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Capitolo 8

Mi sono sempre chiesto come ci si sente dopo aver perso tutto.
Ho immaginato il vuoto, il dolore acuto, le lacrime. Non avrei mai immaginato di sentirmi così morto.
Mi sembrava di affogare ogni minuto di più, i polmoni pieni di risentimento, rabbia. Non ho potuto far niente, non ho potuto oppormi al destino che mi è passato davanti.
Minho, Tommy e Alby sono dentro il Labirinto e le porte sono chiuse. Ergo, sono morti. Come faccio ora? Pensavo di essermi sentito così perso solo un'altra volta nella mia vita, mi ero ripromesso di non farmi più del male così profondo, per Alby, per Minho, perché loro mi volevano bene e non volevo farli soffrire e sí, anche per Tommy. Tommy. Pensavo veramente che magari, con il tempo, avrebbe potuto rendermi la persona più felice di questa maledetta terra. E ora? Ora sono solo.
《Newt? Ehi testa di sploff se non ti svegli subito costringo Frypan a sputarti nel piatto》Gally, quanto vorrei tirargli un pugno su quel muso. Anche lui era amico di Minho e Alby, come fa a mantenere il suo comportamento arrogante e scontroso dopo tutto questo? Vorrei avere la sua stessa capacità di estraniarmi dal dolore.
《Newt, senti, so che stai soffrendo...》 il suo tono si fece all'improvviso più dolce, mi spaventò.
《Ma ora alzerai il tuo culo da quella brandina e andrai a fare la guardia alle porte perché tu sei il capo》ed eccolo di nuovo, il suo tono da schiaffi. Se ne andò, lanciandomi uno di quegli sguardi, come per dire "se non ti alzi subito di butto nella sploff dei maiali". Forse fu quello sguardo, forse la gamba che mi doleva, ma qualcosa scattò dentro di me. Non potevo starmene lì, buttato su una brandina a ridurmi in pezzi. Dovevo reagire. Lo dovevo fare per loro perché, sì, dopo quello che mi aveva detto Tommy, non potevo arrendermi. Era colpa mia se si trovavano là dentro.
Trovai la forza di alzarmi e uscire. I miei compagni erano tutti lì, con lo sguardo basso, alcuni con le lacrime agli occhi. Gally aveva ragione: ora ero il capo, dovevo comportarmi come tale.
《Non vi mentirò...》alcune teste curiose si voltarono verso di me a quelle parole. Trovai allora il coraggio di continuare.
《Sto soffrendo, e molto. Sapevate tutti quanto tenessi alle persone che abbiamo perso stasera...》
《Potrebbero essere ancora vivi!》riconobbi la voce che mi aveva interrotto. Chuck. Lo guardai e vidi in lui ciò che io avevo perso da tempo: l'innocenza. Chuck in fondo era ancora un bambino e mi implorava con gli occhi di rimangiarmi tutto, di ammettere che loro avevano ancora speranza. Per la vera prima volta, da quando quelle porte si erano chiuse, lacrime amare minacciarono di uscire. Le rimandai indietro con un colpo di ciglia, interrompendo il contatto con Chuck.
《Il dolore deve insegnarci ad andare avanti》credevo in quelle parole, ma più di tutto cercavo di infondere coraggio nei miei compagni. E in me stesso.
《Non possiamo lasciarci sopraffare dalla situazione, dobbiamo reagire. Abbiamo subito altre perdite in passato e ci siamo sempre rialzati: continueremo su questa strada e nessuno ci abbatterà》avevo le mani tremanti ma non abbassai mai lo sguardo, i miei compagni dovevano capire che d'ora in poi ci sarei stato io a risollevarli e che potevano contare su di me.
Alla fine del mio discorso il mio pubblico si alzò in piedi e piano piano alcuni di loro si avvicinarono a me. Lessi nei loro occhi che avevano capito le mie intenzioni, avevano capito che stavo cercando di farmi forza per sopportare tutto. E fu lì che crollai.
Mi accasciai e sentii le braccia dei miei amici sostenermi mentre il mio fiato veniva spezzato dai singhiozzi.
In un momento non riuscii più a distinguere la realtà. Era tutto così offuscato. Poi vidi la mano di Frypan. I suoi occhi, che mi sorridevano dolci, dicevano di alzarmi e che non ero solo in tutto quel casino. Afferrai la mano e, fra le vertigini date dal pianto, mi rialzai davanti a tutti. Mi guardavano tutti con comprensione negli occhi. Capii che lì davanti avevo più che dei semplici amici, quella era la mia famiglia.

Non so come, ma trovai il coraggio di avvicinarmi alle Porte. Appena mi posizionai davanti ad esse il ricordo del corpo di Tommy che sfuggiva dalla mia presa mi sfrecciò nella mente. Quanto faceva male, caspio. Ero vicinissimo a lui, l'avrei potuto fermare.
La notte passò lentamente, sembrava che l'universo ce l'avesse con me per qualche ragione sconosciuta. Ero stanco, mi reggevo a mala pena in piedi ma non lasciai la mia postazione fino quando non vidi Chuck dirigersi nella mia direzione.
Mi stavo allontando, pensando che venisse a sostituirmi anche perchè non avrei sopportato una chiacchierata con lui. Ma ovviamente non la pensavamo allo stesso modo.
《Newt aspetta》
《Chuck scusami ma sono stanchissimo, lasciami andare》sapevo di essere maleducato ma non mi interessava, non in quel momento.
《Newt perché non mi credi?》confuso mi voltai verso di lui e vidi che era sull'orlo di un pianto.
《Chuck, non capisco.》
So che sono vivi, Newt, mi devi credere, io ho questa sensazione...》ero esasperato, come poteva farmi questo? Lo presi per le spalle in modo che mi guardasse negli occhi.
《Chuck ascoltami, fa male, lo so. Credi che io non voglia vederli attraversare quelle maledette mura di pietra? Pensi che non mi farebbe sorridere come un matto ricevere un'altra pacca sulla schiena da Alby? Impazzirei per averli di nuovo indietro ma è impossibile. Sono morti, Chuck, e non puoi farci niente perciò ora basta. Mi hai stancato.》i suoi occhi lucidi si puntarono nei miei e per un attimo ho creduto di aver esagerato, ma poi abbassò lo sguardo.
《Hai ragione, scusa Newt》mi ricordai di come l'avevo visto prima, come un bambino, e fu allora che mi accorsi di aver veramente commesso un errore. Lo abbracciai dolcemente e lui si fiondò tra le mie braccia scoppiando in singhiozzi. Mi ritrovai a pensare all'abbraccio tra me e Tommy e alle emozioni che avevo provato. Nostalgico, mi staccai leggermente da Chuck.
《Grazie Newt》annuii poco convinto ma non ebbi il tempo di rispondere che un forte rumore attirò la nostra attenzione. Non mi ero neanche accorto che era l'alba e le porte si stavano aprendo.
Io e Chuckie aspettammo lì per minuti, immobili, come se potessero veramente tornare. Quando mi accorsi di quanto stupida e dolorosa fosse la cosa, parlai.
《Te l'avevo detto Chuck, nessuno sopravvive ad una notte nel Labirinto》mi voltai e mi incamminai verso la mensa. Un attimo dopo la voce di Chuck mi perforó i timpani.
《Ehi sono loro!》non avevo il coraggio di girarmi, ma quando vidi i miei compagni corrermi in contro, non ressi e mi girai. Lo spettacolo che mi trovai davanti fu il migliore della mia vita. O di quanto ricordassi, si intende.
《Ciao Newt》quella voce.
《Tommy》la mia, di voce, era spezzata. Era sporco, aveva le mani graffiate e gli occhi stanchi. Non era mai stato così bello ai miei occhi.

//Spazio Autrice//
Dopo mesi di assenza eccomi qua finalmente!
Scusate per le lunghe assenze ma io non ho tanto tempo e poi scrivo quando ho l'ispirazione.
Beh cosa dire di questo capitolo, qui ho voluto dare un po' di spazio ai sentimenti di Newt ma non solo.
Mi sono sempre chiesta come l'avessero presa tutti i Radurai la scomparsa nel Labirinto di Alby, Minho e Thomas.
Spero che vi piaccia e vi invito a commentare.
Tutti i vostri pareri mi sono molto d'aiuto.
//raffa

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