Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 15 (pt.1): Calamita per la sfiga

Era passato ormai poco più di un mese da quando tutti avevano iniziato a sapere puntualmente molto più di me di quanto ne sapessi io stessa.

Ovviamente, la cosa non era affatto piacevole: essere costantemente all'oscuro di tutto era la sensazione più spiacevole e antipatica che ci fosse. Ovunque mi voltassi c'era qualcuno che mi guardava con aria saccente e un sorrisetto capace di nascondere le verità più crude; mi sentivo a conti fatti lo zimbello di quel folle mondo dove tutti sembravano star cospirando alle mie spalle.

Tutti erano a conoscenza della battuta del secolo, e nessuno voleva condividerla con me.

Da quando ero arrivata a Lyede ero riuscita sì a ottenere qualche informazione in più sulle tante sventure in cui mi ero imbattuta fino ad allora, ma anche così continuavo a finire nelle situazioni più assurde, totalmente ignorante, senza il minimo sentore del perché stessero accadendo tutte a me.

E che diavolo.

Venire riconosciuta da uno sconosciuto in base al mio odore fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Strano a dirsi, considerato come non scalasse neppure la lista delle prime dieci assurdità capitatemi negli ultimi tempi. Avevo vissuto situazioni al limite del surreale e cento volte peggiori: ero sopravvissuta a foglie parlanti, ai vaneggiamenti della cameriera che pensavo di conoscere da una vita... suddetta cameriera mi aveva poi – con tutte le probabilità – spedita in un altro mondo senza modo di tornare nel mio nel breve periodo, sola e infelice e senza nessuno che conoscessi. Avevo subito molestie da parte di animali dell'orrore e un mostro ligneo aveva addirittura tentato di uccidermi.

E adesso, il ragazzo che mi aveva salvata uccidendo il sopra citato mostro mi stava annusando, riconoscendomi all'istante con quel semplice gesto.

Beh.

Persi le staffe.

Mollai un pugno al poveretto che mi stava guardando come fosse appena riuscito a risolvere un complesso enigma, con quegli occhi blu spalancati ed entusiasti. Glielo tirai così forte che ruzzolò indietro, grugnendo e portandosi entrambe le mani alla mascella, sbraitando una mezza maledizione. Mi fissò a bocca aperta e con sguardo confuso, bofonchiando una sequela di frasi senza senso.

Fece per rialzarsi da terra ma la mia espressione dovette convincerlo a desistere, perché si lascio ricadere sull'erba continuando a massaggiarsi il mento. Yozzi lo raggiunse scodinzolando e leccandogli il viso, guaendo piano.

Traditore. Sottospecie di cane traditore!

Mi avvicinai al ragazzo, guardandolo dall'alto in basso e sentendo la rabbia scorrermi nelle vene. La frustrazione di quelle settimane stava reclamando attenzione a gran voce, travolgendomi all'improvviso e tutta insieme.

Il ragazzo si mise seduto, alzando le mani in segno di resa. «Calma i bollenti spiriti, Jane. Non sono io quello con cui dovresti prendertela.» Indicò l'ammasso di legno che rimaneva del mostro, sollevando le sopracciglia. «Ti ho salvato il culo, ricordi? Facciamo che prendi un bel respiro e...»

Tentai di rilanciarmi verso di lui, mirando questa volta alle parti basse. Lui rotolò di lato, evitando per un pelo la mia folle rincorsa e sbarrando gli occhi.

Balzò rapidamente in piedi, continuando a tenere le mani in alto e indietreggiando piano.

Nemmeno stesse avendo a che fare con una pazza!

«Calma, simpaticona. Non voglio farti del male. Respira profondamente e ragioniamo da persone mature.»

Comportarmi da persona matura era l'ultima delle mie priorità, in quel momento. L'unica cosa che volevo fare era spaccare la faccia a qualcuno.

Chi meglio del mio salvatore?

Quella logica aveva un che di sbagliato, ma mi gettai ugualmente verso il ragazzo, lanciando un grido di battaglia e spingendolo nel fiume senza pensarci due volte. Lui non doveva esserselo aspettato, perché perse in fretta l'equilibrio, rivolgendomi una serie di male parole come non ne avevo mai sentite. Nella caduta riuscì ad afferrarmi per il colletto della maglia, quasi strozzandomi nel tentativo di portarmi con sé.

Ci riuscì. Cademmo insieme nell'acqua gelida e, non appena tornai a galla, una sequela di mie profanità si unì alle sue. Non mi ero resa conto fino a quel momento di quanto mi fosse mancato gridare parolacce: era così liberatorio, così... soddisfacente.

Gridai e sbraitai, furiosa con quel tizio e con me stessa. Non sapendo cos'altro fare a mollo nell'acqua, risolvetti con la cosa più matura che mi venne in mente.

Schizzai nella sua direzione. Forte, esclamando: «Perché cazzo mi hai annusata?»

Lui aprì bocca per rispondere ma si bloccò immediatamente. Sembrò processare quelle parole e, subito dopo, ogni possibile segno di ilarità nella sua espressione si perse per sempre, inghiottito da così tanta rabbia da fare a gara con la mia.

Prese a rispondere ai miei schizzi con dei suoi, ringhiando improperi. «Mi hai preso a pugni solo per questo?»

«Ti ammazzo!» perseverai io, alzando di più la voce e continuando a schizzare.

«Sei una maledetta pazza!»

Continuai a gridare mentre una vocina dentro di me gli dava ragione.

Mi sentivo folle, incompresa e disperata.

Ma soprattutto folle.

«Non sono io quella che rischia la vita per degli sconosciuti senza che nemmeno glielo abbiano chiesto!»

«Era la tua vita, stupida! Dovresti ringraziarmi, non fare la pazza!»

«Me la sarei cavata anche da sola!»

Sentii un tonfo alle mie spalle e il ragazzo si fece abbastanza vicino da afferrarmi per un piede, costringendomi sott'acqua. Per fortuna riuscii a risalire a galla in fretta, in tempo per sentire una voce furiosa rombare abbastanza forte da farmi quasi riaffondare.

«Lohan Castiel, che diamine stai facendo?»

Il ragazzo si immobilizzò davanti ai miei occhi, fissando la fonte di quelle grida. Cercai anche io di lanciare un'occhiata oltre le braccia del mio salvatore – o assalitore? – scoprendo una figura fin troppo familiare.

Fidel rispose al mio sguardo sconvolto; era accovacciato a pochi passi da noi, su una delle rocce che davano sul fiume. Mi fissava impassibile – espressione che non gli avevo mai visto prima. Di norma era sempre impegnato a ridere, sorridere, sospirare... in generale, viversi la vita con una bella dose di ottimismo.

Adesso, però... i suoi occhi grigi si spostavano tra me e il ragazzo che aveva chiamato Lohan, e non erano animati da alcuna scintilla di divertimento.

Un paio di ciocche scure gli erano sfuggite dalla coda, ricadendo sulle guance a formare onde irregolari. Sembrava essere reduce da una lunga corsa e, anche se non mostrava alcun segno di stanchezza, qualcosa nel modo in cui stringeva gli angoli della bocca mi ricordò il modo in cui era solita farlo la mia Nina, quando la sua stanchezza si trasformava in un nervosismo pronto a essere rigettato sui più sfortunati.

Tipo me, insomma.

Il mio ex-salvatore mi lasciò andare così all'improvviso che rischiai di ricadere con la faccia nell'acqua. Per fortuna riuscii a stringermi a una sua manica, rimanendo a galla e boccheggiando come un pesce.

Dopo avermi trascinata a riva, si liberò infastidito dalla mia presa per poi issarsi rapidamente fuori dal fiume; io lo seguii subito dopo, avvertendo la mano di Fidel a sostenermi e i suoi occhi grigi fissi su di me.

«Tutto a posto, Jane?» domandò, preoccupato.

Annuii, sentendo l'imbarazzo imporporarmi le guance al pensiero della sceneggiata a cui doveva aver assistito. Che mi era preso? Non ne avevo idea. Avevo la mente appannata, le sensazioni esasperate da tutta quell'attività... sentivo il bisogno di asciugarmi in fretta e mettere al più presto qualcosa sotto i denti.

Il pensiero di un pasto caldo e di asciutto mi riportò in mente le foglie addormentate vicino al fiume. Quando mi mossi per recuperarle, però, non le trovai. Dov'erano finite? Che si fossero svegliate da sole, fuggendo via alla vista di quella bestia lignea?

«Cos'è successo qui?» domandò Fidel, rivolto verso il giovane che era andato a sedersi vicino al bantù. Al suono della voce di Fidel il ragazzo si bloccò nell'atto di levarsi la maglietta. Si era tolto la giacca, gettandola miseramente a terra, ed era rimasto con quella sua maglia sporca e fradicia. Le maniche erano tirate sopra i gomiti e il taglio che la creatura lignea gli aveva inferto era ben visibile persino da dove mi trovavo.

A quella vista mi sentii ancora più in colpa per averlo assalito, ancora più in imbarazzo.

Fidel mi lasciò andare, avvicinandosi al ragazzo. Gli prese il braccio e studiò la ferita con attenzione, le sopracciglia aggrottate per la concentrazione. «Ho degli unguenti a casa che dovrebbero aiutare a rimarginarla» mormorò, schioccando le dita verso di me. «Andiamo, Jane. Mi racconterete meglio lì. La foresta non è sicura oggi.»

***

Lohan Castiel.

Era quello il nome del ragazzo che mi aveva salvato la pelle e che subito dopo avevo brutalmente assalito. Non sapevo cosa mi fosse preso, ma mi profilai in una serie di scuse che Lohan accettò con un sorriso forzato, guardandomi con diffidenza, proprio come fossi pazza.

E forse aveva ragione. Dannato posto magico e le sue conseguenze sulla mia testa.

Una volta tornati alla baita, Fidel aveva acceso il fuoco e cercato gli unguenti che avrebbe provato a usare su Lohan. Non trovandoli, aveva iniziato a preparare uno strano impasto che aveva poi passato bruscamente al ragazzo, accennando con il mento in direzione della sua ferita. Lohan lo aveva spalmato lentamente sul lungo taglio, ringraziando Fidel senza lamentarsi, riassumendo nel dettaglio quel che era successo dal suo intervento fino al momento in cui mi ero lanciata verso di lui in modalità berserk.

Quando ebbe finito Fidel mi guardò crucciato, storcendo il naso. «E perché diamine lo hai colpito?»

Feci una pausa imbarazzata prima di rispondere, fissandomi la punta delle scarpe. «Mi ha annusata» mi giustificai debolmente. Suonava stupido persino a me, ora.

Sul momento, invece... lo avevo odiato.

«Perché odorava di magia – un quantitativo esagerato di magia. Per questo l'ho fatto» si inserì Lohan, squadrandomi con fare accusatore e sopracciglia unite. «Penso sia per quello che la creatura le è andata contro, e ho intuito fosse la Jane di cui parlavi l'altro giorno al villaggio.»

Di quella spiegazione frettolosa, fui capace di estrapolare solamente pochi passaggi.

Mi bloccai sulla prima frase, quella che più di ogni altra mi stranì.

«La magia ha anche un odore?» bofonchiai, stringendo i pugni sui calzoni.

Per fortuna che ero seduta...

«Oh, sì» annuì lui seccamente, prendendo altro impasto da spalmare. «La magia ha odore. È diverso per ognuno, ma c'è. Di solito assume il ricordo di qualcosa che hai particolarmente apprezzato in passato, delle sensazioni più intense. La magia le fa rivivere.»

Quell'affermazione fece scattare un campanellino. Un odore ben preciso mi tornò in mente... qualcosa che avevo annusato più volte da quando la mia 'avventura' era iniziata.

Fragole e cioccolato, come quando intravedevo le foglie, come la mia felpa...

Scattai in piedi e corsi in camera, sentendo distrattamente Fidel chiamare il mio nome. Trafficai lontana dai loro sguardi per alcuni minuti prima di tornare con il mio Cappuccio del Ladro; me lo portai al naso, inspirando profondamente.

E no, però. Mi prendevano in giro?

Ora non sentivo nulla.

«Non funziona» borbottai annoiata, alzando gli occhi su di loro.

Lohan piegò la testa di lato. «Quella è tua?»

Ormai la consideravo tale. «Sì...?»

«Allora è ovvio che non senti nulla. Non si può sentire l'odore della propria magia. Solo quella altrui.»

Lo disse con una certa dose di saccenteria e io lo fulminai con lo sguardo, riflettendo però sulle sue parole. Per quanto l'idea continuasse a darmi qualche piccolo brivido, adesso molte cose iniziavano ad avere senso.

La mia magia, in un certo senso, amava le fragole e il cioccolato. Non sapevo se la cosa mi facesse ridere o meno, ma di certo mi metteva di buon umore. Anche in quel momento le avrei dato volentieri man forte con una sana dose di golosità.

Anche se... era quasi strano non avesse scelto l'odore dei panini di Subway.

Che razza di assurdi pensieri...

Fidel si passò una mano sulla barba appena accennata, sospirando e interrompendo i miei sogni a occhi aperti, tornando all'argomento principale. «Questo spiega la reazione di Jane, allora.»

«Ah, sì?» tentai di spronarlo a proseguire, senza riuscire ad attirare la sua attenzione.

Fu Lohan a farlo al posto mio, avvolgendo nel mentre una garza biancastra intorno alla ferita, stringendola con i denti. I capelli chiari gli ricaddero in ricci umidi di fronte agli occhi quando parlò, mugugnando con la stoffa in bocca: «Spfiega?»

«Se la nostra Jane, qui, ha attinto alla propria magia, deve averla avuta in circolo per tutto il tempo dello scontro» rispose Fidel, curando cautamente il fuoco. «E non avendo idea di come contenerla o da cosa fosse causata, l'ha sfogata su di te.»

Lo fissai.

Che...?

Nel senso... da come parlava sembrava quasi mi vedesse come una specie di batteria sovraccarica.

«Quindi» tentai, guardando entrambi con circospezione, «è stato davvero un incidente? Una specie di... effetto collaterale

Mi resi conto troppo tardi di aver usato ancora una volta dei termini troppo moderni per quel mondo, attirandomi una scorsa interrogativa da parte di Lohan. Fidel, tuttavia, parve comprendere, perché sorrise e riacquistò in parte un barlume del suo solito divertimento. «Potremmo chiamarlo così, sì.»

Lohan non sembrava affatto soddisfatto della spiegazione. Quando parlò, lo fece guardandomi con astio. «Questo vorrebbe dire lei abbia fin troppa magia, ed è impossibile. Escludendo come non potrebbe attingervi a Lyede – è una dyaren. I dyaren sono deboli.» Gli feci un bel gestaccio, ma lui continuò imperterrito, rivolgendosi direttamente a me. «Se anche possedessi abbastanza magia, dyaren, Lyede è stata maledetta tanti, tanti secoli fa» disse, gli occhi che brillavano di tristezza. «La vera magia, la Prima Magia, quella capace di risvegliare la Natura... quella se n'è andata. La Natura dorme e non accenna a svegliarsi.»

Lo fissai, cercando di metabolizzare le sue parole. Le ripetei un po' di volte nella mia mente, provando a capirle al cento percento, senza essere del tutto sicura di starci riuscendo.

Perché qualcosa non quadrava affatto.

Come spiegava la creatura di quel pomeriggio? Lui stesso l'aveva trovata normale. Glielo feci notare e Lohan scosse la testa, sprezzante. «Quelle cose stanno saccheggiando i villaggi da un po', ma a modo loro sono... strane. Non sappiamo cosa le evochi o da dove vengano, ma ci sono. E poi tu hai una fattura addosso, no?» Indicò Fidel con un cenno del capo. «Ce lo ha fatto presente qualche settimana fa. Una fattura come il malocchio ti porterà un bel po' di sfiga, ragazzina.»

Quel nuovo elemento mi indispettì, e rivolsi a Fidel un'occhiata significativa.

Con quanta gente aveva parlato della mia situazione?

«Anzi, sei stata fortunata» seguitò Lohan con una risata amara, ignorando la mia reazione e massaggiandosi il collo. «Se fossi capitata in qualsiasi altro regno vicino al nostro, la magia del malocchio avrebbe fatto effetto e saresti morta. Qui... al massimo dovrai fare attenzione.»

Lo guardai senza espressione. «Che intendi dire?»

Mi studiò con le sopracciglia bionde ancora sollevate, gli occhi blu carichi di annoiata ironia. «Sei intrisa di magia e ti hanno scagliato contro una fattura: la fortuna non ti ha proprio baciata, si potrebbe dire.»

Oh, cielo. E quindi... «Sarei una calamita per la sfiga?»

Lui fece una pausa, storcendo il naso. «Non so cosa sia una calamita» disse, «ma sì, non porta bene.»

Fino a quel momento Fidel ci aveva lasciato discutere ignorandoci bellamente, mentre manteneva acceso il fuoco e faceva bollire l'acqua in un pentolino. Sembrava incurante di dove la conversazione stesse portando e le informazioni che pian piano si aggiungevano a chiarirmi la situazione, a darmi finalmente un quadro più completo.

Sembrava incurante di tutto, a suo modo... tranquillo.

Poi ebbi la brillante idea di domandare: «E le foglie volanti? Loro da dove arrivano?»

Bastò un istante.

E il silenzio calò nella stanza.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro