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10-JAY

Trovarla seduta sul pavimento disperata mentre continuava a incolparsi, era stato proprio un brutto colpo; riuscirla a tranquillizzare fu un'impresa, ma alla fine si era addormentata tra le mie braccia.

<Grazie di essere venuto subito. Non sapevo che fare e chi chiamare e tu eri il primo numero nel registro chiamate> affermò con voce ancora tremante <La mia piccola sorellina...>

<Sorellina?> replicai perplesso

<Sì, mamma e papà hanno adottato lei e il fratello quasi undici anni fa. Suppongo che non lo sapessi>

<Già... Posso darti un consiglio?> annuì <Se dovesse ricapitare una crisi di questo tipo, non mostrarti debole davanti a lei; peggiorerai solo la situazione. Vado di là sul divano, per qualsiasi cosa chiamami> mi ci stavo dirigendo pronto a passarci la nottata, quando la voce di Caroline mi richiamò implorando di dormire con loro, perché aveva paura che potesse avere un'altra crisi e non riuscire a calmarla. Acconsentii e tornai sui miei passi; la notte trascorse tranquilla e così decisi di alzarmi per preparare il caffè per tutti e mettere a cucinare il bacon per Erin, ma niente da mangiare per la sorella dal momento che non sapevo cosa le piacesse.

Nascondersi era stato veramente emozionate, soprattutto dopo che il mio cellulare aveva iniziato a suonare e ero più che sicuro che a telefonare erano stati i miei genitori; lo facevano sempre e a volte pensavo che non si rendessero conto che né io né mio fratello Will eravamo più dei bambini. Non misi piede fuori dal suo appartamento che ci avvisarono di un'altra esplosione, questa volta nei pressi della Lane Tech High School, la scuola dove andava James. La vidi sbiancare fino quasi a svenire, ma la presi in tempo e l'aiutai a sedersi.

<Vedrai che sta bene> affermai inginocchiato davanti a lei <è ancora presto, sarà per strada. Che ne dici di telefonargli?> annuì distrattamente. Dopo aver composto il numero, scattò immediatamente la segreteria <Forza, andiamo a cercarlo>. Nonostante conoscessi il rischio che correvamo entrambi se fossimo arrivati alla scuola sulla stessa auto, soprattutto perché Voight l'aveva vista a casa, non potevo permettere che guidasse; era talmente preoccupata che non si lamentò nemmeno quando salii al posto del guidatore.

I giornalisti, i genitori e anche curiosi avevano già formato una grande folla al confine del perimetro circoscritto dalla polizia e, come per le altre due, diversi genitori ci inveivano contro perché volevano andare a cercare i propri figli; mostrai il distintivo ad un poliziotto di pattuglia che non avevo mai visto e, aiutato da alcuni suoi colleghi, riuscirono ad aprire un varco. Li ringraziai con un cenno del capo.

La scuola era distrutta poiché, secondo Boden, la bomba era stata posizionata al centro del corridoio principale; una moltitudine di studenti era fuori dall'edificio, nel cortile, dal momento che non era ancora suonata la campanella, ma altrettanti erano già entrati. Piangevano, gridavano, quelli illesi cercavano in tutti i modi di aiutare, ma i Vigili del Fuoco, i paramedici e i poliziotti cercavano di impedirlo. Il comandante dei Vigili del Fuoco ci si avvicinò avvisandoci che questa era stata la peggiore esplosione ed era un bene che Lindsay era già corsa alla ricerca del fratello; volevo aiutarla, ma il sergente aveva esplicitamente detto che dovevamo interrogare tutti senza mai fermarci. Sapevo che era preoccupato anche lui, però non poteva mostrarlo dato che nessuno della squadra, escluso me, sapeva della storia familiare con Lindsay; d'altra parte io, ad ogni movimento nelle vicinanze speravo di vederla tornare vittoriosa al fianco del fratello.

<Può descriverlo?> domandò Atwater ad una ragazza che sosteneva di aver visto il sospettato. Annuì rapidamente: 1.80 m, ispanico, 25 anni, cappellino dei Blackhawks e un tatuaggio di uno scorpione o serpente sul collo che però non era riuscita a distinguere. <Grazie> fece una pausa e, non appena la ragazza se ne andò, proseguì <Erin, lo ha trovato?> disapprovai con la testa, ma dovetti correggere la mia posizione perché il display, illuminandosi, lasciò comparire il suo nome: era disperata.

<Gabriela, Sylvie venite con me!> gridai alle due paramediche della caserma 51 che ci passarono davanti; la prima oltretutto era anche la sorella di Dawson <Tu> mi rivolsi al mio collega <Portane altri due al lato ovest della scuola> Quando arrivammo sulla scena a terra trovammo due corpi, uno di James e uno di una ragazza: il primo cercava di restare sveglio parlando con la sorella e nel mentre tentava di premere il più possibile sulla ferita all'addome; sopra la seconda c'era Erin che tamponava una ferita alla clavicola.

<Si salverà?> mormorò James in un flebile sussurro.

<Sì, sei stato bravissimo fratellino> rispose guardandolo di sfuggita con la coda dell'occhio.

Dopo qualche istante sopraggiunsero sul luogo anche Atwater con gli altri due paramedici e il resto della squadra che rimase in disparte, mentre io tenevo ferma Lindsay che voleva a tutti i costi aiutare i paramedici; i suoi lineamenti dolci erano completamente tirati dalla tensione e dalla paura. Solo quando lo portarono via, la lasciai andare sussurrandole che sarebbe andato tutto bene. <La seguo in auto, voi continuate a cercare e dite a Mouse di vedere se nel database c'è qualche riscontro> ci informò il sergente correndo verso l'auto.

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