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31-ERIN

<Erin quanto manca?> mi chiese Jessie scrutando il cielo buio della notte. Era venerdì sera e, come d'accordo, io e Jessie avremmo trascorso il weekend a New York da Jay; non vedevo l'ora di abbracciarlo, mostrargli la pancia che cresceva, come andava la gravidanza e cosa accadeva a Chicago. Soprattutto però volevo sentire il suo profumo avvolgermi a letto.
Stavo per rispondere alla ragazzina, ma la voce dell'hostess mi anticipò chiedendo di allacciare le cinture perché il pilota si stava preparando ad eseguire le manovre di atterraggio. Usciti dall'aereo, Jessie mi stette al fianco fino a che non notammo la figura imponente di Jay attenderci fuori dal gate; a quel punto la ragazzina gli corse incontro e lui di risposta le permise di avvolgere le gambe intorno alla vita. Li guardai da lontano e qualche lacrima di gioia scivolò sulle guance.
Quando li raggiunsi Jay lasciò Jessie e mi guardò come stregato da non si sa quale incantesimo; mi scrutò dalla testa ai piedi soffermandosi sulla pancia per capire se fosse cresciuta o meno, ma non captò alcun dettaglio poiché indossavo una maglia larga.
Nel mentre io morivo dalla voglia di baciarlo e quando ciò accadde ogni singola farfalla si risvegliò e riaccese in me il desiderio di sentirlo.
<Mi sei mancato> sussurrai sulle sue labbra prima che la piccoletta non tossì in modo finto per riportare l'attenzione sul luogo in cui ci trovavamo.

<Anche tu... Dai ora andiamo a casa a dormire che domani siamo a pranzo fuori> affermò lui cingendomi la vita con un braccio e con l'altro si era appropriato della nostra valigia.

<E dove?> domandò Jessie affiancandoci.

<Da un collega, ogni fine settimana organizzano un brunch con la squadra. Hanno detto che è una tradizione e che si offenderanno molto se non andremo> concluse aprendo la macchina e caricandovi le valigie.

A casa ognuno si recò nella propria camera e, dopo essere rimasta solo con un paio di pantaloni della tuta e reggiseno, mi distesi a letto pronta a coricarmi. Però il mio ragazzo volle osservare per bene la trasformazione del mio ventre; lo scrutò a lungo immerso nel silenzio più totale finché non incastrai i miei occhi nei suoi. Capimmo all'istante ciò di cui avevamo bisogno e come una calamita ci trovammo distesi nudi sul letto.
Mi addormentai fra le sue braccia mentre ascoltavo il suo cuore battere regolarmente e nella stessa condizione ci risvegliammo la mattina seguente.
<Buongiorno amore> affermai sfiorandogli la punta del naso; lo vidi sorridere e potevo giurare che mi stesse ammirando da sotto le ciglia. Quando decidemmo di andare a preparare un caffè, trovammo Jessie intenta a sistemare tre tazze sul tavolo e sobbalzò per lo spavento quando ci vide.
<Uffa! Doveva essere una sorpresa!> sbuffò arrabbiata più con se stessa che con noi.
Jay di risposta le baciò una guancia come segno di ringraziamento e, presa la tazza fumante in mano, si mise seduto. Replicai il gesto ma la vista di quel liquido scuro e l'odore mi fecero serrare lo stomaco; corsi in bagno e vomitai. Il mio ragazzo raccolse i capelli nella sua mano e con l'altra massaggiava la mia schiena; per un momento mi scordai che lui si trovava a New York e pensai che era tutto un brutto sogno, ma la voce di Jessie che chiedeva se faceva in tempo a fare una doccia, mi catapultò alla triste realtà.
Gli occhi mi si velarono di lacrime e capii che sarei scoppiata a piangere da un momento all'altro.

In cucina sorseggiai solamente un bicchiere d'acqua mentre, con lo sguardo puntato verso il muro, tentavo di non piangere ma invano.
Jay mi strinse fra le braccia e dopo qualche istante, mi calmai. <Questo stupidi ormoni> borbottai accennando un sorriso.

<Mi piaci di più quando sorridi> rispose con due zaffiri al posto degli occhi <Ti amo, mammina> risi di gusto e mi baciò la punta del naso.
Detto ciò, decisi di andare a prepararmi e indossare uno short jeans e una canotta nera con delle scarpe da ginnastica bianche. Mi osservai più e più volte allo specchio per capire se la pancia si sarebbe vista o meno tanto che sobbalzai quando la figura di Jessie comparve sulla porta. Indossava un vestitino acquamarina con dei sandali infradito per avvisarmi che lei è Jay erano pronti. <Ah, comunque la pancia non si vede quasi per niente> concluse prima di scomparire.

Fin Tutuola, il collega di Jay che aveva organizzato il pranzo, abitava in un appartamento a due piani di una casa a schiera color terriccio nel quartiere dell'Upper West Side. Quando ci venne ad aprire, potei osservare un arredamento classico moderno che si addiceva perfettamente alla sua personalità. Giungemmo sul retro della casa dove si trovava un giardino ben curato con un barbecue e due tavoli al centro.
Di tutti gli invitati erano già presenti Olivia Benson con il piccolo Noah, i due figli di Finn, Mark e Alexandra, e Carisi, prima detective della squadra, ora viceprocuratore.

Jay stava per salutare e presentarci, però la sergente lo anticipò parlando per prima. <Erin Lindsay, la piccola di casa Voight! Come stai?> mi venne ad abbracciare squadrandomi poi dalla testa ai piedi per osservare ogni minimo cambiamento. Infatti la conoscevo molto bene dal momento che era un'amica intima di Hank dai tempi dell'accademia. <Lei dovrebbe essere Jessie o sbaglio?>

<Sì, è lei. Invece il piccolino laggiù è Noah?> annuì mentre il piccolo, sentendosi chiamato in causa, ci raggiunse e fu subito rapito dalla figura di Jessie che ammirò dal basso con una faccia alquanto sorpresa. Scrutai rapidamente Jay, al quale era spuntato un sorriso a trentadue denti sul volto e non vidi l'ora di vederlo stringere fra le braccia i bambini o bambine che stavamo aspettando.

Finalmente dopo una decina di minuti passati a chiaccherare e conoscere i nuovi colleghi di Jay che nel frattempo erano sopraggiunti, ci sedemmo a tavola. Io e Jessie fummo servite per prime e divorai la bellezza quattro salsicce, due costine e una quantità disumana di patatine con ketchup e maionese, più una coppa di gelato al cioccolato.
Non ci sarebbe voluto un genio per capire del mio stato interessante, però nessuno comunque sembrò farci caso fino al momento del liquore.

<Jay probabilmente te lo hanno già detto, ma hai combinato un gran casino> iniziò Olivia.

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