2. Mi piaceva se restavi
L'ironia è che, questa mattina, non ci sei voluta restare a letto. Non hai voluto far l'amore. Mi hai avvelenato il cuore, questa mattina. Mi hai graffiato un solco nell'anima nell'istante in cui mi hai raccontato di dovertene andare, per quell'occasione che ti è capitata fra le mani e poter rincorrere così, con meno affanno, i tuoi sogni. Ma ciò vorrà dire che andrai in una città che non è mia, che non è tua.
Che non ci appartiene affatto, e tu vuoi andarci a tutti i costi.
Perché ci devi andare? Perché mi devi fare questo? Perché mai sei tanto prepotente da voler cambiare la mia vita, solo a causa delle tue scelte?
Nonostante ciò, non ti darei mai dell'egoista, mai e poi mai potrei affibbiarti tale insulto. So bene che sei solo una sognatrice. Una donnina che viaggia, le nuvole sono la tua casa e la pioggia e il sole il tuo cibo, ed è per questo che non puoi lasciarti sfuggire quest'occasione così preziosa.
Si dice che quel treno passi una volta soltanto nella vita... Tu invece mi hai detto solo che, da quel treno, puoi sempre scenderci. Magari ti fai un po' male se va troppo veloce... Ma è difficile correrci dietro e raggiungerlo, ed è per questo che ti stai affrettando tanto per salirci al volo e guadagnarti quel posticino caldo e sicuro, godendo di questa magnifica e irripetibile occasione.
Ma questo vorrebbe dire distanza, nostalgia, dolore. Ti stai strappando via dalle tue origini per rincorrere le occasioni rare e preziose che la vita ti sta offrendo... Mentre io, maledizione- Io sono inchiodato qui, coi piedi incastonati sotto il marmo di quest'ufficio, che sogno di pubblicare, di stare su carta e diventare inchiostro nero.
Voglio imprimermi su carta, voglio essere sfogliato, voglio che il mondo mi si insinui nell'anima attraverso pagine, voglio essere impaginato, lo voglio così tanto da essermi incastrato in questa casa editrice di merda e non saper più svincolarmene. Questo posto mi concede un mignolo di ciò che vorrei, ma il coraggio... E' quello a mancarmi.
Il coraggio di portare tutte queste parole fuori da, semplicemente, me, mi fa tremare le membra, ci credi? Mi si intrippano i pensieri fra loro e non capisco più nulla.
Io comunque continuo a lavorarci su, continuo a buttare giù parole e solo a causa tua, perché sei tu a ispirarmi, sei la mia musa. E' merito tuo se sono qui con le dita a picchiettare su questa tastieraccia che, probabilmente, un giorno di questi consumerò.
A volte ridacchio quando mi viene in mente di tutte quelle volte in cui mi sgridi, perché pigio con troppa intensità sui tasti. Ma che ci devo fare, io? Sono tanto preso quanto prepotente certe volte, e quindi le parole mi sembra di assestarle meglio fra loro, se ci ripongo un pochino di potenza in più.
Ma quante stronzate, e quanto è triste, che non leggerai mai questo. Nessuno, leggerà mai tutto questo.
Mentre tu te ne vai – stai per andartene – e corri via dall'altra parte del mondo, io annego nella mia assenza di coraggio e mi tengo tutto per me.
E quindi ciao, amore... Vado al lavoro, in quell'ufficio ancora un po' più grigio, ora che non ci sei ad aspettarmi, questa sera. E nessuna sera. Non più. Mi sarebbe piaciuto tornare qui, più tardi, e trovarti sommersa nel fumo di una cena rovinata dal forno che non sai ancora regolare.
Sai? Mi va bene, se non sai cucinare. Ma non mi va bene se non sai restare. Che mi lasci qui, con più responsabilità ancora, che prima almeno condividevo con te e ne sopportavamo il peso insieme.
Mi piacevi se rimanevi, amore mio.
Grazie per avermi fatto balenare in testa di ideare una nuova storia su un insulso One Shot. Tu sei una fonte di ambizioni. Dei sogni tu te ne fai una casa; se i sogni si custodiscono nel cassetto, tu sei quel cassetto. Ti ringrazio, Stella.
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