Capitolo 22 (pt.1): Quella donna
Il Principe
Il principe Vladimir I Darui annaspò fuori dall'acqua del lago cercando di riprendere fiato con un James fradicio al proprio fianco.
Aveva perso i sensi solo per pochi secondi, ma erano stati abbastanza per finire a contatto con il gelo dell'acqua da cui era stato strappato solo grazie alle braccia umane dello scienziato di corte. Senza di lui, con tutte le probabilità sarebbe finito annegato nelle correnti magiche del Lago degli Amanti, famoso per l'abbraccio eterno che offriva a chi si lasciava cullare dalle sue noti amare.
Una magia da cui stare alla larga, soprattutto se privi di sensi.
Ora, ai piedi della statua del primo re dell'antica Epohyen, Alonius Nestvar, a Vladmir tornarono in mente le parole sentite pochi giorni prima a Lyede, mormorate dal giovane bellicoso che era scomparso subito dopo averle pronunciate.
"Faccia attenzione alla testa, mio principe."
Come aveva fatto a sapere cosa sarebbe accaduto? Che avesse avuto modo di vedere il futuro, di prevedere la botta alla testa ricevuta per mano di quella... quella...
Bastarda.
Il principe non aveva risposta a certe domande, e una parte di sé temeva di trovarla. Dopo secoli di silenzio da parte della magia, perché tornare proprio ora in quel regno? E cosa sarebbe potuto significare per Chev, per suo padre, per tutto ciò che aveva sacrificato fino ad allora e che ancora avrebbe dovuto dare?
E il dyaren... no, doveva abituarsi all'idea: la dyaren. La donna che lo aveva colpito in testa con quel sorrisetto soddisfatto...
Quella bastarda.
Non aveva mai ucciso una donna, ma non si sarebbe trattenuto per lei. Scoprire fosse una femmina non aveva cambiato nulla: era consapevole del proprio compito e lo avrebbe eseguito senza badare a chi aveva di fronte. Il suo essere una ragazza non avrebbe avuto alcun significato, né ora né mai.
E il rispetto che Vladimir sentiva covare in una parte di sé per una semplice femmina abbastanza coraggiosa da sfidarlo apertamente non lo avrebbe frenato. Anzi, l'avrebbe motivato a fare sparire quella pazza dalla circolazione.
Non può rimanere a piede libero.
Ma il suo ruolo... che ruolo poteva avere quella ragazzina in tutto ciò che stava cambiando nelle Terre del Tempo? Era comparsa all'improvviso, proprio ora che i regni erano in subbuglio e le voci più disparate sul futuro si confondevano tra le folle. Il traffico mercenario andava aumentando e suo padre aveva intensificato la vigilanza a Chev e nelle zone di confine, senza nascondere al popolo le punizioni a cui andavano incontro i traditori del regno.
Prima che quella serie di tremende coincidenze prendesse piede, la missione originaria di Vladimir avrebbe dovuto rappresentare un avvertimento per Lyede e i suoi regnanti – eppure era degenerata, divenendo una caccia aperta a una dyaren spuntata da chissà dove, affiancata per di più da Janine la Bianca.
Il principe era stato uno stupido, uno stupido così vicino a chiudere per sempre quella storia, a farla fuori... e tutto era sfumato in un battito di ciglia. Solo perché si era lasciato prendere di sorpresa.
E una cosa era certa: Vladimir I Darui odiava quel tipo di sorprese.
Lo disgustavano, lo facevano infuriare.
Maledizione.
La voce di James era un sussurro soffocato sotto il flusso di pensieri del giovane. Lo scienziato lo fissava truce, i lunghi capelli biondi che, sciolti, gli sfioravano le spalle con onde fradicie a causa del tuffo inaspettato. Era completamente nudo, come sempre quando cambiava forma – i vestiti erano stati abbandonati ore prima in una saccoccia legata alla sella dello stallone di Vladimir e l'unico colore sulla sua pelle bianca, in quel momento, era il tatuaggio rosso e oro che risplendeva di magia sul lato sinistro del suo volto.
Gli occhi carbone erano pieni di disappunto e curiosità... forse anche di un pizzico di malizia.
«Dunque era una donna, mio principe?»
Vladimir non rispose, ignorando il tono canzonatorio dell'amico e passandosi una mano tra i capelli bagnati.
«E illuminatemi, era quantomeno una bella donna, per lasciarvi disarmare tanto facilmente e farvi gettare nel lago come un sacco di patate?»
«In questi momenti mi domando, James, cosa ci trovino le donne in te» fu la replica piccata del principe.
Lo scienziato sollevò entrambe le sopracciglia con sufficienza, spostando lo sguardo sulla statua opposta a quella del re di Epohyen – la sua sposa Annalie, la prima Epohymia di cui si parlava negli annali delle loro biblioteche. «Sono intelligente, divertente, e dire di discreta bellezza sarebbe un grosso e grasso eufemismo.»
Il principe sospirò, soffocando una risata amara.
«Ripeto: almeno era una bella fanciulla o siete caduto nel fiume per lo spavento? Non ditemi che assomigliava alla vostra adorata bisnonna Mariette?»
Il ricordo dell'espressione truce e rugosa della bisnonna Mariette gli strappò una smorfia.
«Non ci ho fatto caso» tagliò corto Vladimir, deciso a non soffermarsi su dettagli del genere. La donna, ragazza o quel che fosse lo aveva disarmato per colpa di una sua disattenzione e il solo pensiero lo riempiva di vergogna e desiderio di rivalsa.
Bastarda.
James non parve soddisfatto di quella risposta. «Perdonate la mia insistenza, ma con un viaggio lungo ed estenuante come quello delle ultime settimane, datemi almeno un motivo per continuare a rincorrere questa selvaggia. La sua bellezza sarebbe un incentivo non indifferente.»
«Non ti servono motivazioni. È stato il tuo re a ordinarlo.»
«Il mio re ha ordinato di uccidere tutt'altra fanciulla. Erano ordini ben diversi, mio signore.»
Vladimir strinse le palpebre. Era vero. Il re aveva ordinato ben altro: l'assassinio di una reale di Lyede, e non una nobile qualsiasi. Il principe avrebbe dovuto scagliare una maledizione contro la principessa Lucinda Bramoi, figlia dello smidollato sovrano di Lyede e sorella dell'erede al trono... e così aveva tentato di fare.
Eppure, quella stupida maledizione aveva deciso di fare di testa propria, colpendo un'inutile dyaren.
E io ancora non capisco come.
La dyaren aveva sfidato l'orgoglio del principe nel momento in cui si era messa tra lui e le intenzioni di suo padre. Per colpa di quella donna aveva dovuto disubbidire all'uomo a cui aveva giurato lealtà, rischiando di condannarsi da solo alla sua furia, o ancora peggio al suo disappunto.
Vladimir doveva toglierle la vita e riprendere il suo compito originale – per quello doveva trovarla in fretta, il più in fretta possibile.
Con un colpo di reni il principe si rimise in piedi, valutando le loro opzioni senza degnare James di altre attenzioni. Sarebbe potuto correre subito dietro alla dyaren e, ne era certo, non l'avrebbe lasciata fuggire una seconda volta. Oppure avrebbe potuto prendere la decisione più saggia: tornare a castello, confessare di fronte all'imponente trono del re cosa era accaduto e i cambiamenti improvvisi che si stavano verificando a Lyede.
Avrebbe dovuto rivolgere nuovamente le sue attenzioni ai Bramoi, per soddisfare almeno in parte suo padre. Eppure nonostante una parte di sé desiderasse ottenere l'approvazione del suo sovrano, il pensiero continuava a tornare sempre lì.
Alla donna che, ne era certo, sarebbe riuscito a uccidere.
«Dobbiamo prima trovare la dyaren, James. Prima lei, poi tutto il resto» disse, lo sguardo fisso sul dolore raffigurato nei lineamenti di Annalie. Tristi leggende, avvenimenti accaduti secoli prima che ancora lasciavano intravedere sofferenza e disperazione.
Volente o nolente l'avrebbe uccisa, quella bastarda.
«Blaine Wes morirà.»
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