

La cosa in questione era una scatolina di latta verde, comunissima e piuttosto anonima, con sopra un'etichetta casareccia con su scritto - con ogni probabilità dal biondino - "Tutti i gusti più uno".

"Ogni riferimento a Harry Potter è puramente casuale?" chiese sarcastico il minore iniziando ad aprirla.

"Senti, mica è colpa mia se quer cojone è fissato e quell'altro è così scemo da...".

Il maggiore non ebbe modo di finire la frase, tanto era grande lo stupore: sapeva che i suoi amici erano dei pervertiti testa di cazzo, ma non credeva che sarebbero mai giunti a certi livelli di squallore - o di genio, dipende dai punti di vista.

"Ma sono dei preservativi? Al gusto fragola?", constatò il fiorentino tirandone fuori alcuni, "E al limone. E alla pesca. E al lampone. E alla menta. E al cioccolato? Esistono davvero dei preservativi al cioccolato? Okay, devo ammettere che non so esattamente come dovrei reagire a questa cosa. Okay che sono simpatici, ma...".

"So' riusciti a renne porno pure Harry Potter!" completò la frase l'altro scoppiando a ridere.

"E adesso come farò a vedere i film senza pensare a questo?" domandò parlando in falsetto il minore continuando a frugare nella scatola.

Un sorrisetto malizioso si dipinse sul volto di Virgilio.

"Beh, potresti sempre pensa' ad altro" suggerì con aria suadente.

"Altro cosa?" chiese Dante volgendo innocentemente lo sguardo verso di lui.

Il romano lo attirò a sé e lo fece sedere sulle sue ginocchia, in modo tale da poterlo baciare senza che il suo fiorentino si dovesse chinare troppo. Si accanì con dolcezza su quelle labbra che aveva agognato, ammirandole a distanza, per tutta la sera e per tutti le altre prima di quella, reclamandole solamente nei suoi sogni. Assaporò quel gusto di alcol, menta e tabacco che, checché ne dicesse il suo ragazzo, restava il suo preferito in assoluto perché era il suo.

"Beh", gli mormorò all'orecchio abbassando ancora un po' la voce, "Potresti sempre pensa' a quanno li avemo usati".

"Maremma maiala: ho il moroso intelligente, oltre che gnocco!" esclamò il ragazzino prima di buttarlo con la schiena sul letto e baciarlo, con tutto il desiderio che aveva covato in quegli interminabili giorni di lontananza.

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