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30. jisung

mercoledì 2 dicembre

quokka_
attivo ora

buongiorno lino, come
stai? la febbre ti è scesa?

buongiorno piccolo! sì,
mi è completamente passata :)

però credo di rimanere a
casa anche oggi

il mio migliore amico (aka
mio secondo padre) vuole
che mi riposi anche oggi :(

è giusto. il tuo corpo deve
riprendersi totalmente prima
che tu torni a seguire le noiosissime
lezioni universitarie e a stressarti.

parla per te

io mi diverto a lezione

sei una bestia di satana. ne
sono più convinto ogni giorno
che passa.

stai zitto, che sono sicuro che
anche tu adori seguire le lezioni!
alla fine studi quello che ti
piace, no?

beh, ma università vuol dire
socializzare, e io non ne ho la
minima voglia la maggior parte
delle mattine.

studierei molto volentieri da
non frequentante, ma data la
facoltà che faccio è un po'
difficile.

tu dici?

stai andando in uni?

sì, sono quasi arrivato.

va bene, allora ti lascio :)

buona socializzazione!

sei uno stronzo.

riposati e mangia bene, mi
raccomando.

ai suoi ordini, papà 3 :)

come se sapessi fare il papà.

è una cosa naturale, no?

dovrebbe.

ciao.

ciao...?

a dopo!!
visualizzato

Minho lasciò cadere il telefono accanto a sé e tornò ad accarezzare i suoi gatti, gli occhi fissi sul soffitto. L'improvviso cambio d'umore del ragazzo-scoiattolo lo aveva lasciato sorpreso. Sebbene parlare con lui fosse la cosa più naturale del mondo e ormai si conoscessero da due mesi, c'erano alcune parti del suo carattere e dei suoi pensieri che erano ancora un mistero. Se Minho si era completamente aperto, Quokka sembrava ancora molto reticente ed era sicuro che gli stesse nascondendo delle cose molto importanti.

Non lo biasimava per questo. Gli dispiaceva non sapere quale fosse la causa dei suoi problemi, quali erano i fantasmi che lo seguivano e lo tormentavano, perché non poteva aiutarlo come avrebbe voluto. Non poteva provare a salvarlo finché non avesse saputo qualcosa di più sul suo conto. Eppure, ogni volta che cercava di approfondire quella parte di lui che ancora non conosceva, il ragazzo-scoiattolo si raffreddava e scappava.

Lo capiva. Nonostante i due mesi di conoscenza online e il fatto che dopo la gara il ragazzo-scoiattolo conoscesse la sua faccia, la loro relazione - per quanto profonda, dati i sentimenti di Minho - era ancora acerba. Minho comprendeva se non riusciva a fidarsi completamente di lui. Forse, poi, non si trattava nemmeno di una questione di fiducia. Lui stesso non aveva mai raccontato a nessuno il motivo per cui aveva smesso di ballare, per la paura di essere giudicato e, anche, di essere guardato con compassione, e Minho odiava gli sguardi compassionevoli, perché non facevano altro che sottolineare la sua debolezza. Almeno, fino a quando non era arrivato Jisung.

Con un sospiro si mise a sedere, causando le lamentele dei suoi gatti, che si erano comodamente accoccolati sul suo petto. «Non avete fame? Io un po' sì» chiese loro mentre si avvicinava al mobile dove teneva i loro croccantini.

Soonie e Doongie scesero con un balzo dal letto, avvicinandosi alle loro ciotole e iniziando a miagolare con insistenza. «Lo immaginavo» disse Minho, avvicinandosi a loro. «Vedete? Se stavamo ancora un po' nel letto non avreste mica mangiato.»

Dopo aver lasciato un bacio sui loro musini, si alzò e preparò la propria colazione: una tazza di caffè americano e un tost. La mangiò in piedi, lo sguardo rivolto verso il quadretto di una Seoul frenetica che vedeva dalla finestra in cucina. Si era preso la febbre la notte della gara, quando dopo i festeggiamenti era uscito dal locale senza giubbotto e aveva iniziato a saltare di qua e di là senza preoccuparsi della pioggia. Ridacchiò nel ricordare Chan che lo inseguiva con il cappotto e l'ombrello aperto, rischiando di inciampare perché aveva bevuto un po' troppo, e Taehyung che tratteneva Jimin dal fare la stessa fine di Minho.

Sospirò e mise i piatti sporchi in lavastoviglie dopo averli sciacquati. Decise di uscire per andare a fare la spesa, giusto per respirare dell'aria pulita dopo due giorni che aveva passato rinchiuso nel suo monolocale. Si fece una doccia veloce, asciugandosi bene i capelli (di solito li lasciava umidi, ma non voleva ammalarsi di nuovo) e una volta pronto uscì di casa senza nemmeno prendere le chiavi della moto. Sarebbe andato a piedi al convenience store e, in casi, poco prima di pranzo sarebbe anche potuto passare a salutare i suoi amici. Già si immaginava la faccia di Chan nel vederlo, ma per farsi perdonare poteva preparare loro un bel pranzo! Oh Dio, meglio di no, sarebbe come sfamare un esercito, pensò scuotendo il capo.

Mentre passeggiava tra gli scaffali del convenience store, passò accanto al reparto dolci. Di solito non prendeva mai qualcosa di dolce, preferiva di gran lunga il salato, però Jisung amava i dolci. Sospirò e si diede dello stupido, ma cominciò ad analizzare i prodotti di fronte a lui. Non aveva la minima idea di cosa prendere. Alla fine infilò nel carrello qualche caramella e qualche cosa al cioccolato al latte – Jisung non gli sembrava il tipo da mangiare quello fondente.

Mentre tornava a casa con due buste della spesa talmente piene che si pentì di essere andato fino a lì a piedi, sentì il telefono squillare. «Perché proprio ora!?» esclamò e, cercando di tenere entrambe le buste con una sola mano, prese il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Hyunjin lo stava chiamando. Sempre lui a rompere i coglioni. «Oi, Jinnie, dimmi.»

«Tutto bene? Sembri affaticato.»

Minho roteò gli occhi. «Sai com'è, sono andato a fare la spesa e sono pieno di buste. Quindi muoviti, prima che si rompano e cada tutto a terra!»

«Se Chan sa che sei uscito ti uccide.»

Minho vide il proprio condominio e i suoi occhi si illuminarono per il sollievo. «Sì, sì, sopravvivrò. Parla però» disse, mentre inseriva il codice per entrare.

«Sì, scusami. Ti volevo chiedere se potevi passare un attimo in uni oggi pomeriggio per aiutarmi con una cosa. Ti spiegherò tutto più tardi.»

Minho sorrise. «Non eri tu che avevi detto che Chan mi avrebbe ucciso se mi fossi fatto trovare fuori casa?» chiese, retorico.

Sentì Hyunjin sbuffare. «È per una buona causa!» esclamò.

«Va bene. Tanto avevo intenzione di passare a salutarvi comunque.»

«Ecco vedi! Almeno adesso hai anche la scusa perfetta.»

Minho rise. «Ci sentiamo dopo, ora devo andare.»

«A dopo! E grazie ancora!»

Minho riattacò, infilandosi il cellulare in tasca, e uscì dall'ascensore. Inserì il pin del proprio monolocale ed entrò, lasciando le buste della spesa sopra il tavolo.

[...]

Minho stava camminando lungo il corridoio del secondo piano con le mani in tasca, pensando al ragazzo-scoiattolo. Non lo aveva avvertito del fatto che stesse andando all'Università, quindi, chissà... magari stava indossando gli orecchini che gli aveva regalato e lo avrebbe riconosciuto.

Stava cercando di immaginarsi un loro possibile incontro, quando sentì una voce che conosceva bene raggiungerlo da un'aula. «Binnie ha preparato questa base» stava dicendo Jisung facendo partire della musica. «Che ne pensi?»

Minho sorrise e si avvicinò all'aula. Era con Felix, che lo ascoltava attentamente. Decise di non entrare per non far scoprire la propria presenza, era curioso di sapere come scrivesse Jisung. Nonostante glielo avesse chiesto più volte, si era sempre rifiutato di fargli leggere o ascoltare qualcosa.

«Mi piace molto» disse Felix e Minho annuì come conferma, anche se nessuno di loro avrebbe potuto vederlo, dato che entrambi gli davano le spalle. «Adesso fammi sentire un po' cosa sei riuscito a fare.»

Jisung annuì. «Non mi sono ancora allenato molto, perché con Changbin ci siamo concentrati più su Close, che credo di registrare stasera» spiegò.

Felix gli diede una spallata. «Smettila di fare il modesto. Sarai bravissimo anche senza averla provata» lo prese in giro.

Jisung rise portando la testa all'indietro e Minho sorrise nel sentire la gioia che traspariva dalla sua voce. Lo vide toccarsi gli orecchini una volta prima di far ripartire la base e Minho assottigliò lo sguardo, ma da quella distanza non riusciva a capire che orecchini erano; sapeva solo di non averli mai visti.

L'unica cosa prevedibile sulla vita
è la sua imprevedibilità
Tutti possono essere ogni cosa
Tu puoi essere tutto

Minho sorrise nel sentire queste parole, ma le successive lo fecero congelare sul posto. Si portò una mano sul petto, convinto che il suo cuore avesse smesso di battere, ma, contro ogni aspettativa, era ancora vivo. Sentiva il proprio respiro accellerare, mentre Jisung continuava a cantare e rappare e il peso sulle spalle di Minho si faceva più pesante ad ogni parola che usciva dalla sua bocca e che lui riconosceva.

Si appoggiò con una mano al muro accanto a sé, senza riuscire a staccare lo sguardo da Jisung. Pensava che quello fosse uno scherzo. Doveva esserlo. Uno scherzo di cattivo gusto ideato da Hyunjin per convincerlo ad ammettere che provava qualcosa per Jisung. Certo che provava qualcosa per Jisung, avrebbe voluto dirgli: è lui il ragazzo-scoiattolo.

Si portò una mano davanti alla bocca e sentì le lacrime scorrere sulle sue guance. Jisung era il ragazzo-scoiattolo e sapeva che Minho era il ragazzo che si nascondeva sotto il nome di Lee Know, sicuramente dal giorno in cui l'aveva aiutato con la coreografia – se non da prima. In silenzio, senza essere troppo evidente, era entrato nella sua vita, cominciando ad abitarla ogni singolo giorno e prendendosi cura di lui anche nella realtà. La mattina precedente era persino andato a casa sua a portargli un pezzo di cheesecake per assicurarsi che mangiasse bene data la febbre. Eppure, ciononostante, non gli aveva detto nulla. Gli aveva persino scritto quando uscivano insieme sotto le vesti di Quokka, pur di non farsi riconoscere.

All'improvviso, tutto tornò al suo posto. Il motivo per cui era così facile aprirsi con Jisung, la naturalezza con cui parlavano e scherzavano e si prendevano cura l'uno dell'altro. Le parole che Jisung gli rivolgeva, così adeguate alla situazione e al suo stato d'animo. La notte di Halloween, quando Minho aveva nominato la danza e Jisung sembrava sapere qual era il dolore che gli faceva sanguinare il cuore.

Un piccolo sorriso spuntò sulle sue labbra, nonostante la confusione e il dolore che regnavano sovrani dentro il suo corpo. Aveva abbracciato il ragazzo-scoiattolo. Gli aveva stretto la mano. Lo aveva guardato negli occhi (erano un po' più chiari dei suoi, come aveva immaginato, ma non così tanto trasparenti come pensava – non poteva vederci attraverso, erano tormentati). Aveva sentito la sua risata e la sua voce. Il suo profumo. E, cosa più importante, si era innamorato di lui un'altra volta, ma nella vita reale.

La musica si stoppò e Felix cominciò a battere le mani, poi abbracciò di slancio Jisung. «È bellissima Sungie! La amo!» esclamò.

Jisung rise. «Spero che piaccia anche al professore» disse, alzandosi.

Minho si pietrificò. Cosa doveva fare? Andarsene e far finta di nulla? Forse era la cosa migliore. Aveva improvvisamente paura di vedere Jisung sapendo la verità. A quel punto avrebbe capito di essere stato scoperto, lui che era stato così attento a nascondersi per chissà queli motivi. Minho si sentì come se gli avesse rubato qualcosa, la sua intimità, lo spazio che aveva messo tra di loro e che non voleva che fosse superato – non ancora, almeno. Non era stata colpa sua, certo, ma era consapevole del trauma che sarebbe stato per Jisung, dopo tutta la fatica che aveva fatto per non essere scoperto. Non poteva fargli questo, non doveva essere egoista – non voleva farlo, non con lui.

Per questo si girò, pronto ad andarsene, il viso ancora bagnato dalle lacrime, quando sentì qualcuno chiamarlo nel corridoio. «Minho!»

Si fermò, il cuore in gola, e sentì qualcosa cadere all'interno della stanza. Mentre era investito dall'abbraccio di Hyunjin si voltò, incontrando gli occhi sgranati di Jisung, il suo telefono per terra. Indossava gli orecchini che gli aveva regalato.

Minho vide perfettamente il momento in cui le lacrime cominciarono a scendere dagli occhi di Jisung e sentì il cuore spezzarsi. Ignorando le domande sorprese di Hyunjin, che cercava di capire cosa stesse succedendo, e lo sguardo sorpreso e preoccupato insieme di Felix, provò ad avvicinarsi al ragazzo che gli aveva rubato il cuore, ma che adesso stava soffrendo. Avrebbe voluto asciugare le sue lacrime e abbracciarlo, dicendogli che sarebbe andato tutto bene, ma non gli fu concesso. Jisung raccolse il proprio telefono e arretrò. Abbassò la testa. «P-puoi andartene, per favore?» gli chiese.

Nel sentire il dolore che traspariva dalla sua voce, le lacrime di Minho aumentarono. Ti comporti così perché hai paura di rovinarmi la vita?, avrebbe voluto chiedergli, ma si fece da parte, lasciando l'uscita dall'aula libera. Jisung lo guardò un'ultima volta negli occhi, come se volesse scusarsi, poi corse fuori dall'aula seguito da Felix.

Minho rimase in piedi, la testa bassa. Non avrebbe voluto che le cose andassero in questo modo. Jisung avrebbe dovuto decidere quando avrebbe potuto fidarsi di lui – e di se stesso – a tal punto da lasciarlo entrare nella sua vita.

Hyunjin gli si avvicinò, lo sguardo preoccupato. «Jisung... e-era lui» mormorò e si lasciò andare in un pianto singhiozzante, circondato dalle braccia del suo migliore amico. Minho si aggrappò alla sua maglietta e al suo corpo per non crollare.

a.a.
Minho è una green flag vivente

ultimo capitolo della prima parte e FINALMENTE l'identità del ragazzo-scoiattolo è venuta fuori. cosa pensate che succederà adesso?

ci tenevo anche a ringraziarvi di nuovo per il supporto e l'amore che state mostrando a questa storia. non riesco a credere che è arrivata a 2,7k visualizzazioni e più di 600 voti! grazie, grazie, grazie! vi amo🫶🏻

ci vediamo lunedì con il primo capitolo della seconda parte (domani penso di pubblicare la sua introduzione)

sempre vostra,
GiuGiu

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