Capitolo 15: Un nuovo inizio
La mattina dopo, la luce del sole filtrava attraverso le tende sottili della piccola stanza che mi avevano assegnato al Ranch. Mi svegliai con una sensazione di agitazione e qualcosa che somigliava al rimorso. Non perché mi pentissi di quello che era successo con Troy, ma perché sapevo che le cose ora sarebbero state più complicate.
Non potevo smettere di ripensare a quel momento, al modo in cui mi aveva guardata, come se per la prima volta mi vedesse davvero. Ma cosa significava? In un mondo come questo, dove ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza, c'era spazio per qualcosa di più?
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Mi vestii in fretta e uscii dalla stanza. Il Ranch era già in fermento. Le persone correvano avanti e indietro, trasportando attrezzi e munizioni. C'era un'aria di tensione che non avevo mai percepito prima.
"Che sta succedendo?" chiesi ad Alicia quando la incrociai vicino all'infermeria.
"Madison ha convocato una riunione d'emergenza," rispose, il viso serio. "Pare che qualcuno abbia avvistato un gruppo armato non lontano da qui."
Il mio stomaco si strinse. Non era passato molto tempo dall'attacco nella capanna, e l'idea che quei predoni potessero essere vicini mi fece venire i brividi.
"Dov'è Troy?"
"Sta con Jake e Madison," disse Alicia. "Credo che stiano discutendo un piano."
Annuii e mi diressi verso la sala riunioni, il cuore che batteva più veloce ad ogni passo. Quando entrai, trovai Troy appoggiato contro una parete, le braccia incrociate e l'espressione cupa. Jake era seduto a un tavolo, ancora pallido ma visibilmente più forte, mentre Madison parlava animatamente con un gruppo di leader del Ranch.
"Abbiamo bisogno di rinforzare le difese," stava dicendo Madison. "Non possiamo rischiare di farci trovare impreparati."
Troy alzò lo sguardo quando mi vide, e per un attimo, il suo sguardo si ammorbidì. Ma tornò subito serio, come se stesse cercando di mantenere le distanze davanti agli altri.
"Quante persone hai visto?" chiese a uno degli uomini.
"Almeno cinque o sei," rispose l'uomo. "Erano armati, ma non sembravano organizzati."
"Non possiamo sottovalutarli," disse Troy. "Anche un gruppo piccolo può fare danni se trova un punto debole."
"Allora dobbiamo assicurarci che non ci siano punti deboli," intervenni, attirando l'attenzione di tutti.
Madison mi guardò con un cenno di approvazione. "Esatto. Ecco perché voglio che iniziamo subito a pattugliare i confini. Troy, puoi occupartene tu?"
"Fatto," rispose lui senza esitazione.
"Vengo con te," dissi, prima ancora di rendermene conto.
Troy mi lanciò uno sguardo sorpreso, ma non disse nulla. Madison, invece, annuì. "Bene. Più occhi abbiamo, meglio è."
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Poco dopo, io e Troy ci trovammo a camminare lungo il perimetro del Ranch, in silenzio. Lui portava il fucile a tracolla, i suoi occhi che scrutavano ogni angolo del bosco. Io cercavo di concentrarmi sulla pattuglia, ma era impossibile ignorare la tensione tra di noi.
"Non pensavo che ti offristi volontaria," disse infine, rompendo il silenzio.
"Non pensavo di avere scelta," risposi, cercando di mantenere un tono leggero.
Lui si fermò e mi guardò, il suo sguardo più intenso che mai. "Sarah... di ieri sera-"
"Non ne parliamo," lo interruppi, sentendo il calore salirmi alle guance. "Non adesso."
"Non possiamo ignorarlo," disse, facendo un passo verso di me.
"Non lo sto ignorando," risposi, cercando di tenere la voce ferma. "Ma abbiamo cose più importanti a cui pensare, come mantenere questo posto al sicuro."
Troy mi fissò per un momento, poi annuì lentamente. "Hai ragione. Ma questo non significa che non ci torneremo."
Mi voltai e ripresi a camminare, cercando di nascondere il caos dentro di me. Non volevo affrontare quello che stava succedendo tra di noi. Non ora.
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La pattuglia non rivelò alcuna traccia di intrusi, ma sapevo che non significava essere al sicuro. Tornammo al Ranch quando il sole iniziò a tramontare, e trovammo Madison che organizzava i turni di guardia per la notte.
"Non abbiamo visto nulla," riferì Troy, posando il fucile.
"È già qualcosa," disse Madison, anche se il suo tono tradiva una certa preoccupazione.
Mi diressi verso la mia stanza, esausta, ma Troy mi fermò prima che potessi entrare.
"Sarah" disse, il suo tono più morbido.
Mi voltai verso di lui, aspettandomi che dicesse qualcosa di importante. Ma lui rimase in silenzio per un momento, come se stesse cercando le parole giuste.
"Grazie," disse infine.
"Per cosa?" chiesi, confusa.
"Per essere qui," rispose. "Per tutto."
Il suo sguardo era così sincero che per un attimo dimenticai tutto il resto. Annuii lentamente, senza sapere cosa dire. Poi entrai nella stanza, lasciandolo lì nel corridoio.
Quella notte, mentre cercavo di dormire, mi resi conto che le cose tra di noi erano cambiate in modo irreversibile. Non sapevo dove ci avrebbe portato tutto questo, ma una cosa era certa: con Troy al mio fianco, mi sentivo più forte. E forse, per la prima volta, sentivo di avere un motivo per continuare a lottare.
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