Capitolo 12: Lupi nella notte
Le prime due notti passarono in un silenzio irreale, rotto solo da respiri affannosi di Jake e dal crepitio del fuoco che Troy aveva acceso all'esterno per tenere lontani i vaganti. Nonostante fossimo esausti, nessuno di noi riusciva a dormire davvero. La tensione era palpabile. Non avevamo idea di quanto tempo ci sarebbe voluto prima che Jake fosse in grado di muoversi, e il pensiero che gli uomini incontrati nel bosco potessero trovarci ci teneva costantemente in allerta.
Troy sembrava aver preso su di sé il compito di fare la guardia. Stava seduto accanto alla finestra con il fucile in mano, gli occhi fissi nel buio. Era strano vederlo così calmo, quasi immobile, come un predatore in attesa di colpire. Ogni tanto il suo sguardo si posava su di me, e mi chiedevo cosa gli stesse passando per la testa.
"Non dovresti riposare un po'?" gli chiesi una sera, sedendomi accanto a lui.
"Non posso," rispose senza guardarmi. "Non finché siamo ancora qui."
Sospirai. "Troy, se non dormi, non sarai in grado di proteggerci se succede qualcosa."
Lui mi fissò, il suo sguardo duro ma con una nota di preoccupazione. "Proteggervi è l'unica cosa che conta."
"Non sei solo in questo," ribattei, cercando di fargli capire che non doveva portare tutto il peso sulle sue spalle. "Siamo una squadra, ricordi?"
Troy fece un leggero cenno di assenso, ma non sembrava del tutto convinto.
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La terza notte, il silenzio fu spezzato. Ero seduta accanto a Jake, controllando la febbre che sembrava calare lentamente, quando sentii un rumore fuori dalla capanna. Alicia si irrigidì accanto a me, e Troy si alzò di scatto, il fucile già puntato verso la porta.
"Chi c'è?" chiese Troy, la voce bassa ma carica di minaccia.
Per un attimo, ci fu solo silenzio. Poi un'altra serie di rumori: passi, leggeri ma inconfondibili. Non eravamo soli.
Troy si mosse verso la porta, facendomi segno di stare zitta. Alicia afferrò un coltello da cucina, mentre io cercavo di mantenere la calma. Jake era troppo debole per muoversi, e se fosse successo qualcosa, sarebbe stato indifeso.
All'improvviso, la finestra si infranse con un rumore assordante, e un uomo mascherato si precipitò dentro. Troy sparò senza esitazione, colpendolo al petto e facendolo cadere a terra. Ma non era solo.
"State giù!" gridò Troy, mentre altri due uomini apparivano all'ingresso.
Mi abbassai accanto a Jake, il cuore che mi batteva all'impazzata. Alicia si posizionò davanti a noi, il coltello stretto in mano.
"Pensavate di poterci scappare, eh?" disse uno degli uomini, avanzando con una pistola puntata verso Troy.
"State lontani." ringhiò Troy, il fucile ancora puntato.
"Facciamo un accordo," disse l'altro uomo, sorridendo in modo inquietante. "Ci date tutto quello che avete, e forse vi lasceremo vivere."
"Non c'è niente da trattare." rispose Troy, premendo il dito sul grilletto.
Il primo colpo fu rapido, e il secondo segui poco dopo. Troy si muoveva con una precisione letale, ogni colpo trovando il suo bersaglio. Ma uno degli uomini riuscì a sparare prima di cadere, e il proiettili si conficcò nella parete a pochi centimetri dalla mia testa.
Quando il silenzio tornò, mi resi conto di avere il fiato corto. Troy era ancora in piedi, il fucile fumante nelle mani, mentre i tre uomini giacevano morti sul pavimento.
Alicia lasciò cadere il coltello, tremando visibilmente. "Erano loro?" chiese, la voce spezzata.
"Si," rispose Troy, senza distogliere lo sguardo dai corpi. "Ma potrebbero essercene altri."
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Passammo il resto della notte e liberarci dei cadaveri, trascinandoli lontano dalla capanna per evitare di attirare vaganti. Il sangue sul pavimento sembrava impossibile da pulire, e l'odore di morte era ovunque.
Troy non disse una parola mentre lavorava, ma i suoi movimenti erano tesi, quasi rabbiosi. Quando finimmo, tornò dentro e si sedette accanto a Jake, come se nulla fosse successo.
"Va tutto bene?" gli chiesi, avvicinandomi cautamente.
Lui mi lanciò uno sguardo che mi fece gelare il sangue. "È mai tutto bene in questo mondo?"
Non sapevo cosa rispondere.
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Il mattino seguente, Jake aprì gli occhi. Era ancora pallido e debole, ma il suo sguardo era più lucido.
"Troy..." mormorò, e Troy si avvicinò immediatamente, prendendogli la mano.
"Sono qui, Jake. Sei al sicuro."
Jake annuì debolmente, poi il suo sguardo si spostò su di me e Alicia. "Grazie." disse, la voce quasi impercettibile.
"Non ringraziarci ancora," rispose Alicia, sorridendo con difficoltà. "Hai ancora molta strada da fare per riprenderti."
Troy rimase accanto a lui per tutto il giorno, e per la prima volta, sembrava meno teso. Ma io sapevo che la minaccia non era finita. Anche se quei tre uomini erano morti, c'era sempre il rischio che facessero parte di un gruppo più grande.
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Quella notte, mi sedetti accanto a Troy mentre faceva la guardia. Il fuoco fuori dalla capanna era quasi spento, e il cielo era nero come l'inchiostro.
"Per quanto possiamo continuare così?" chiesi, rompendo il silenzio.
Troy si voltò verso di me, il suo sguardo stanco ma intenso. "Finché sarà necessario."
Non risposi, ma sentii una fitta al cuore. Sapevo che aveva ragione, ma vivere in costante paura stava iniziando a logorarmi.
"E tu?" chiese improvvisamente Troy.
"Cosa?"
"Quanto sei disposta a resistere?"
Lo fissai, sorpresa dalla domanda. Poi trovai la risposta dentro di me. "Quanto basta per restare viva. Per aiutare chi mi è accanto."
Troy annuì, e per un attimo, vidi una scintilla di ammirazione nei suoi occhi. "Sei più forte di quanto pensi."
Quelle parole mi colpirono più di quanto avrei voluto ammettere. E per la prima volta, mi chiesi se non stessi iniziando a vedere Troy in un modo diverso.
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