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Capitolo 32: La corsa verso la salvezza

Il caos regnava nel Ranch. Il fumo denso bruciava gli occhi e il calore delle fiamme rendeva l'aria irrespirabile. Le urla delle guardie e degli abitanti che cercavano di resistere ai predoni erano un sottofondo costante. Ma in mezzo a tutto quel frastuono, una decisione si fece chiara nella mia mente: dovevo avvisare Troy e gli altri.

Non c'era tempo da perdere. Non potevamo resistere a lungo senza aiuti. Ero terrorizzata, ma sapevo che nessuno avrebbe potuto fare quello che mi stavo preparando a fare.

Mi infilai in una delle stalle, approfittando di un momento in cui i predoni sembravano distratti. Il cuore mi batteva forte, ma la determinazione mi spingeva avanti. Gli occhi dei cavalli, spaventati dal rumore e dalle fiamme, mi fissavano. Scelsi l'animale più calmo che riuscii a trovare, un robusto cavallo baio. Non c'era tempo per cercare una sella; avrei dovuto cavalcare a pelo.

"Va tutto bene, ragazzo," mormorai, cercando di calmare il cavallo mentre gli infilavo rapidamente una testiera.

Presi un arco che possedeva un predone, ormai morto vicino la stalla, insieme a una piccola faretra con una manciata di frecce. Non era molto, ma sarebbe bastato per difendermi dai vaganti lungo la strada.

Con un respiro profondo, mi issai sul cavallo. Non avevo mai cavalcato senza sella, ma in quel momento non importava. Dovevo solo tenermi stretta e correre più veloce che potevo.

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Uscire dal Ranch senza essere vista non fu facile. I predoni erano ovunque, e dovevo muovermi con estrema cautela. Mi accovacciai sul dorso del cavallo, facendolo camminare lentamente fino a una delle uscite laterali che sembrava meno sorvegliata.

Quando fui abbastanza lontana, diedi un leggero colpo con i talloni ai fianchi del cavallo. Lui rispose immediatamente, scattando in avanti con un galoppo potente. L'aria fredda della notte mi colpì il viso, mescolandosi al calore del mio respiro affannato.

Ogni secondo che passava mi allontanava dal Ranch, ma non potevo abbassare la guardia. Le strade erano buie e il rischio di incontrare vaganti era altissimo.

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Avevo un'idea approssimativa della direzione in cui si trovava l'accampamento dei predoni, grazie alle mappe che avevo visto durante la riunione con Madison. Il problema era che il percorso era pericoloso, pieno di zone infestate da vaganti e terreni difficili da attraversare.

Il cavallo galoppava con forza, ma ogni tanto rallentavo per ascoltare i rumori intorno a me. Non potevo permettermi di essere colta di sorpresa. A un certo punto, sentii un fruscio tra gli alberi. Mi fermai di colpo, tirando le redini per far fermare il cavallo.

Un vagante emerse dalla boscaglia, trascinandosi verso di me con la sua andatura claudicante. Senza pensarci troppo, afferrai l'arco e incoccai una freccia. La mia mira non era perfetta, ma la freccia colpì il suo bersaglio, piantandosi nella testa del vagante con un rumore sordo.

Ripresi il cammino, cercando di mantenere un ritmo costante. Ogni istante che passava mi avvicinava di più all'accampamento.

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Dopo quello che sembrò un'eternità, raggiunsi una radura che si affacciava sull'accampamento dei predoni. Lo riconobbi subito dalle descrizioni: tende improvvisate, veicoli parcheggiati in modo disordinato e uomini che si muovevano come ombre tra le luci dei fuochi.

Sapevo che Troy e gli altri dovevano essere lì, nascosti tra gli alberi o pronti ad attaccare. Dovevo trovarli prima che fosse troppo tardi.

Lasciai il cavallo legato a un albero poco distante e avanzai a piedi, cercando di non fare rumore. Ogni passo era un rischio, ma finalmente, dopo qualche minuto di ricerca, scorsi un gruppo di uomini accovacciati tra gli arbusti.

"Troy!" sussurrai, la voce spezzata dall'ansia e dalla fatica.

Uno di loro si girò di scatto. Era lui. I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa quando mi vide.

"Sarah? Che diavolo ci fai qui?"

"Il Ranch... è sotto attacco," dissi, cercando di riprendere fiato. "I predoni ci hanno colpito mentre eravate via. Hanno aspettato che foste partiti. Dovete tornare, subito!"

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Per un istante, Troy rimase immobile, come se stesse cercando di elaborare le mie parole. Poi si alzò di scatto, facendo cenno agli altri.

"Dobbiamo muoverci. Subito."

Gli altri annuirono, senza fare domande. La gravità della situazione era chiara a tutti.

Troy si avvicinò a me, il suo sguardo pieno di una rabbia che sembrava sul punto di esplodere.

"Sei completamente impazzita? Sai quanto sei stata stupida a venire qui da sola?"

"Non avevo scelta," risposi, fissandolo negli occhi. "Se non fossi venuta, non avreste mai saputo cosa stava succedendo."

Ci fu un momento di silenzio, poi Troy scosse la testa, frustrato ma riconoscente.

"Sei fortunata a essere ancora viva, Sarah. Ma non ho tempo per litigare con te adesso. Torniamo al Ranch."

E così, senza perdere altro tempo, il gruppo si preparò a lasciare l'accampamento e a tornare verso casa. La battaglia era tutt'altro che finita.

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