Capitolo 23 (pt.1): Muori a monte
Il Prescelto
Baryon giunse alla caverna che l'alba era ormai alle porte.
Le iridi gelide del giovane studiavano con calma l'ingresso roccioso, mentre il sole calante lo illuminava appena di sfumature aranciate. I resti di uno scontro avvenuto la notte prima erano un flebile scricchiolio sotto i suoi passi.
Le hyemna che aveva risvegliato avevano fatto un buon lavoro, notò avanzando tra i rami distrutti. Avevano sgomberato il passaggio, giungendo fino ai guardiani dormienti di quel luogo, assicurandosi che non si sarebbero più potuti risvegliare. Avevano ucciso e raso a zero, sacrificando la vita che lui stesso gli aveva donato per permettere al ragazzo di avvicinarsi al portale – per permettergli di aiutare lei a raggiungere il suo destino.
L'inizio della fine era arrivato.
Baryon si accovacciò all'imbocco della caverna, sfiorando il terreno con due dita per assicurarsi che nessuna barriera fosse ancora in piedi. La terra gli rispose con una melodia che lo fece sorridere, invitandolo a entrare e solleticandogli le dita. Eterea e costante era la presenza che mai lo avrebbe abbandonato, la voce che lo guidava in ogni momento.
Fece il suo ingresso nella grotta.
Un passo, poi un altro. La luce si affievolì sempre di più, lasciando le mura cupe e illuminate solamente da piccoli funghi luminosi che crescevano sulle pareti, aiutate dall'umidità del fiume sotterraneo che avvertiva scorrere sotto i suoi piedi. Poteva sentire la forza del mondo e la sua sicurezza mentre avanzava, avvicinandosi allo sbocco dove il fiume sfociava in un laghetto stagnante profumato di terra e magia.
Baryon seguì il sentiero luminoso tenendo un palmo a contatto con la parete di roccia, seguendone i contorni tortuosi e ascoltando il battito lento della Natura intorno a sé. Era un'immagine già vista, quella, già vista... ma svanì in un istante quando raggiunse la sponda del lago, provando una straziante commozione quando il suo sguardo si fissò sull'isolotto al centro della grotta e l'arco che ne sovrastava la superficie.
Quanto aveva atteso quel momento, quanto aveva aspettato che tutte le pedine fossero finalmente al loro posto...
Il cuore saltò un battito.
Il portale era immenso: alto e dall'aspetto antico. La pietra smussata con cui era stato eretto era stata lasciata nuda, senza alcuna decorazione a eccezione di incisioni che ne raccontavano la storia, i nomi di coloro i quali avevano posseduto la magia necessaria ad attivarlo, dai tempi dei primi Signori della Natura fino all'ultima Epohymia conosciuta, secoli prima. Erano stati tempi che lui non aveva vissuto, non di persona... tempi che ormai conosceva, però, grazie al canto che lo aveva prescelto.
Presto. Presto anche il nome di lei sarebbe stato inciso su quella pietra.
Presto tutto sarebbe iniziato.
Baryon sollevò la mano destra, il palmo rivolto verso l'arco e le parole che rapide sgorgarono dalle sue labbra in una lingua antica, per cui aveva sacrificato molto.
Troppo.
No, si corresse. Non troppo, mai troppo. Non si sarebbe mai pentito di aver dato tutto per il suo destino. Lui che era il Prescelto, lui che avrebbe risvegliato la Natura. Avrebbe dato inizio a tutto, e lo avrebbe fatto a costo della sua stessa vita. Sarebbe stato ricordato nel tempo e nella storia per quel sacrificio, e la Natura lo avrebbe accolto tra le sue braccia materne con la regalità che gli spettava.
Strinse il pugno, concludendo la litania e chiudendo gli occhi. Avvertì un brivido corrergli lungo la schiena; il tempo si fermò prima che il portale iniziasse a brillare.
Piano, poi sempre più violentemente contro l'oscurità dietro le sue palpebre.
Baryon aprì gli occhi e avanzò verso il lago, spogliandosi prima di entrare in acqua e lasciando gli indumenti sulla sponda umida. Teneva lo sguardo fisso sul portale, osservandone i giochi di luce e il modo in cui quei colori parevano parlargli, sussurrando dolci parole al pari di un'amante.
La delicatezza con cui lo sfioravano, il calore che generavano e che gli avvolgeva i pensieri.
Quando lo raggiunse non riuscì a trattenersi e posò i palmi bagnati sulla superficie di pietra, accarezzando le sue incisioni fino a fermarsi su quella da cui, sapeva, avrebbe mosso il primo passo.
Le pedine erano al loro posto.
«Fior della natura, sbocci all'alba e muori a monte» mormorò, e quella frase fece brillare il portale degli stessi colori di un arcobaleno nascente.
La Natura lo sapeva, lo desiderava.
Quel maledetto sacrificio.
«Muori a monte...» sussurrò ancora, riprendendo l'antica litania e lasciando danzare i suoi sensi al ritmo crescente della fine.
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