Capitolo 42: Il Silenzio tra Noi
Il silenzio tra me e Troy sembrava diventato più pesante dopo le parole che avevo pronunciato. Le sue mani erano ancora vicino al mio viso, ma l'espressione che aveva non tradiva nulla. Non c'era rabbia né disprezzo, ma nemmeno la risposta che avevo sperato. E quella mancanza di risposta mi fece sentire strana, come se avessi aperto una porta e l'avessi trovata chiusa dall'altra parte.
Non ero sicura di cosa avrei voluto sentire. Forse un "anche io", forse un semplice gesto che mi rassicurasse. Ma non arrivò nulla. Solo un silenzio che mi fece desiderare di poter tornare indietro, di non aver mai parlato.
Troy si allontanò di un passo, facendo scivolare le mani via da me. La tensione che aveva invaso la stanza ora sembrava più densa, più difficile da ignorare. Volevo guardarlo, cercare di leggere qualcosa nei suoi occhi, ma mi sentivo incapace di farlo. Il mio cuore batteva forte, ma cercavo di non farlo vedere, di non fargli capire quanto fossi fragile in quel momento. Eppure, una parte di me non riusciva a nascondere quel piccolo seme di delusione che mi stava crescendo dentro.
Avrei voluto sentirlo dire qualcosa, qualunque cosa, ma le parole sembravano essersi smarrite. Quando finalmente parlò, la sua voce era più bassa, come se cercasse di nascondere qualcosa.
"Non è facile, Sarah," disse, senza guardarmi. "Non è mai facile."
Era come se stesse cercando di spiegare senza dire davvero nulla, e io lo capivo. La nostra situazione, il mondo che stavamo vivendo, rendeva tutto così complicato. Ma qualcosa dentro di me non riusciva a dimenticare quel momento in cui, nel buio della notte, avevo sperato che Troy avrebbe potuto sentire la stessa cosa. Speravo che il nostro legame fosse più di un semplice affetto, che avesse un significato più profondo. E invece, quel silenzio mi lasciava nell'incertezza.
Cercai di non dare a vedere quanto mi sentissi vulnerabile in quel momento. Non volevo che lui vedesse quanto mi sentissi fragile. Così, mi voltai e mi avvicinai alla finestra, facendo finta di osservare i vaganti che continuavano a circondare la casa. La loro presenza, lontana e pericolosa, mi dava un qualche senso di distacco dalla realtà, come se fosse più semplice concentrarmi sul pericolo esterno che su quello che stava accadendo tra di noi.
Troy non disse nulla, e il silenzio si riaccese tra noi, diventando sempre più pesante.
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La sensazione di distacco tra noi si fece più forte nei giorni successivi. Anche se continuavamo a lavorare insieme, a combattere, a lottare per la sopravvivenza, c'era una distanza che non riuscivamo a colmare. Mi chiedevo se fosse stato il mio errore, se avessi esagerato nel cercare di fare un passo avanti troppo presto, se avessi rovinato tutto con le mie parole.
Ogni volta che ci trovavamo vicino, un brivido percorreva la mia schiena, lo stesso brivido che avevo sentito quella volta quando mi aveva toccato i fianchi per reggersi a cavallo. Troy sapeva che la sua vicinanza mi faceva reagire in quel modo. Non c'era bisogno di dirlo. Ogni suo movimento, ogni parola che pronunciava, aveva il potere di scuotermi, e lo sapeva. Ma forse non era mai stato pronto a fare quel passo che io avevo fatto.
Non so per quanto tempo avrei potuto continuare a nascondere quel sentimento dentro di me. Non so se fosse giusto, se avrei mai dovuto dirgli quanto lo amavo. Ma ogni volta che lo guardavo, ogni volta che sentivo il battito del mio cuore accelerare al solo pensiero di lui, capivo che non potevo più ignorarlo. C'era qualcosa di più tra di noi, e anche se non lo diceva, lo sentivo.
C'era una parte di me che sperava ancora che un giorno mi avrebbe guardato in modo diverso, che avrebbe visto in me la stessa cosa che io vedevo in lui. Ma nel frattempo, la mia pazienza stava cominciando a vacillare. Non ero una persona che sapeva aspettare. Avevo bisogno di certezze, di parole, di un segno che mi dicesse che tutto ciò che provavo non fosse inutile, che non fossi solo una persona che si nascondeva dietro un sogno irrealizzabile.
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Troy stava lontano per tutto il giorno, occupato con i suoi compiti al Ranch e con la preparazione delle prossime missioni. Ma ogni volta che lo vedevo, mi sembrava che ci fosse qualcosa di non detto tra noi. Lui non mi evitava, ma sembrava che non sapesse come affrontare quello che era successo. Eppure, non potevo fare a meno di notare che, in qualche modo, la sua attenzione era sempre su di me. Anche quando non parlava, la sua presenza era costante, come un segno di qualcosa che era troppo grande per essere ignorato.
Il tempo sembrava scorrere lentamente, e il mio cuore continuava a battere forte ogni volta che lo incontravo. Ma non potevo costringerlo a sentire lo stesso, non potevo aspettarmi che ricambiasse i miei sentimenti subito. Tuttavia, dentro di me, c'era ancora una speranza sottile che si faceva strada ogni volta che lo guardavo.
Forse, pensavo, tutto sarebbe venuto con il tempo. O forse no. Forse era solo una fantasia che mi ero costruita nella mia mente. Ma non importava. Quello che sapevo era che, a modo suo, Troy aveva un posto nel mio cuore, e non sapevo come avrei fatto a liberarmene.
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