Capitolo 20 (pt.3): Un briciolo di verità
Il Principe
Il principe assistette all'azzuffata all'esterno della locanda dei Tre Cani cercando di resistere al desiderio di tornare indietro, di correre nuovamente su per la rampa di scale del locale fino a ritrovare il ladruncolo che era finito nelle loro stanze alla ricerca di chissà cosa. Una parte di lui trovava spiacevolmente curioso come un ladro fosse capitato ai Tre Cani proprio quando lui e James avevano deciso di far tappa lì – era stata una coincidenza che gli pungeva ancora le viscere e gli faceva desiderare di ritrovare il ragazzino per costringerlo a vuotare il sacco sul vero motivo della sua comparsa.
E lo avrebbe fatto... lo avrebbe fatto sul serio non fosse stato per James che, invece, sembrava essersi addirittura divertito a sviare il ladruncolo. Come fosse stato uno scherzo di poco conto, quello del ragazzino; come se non avesse rappresentato alcun pericolo considerevole di attenzioni.
«State ancora pensando al messere, mio signore? Non fatevi troppi crucci, sarà già sparito a quest'ora.»
Il principe puntò lo sguardo smeraldo sullo scienziato di corte, stringendo le labbra e trattenendo una risposta secca. Aveva già espresso le proprie ritrosie e James era riuscito a ignorarle tutte, ribattendo con espressione per nulla allarmata a ognuna di loro, sorridendo a quelle che aveva definito "inutili paranoie". Alla fine, il principe gli aveva concesso di averla vinta – lo aveva seguito fuori dalla locanda lasciando qualche altra moneta d'oro al Bastardo e tornando a pensare solamente ai problemi reali, quelli alla mano e più urgenti.
La sua missione: il dyaren e la sua fuga.
Doveva trovarlo e doveva ucciderlo.
Era stanco di girare in tondo in quell'inutile regno senza un briciolo di magia. Era stanco, ed era anche deciso a chiuderla il più in fretta possibile.
«Giù le mani, lurido verme!» Altre grida, altri insulti che si alzavano di fronte a loro. Il principe sospirò seccato, osservando l'ammasso di corpi continuare ad alzare le mani in mezzo alla piazza, davanti a un pubblico di popolani che sembrava starsi divertendo come non mai.
Aveva più volte sentito parlare dell'indole rissosa dei popoli di Lyede. A Chev se ne discuteva spesso durante le feste di palazzo, perché senza la magia gli uomini erano solo quello: umani alla stregua dei dyaren, estranei nelle Terre del Tempo, stranieri nel loro stesso mondo.
Anche se...
L'aveva sentito, l'odore della magia. L'aveva sentito ore prima nelle sue stanze, quando il ladruncolo aveva fatto capolino da dietro l'ingresso. Gli era arrivato alle narici con la fredda sensazione che ben conosceva: il profumo del cuoio e della terra che aveva invaso il corridoio della locanda.
Era sempre stato quello l'odore distintivo degli incanti, per lui, e quella volta non si era trattato delle essenze leggere della magia elementare, no... quel che aveva sentito era stato un aroma forte e amaro, tanto penetrante da scavargli nelle ossa. Era stato qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di avvertire in altre circostanze, di certo non in quel regno dove la magia sopravviveva appena.
Avrebbe desiderato indagare, avrebbe voluto capire...
Ma la precedenza doveva averla ancora il dyaren. Lui e la Bianca, lui e Janine.
Li avrebbe trovati.
«Direi di continuare a chiedere informazioni, mio principe. Quantomeno quando il grosso sarà finito» stava intanto proponendo James, intromettendosi nei suoi pensieri. Lo fece gesticolando appena verso la rissa che non accennava a diminuire, sbuffando una risatina. «Certo che ne hanno di verve...»
«Chiediamo della tigre» confermò il principe, incrociando le braccia al petto. «Ma non parlare a nessuno del dyaren. A questo punto è inutile spargere ancora di più la voce.»
«Non preoccupatevi, non...» iniziò, ma prima di poter continuare, un tonfo pesante attirò l'attenzione di entrambi nuovamente verso la massa di corpi.
Un manipolo di guardie era appena giunto: cinque soldati uniti in un fronte unico, con indosso gli stemmi argentati dei sovrani di Lyede, i Bramoi. L'orso polare che svettava sulla schiena dei nuovi arrivati diede abbastanza slancio a buona parte del pubblico e la folla iniziò a diradarsi rapidamente, lasciando passare senza difficoltà gli uomini del re e i loro stalloni. In quello stesso istante anche i rissosi iniziarono a correre verso ogni angolo della piazza, superando in parte la folla, cercando di sfuggire alla presa degli uomini che tentarono di braccarli.
«Fermi! Fermatevi, in nome del Re!»
Fu a quel punto che accadde.
Uno dei lyediani si staccò dalla massa di rissosi, inciampando e cadendo rovinosamente in avanti, ai piedi del principe. Nel farlo si aggrappò a un lembo del mantello del giovane, strappando a James un'esclamazione a metà tra il divertimento e il disgusto, costringendo i due amici a indietreggiare di un passo.
Il principe barcollò appena, preso alla sprovvista. Puntò lo sguardo sul rissoso, incontrando due iridi del colore del ghiaccio, incastonate in un volto giovane e segnato appena da una barba leggera e incolta, scura come i capelli pece del ragazzo che aveva davanti. Questi si scansò dal principe profilandosi in una serie di scuse, piegandosi in un inchino abbozzato.
Un forte odore di sale si perse nell'aria, curioso in un luogo di montagna come Lyede. James mormorò qualcosa sottovoce, ma il principe non riuscì a distinguerne le parole, concentrato com'era sul nuovo arrivato.
«Mio signore, non era mia intenzione importunarvi» stava mormorando il lyediano, tenendo il capo chino e lanciando occhiate sparute in direzione della rissa che andava diminuendo. «Vi prego, se posso farmi perdonare in qualsiasi modo...»
Il principe fece per negare, la mente che correva già altrove. Dovevano allontanarsi da lì prima che le guardie iniziassero a fermare altri passanti – l'unico imprevisto che gli sarebbe mancato sarebbe stato ritrovarsi a dover dare spiegazioni ai sovrani di Lyede sulla permanenza prolungata nel loro regno del principe di Chev e il suo scienziato di corte. Non era decisamente una grana da aggiungere a quel viaggio.
Prima di poter parlare, però, le dita di James si strinsero sul suo avambraccio in un lieve ammonimento. Lo scienziato si fece avanti di un passo, sorridendo amabilmente verso il giovane lyediano e attirando la sua attenzione su di sé.
«In realtà, qualcosa ci sarebbe...» lo sentì affermare il principe, mentre la folla continuava a disperdersi per la piazza. Mentre le guardie reali continuavano a separare rissosi, James tirò il principe e il lyediano in disparte, iniziando a profilarsi in domande sulla tigre di cui tutti parlavano e sulle stranezze che stavano animando il regno dimenticato negli ultimi tempi.
Le iridi chiare del rissoso si accesero d'interesse ai mille quesiti; fu un'intensità appena accennata, ma che il principe distinse immediatamente. Più il giovane lo fissava, più sentiva qualcosa di diverso nell'aria, quell'odore di sale che non voleva saperne di andar via ma anzi andava prendendo quasi consistenza nel petto.
«Fate domande non da tutti, miei signori» ribatté il lyediano alle curiosità di James, guardandoli con un sorriso flebile. «Si dice le vostre risposte potrebbero essere a sud.»
«A sud? Quanto a sud?» ribatté il principe, corrugando le sopracciglia.
«Molto a sud, mio signore. Nella direzione dei monti Bryoni, a sud del Lago della Dama... così si dice, almeno.»
A sud del Lago, verso i monti Bryoni.
Era vero... c'era solo un luogo, in quella direzione, in cui Janine sarebbe potuta dirigersi.
Il Tempio dello Sguardo.
La conferma dei suoi sospetti gli fece battere il cuore, così tanto che non riuscì a trattenersi: scambiò un'occhiata rapida con James, e l'amico replicò con un sorriso tirato.
«Molto bene» concluse, sospirando con finta afflizione. Ma il principe non gli stava dando più peso; la testa era corsa già a diversi anni prima, all'ultima volta che aveva messo piede nel Tempio dello Sguardo, a come tutte le vite degli uomini si muovessero su strade circolari che, inevitabilmente, prima o poi tornavano a incrociarsi.
Nel loro mondo era sempre stato così. Perché la magia scorreva nelle vene di tutti loro, anche in quei luoghi passati, ormai dimenticati...
Offrì un cenno di ringraziamento al lyediano, tentando di non lasciarlo lì su due piedi, trattenendo le redini dell'educazione. Certo, non aveva la certezza che quelle dicerie fossero più vere di altre, ma il Tempio era il tipo di luogo di cui non si sarebbe mai fatta parola in altre occasioni: un'oasi antica, che i lyediani avevano in gran parte abbandonato. Per sentirne parlare, lui e James dovevano finalmente essersi imbattuti in un briciolo di verità sommerso tra tutti i pettegolezzi delle ultime settimane.
Soddisfatto afferrò un gomito di James, facendogli segno di proseguire. Quello acconsentì, ma quando entrambi diedero le spalle al rissoso, la voce di quest'ultimo li raggiunse come il sussurro del mare.
«Se posso darvi un consiglio, mio principe, fate attenzione alla testa nei prossimi giorni.»
Il principe si irrigidì. La mano corse alla spada legata al fianco, il mantello frustò la pavimentazione in pietra della piazza con un fruscio veloce quando il ragazzo si voltò di scatto, pronto a fronteggiare di nuovo il rissoso.
Trovandosi davanti al... nulla.
«Ma cosa...» iniziò a dire, cercando il lyediano lungo tutta la piazza. Del giovane non v'era più traccia – l'unico segno del suo passaggio era la leggera brezza salata che minacciò di tirargli indietro il cappuccio, che portò con sé una consapevolezza fulminea.
La brezza salata... possibile sia magia?
James lo affiancò, lo sguardo cupo che percorreva la piazza con quello del principe, i capelli biondi smossi appena dal venticello fresco. «Sembra davvero che strani poteri si stiano risvegliando, sire.»
Dovevano raggiungere il Tempio dello Sguardo.
Avrebbero ritrovato il dyaren, ormai era questione di giorni.
Lo sapeva. Lo sentiva.
«Strani non rende l'idea, James.»
***
Note autrice: Hola lettori e buon Natale! :D Questo capitolo arriva come regalo post 25, ma spero che nella sua brevità vi sia piaciuto. Ormai ho ufficialmente chiuso con la laurea (già!) e potrò tornare a pubblicare il Canto e l'altra mia storia, Gradier, molto più rapidamente. Spero di concludere per Gennaio questo romanzo ;) Intanto, questo come alcuni dei capitoli precedenti è un'aggiunta alla prima stesura del libro, quindi siate clementi se avete trovato qualche typo u.u mi auguro di no, ma tornerò senz'altro a revisionarlo un giorno :)
A presto,
Isa
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