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21-ERIN

<Jessie> mi inginocchiai davanti alla ragazzina che, seduta su una delle sedie della sala d'attesa del Med, continuava a fissare le sue mani sporche di sangue <Sei stata bravissima, ma tuo papà non ce l'ha fatta.> Scoppiò a piangere e, conoscendo la situazione, lasciai che si sfogasse; l'abbracciai stringendola a me per farle capire che su di me avrebbe potuto contare sempre ma ciò che mi sorprese di più fu la richiesta di vedere il padre. Sapevo che non sarebbe stata una buona idea, essendoci passata undici anni fa, ma non potevo impedirglielo; allora l'accompagnai fino alla stanza dove era stato dichiarato deceduto e la osservai entrare lentamente mentre io rimanevo fuori per darle la giusta privacy: d'ora in poi sarebbe stato a lei decidere come ricordare suo padre, se la persona divertente, dolce e premurosa che era prima o il corpo privo di espressione e colore di adesso. Però, qualunque fosse stata la sua scelta, l'avrei appoggiata come faceva una madre.

<Ho fatto bene a dirle che ci stiamo frequentando?> domandai di punto in bianco sulla strada del ritorno verso il distretto. Sentivo i muscoli del collo e delle spalle tesi, lo stomaco era serrato e avevo un bisogno disperato andare a correre per liberare il più possibile la mente da tutti i pensieri che nel giro di poche ore erano affiorati.

<Sì, l'abbiamo fatta sorridere> affermò il mio partner appoggiando la mano sulla mia che si trovava sul cambio <Vieni da me stasera?>

Annuii guardandolo di sfuggita <Prima però vado a correre con Akira. Vuoi venire?> fece cenno di sì con la testa e scendemmo dall'auto che avevo parcheggiato nel parcheggio riservato al dipartimento. Entrammo dalla porta principale dove salutammo la sergente Platt, Burgess e Roman che stavano bisticciando su qualcosa e poi salimmo al piano di sopra; Antonio e Ruzek mi abbracciarono poi ripeterono l'azione con Jay che, però, sembrava più preoccupato del fatto che le sue cugine si trovavano ancora qui e non accennavano ad andarsene. Attualmente era l'ultimo dei problemi.
<Vado a cambiarmi> li informai rendendomi solo ora effettivamente conto di quanto fosse sporca e bagnata la maglietta che indossavo; fatto ciò rimasi a fissare per un po' di tempo la fotografia di mamma e papà che avevo appeso all'interno della porta dell'armadietto e non potei fare a meno di domandarmi cosa sarebbe accaduto se loro fossero ancora vivi. Sarei diventata una poliziotta? Sarei entrata all'Intelligence? Avrei conosciuto tutte queste persone?

<Erin stai bene?> la voce di Dawson ristabilì il contatto con la realtà

<Sì, stavo solo pensando> risposi aprendo la porta dello spogliatoio <Perché?>

<Ti davamo per dispersa e di là la situazione sta degenerando... C'è Jessica con il nonno, ha scoperto che la scrivania della mamma è stata occupata e...> mi precipitai di là e effettivamente il nonno non riusciva più a trattenerla; Jay stava incassando i colpi che la ragazzina lanciava per tentare di liberarsi; Akira non c'era come non erano presenti le cugine e Ruzek.

<Jessica calmati!> sentivo ripetere dagli uomini che cercavano di fermarla.

<Jessie> mi affiancai a Jay in modo tale da guardarla negli occhi <Jessica, guardami e rilassati. So cosa stai provando, ci sono e ci sto passando in questo periodo, ma puoi essere certa che nessuno all'interno di questa unità e del distretto ha dimenticato tua mamma... Una persona una volta mi ha detto che l'unico motivo per cui è arrivata una nuova detective all'unità, è perché ci serviva non per sostituire Rocky e sai il perché?> scosse la testa <Perché lei rimarrà sempre dentro ai nostri cuori e il suo ricordo vivrà finché vorrai> annuì e io la strinsi forte forte per farle sentire la mia presenza, per farle capire che per qualsiasi problema io c'ero e ci sarei stata sempre.
Guardai Jay e poi il nonno che fra tutti era il più preoccupato e con il quale avrei parlato successivamente; qualche istante dopo Jessica riemerse dalla mia spalla e mi consegnò un braccialetto.

<È tuo; l'ho trovato dentro alla valigia>. Me lo porse e le sorrisi; probabilmente mi era caduto quando l'avevo aiutata a preparare i vestiti che avrebbe portato dai nonni.

<Grazie, che ne dici di andare con Jay e Antonio a salutare la Platt e magari cercare Akira?> le proposi affinché potessi parlare con il nonno. Annuì e attesi che scomparissero tutti e tre dalle scale prima di rivolgermi al nonno che, però, mi anticipò.

<Con mia moglie ci abbiamo riflettuto, da prima che accadesse ciò e oggi ne abbiamo avuto la conferma, non siamo in grado di gestirla. Per cui, per quanto mi dispiaccia, vorremmo che te ne prendessi cura come se fosse tua figlia e a noi potrà vedere ogni volta che vorrà...> gli piangeva il cuore, glielo si leggeva in faccia ma eravamo entrambi consapevoli che era la scelta migliore.

<Va bene, ma Jessie ne è a conoscenza?> disapprovò <Allora vi chiedo solo questo: tornate a casa, parlatene e poi mi farete sapere>

<Grazie> mi abbracciò inaspettatamente <Grazie tante, hai un cuore d'oro. Mia figlia sarebbe entusiasta di questa scelta> se ne andò lasciandomi sola con i pensieri che non smettevano di tartassare la mia povera testa.

Akira comparve poco dopo seguita dai tre ragazzi di turno e Upton che era arrivata qualche tempo prima del suo inizio effettivo del turno. Non feci in tempo a sedermi che Mouse ci avvisò che, dopo aver visionato i video diverse volte e immaginando il tragitto percorso, era riuscito ad avere una corrispondenza con un pregiudicato uscito poco fa di prigione. Ci preparammo e ci recammo alla sua casa. Tentò di fuggire dal retro ma invano perché Ruzek e Dawson gli bloccarono l'uscita, perciò potemmo presto andare a casa.

<...Oh sì ma anche molto estenuanti; per farle andare via, ho dovuto promettere che saresti venuta alla cena di stasera> smisi di correre guardandolo perplessa.
"Che cosa aveva fatto?" pensai. Stavamo correndo da un quarto d'ora con Akira al seguito e nel frattempo discorrevamo su quanto successo oggi. Le sue cugine mi sembravano simpatiche, soprattutto la più piccola Camilla, e mi avevano fatto notare che il particolare degli occhi era proprio di famiglia, oltre alla bellezza in generale. <Non volevo, ma non si sarebbero mosse dal distretto...>

<Okay, okay va bene. Verrò> riprendemmo a correre <A che ora?>

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