14-JAY
Sì, era stato imbarazzante ma al tempo stesso divertente trovarla in un pigiama enorme con una maschera nera sul naso perché avevo scoperto un aspetto di lei che non le avrei mai assegnato. Però dovevo assolutamente parlarle riguardo l'arrivo della nuova detective e il discorso che le avevo fatto la sera prima, perché io non ne sapevo nulla e non volevo assolutamente che pensasse il contrario.
Arrivai al mio appartamento dove avevo deciso di trascorrere una serata tranquilla, ma i miei genitori avevano deciso che era il momento di parlare seriamente e non solo per telefono. Ma che cavolo, non erano atterrati poco meno di un'ora fa? Non sentivano il fuso orario? Sapendo che non si sarebbero mossi da lì, li feci entrare e evitai loro il congelamento. <Com'è andato il viaggio? La vacanza? E come stanno tutti?> domandai per ritardare il momento che loro aspettavano da una settimana a questa parte.
<Tutto bene> mamma si accomodò sul divano <Avresti avuto intenzione di richiamare oppure dobbiamo conoscere il tuo stato di salute da tuo fratello?>
<Fino a prova contraria, è lui il medico di casa> scherzai, ma non rise nessuno <Sentite, so che siete preoccupati, ma questa è la mia vita. Ho scelto io questo lavoro> affermai convinto per far capire che non avrei mai cambiato idea.
<E non hai pensato a noi? Alla famiglia che avrai quando ti sposerai?> Non avevo neppure la ragazza e loro già pensavano alla famiglia, mi prendevano in giro? <Ogni volta che esci da quella porta, noi non sappiamo mai se rientrerai la sera, vuoi farci morire di preoccupazione?>
<Adesso basta!> sbottai <Ripeto, ho scelto io questo lavoro! Ora uscite> andai ad aprire furioso la porta e attesi che uscissero da qui. Porca miseria! Ho deciso io di diventare poliziotto; ho scelto io di salvare la vita di altre persone arrestando i "cattivi", come disse una volta zio Carl (il fratello di mio padre) poco prima di scomparire per sempre. Rammentavo di aver spaccato qualsiasi oggetto che mi fosse capitato sotto le mani pe runa settimana intera; da quel momento presi le scelte in funzione di ciò che avrei fatto da grande.
La mattina seguente entrai al distretto e trovai dalla Platt Erin che rideva per qualcosa di cui ignoravo la provenienza; le salutai e me ne andai di sopra dove presi una tazza fumante di caffè sperando che almeno questa mi avrebbe dato la carica sufficiente per la giornata. Presto le scrivanie si riempirono dei proprietari tranne quella di Hailey Upton, la nuova detective che comparì con una scatola di ciambelle; ne presi due e stavo per sedermi, quando la mia partner comparse sulle scale avvisando che c'erano delle persone che mi cercavano: chi poteva essere? Mamma, papà, zia Carla con suo marito Stefano e una delle loro tre figlie, Camilla.
<Vieni qua cugino!> quasi gridò in italiano mia cugina <Certo che sei sempre più bello; mamma io te l'ho sempre detto che l'aria americana rende tutti più belli> si rivolse ai genitori che risero contagiando anche i miei. <Posso vedere dove lavori?>
<Dove sono Carlotta e Giorgia?> domandai mentre salivamo le scale per il piano di sopra
<Dovrebbero arrivare stasera, sai tra l'università e la famiglia sono sempre molto impegnate> annuii rapidamente mentre le feci capire di essere arrivati. Gli presentai i membri della squadra, ma all'appello mancavano Erin e Voight. Le offrii una ciambella e per ingannare l'attesa le chiesi come andava a casa; dopo mezz'ora dei due assenti non c'era ancora traccia per cui la intimai a tornare un altro giorno, ma dissentì una volta ancora.
<Chi dovrebbe conoscere chi?> cinguettò Lindsay dirigendosi verso la sua scrivania.
<I'm Camilla, Jay's cousin. Nice to meet you> mi anticipò la ragazzina al mio fianco sfoggiando le sue doti con l'inglese.
<Piacere mio, Erin Lindsay> le strinse la mano nonostante fosse sorpresa e, quando mi voltai per accompagnare Cami dai genitori, borbottò che era proprio bella e che mia madre aveva ragione.
Quella giornata fu proprio rilassante poiché non ci fu niente da fare e ne approfittammo per fare una pausa pranzo più lunga, perciò in ufficio rimanemmo solo io e la mia partner che per tutta la mattina aveva sfogliato un fascicolo appuntando su un foglietto delle informazioni. <Tutto okay con il sergente?> le chiesi quando si alzò per recarsi alla sala relax.
Annuì <Dovevamo decidere un paio di cose su James e su una possibile operazione sotto copertura> mi informò con non chalance. Strabuzzai letteralmente gli occhi e le chiesi di proseguire per cercare di capire a cosa si sarebbe trovata una volta accettata l'operazione <Dovrei fingermi una studentessa popolare in una scuola e attirare le attenzioni di alcuni ragazzi... Il resto dipenderà dai risvolti che prenderà l'indagine>
<Non che ti riesca difficile> borbottai; mi guardò con gli occhi illuminati e un sorrisetto che lasciava comparire due fossette sulle guance. Io, al contrario, mi maledissi perché non volevo che conoscesse i miei sentimenti verso di lei, soprattutto perché non saremmo mai potuti stare insieme.
<Sì, avevo ragione!> una voce ci fece trasalire e, sulla soglia della sala, notammo Michelle. Guardai la mia partner chiudersi a riccio e sprofondare negli abissi dell'imbarazzo, probabilmente nemmeno lei sapeva che sarebbe arrivata.
<Michelle! C-Che ci fai qui?> balbettò qualche istante dopo
<Ti ho chiamato diverse volte senza ottenere risposta, così ho pensato di venire al distretto. Stasera andiamo al Molly e ne approfittiamo per salutare Nicole che torna sulla nave, mentre le altre si fermeranno un'altra settimana, volevamo sapere se fossi dei nostri> ci informò; la mia partner acconsentì rapidamente scomparendo per le scale insieme all'amica.
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