Capitolo 20: La fragilità della pace
La notte calò sul Ranch con un silenzio pesante, spezzato solo dal crepitio dei fuochi accesi per illuminare il cortile. Il sangue e il sudore della battaglia avevano lasciato segni ovunque: macchie scure sul terreno, assi di legno spezzate e volti esausti.
La vittoria era nostra, ma la sensazione di trionfo era fugace. Nessuno lo diceva a voce alta, ma tutti sapevamo che questa non era la fine. I predoni avrebbero potuto ritirarsi per ora, ma sarebbero tornati. Sempre più furiosi, sempre più pericolosi.
Troy era rimasto con me per tutto il tempo, aiutandomi a calmare i nervi dopo la battaglia. Quando tutto sembrava essersi placato, decise che era il momento di confrontarsi con Madison.
"Abbiamo bisogno di un piano." disse mentre ci dirigevamo verso la casa principale, dove si stava tenendo un'altra riunione improvvisata.
"Non possiamo più aspettare che siano loro a muovere il primo passo." risposi, la mia voce che tremava leggermente, ma con una determinazione che sorprendentemente non mi sembrava estranea.
Troy mi lanciò uno sguardo valutativo. "Cominci a pensare come me." disse con un piccolo sorriso.
Non risposi, ma sentii un calore al petto. Non ero ancora sicura se fosse una cosa buona o meno, ma la connessione tra noi stava crescendo sempre di più, intrecciandosi in modi che non riuscivo a ignorare.
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Quando entrammo nella sala principale, Madison, Alicia e altri membri importanti del Ranch erano già riuniti attorno al tavolo. La tensione nell'aria era palpabile.
"Abbiamo vinto oggi," iniziò Madison, il suo tono autoritario che non lasciava spazio a fraintendimenti, "ma non possiamo abbassare la guardia. Loro torneranno. E la prossima volta saranno ancora più determinati."
"Allora dobbiamo essere noi a colpirli per primi." disse Troy, la sua voce tagliente come un coltello.
Tutti si girarono verso di lui.
"Non possiamo vivere costantemente con questa minaccia che incombe su di noi," continuò. "Se li lasciamo riprendersi, diventeranno più forti. Dobbiamo eliminarli una volta per tutte."
Ci fu un mormorio di disapprovazione tra alcuni presenti.
"Non possiamo rischiare un'offensiva così pericolosa," intervenne uno degli uomini più anziani. "Abbiamo già perso abbastanza persone."
"E ne perderemo altre se non facciamo nulla!" ribatté Troy, la sua frustrazione evidente.
"Ha ragione," dissi, sorprendendo persino me stessa. Tutti gli occhi si girarono verso di me, inclusi quelli di Madison. Mi sentii improvvisamente al centro dell'attenzione, ma non mi tirai indietro.
"Li ho visti," continuai, cercando di mantenere la voce ferma. "Ho visto come combattono. Sono organizzati, sì, ma dipendono da un leader. Se riusciamo a colpire al cuore, potremmo avere una possibilità."
Madison mi osservò attentamente, come se stesse valutando il mio discorso. Poi annuì lentamente. "Forse hai ragione. Ma dobbiamo essere intelligenti. Non possiamo permetterci di fare un passo falso."
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La riunione si concluse con l'accordo che avremmo messo insieme un piano per una missione d'assalto. Troy fu incaricato di guidarla, e io mi trovai, ancora una volta, a essere coinvolta più di quanto avrei mai immaginato possibile.
Più tardi, mentre tornavamo verso le nostre rispettive stanze, Troy mi prese per un braccio e mi fermò.
"Non dovevi farlo." disse, il suo tono basso e carico di preoccupazione.
"Far cosa?" chiesi, confusa.
"Esporre così tanto le tue opinioni davanti a Madison e agli altri," spiegò. "Ora sei coinvolta. Non posso proteggerti se succede qualcosa."
Mi irrigidii alla sua affermazione. "Non ho bisogno che tu mi protegga, Troy," dissi, forse con più durezza del necessario. "Sono in grado di prendermi cura di me stessa."
Lui scosse la testa, il suo sguardo intenso che mi trapassava. "Non è questo il punto. Non voglio che tu ti metta in pericolo inutilmente. Sei... importante per me."
Le sue parole mi colpirono come un pugno in pieno viso. Non avevo mai pensato di sentire Troy Otto dire qualcosa del genere, e per un momento non seppi come rispondere.
"Sono già in pericolo," dissi infine, la mia voce più morbida. "Tutti lo siamo. Ma non voglio vivere nella paura. Voglio fare qualcosa. Voglio... avere una possibilità di cambiare le cose."
Troy mi guardò per un lungo momento, poi annuì. "Va bene," disse. "Ma promettimi che starai attenta."
"Sempre." risposi, e senza pensarci due volte mi avvicinai e lo abbracciai. Fu un gesto spontaneo, ma sentii le sue braccia avvolgermi quasi subito, come se fosse lì che appartenessero.
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Quella notte dormii poco. Il pensiero della missione che ci aspettava mi teneva sveglia, ma c'era anche un'altra sensazione, più profonda e più confusa: l'inizio di qualcosa di nuovo.
Non sapevo dove ci avrebbe portato tutto questo, né se sarei sopravvissuta abbastanza a lungo per scoprirlo. Ma una cosa era certa: con Troy al mio fianco, mi sentivo più forte. E forse, solo forse, c'era ancora una scintilla di speranza in questo mondo spezzato.
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