Capitolo 33: Un viaggio in due
Dopo aver avvisato Troy e il resto del gruppo, il tempo sembrava essersi fermato. Ogni secondo perso era un colpo inferto al Ranch. Dovevamo muoverci, e dovevamo farlo in fretta.
Troy mi raggiunse mentre mi dirigevo verso il cavallo che avevo lasciato legato poco lontano. I suoi passi erano rapidi, decisi.
"Non vai da nessuna parte da sola," disse con fermezza.
Mi voltai di scatto, sorpresa. "Ho già fatto il viaggio una volta, Troy. Posso farlo di nuovo."
"Non discuterne," ribatté, il tono della sua voce basso ma pieno di autorità. "Vengo con te."
Lo guardai per un momento, combattuta tra il fastidio per la sua testardaggine e un sollievo che non volevo ammettere. Annuii senza dire altro.
Mentre scioglievo le redini del cavallo, Troy si avvicinò. "Spero che questo cavallo sia veloce," disse, con un sorriso che non aveva nulla di divertito.
"Più veloce di te, di sicuro," risposi, cercando di mascherare la tensione con un pizzico di sarcasmo.
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Mi issai sul dorso del cavallo, e Troy fece lo stesso, sistemandosi dietro di me. Era più alto e più massiccio, e la sua presenza dietro di me sembrava occupare tutto lo spazio. Sentii le sue mani posarsi sui miei fianchi, forti ma non invadenti, solo quanto bastava per tenersi stabile mentre il cavallo si preparava a partire.
"Pronto?" chiesi, la voce che tradiva un leggero tremore.
"Vai," rispose lui, il tono calmo, ma c'era una nota di tensione che non avevo mai sentito prima.
Diedi un colpo leggero con i talloni ai fianchi del cavallo, e l'animale scattò in avanti con un galoppo potente. L'aria fredda della notte ci colpì entrambi, ma ciò che mi faceva davvero tremare non era il vento. Era Troy.
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Con il galoppo irregolare del cavallo, le mani di Troy sui miei fianchi si strinsero leggermente, cercando di mantenere l'equilibrio. Quel semplice gesto fece scorrere un brivido lungo la mia schiena. Cercai di ignorarlo, di concentrarmi sulla strada davanti a noi, ma era impossibile. La sua vicinanza, il calore del suo corpo contro il mio, il modo in cui le sue mani sembravano trovare naturalmente la posizione perfetta per reggersi... ogni cosa sembrava amplificata.
"Va tutto bene, Sarah?" chiese lui, il tono più morbido del solito.
"Certo," risposi, forse troppo in fretta.
Non potevo vederlo, ma ero certa che avesse notato qualcosa. La sua voce tradiva una sfumatura di divertimento quando aggiunse: "Sei sicura? Perché sembri un po'... tesa."
Il battito del mio cuore accelerò, e non era per la corsa. "Sto bene," insistetti, stringendo le redini con più forza del necessario.
Troy restò in silenzio per un momento, ma potevo sentire il suo sguardo su di me, intenso e indagatore. Poi, con un tono che sembrava quasi un sussurro, disse: "Interessante."
"Cosa c'è di interessante?" chiesi, senza voltarmi.
"Niente," rispose lui, ma il modo in cui lo disse mi fece capire che non era affatto "niente".
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Mentre il cavallo continuava a galoppare, cercai di calmare i miei pensieri. Ma ogni movimento del cavallo, ogni passo, sembrava portarmi più vicino a una consapevolezza che avevo cercato di ignorare. Non era solo il mio corpo a reagire alla vicinanza di Troy. Era qualcosa di più profondo, più complicato.
Troy, dal canto suo, sembrava aver colto la mia lotta interna. Ogni tanto le sue mani si muovevano leggermente, non tanto da sembrare un gesto deliberato, ma abbastanza da farmi perdere la concentrazione. Non potevo fare a meno di chiedermi se lo facesse apposta.
Quando finalmente la sagoma del Ranch apparve in lontananza, mi sentii sollevata e al tempo stesso delusa. Il viaggio era stato breve, troppo breve.
"Troy," dissi, cercando di riportare la conversazione su un terreno neutrale. "Dobbiamo essere pronti. Non so quanti predoni ci siano, ma sono organizzati."
"Lo so," rispose lui, il tono tornato serio. "E tu hai fatto bene a venire. Anche se avresti potuto morire, stupida ragazza testarda."
Il suo insulto, per quanto velato, era carico di preoccupazione. Sorrisi nonostante tutto, sapendo che nelle sue parole c'era una forma contorta di affetto.
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Quando arrivammo al Ranch, il caos era ancora in corso. Le fiamme illuminavano la notte, e le grida erano ancora forti. Troy balzò giù dal cavallo prima che mi fossi fermata del tutto, pronto a prendere il comando della situazione.
"Sarah," disse, voltandosi verso di me per un attimo. "Resta qui. È troppo pericoloso."
"Non posso restare ferma," risposi, stringendo l'arco che avevo portato con me.
Lui mi fissò per un lungo istante, poi annuì. "Stai dietro di me. Non fare stupidaggini."
E con quelle parole, ci addentrammo nel cuore della battaglia.
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