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Capitolo 25: La calma dopo l'incendio

La notte sembrava ancora intrisa di fumo, anche quando l'incendio fu finalmente domato. Il Ranch era tornato al silenzio, ma l'aria era carica di tensione e stanchezza. Nessuno era rimasto ferito gravemente, a parte qualche bruciatura e qualche tossicazione da fumo, ma la casa della famiglia Delgado era ormai ridotta a un cumulo di cenere.

Mi sedetti su una cassa vicino al magazzino, le mani che ancora tremavano leggermente per l'adrenalina. L'aria fresca mi riempiva i polmoni, ma non riuscivo a togliermi di dosso l'odore del fumo, impregnato nei vestiti e nei capelli. Ogni volta che chiudevo gli occhi, rivedevo le fiamme e il piccolo Carlos che piangeva.

"Tu," disse una voce familiare dietro di me, profonda e ferma.

Mi voltai, trovandomi davanti Troy. Era sporco quanto me, con macchie nere di fuliggine sul viso e sulle mani. Sembrava calmo, ma i suoi occhi tradivano una rabbia contenuta.

"Cosa ti è saltato in mente?" chiese, il tono tagliente.

"Non potevo lasciarlo lì," risposi, incrociando le braccia sul petto come una difesa automatica.

"Non sto dicendo che dovevi," replicò Troy, avvicinandosi di un passo. "Ma entrare in una casa in fiamme da sola? Sei completamente folle?"

Alzai lo sguardo verso di lui, sentendo un'ondata di stanchezza e frustrazione. "Che cosa dovevo fare, Troy? Aspettare che qualcuno prendesse coraggio? Carlos sarebbe morto!"

Le sue labbra si serrarono, e per un attimo ci fu un silenzio pesante tra di noi. Poi, con un gesto rapido, Troy si passò una mano tra i capelli sporchi, sospirando profondamente.

"Lo so," ammise infine, il tono meno teso. "Ma hai rischiato la vita, Sarah. E se non fossi arrivato in tempo?"

Abbassai lo sguardo, incapace di rispondere. In parte sapevo che aveva ragione. Avevo agito d'impulso, senza pensare alle conseguenze. Ma la verità era che in quel momento non avrei potuto fare altrimenti.

"Non sono mai stata una persona coraggiosa," dissi piano, la mia voce quasi un sussurro. "Non prima di arrivare qui. Non prima di... tutto questo. Ma quando ho sentito quel bambino piangere, qualcosa dentro di me è cambiato. Non potevo restare ferma."

Troy mi fissò a lungo, il suo sguardo impossibile da decifrare. Poi, senza dire nulla, si sedette accanto a me sulla cassa. Per qualche minuto rimanemmo in silenzio, ascoltando solo il vento che soffiava piano e il crepitio delle ultime braci.

"Non sei come le altre persone qui," disse infine.

Lo guardai, confusa. "Cosa intendi?"

"Le persone qui," continuò, il suo sguardo rivolto verso il vuoto, "sono dure. Spietate. Lo devono essere, per sopravvivere. Ma tu... tu hai qualcosa che noi abbiamo perso da tempo. Quel fuoco dentro di te non è rabbia o vendetta. È... diverso."

Quelle parole mi colpirono più di quanto avrei voluto ammettere. Per un attimo mi chiesi se Troy mi stesse vedendo per quello che ero veramente, o se stesse idealizzando qualcosa che non poteva capire.

"Non sono diversa," mormorai. "Sto solo cercando di sopravvivere, come tutti gli altri."

Troy scosse la testa, un leggero sorriso che non raggiunse i suoi occhi. "No, Sarah. Tu stai facendo molto di più."

Le sue parole lasciarono un peso dolce e difficile nel mio petto. Cercai di nascondere il tumulto di emozioni che mi invadeva, ma quando il suo sguardo incontrò il mio, mi sentii come se il mondo intero si fosse fermato.

"Grazie," mormorai infine, abbassando lo sguardo.

Troy non rispose. Ma sentii la sua presenza accanto a me, forte e silenziosa. In quel momento, non importava quanto fosse complicato il mondo in cui vivevamo. Tra il crepuscolo e la cenere, c'era una connessione che non avevo mai provato prima.

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Più tardi, quella notte, mi trovai a camminare da sola per il Ranch, incapace di dormire. La luna era alta nel cielo, illuminando le rovine della casa bruciata. Pensai a Carlos, alla sua famiglia, a come avessimo rischiato di perdere tutto.

Ma pensai anche a Troy. Alle sue parole. Al modo in cui mi aveva guardato.

Il cuore mi batteva più forte mentre cercavo di dare un senso a tutto. Stavo cominciando a vedere qualcosa in lui, qualcosa che andava oltre la sua spavalderia e il suo cinismo. Ma cosa significava per me?

Mi appoggiai a una staccionata, lasciando che il vento mi accarezzasse il viso. E lì, sotto il cielo notturno, capii che qualcosa dentro di me stava cambiando. Troy Otto non era solo un uomo complicato e pericoloso. Era... molto di più.

E questo mi spaventava.

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