15-ERIN
Che imbarazzo! Lo sapevo che era una delle mie migliori amiche, ma odiavo mostrare anche a loro i sentimenti verso un ragazzo, soprattutto perché ero consapevole che non avremmo mai potuto avere un futuro.
Fuori dal distretto mi informò sull'ora dell'appuntamento mentre io la pregai di non dire niente alle altre, anche se non ci speravo più di tanto: le conoscevo troppo bene e sapevo che nel nostro gruppo, il segreto di un singolo, non sarebbe sopravvissuto più di un paio d'ore. Ci aveva già provato Margaret e potevo giurare che non era finita bene.
<Ehi, scusa per Michelle. Non av-> <Non ti preoccupare. Quando comincia la tua operazione?> mi interruppe Jay tornando all'argomento con cui era iniziato tutto.
<Domani> conclusi mentre mi sedevo alla scrivania e mentre gli altri rientravano. A quel punto il sergente decise che era il momento di informare anche il resto della squadra e spiegare il caso dall'inizio: due ragazzi di 17 anni si erano sentiti male durante una lezione di matematica, portati in ospedale i medici scoprirono che nel sangue era presente un alto livello di droga; la scuola si era mobilitata subito per scoprire chi spacciasse quella roba, senza riscontri. O meglio i presunti sospetti erano stati individuati, però né il dirigente né la polizia aveva le prove sufficienti per incastrali; perciò il caso era passato a noi e da domani sarei diventata Riley Kuznetsov, la figlia di un ricco imprenditore russo. Inoltre aggiunse che, poiché serviva un finto autista, aveva ingaggiato Sean Roman dal momento che per certi lineamenti assomigliava a un russo.
<Bene, ora ce ne andiamo tutti a casa e domani vi voglio operativi dalle cinque della mattina> ordinò.
Inutile dire che passai a casa solo per prendere Akira e portarla con me al Molly dove si accucciò ai piedi del tavolo in attesa di ricevere qualche coccola dalle mie amiche; Hermann, un vigile del fuoco della caserma 51 e proprietario di questo locale insieme a Otis e Gabriela Dawson, ci servì le birre accompagnate da uno shottino di whisky. Presto il locale si riempì e tra gli ultimi arrivati intravidi Jay, Antonio, Adam e Kevin; ricevetti una gomitata da Natalie che mi fece riportare lo sguardo su di loro e sorrisi a vederle imbambolate a fissare tutti i ragazzi carini e muscolosi che entravano. Tra di essi riconobbi Kelly Severide, Matt Casey (fidanzato di Gabriela), Cruz, Peter Mills.
Scrissi un messaggio veloce a Halstead per avvisarlo che gli volevo parlare; non rispose bensì raggiunse il nostro tavolo seguito dagli altri tre ragazzi che si chinarono per accarezzare Akira mentre il mio partner mi chiese ciò che dovevo dirgli.
<Per questi giorni sotto copertura, potresti tenere Akira? Avevo pensato di darla ad Hank, ma c'è già James che ora ha la priorità> affermai quando fummo abbastanza lontani dal resto del gruppo.
<Lo farò volentieri; quella cagnolina mi adora> si vantò mostrando un sorriso perfetto. Rientrati consegnai Akira direttamente a Jay che, per fortuna, non si accorse delle occhiate che le mie amiche gli avevano riservato dopo quel gesto. Qualche minuto dopo decisi che era il momento di andare perciò abbracciai forte Nicole pregandola di tornare presto a trovarmi e, salutati tutti gli altri, me ne andai a casa per riposare un po'.
<Woah> mormorarono incapaci di proferire qualsiasi parola i miei colleghi dopo avermi visto arrivare. <Sean che ne dici di fare cambio? Sembro un russo anche io> propose Adam ridendo.
Ci trovavamo nell'ampio garage a noi riservato a pian terreno sul retro e qui, Mouse, avrebbe sistemato le ultime cose riguardo la microtelecamera nel ciondolo che portavo al collo e la cimice nell'orecchio, grazie alla quale sarei sempre stata in contatto con la squadra. Per quanto riguardava il look avevo indossato la divisa della scuola superiore Lincoln Park che mi fasciava perfettamente le forme, avevo applicato un gloss fragola sulle labbra e mascara sulle ciglia, poi avevo lisciato i capelli che arrivavano sotto le scapole. Una volta assicurateci che tutto fosse apposto, indossai la pelliccetta nera e entrai in auto pronta ad iniziare e concludere al più presto questa operazione.
Trascorse una settimana prima che i ragazzi sospettati organizzassero una festa alla quale fui invitata per prima e mi beccai qualche insulto dalle altre oche della scuola.
"Non vedo l'ora di poter uscire da qui e tornare alla vecchia vita" pensai durante l'ora di storia americana.
<Signorina Kuznetsov a cosa sta pensando di così interessante da distrarsi in un momento cruciale?> domandò il professor Smith dopo essersi avvicinato al banco.
<Secondo lei, per una festa, è meglio un pantalone con un top o un vestito?> seguitai continuando a pensarci. Sbuffò e tornò alla cattedra disperato mentre io dovetti soffocare una risata dal momento che dal micro-auricolare nell'orecchio sentii Kevin fare una battuta. Per la festa di stasera avrei indossato i pantaloni, di gonne ne avevo veramente abbastanza.
Tre ore e se Dio avesse voluto, avrei interrotto questa farsa; non ne potevo più di sentire le oche della scuola strillare quando i ragazzi del football non le calcolavano oppure quando si raccontavano come era andata la seduta dall'estetista o ancora quando spettegolavano sui primini.
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