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Capitolo 31: L'oscurità che avanza

La sera scese rapida, avvolgendo il Ranch in una calma illusoria. Le luci fioche illuminavano il cortile principale, dove Madison aveva radunato tutti gli uomini e le donne addestrati da Troy per discutere il piano d'attacco. Io mi trovavo ai margine della folla, osservando con attenzione mentre Madison spiegava, con voce ferma e autoritaria, ogni dettaglio del piano.

La ricognizione aveva individuato un campo di predoni non troppo lontano dal Ranch. Era una minaccia che non potevamo ignorare. Con Troy come guida e stratega, il gruppo avrebbe lasciato il Ranch all'alba per sferrare un attacco preventivo.

Non avrei preso parte alla battaglia. Lo sapevo sin dall'inizio, e, nonostante il senso di colpa che cercava di insinuarsi, sapevo che la mia decisione era quella giusta. Non ero una combattente. Il mio coraggio era nato in pochi istanti di disperazione, come quando avevo salvato il bambino dall'incendio, ma la guerra vera e propria era un'altra cosa. Non avevo la capacità per affrontare un conflitto di quella portata.

Madison concluse la riunione con un'esortazione: "Domani sarà una giornata dura, ma è necessaria per garantire la sicurezza di tutti noi. Chi resta qui avrà un compito altrettanto importante: proteggere il Ranch e chi non può combattere. Non abbassate mai la guardia."

Il gruppo si disperse lentamente. Gli uomini e le donne destinati alla battaglia erano silenziosi, ognuno perso nei propri pensieri. Alcuni si preparavano psicologicamente, altri condividevano sguardi d'incoraggiamento.

Troy mi trovò poco dopo, appoggiato contro il tronco di un albero vicino alla mia casa. Il suo viso era più serio del solito, gli occhi fissi su di me. Non c'era traccia del suo solito sarcasmo.

"Sei pronta per domani?" chiese, rompendo il silenzio.

Scrollai le spalle. "Non combatterò, Troy. Restare qui è tutto ciò che posso fare."

Lui annuì lentamente. "Lo so. Ma voglio che tu stia attenta. Non voglio che succeda niente mentre siamo via."

C'era qualcosa nella sua voce, una preoccupazione che non riusciva a nascondere. Era sempre stato protettivo, ma stavolta c'era di più. Era come se sapesse che il pericolo fosse più vicino di quanto volessimo credere.

"Starò bene." dissi, cercando di rassicurarlo, anche se non ero del tutto sicura di crederci.

Non aggiunse altro, ma il suo sguardo mi seguì mentre entravo in casa.

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Il giorno successivo arrivò con un silenzio inquietante. Gli uomini e le donne destinati a combattere partirono presto, con Troy in testa. Restarono solo poche guardie a presidiare il Ranch, per non lasciare la comunità completamente indifesa.

Il resto della giornata trascorse lentamente. Il silenzio che regnava al Ranch era quasi surreale, interrotto solo da rumori delle attività quotidiane. Ma più il tempo passava, più un senso di disagio cresceva dentro di me. C'era qualcosa che non riuscivo ad ignorare.

Fu nel tardo pomeriggio che tutto cambiò.

Stavo aiutando delle donne del Ranch a trasportare delle provviste nel magazzino quando udii i primi spari. Il suono mi fece sobbalzare, e per un attimo non riuscivo a muovermi. Poi, il panico si diffuse.

Le persone corsero in tutte le direzioni, cercando riparo. Uomini armati, che non avevo mai visto prima, avevano fatto irruzione nel Ranch. I predoni. Avevano aspettato il momento perfetto, osservandoci per giorni, forse settimane. Con la maggior parte dei nostri combattenti lontani, avevano colto l'opportunità di attaccare.

Mi trovai schiacciata contro il muro del magazzino, il cuore che batteva all'impazzata. La donna accanto a me stava tremando, e potevo sentire il suo respiro affannoso. Dovevamo trovare un modo per scappare, ma non sapevo dove andare.

Uno degli uomini del Ranch, armato, urlò: "Dentro, tutti dentro! Barricatevi!"

Riuscimmo ad entrare in una delle case vicine, insieme a un gruppo di persone. Le guardie rimaste cercavano di resistere, ma i predoni erano troppi. Spari e grida riempivano l'aria, mescolandosi al crepitio delle fiamme che iniziavano a divampare in alcune zone del Ranch.

Mentre cercavamo di barricarci, il mio corpo tremava. La paura mi aveva paralizzata, ma una voce dentro i me mi spingeva a reagire. Non potevo restare lì senza fare nulla. Non stavolta.

"Dobbiamo aiutare le guardie." dissi, cercando di nascondere il tremore nella mia voce.

Jeremiah, che si era rifugiato con noi, scosse la testa. "Non possiamo fare nulla. Siamo troppo pochi e non abbiamo abbastanza armi. Dobbiamo solo sperare che resistano fino a quando torneranno Troy e gli altri."

Quelle parole mi gelarono. Resistere fino al ritorno degli altri? E se fosse stato troppo tardi?

Guardai fuori da una piccola finestra. I predoni si stavano muovendo con precisione, come se sapessero esattamente dove colpire. Stavano cercando di raggiungere il centro del Ranch, dove si trovavano i magazzini principali e le riserve.

"Dobbiamo rallentarli." dissi, più per me stessa che per gli altri. Non potevo sopportare l'idea di rimanere a guardare mentre tutto ciò che avevamo costruito veniva distrutto.

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Con il cuore in gola, uscii dal nascondiglio, ignorando le proteste di Jeremiah e di chi era con me. Mi muovevo tra le ombre, cercando di evitare di essere vista. Dovevo trovare un modo per aiutare, anche se non avevo un'arma.

Uno dei predoni era intento a incendiare le case. Senza pensare, presi una pietra e la scagliai verso di lui con tutta la forza che avevo. Il colpo non era letale, ma sufficiente a distrarlo. Prima che potesse reagire, una delle guardie del Ranch lo colpì alle spalle, mettendolo fuori combattimento.

Non avevo mai provato un'onda di adrenalina così potente. Mi nascosi dietro un muro, cercando di calmare il respiro. Il Ranch era nel caos, ma sapevo che ogni minuto che riuscivamo a guadagnare era fondamentale. Dovevo continuare.

Non sapevo come sarebbe finita quella notte, ma una cosa era certa: non avrei permesso che il Ranch perdesse senza combattere.

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