03. domande di troppo
quokka_
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già mi adori, che carino
se non la smetti esco dalla chat.
no, no! scherzavo!
mh, meglio. comunque su, comincia
tu con la prima domanda.
come ti chiami?
se avessi voluto che tu sapessi chi
sono, ti avrei dato il mio profilo reale,
tu che dici?
hai ragione
allora riformulo: come devo chiamarti?
come vuoi.
mh, va bene eheh. tu però chiamami
lee know
d'accordo. tocca a me a fare la domanda?
sì, facciamo una domanda per uno
okay.
come si chiamano i tuoi gatti?
ooh, che carino! ti interessi a me!
comunque, doongie e soonie
non è che mi interesso a te, ma almeno
saprò come minacciarti quando mi
servirà farlo.
quindi dai per scontato che parleremo
ancora?
(è la seconda domanda)
dubito che mi lascerai in pace così
facilmente, quindi sì, sono sicuro che
parleremo ancora.
se ti dà così tanto fastidio puoi anche
smetterla di rispondermi...
non mi lasceresti in pace comunque,
e poi mi dà noia vedere nelle icone
delle app tremila notifiche, quindi
preferisco risponderti.
tutte scuse, ammettilo che in realtà
mi adori!
no, perché sarebbe una bugia.
come dici tu... dai, fammi una domanda
perché mi stai assillando? non capisco
cosa vuoi, se magari sai chi sono oppure
se sei solo scemo e distruggi la noia
scrivendo a un ragazzo che vuole starsene
in santa pace.
nemmeno io capisco cosa voglio in
realtà. però te l'ho detto stanotte: mi
è piaciuto quello che hai scritto e non
so se ho frainteso il significato di quella
frase, onestamente nemmeno mi
interessa
è solo che mi sono sentito più capito
da uno sconosciuto che ha scritto nel
bagno di un ristorante, che dalle persone
che mi circondano
quindi sì, probabilmente sono scemo, un
pazzo, come preferisci. ma tu hai descritto
perfettamente il modo in cui mi sento,
perciò mi incuriosisci
"quindi c'è qualcuno che si sente come
mi sento io? qualcuno che finge di stare
bene, anche se in realtà prova il
contrario? qualcuno che non riesce a
capire come riescano a vivere le persone
che gli stanno intorno senza essere prese
dal panico?"
questo è ciò che ho pensato quando ho
letto quella frase, ma adesso credo
che ci sia un motivo migliore, forse più
vero
"esiste davvero qualcuno che ha il coraggio
di guardare in faccia il vuoto che ha
dentro senza averne paura e ne parla?"
sei coraggioso, scoiattolino, e scusami
per tutte queste parole
e comunque no, non ho idea di
chi tu sia, ma vorrei saperlo
ho capito... mi dispiace che tu
ti senta così.
dispiace anche a me che tu provi lo
stesso. forse io me lo merito, ma tu no
non sai niente di me, non puoi sapere se
me lo merito o meno, se sono una brava
o cattiva persona.
se tu fossi stato una cattiva persona mi
avresti già bloccato, invece sei qui. penso
che mi basti questo
come preferisci, non mi interessa. altra
domanda?
ti stai divertendo con queste
domande a quanto pare eheh :)
no, è che non ho di meglio da
fare, perciò eccomi qui.
va bene, mi ero dimenticato che
sei un pezzo di ghiaccio
comunque: dove e cosa studi? hai
detto di fare l'università
studio musica all'università
nazionale di seoul, tu?
OH MIO DIO
cosa?
a parte il fatto che studi musica, che
è una cosa che trovo stupenda, io
frequento la stessa università!
quanto è piccolo il mondo
oh merda.
non ti metterai a cercarmi, vero?
sarebbe inutile dato che non so né come
ti chiami, né come sei fatto. poi chi ti dice
che dovrei essere io il primo a cominciare
le ricerche?
perché stiamo parlando di
cercarci a vicenda?
boh
senti, posso fare un'altra domanda?
va bene.
credi che non mi cercherai mai? dico:
immagina un modo in cui potrebbe finire
tutto questo, un modo che richieda per
forza il voler sapere chi siamo... anche
a quel punto, non mi diresti il tuo
nome e sarei costretto a cercarti?
do per scontato che qualsiasi cosa tu stia
pensando non accadrà mai, quindi sì,
saresti costretto a cercarmi.
e comunque non posso immaginare come
finirà "tutto questo" (come lo chiami tu),
perché non è mai iniziato niente.
ti sei davvero arrabbiato solo
per una semplice domanda?
non sono arrabbiato. ho solo detto
le cose come stanno. non è davvero
iniziato nulla e non ho nemmeno
voglia di pensare a quello che hai
chiesto, okay?
almeno mi hai risposto
scusa se ti è sembrata fuori luogo, ma era
una semplice domanda, credimi
sono solo curioso di sapere come
sei fatto ahah
ho notato.
be', peccato che non lo saprai mai.
sei uno stronzo >:(
visualizzato
suppongo che non mi risponderai più
a questo punto... ciao, quindi
ricorda che anche tu allora sarai costretto
a cercarmi :)
visualizzato
Minho appoggiò il cellulare sul tavolo e si diede uno schiaffo. Spostò lo sguardo sui suoi gatti, che gli si erano avvicinati e lo stavano osservando attentamente: sembravano quasi preoccupati e lui sorridendo si allungò per dar loro qualche carezza. Finì poi per sedersi per terra e regalare alle sue palline di pelo preferite mille attenzioni.
«Perché sono stupido? Non so nemmeno cosa avrei voluto ricevere come risposta a quella domanda» si lamentò e prese in collo Soonie, fissandola dritta negli occhi. «Non so nemmeno il suo nome e il suo viso, però vorrei vederlo e parlarci faccia a faccia, forse per ritrovare qualcosa di me stesso nel suo sguardo».
Appoggiò Soonie per terra e prese Doongie, lasciandogli un bacio sul naso per evitare che si ingelosisse. «Non lo conosco nemmeno da un giorno eppure ho tutte queste domande, decisamente troppe, in testa» confessò e si alzò, andandosi a buttare nel letto. I suoi due gatti lo raggiunsero e si accoccolarono accanto a lui. L'appartamento fu invaso dal silenzio, interrotto solo dai rumori della città che viveva al di fuori del monolocale.
La verità era che le parole che aveva letto quella notte sulla porta del bagno continuavano a tornargli in mente, come se ci avessero fatto una casa e avessero deciso di rimanere lì. Dopo tanto tempo, nel bagno del ristorante, si era sentito vivo, desideroso di fare qualcosa – anche solo per un attimo. Peccato però che il peso del mondo era ancora troppo da sopportare per il suo corpo fragile e lo teneva ancorato alla propria monotonia, rendendolo incapace di riprendere a vivere. Avrebbe voluto farlo, ma non ci riusciva e si odiava per questo. L'unica cosa che poteva fare adesso era prepararsi per andare al lavoro, come sempre, e, mentre si metteva il giubbotto, si chiese se il giorno in cui sarebbe riuscito ad uscire da quel loop infinito che era diventata la sua vita sarebbe arrivato presto.
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