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Capitolo 30: La scelta

Il vento era diventato più forte, sollevando le foglie secche del cortile e facendole danzare intorno a noi, come se anche la natura sentisse la tensione che aleggiava nell'aria. Il sole stava iniziando a salire in cielo, lasciandosi dietro il colore rosato dell'alba, ma nessuno dei due sembrava in grado di distogliere lo sguardo. Troy, con il suo volto serio, cercava una risposta che non sapevo ancora dare. Io, con il cuore che mi martellava nel petto, non riuscivo a pronunciare una parola. C'era troppa paura, troppi dubbi che mi bloccavano.

Non avevo mai voluto essere quella che si lasciava coinvolgere in qualcosa di complicato. Avevo sempre cercato di mantenere una distanza, di proteggermi da un mondo che sembrava incapace di offrire certezza. Ma adesso, guardando Troy negli occhi, con quella sincerità che non aveva mai dimostrato prima, capivo che la distanza che avevo costruito stava sbriciolandosi, pezzo dopo pezzo.

"Sarah," continuò lui, la voce bassa e ferma. "Ti sto dicendo che... che non so come fare con questo. Con te. Con quello che provo. Ma so che non voglio perderti."

Non riuscivo a fare a meno di sentire quel nodo allo stomaco, quel mescolarsi di emozioni che non riuscivo a governare. Mi piaceva, e lo sapevo. Mi piaceva più di quanto fossi disposta a riconoscere. Ma c'era sempre quella parte di me che temeva che tutto questo non fosse altro che una distrazione, una fuga dalla realtà che non avevo ancora imparato a gestire. Il Ranch. La guerra. La sopravvivenza. Ogni giorno ci riservava una nuova prova, e in mezzo a tutto questo, il mio cuore non sembrava mai trovare pace.

Mi mordicchiai il labbro inferiore, cercando le parole giuste. Ma non c'erano parole giuste. Non c'era una risposta che potesse rendere giustizia a quello che stavo provando. Eppure, in fondo, sapevo che la mia resistenza stava cominciando a cedere. Sentivo che non avrei potuto più ignorarlo.

"Lo so," mormorai finalmente, la voce rotta dalla confusione. "So cosa provi. Ma... siamo in questo posto, Troy. Non so se ci sia un futuro, non so cosa ci riserva questo mondo. E io... io non voglio ferirmi di nuovo. Non voglio farmi coinvolgere in qualcosa che poi potrebbe non esserci più."

Le parole mi uscivano a fatica, come se fossi costantemente in lotta con me stessa. Guardai Troy, e per un attimo, vidi la sua vulnerabilità, quella che cercava di nascondere con il suo atteggiamento duro e impassibile. Ma ora, davanti a me, non c'era più l'uomo che avevo conosciuto come il "duro" del Ranch. C'era solo Troy, l'uomo che cercava di capire cosa significasse essere umano in un mondo dove non sembrava esserci spazio per sentimenti.

"Capisco," rispose, il suo tono calmo ma deluso. "Non voglio costringerti a nulla, Sarah. Ma non posso negare ciò che sento. E non voglio più nasconderlo."

Ci fu un lungo silenzio, rotto solo dal rumore del vento che frusciava tra le piante. Ogni parte di me voleva urlare, voler rispondere, ma le parole non uscivano. Non riuscivo a fidarmi del tutto. Non riuscivo a credere che qualcosa di bello potesse nascere in un posto come questo, dove la morte era una presenza quotidiana e la speranza sembrava una follia.

Ma c'era qualcosa in Troy che mi spingeva a guardarlo con occhi diversi. Forse era la sua determinazione, o forse era il modo in cui riusciva a farmi sentire viva, anche in mezzo a tanta desolazione. O forse, più semplicemente, era il fatto che, nonostante tutto, mi faceva sentire compresa, come se non fossi più sola.

Non lo sapevo. Non lo sapevo davvero.

"Ti prego, Sarah," disse lui, quasi in un sussurro. "Non voglio perdere questa occasione."

C'era una domanda silenziosa nelle sue parole. Una domanda che sapevo che avrei dovuto rispondere, ma che avevo paura di affrontare. La verità era che, nonostante i miei dubbi, c'era qualcosa che mi attirava irresistibilmente verso di lui, qualcosa che non riuscivo a ignorare.

"Non voglio perdermi in qualcosa che non so se possa durare," risposi infine, con un filo di voce. "Ma... se anche fosse solo per un attimo, se anche fosse solo per il tempo che ci resta..."

Troy mi guardò, e un piccolo sorriso apparve sul suo volto, ma non era un sorriso di vittoria. Era più come una promessa. Come se avesse capito che non avevo bisogno di fare una scelta definitiva subito. Come se il nostro cammino fosse qualcosa che avremmo scoperto insieme, giorno dopo giorno.

"Non prometto nulla, Sarah," disse, la voce più dolce. "Ma posso prometterti che sarò qui, ogni passo del cammino."

E in quel momento, mentre ci guardavamo negli occhi, sentii un piccolo cambiamento dentro di me. Non era un cambiamento improvviso, ma piuttosto il riconoscimento che, forse, non avevo bisogno di avere tutte le risposte. Non avevo bisogno di sapere cosa ci riservava il futuro. A volte, in un mondo come il nostro, era sufficiente vivere il presente.

Mi avvicinai a lui, senza dire una parola. E mentre i nostri occhi si incrociavano, lentamente, senza fretta, sentii la sua mano sfiorarmi. Il contatto, così semplice eppure così carico di significato, fu tutto ciò di cui avevo bisogno per capire che, a volte, il cuore non ha bisogno di spiegazioni.

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