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23. sono fiero di te

lunedì 9 novembre

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LINO.

SONO MERAVIGLIOSI.

sono contento che ti piacciano!! :D

LI AMO FOLLEMENTE.

grazie.

volevo fare qualcosa per te,
come hai fatto tu

sai, la collana che mi hai regalato
mi ha aiutato a sentirmi meno solo
e, forse, anche un po' amato

(capisci in che senso pls)

ew.

ti odio

hai appena dimostrato il
contrario con il tuo gesto,
lo sai vero?

shh

fai finta sia vero

comunque, li metterò stasera
quando torno a casa. per adesso
li terrò in tasca.

grazie ancora. ti ho definitivamente
perdonato.

pensavo lo avessi fatto già ieri,
visto che sei rimasto a parlare con
me fino alle due di notte ;)

stai zitto.

mai :P

come stai oggi piccolo? più
tranquillo rispetto a ieri?

decisamente. grazie. <3

UN CUORE

OH

MIO

DIO

penso di star per svenire???

sicuro sia tutto okay?

è incredibile come tu riesca a
farti odiare in due secondi.

è la mia specialità snervarti

ci riesci benissimo infatti.

oggi hai gli allenamenti,
giusto?

sì! non vedo l'ora di andare

mi manca quel posto, sentire
la musica rimbombarmi nelle
orecchie fino a che non mi viene
la nausea

non proprio un bel quadretto.

sono così contento per te.

e fiero.

penso sia il regalo più bello
che tu abbia fatto a te stesso.

dopo averti scritto quella sera,
direi di sì ;)

ma smettila di fare il leccaculo.

comunque, adesso devo andare
dai miei amici, mi staranno
aspettando.

non so se riuscirò a scriverti dopo,
quindi buon allenamento!

grazie piccolo! a dopo <3

ti voglio bene.

anche io <3
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Minho sorrise e infilò il cellulare in tasca, tornando a prestare attenzione ai suoi amici. Era felice di sentire il ragazzo-scoiattolo molto più spensierato della sera prima e sperava che la sua tranquillità fosse dovuta in parte anche al regalo che gli aveva fatto.

«Eccomi!» esclamò Jisung, comparendo al fianco di Minho con un sorriso a illuminargli il volto.

Felix lo guardò curioso. «Wow, che cos'è questo bel sorriso? È successo qualcosa di bello?» gli domandò dopo avergli dato un abbraccio veloce.

Jisung arrossì, sistemandosi la custodia della chitarra sulle spalle, e rimase in silenzio qualche secondo. «Ho appena ricevuto un regalo» confessò infine. «Sono felice.»

«Hai un ammiratore segreto?» gli chiese Hyunjin, sbattendo le palpebre un paio di volte.

Jisung rise. «Non è molto segreto in realtà» replicò.

Minho aggrottò le sopracciglia e nella sua mente, improvvisamente, comparve il ragazzo-scoiattolo. Osservò Jisung e i suoi occhi si posarono sulla tasca dei suoi pantaloni per smentire la stupida ipotesi che gli era appena passata per la mente. Non vide nulla, infatti, e fu quasi tentato di tirare un sospiro di sollievo, prima di sentire la morsa dolorosa che strinse il suo cuore. Per un attimo ci aveva sperato, di averlo finalmente trovato. «Ragazzi, io vi saluto. Jimin mi aspetta» disse, riprendendosi dai propri pensieri, un po' deluso.

Chan e Hyunjin lo abbracciarono, lasciandolo leggermente sorpreso. Minho ricambiò i loro abbracci, poi salutò con una scompigliata di capelli Felix e Jisung. Quest'ultimo, però, non appena lo vide iniziare a camminare verso la direzione della palestra, lo fermò afferrandogli il polso.

Minho si voltò a guardarlo, sorpreso. «Sì?» gli chiese.

«Posso accompagnarti?» gli chiese Jisung, gli occhi che lo fissavano con insistenza come se avesse voluto stamparsi il suo viso nella mente. «Devo andare da Binnie e credo che cammineremo per un po' nella stessa direzione» spiegò.

Minho sorrise. «Certo. Non mi dai mica fastidio» lo tranquillizzò.

Un enorme sorriso illuminò il volto di Jisung. Dopo aver salutato i loro amici con la mano per una seconda volta, ripresero a camminare, l'uno accanto all'altro. Fu Jisung a interrompere il silenzio che si era creato fra loro. «Chi è Jimin?» gli chiese, curioso. «Quando l'hai nominato pensavo che Chan e Hyunjin avrebbero potuto mettersi a piangere» spiegò ridacchiando.

Minho si morse il labbro inferiore. No, Jisung non era il ragazzo-scoiattolo, altrimenti perché avrebbe dovuto chiedergli qualcosa che già sapeva? «Il mio allenatore di danza.»

Jisung lo fissò con gli occhi spalancati. «Quel Jimin? Cioè, Park Jimin?» esclamò, portandosi le mani davanti alla bocca.

Minho scoppiò a ridere di fronte alla sua reazione. «Sì, esatto, è proprio lui» confermò.

«Wow.» Jisung si morse il labbro inferiore. «Fai danza, quindi?»

«Sì. Ricomincio oggi, in realtà» disse Minho e il suo sguardo si rattristò per un attimo. Si fermò in mezzo al marciapiede, costringendo Jisung a fare lo stesso. I loro sguardi si incatenarono e Minho ripensò alla prima volta che avevano avuto una vera e propria conversazione, agli occhi comprensivi e interrogativi di Jisung quando aveva nominato la danza. Sorrise, stringendo la presa sul borsone che teneva sulle spalle.  «Voglio che la musica faccia parte del mio futuro» affermò. «Come fa parte della tua.»

L'espressione sorpresa di Jisung fu scacciata da un sorriso che riuscì a scaldare il cuore di Minho, appesantito perché, sebbene ballare fosse l'unica cosa che volesse fare, aveva paura di rimettere piede nella palestra e di rendersi conto di non essere ancora pronto – di essersi dimenticato tutto. Eppure, il sorriso di Jisung riuscì a calmare la confusione dentro di lui.

«Allora vai e prenditela!» esclamò il minore e alzò un pugno verso il cielo, per poi scoppiare in una risata felice.

Minho ricambiò il sorriso e rimase a guardarlo con uno strano calore nel petto. Riprese a camminare al suo fianco, iniziando a raccontargli di come aveva conosciuto Jimin e si era innamorato della danza. Jisung lo ascoltava con attenzione, guardandolo con i suoi occhi grandi che sembravano in grado di comunicare qualcosa che, però, Minho non riuscì a comprendere.

[...]

Minho si sdraiò sul pavimento respirando pesantemente. Sentiva la maglietta completamente appiccicata alla pelle e le gambe tremare a causa della fatica, ma stava bene. Si portò una mano sul petto, cercando sotto la maglietta la collana che gli aveva regalato il ragazzo-scoiattolo, e strinse il ciondolo. Sorrise. Era solo grazie a lui se adesso era lì, sfinito, sudato e tremante, sdraiato sul pavimento della palestra da cui si era tenuto lontano per mesi.

Jimin entrò nella sua visuale. Stava sorridendo e i suoi occhi erano scomparsi tramutandosi in due mezzelune. «Allora? Come ti senti?» gli chiese.

Minho sorrise. «Vivo. Mi mancava sentire l'adrenalina scorrere nelle mie vene, lo sforzarsi per superare i propri limiti nel momento in cui sento di non farcela più...» confessò e i suoi occhi si inumidirono. «Sono così felice.»

Jimin allungò una mano verso di lui. Minho l'afferrò prontamente e, una volta in piedi, strinse le braccia intorno al busto del maggiore, appoggiando il mento sulla sua spalla e godendosi le sue carezza fra i capelli. Erano rinchiusi nel loro piccolo mondo fatto di danza e musica, dove i rumori della città che li circondava non potevano arrivare (o, se li sentivano, si tramutavano nell'ennesima melodia che potevano sfruttare per ballare).

«Non sai quanto ho sognato questo momento» mormorò Jimin, stringendo Minho più forte.

«Anche io.»

«Ora vai a cambiarti, ti aspetto all'ingresso!» esclamò Jimin spingendolo verso l'uscita della stanza.

Minho fece come gli era stato detto. Entrò all'interno dello spogliatoio e aprì lo zaino. Si tolse la maglietta sudata, infilando una felpa pulita per evitare di prendere la febbre una volta fuori dalla palestra. Canticchiando, si infilò le scarpe e prese il cellulare. Sorrise quando vide i messaggi che gli avevano inviato i suoi amici e sentì il petto scaldarsi quando vide le notifiche di Instagram.

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attivo un'ora fa

- 18.33 -

ehy, sono appena tornato a casa.

sono stato fin'ora con i miei amici
e mi sono divertito. adesso provo
gli orecchini che mi hai regalato.

LI AMO. FOLLEMENTE.

poi l'argento è il mio colore
preferito per i gioielli.

grazie. :)

comunque, adesso mi metto a
scrivere qualcosa, tu fammi
sapere quando sei a casa e com'è
andata.

a dopo.

- 19.42 -

sono contento ti siano piaciuti <3

ho appena finito di allenarmi!

appena arrivo a casa ti racconto :)

Minho mise il telefono in tasca e uscì dallo spogliatoio con il borsone in spalla. Corse giù per le scale e raggiunse Jimin, che lo aspettava davanti al portone. «Ti accompagno a casa.»

Minho annuì con un sorriso, felice che Jimin si ricordasse ancora della loro piccola abitudine. Lo seguì nel parcheggio e sistemò il borsone nel bagagliaio, per poi sedersi accanto al posto del guidatore. Jimin abbassò la radio, che stava trasmettendo Smile dei Day6. «Allora, so che probabilmente è presto per questo e forse tu non sei ancora pronto,» cominciò, «ma il 30 novembre si terrà una gara di ballo. Te la senti di partecipare?»

Minho sentì il cuore fermarsi nel petto. Guardò la strada, lo sguardo vuoto. Lì lo avrebbe rivisto. Era abbastanza forte da sopportare le parole che, ne era sicuro, gli avrebbe rivolto? «Non lo so» sussurrò, sentendo gli occhi bruciare leggermente. Sono così patetico.

Jimin annuì. «Capisco i tuoi dubbi. Hai ancora qualche giorno per pensarci» lo rassicurò. «Però... mi piacerebbe davvero tanto vederti brillare nuovamente sul palco.»

Minho deglutì, le guance leggermente rosse. Ancora non si sentiva pronto, perché c'erano così tante cose che doveva risolvere e troppo poco tempo per preparare una coreografia. Strinse il ciondolo che gli pendeva dal collo e prese un profondo respiro, perché percepiva la cassa toracica stringere i suoi polmoni in una morsa dolorosa nel solo ricordare il volto di Dae-Ho. «Ci penserò» promise.

E quella notte, mentre parlava con il ragazzo-scoiattolo, le cuffiette che riproducevano in loop It'ill be okay di Shwan Mendes, disegnò e scrisse sul quadernino che conteneva tutte le coreografie che aveva ideato negli ultimi mesi, un timido sorriso sulle labbra.

- 02.32 -
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sono sicuro che ci riuscirai.

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