//Capitolo 26
"La verità attraversa sempre tre fasi:
nella prima viene ridicolizzata;
nella seconda ci si oppone violentemente;
infine, la si accetta come ovvia."
(Arthur Schopenhauer)
Nei momenti in cui a qualcuno viene riferita qualche brutta notizia si dice che questa ci metta diverso tempo a passare dalle orecchie al cervello, ad essere udita e capita. Secondi che diventano minuti interi, come se il cervello di quella persona avesse deciso di rallentare appositamente, così da ritardare il più possibile il momento della dura e cruda verità.
Per Harry non fu così.
Gli bastò mezzo secondo per ricollegare tutto quello che era successo nelle ultime ore, tutto ciò che aveva visto ed intuito. L'impazienza di Aisha nel vedere Louis e la disperazione di quest'ultimo da quando gli aveva scritto quel messaggio a quando gli aveva confessato tutto. Mezzo secondo fu sufficiente per sentire il suo cuore spaccarsi in due.
«C-cosa?» Mormorò, la voce strozzata in gola.
Si alzò in piedi mettendosi davanti a Louis, pronto a sentirsi dire qualunque cosa che smentisse ciò che aveva appena sentito. L'aveva sentito e l'aveva capito all'istante, ma semplicemente non poteva, non avrebbe mai potuto accettare il fatto che Louis, il suo Louis, aspettasse un figlio dalla sua ex fidanzata. Non era possibile.
«Mi hai sentito, Harry» Rispose Louis lentamente, ponderando ogni parola.
Continuava a tenere gli occhi puntanti nei suoi, distrutto e rassegnato. Harry finse di non farci caso.
«Ripetilo»
«Aisha è incinta»
«Smettila di nasconderti e fai l'uomo» Sibilò Harry, il cuore che batteva così forte da pulsargli persino nelle orecchie.
Louis continuò a fissarlo, il suo sguardo non mutò di una virgola. «Aisha è incinta. Io l'ho messa incinta, è mio figlio»
«Vaffanculo» Esplose il riccio, buttandosi addosso al corpo del maggiore, tirandogli diversi pugni sul busto, senza neanche accorgersi di aver iniziato a gridare con tutto il fiato che aveva in gola. «Vaffanculo! Vaffanculo, Louis. Ti odio! Vorrei non averti mai conosciuto»
E Harry poteva anche essere più alto, forse persino più forte, ma Louis era veloce. Dopo l'ennesimo colpo, più forte degli altri, l'architetto avvolse le dita sottili attorno ai suoi polsi, bloccandoglieli sopra la testa e ribaltando le posizioni, facendo sbattere violentemente la sua schiena contro il muro e bloccandolo nella sua presa.
Il riccio sentì i polmoni svuotarsi a causa della botta contro la parete dura. Boccheggiò un paio di secondi prima di sentire la fronte di Louis, anche lui con il respiro accelerato, appoggiarsi delicatamente sulla sua. Rimasero vicini, con i corpi quasi spiaccicati mentre l'architetto continuava a tenere i suoi polsi bloccati sopra la testa. Si guardarono negli occhi per pochi attimi, che parvero durare delle ore. Erano sempre verde nell'azzurro e azzurro nel verde, ma qualcosa tra loro si era inevitabilmente spezzato.
Harry sentì le sue guance scaldarsi mentre la vicinanza del corpo di Louis mandava dolci scosse di elettricità lungo la sua spina dorsale. Vide l'architetto osservargli le labbra prima di riportare lo sguardo nel suo. A quel punto Louis si allontanò di scatto, come scottato, andando a sedersi sul bordo del letto mentre si prendeva il viso tra le mani.
Harry vide le sue spalle sobbalzare ancora prima di sentire i suoi bassi singhiozzi. Non fece nulla e non disse nulla. Voleva distogliere lo sguardo, invece rimase con la schiena nuda contro il muro freddo, massaggiandosi la pelle arrossata dal colpo mentre sentiva qualcosa dentro di lui precipitare sempre più a fondo ad ogni singhiozzo del maggiore. Quello stesso ragazzo che era stato il suo pilastro per anni. Louis che non piangeva mai, che aveva sempre un sorriso e una battuta per ogni situazione triste. Lui che, nonostante il suo dolce lato infantile, era quello cresciuto più in fretta, che si era sempre preso cura delle sue sorelle e dei suoi migliori amici, che si era sempre preso cura di lui, ogni singola volta che Harry ne aveva avuto bisogno.
Louis, il ragazzo solare che Harry non aveva mai visto piangere, stava piangendo davanti a lui, proprio in quel momento.
In un'altra situazione il minore sarebbe corso da lui a dispetto di ogni altra cosa, per stringerlo tra le sue braccia e consolarlo come Louis aveva più volte fatto con lui. Ma in quel momento, con la delusione e il dolore che ancora ardevano freschi dentro di lui, Harry non poté fare altro che rivestirsi il più in fretta possibile, per poi abbandonare la stanza con un passo svelto.
Era intenzionato ad andarsene via subito, ma la busta marrone sul bancone attirò nuovamente la sua attenzione.
Si avvicinò cautamente, una parte di lui che voleva solamente andarsene via e rintanarsi nel suo letto, così da poter piangere e urlare e sfogarsi, fino a quando non avesse avuto più il minimo briciolo d'energia. Prese in mano la grande busta, ascoltando invece quella parte di lui che voleva solamente la verità.
Ignorò i passi lenti dell'architetto, che si fermò un paio di metri dietro di lui, e osservò con mano tremanti l'ecografia del bambino, ignorando il foglio compilato dal ginecologo. Sentì gli occhi pizzicargli ma strinse i denti, imponendosi di mantenere la calma.
«Dimmi solo come...e quando. Ho il diritto di saperlo» Disse Harry in un sussurro, cercando di mantenere un tono neutrale mentre in realtà sentiva di stare per esplodere.
Si voltò, ritrovandosi faccia a faccia con Louis. L'architetto lo guardò per qualche secondo, gli occhi rossi e le guance ancora bagnate di lacrime, prima di sospirare.
«Poco più di due mesi fa, verso la fine di aprile. Eravamo entrambi ubriachi quella sera, mi ricordo pochissimo di tutto ciò che è successo. L'unica cosa che mi ricordo per certo è che quello stesso pomeriggio ero andato a comprare una confezione di preservativi, perché li avevo finiti tutti, due giorni dopo mi sono accorto che quella confezione era ancora completamente sigillata»
Harry si ritrovò a trattenere il respiro, rimanendo in silenzio mentre ascoltava. Ogni singola parola sembrava una coltellata al petto.
«Eravamo sempre stati d'accordo sul fatto che io mi sarei dovuto occupare di queste cose, lei non ha mai avuto preservativi dietro, nemmeno quella sera. All'inizio non ce ne siamo preoccupati più di tanto: quando avevamo fatto sesso le era appena finito il ciclo, così abbiamo semplicemente deciso di aspettare un mese e vedere cosa sarebbe successo»
Louis fece un passo avanti ed Harry indietreggiò di riflesso, fino a scontrarsi con il bancone dietro di lui. Il maggiore lo guardò tristemente, ma non disse nulla.
«Non ti ho mai detto tutta la verità riguardo alla notte del temporale, un mese fa, quando ti ho ritrovato svenuto in mezzo al fango e ti ho riportato qui. Ti avevo detto che ero con lei e che l'avevo lasciata, ed era vero, ma subito dopo aver chiuso lei mi ha informato del suo ciclo mestruale, che era in ritardo di una settimana. Non l'ho ascoltata, perché la conoscevo e perché sapevo che in quel momento mi avrebbe detto qualunque cosa per farmi cambiare idea. Appena Niall mi ha chiamato per dirmi che eri sparito, me ne sono andato via, dicendole solo di aspettare ancora e di andare a vedere un ginecologo. Non le credevo per niente e ho continuato a non crederle per tutti i giorni successivi, quando mi chiamava costantemente o quando si presentava qui e in ufficio, solo per minacciarmi di venire a raccontarti tutto quanto, seppur fossero menzogne. Avevamo parlato con un ginecologo in modo molto generico, senza nessuna visita, e lui ci aveva detto che fosse normalissimo saltare qualche ciclo, vista la sua giovane età. Io...»
«Tu lo sapevi» Lo accusò Harry, interrompendolo. Si ritrovò ad alzare la voce mentre stringeva le mani in due pugni. «Tu mi hai baciato, tu hai iniziato tutto questo, sapendo benissimo che c'era il rischio che la tua ex ragazza fosse incinta!»
«Io non sapevo un bel niente, Harry! Il ginecologo con cui abbiamo parlato è uno dei migliori di tutta Manhattan! Quando lui ci ha rassicurati su quel ritardo io ho semplicemente lasciato perdere tutto, perché c'eri tu. Tu eri... Tu sei il mio sogno. Tutto quanto, ogni singolo istante con te mi rendeva semplicemente così felice che non mi sono più preoccupato di nient'altro. Tu mi fai sentire così bene, come se nulla di brutto possa accadere»
Harry, che aveva chiuso gli occhi quando l'architetto aveva iniziato a parlare di lui, si ritrovò a sollevare le labbra in un sorriso sarcastico. «Invece è proprio quello che è accaduto, no?»
La voce gli si spezzò sull'ultima sillaba e una lacrima solitaria gli scese lungo la guancia. Si sedette su uno sgabello, prendendosi il volto tra le mani mentre cercava di calmarsi. Non sarebbe crollato davanti a lui.
Sentì Louis inginocchiarsi davanti a lui ed appoggiare la mano sul suo ginocchio. Harry si sentì ancora peggio rendendosi conto che, nonostante ciò che era appena successo, il semplice tocco dell'architetto bastava a fargli venire la pelle d'oca.
«Mi prenderò tutte le mie responsabilità, Harry, riconoscerò e crescerò il bambino, mio figlio, ma tu... Non dovremo lasciarci, noi... noi potremmo continuare a stare insieme con lui, saremmo una...»
«Non provare a dirlo, Louis!» Sbottò Harry, alzandosi in piedi ed allontanandosi da lui. «Non ti azzardare! Cosa dovremmo essere? Eh?! Una famiglia, Louis, pensi che potremo essere una famiglia? Io, tu, tuo figlio e, fammi pensare un po', la donna che tu hai messo incinta?»
Il riccio dovette stringere i pugni fino a sentire le unghie perforargli la pelle. Si sentiva tradito, usato. L'uomo che amava, l'uomo che aveva sempre amato e che gli aveva promesso qualunque cosa. Mai come in quel momento Harry avrebbe voluto non averlo mai conosciuto.
«Io non farò questo, a nessuno di voi tre. Non sarò l'amante che allontana il padre dalla famiglia, non sarò la causa per cui quel bambino passerà la sua infanzia a chiedersi cosa ha fatto di sbagliato, perché nella sua famiglia non ci sono due genitori che si amano»
Louis lo osservò, gli occhi azzurri spalancati e imploranti. «Avrà tre genitori che lo amano!»
«Ah è questo quello che ti hanno detto, quando tuo padre ha abbandonato Jay?! Te l'hanno detto e tu sei stato così stupido da crederci? Perché entrambi lo sappiamo benissimo cosa succederà e nessuno di noi se lo merita! Lo sai tu, che hai sempre avuto solo tua mamma, e lo so io, perché mio padre mi ha abbandonato quando avevo sette anni subito dopo aver trovato la sua anima gemella. Se n'è andato mentre dormivo e non l'ho mai più sentito, Louis, mai più. Quando è morta mia mamma l'unica cosa che ha fatto è stato mandarmi dei soldi e un biglietto di condoglianze scritto al computer, subito dopo essersi rifiutato di prendermi in custodia»
«Harry, non sarà così»
«TU NON LO PUOI SAPERE» Gli urlò addosso Harry, iniziando a singhiozzare. «Io non sarò parte di questo»
«Harry no, ti prego...» Mormorò Louis, la voce spezzata mentre il riccio si infilava la giacca.
Harry cercò di controllarsi mentre correva alla porta, spalancandola velocemente. Si voltò un'unica volta, gli occhi completamente offuscati dalle lacrime che non riusciva più a trattenere. Incontrò lo sguardo distrutto di Louis per mezzo secondo.
«E' finita» Disse.
Si chiuse la porta alle spalle e corse via, fingendo di non udire l'urlo roco del maggiore ed il rumore di un vetro che andava in frantumi.
Si fece tutte le scale di corsa, ignorando il fiatone e la fatica, scappando via da quell'appartamento che sarebbe dovuto diventare anche suo e dall'uomo che aveva promesso di prendersi cura di lui.
Arrancò per le strade di New York, gli occhi che bruciavano mentre riusciva a stento a trattenere le lacrime. Continuò a correre lungo i marciapiedi affollati -per la prima volta senza neanche scusarsi quando urtava qualcuno- fino a quando non sentì le prime lacrime sfuggire al suo controllo. A quel punto era già arrivato al portone del suo palazzo.
Incurante del dolore alle gambe e dei polmoni brucianti, Harry salì velocemente i sette piani di scale. Solo una volta arrivato davanti alla porta del suo appartamento ebbe qualche attimo di esitazione. Si piegò su se stesso, iniziando a singhiozzare mentre con una mano stringeva la maniglia della porta. Mentre correva poteva concentrarsi sul proprio respiro mozzato, mentre si precipitava sulle scale poteva concentrarsi sui muscoli affaticati, ma sapeva benissimo che una volta lì dentro, davanti a Niall e Ed, non ci sarebbe stato più nulla a distrarlo dal dolore che provava esattamente al centro del petto. Ci sarebbe stata solamente la voce di Louis a ripetere in continuazione la stessa unica frase: "Aisha è incinta... Io l'ho messa incinta... è mio figlio"
Esausto e dolorante, Harry semplicemente entrò nell'appartamento che divideva con i suoi migliori amici. Ci provò, con tutte le sue forze, ma appena si chiuse la porta alle spalle, attirando l'attenzione di Ed e Niall, semplicemente crollò a terra, prendendosi il volto tra le mani e raccogliendo le ginocchia al petto, schiacciato e ferito.
«Dio Santo, Harry!» Esclamò Ed con preoccupazione.
Corse dall'amico, lasciandosi cadere accanto a lui e stringendolo contro di sé, avvolgendogli le spalle con un braccio mentre Niall si inginocchiò davanti a loro, guardandolo spaventato.
Harry appoggiò il volto sul petto del ragazzo dai capelli rossi, continuando a singhiozzare mentre Niall iniziava a passargli delicatamente la mano tra i capelli ricci, sedendosi sull'altro fianco, abbracciandolo e accarezzandolo. I suoi occhi brillanti incontrarono quelli azzurro ghiaccio di Ed mentre ad entrambi veniva in mente la stessa persona, l'unica per la quale il loro migliore amico potesse essere così distrutto.
Nessuno dei due sapeva cosa dire per poter tranquillizzare il riccio. Non ebbero neanche la forza di chiedergli qualche spiegazione, sapendo benissimo che il raccontare tutto ad alta voce l'avrebbe solamente reso più reale per Harry. Continuarono a stringerlo in silenzio, mentre una parte di loro davvero sperava di poter aggiustare i pezzi infranti del loro migliore amico solo abbracciandolo stretto.
Dovettero passare quasi venti minuti perché i singhiozzi di Harry iniziassero a placarsi. Scomodamente seduti sul parquet freddo, Ed e Niall si allontanarono lievemente mentre Harry, le guance ancora rigate dalle lacrime e la voce roca, mormorava qualcosa.
«Aisha è incinta... Louis... L-lui l'ha appena saputo...Sta per diventare padre»
«Oh, Hazza» Mormorò Niall, abbracciandolo stretto.
Più tardi, dopo imprecazioni, lacrime e abbracci, Harry era disteso nel suo letto, completamente al buio mentre osservava un punto fisso nella sua camera, incurante della chiazza bagnata del suo cuscino esattamente sotto la sua guancia. Aveva urlato, singhiozzato e pianto così tanto da non riuscire a fare più nulla, se ne stava semplicemente sdraiato su un fianco, le ginocchia raccolte al petto mentre tutto il suo corpo tremava.
Quando la sveglia sul suo comodino trillò per indicare lo scoccare della mezzanotte, gli angoli della bocca del riccio si piegarono in un sorriso storto mentre lui schiacciava il viso nel cuscino, rimanendo in apnea contro la stoffa profumata.
Esattamente ventiquattro ore prima lui e Louis erano immersi nella calda acqua della piscina sulla terrazza della loro stanza, nel bellissimo resort a Miami. Stavano facendo l'amore lentamente, illuminati solo dalla luce della luna piena, che splendeva grande e luminosa davanti a loro.
Anche senza concentrarsi, Harry riusciva ancora a sentire il suono delle onde che si infrangevano sulla spiaggia, attutito solamente dai loro gemiti di piacere. Riusciva ancora a percepire le braccia di Louis che lo stringevano contro di sé, tanto da non permettere nemmeno all'acqua della piscina di insinuarsi tra i loro corpi. Soprattutto, riusciva ancora a vedere gli occhi del maggiore, vagamente più scuri per via dell'eccitazione ma sempre grandi e luminosi, mentre gli diceva di amarlo.
Harry non si accorse di star digrignando i denti, né di aver stretto le mani in due pugni, fino a quando non sentì un lieve bussare alla porta, che lo riportò indietro dai suoi ricordi.
«Haz, sei sveglio?» Sussurrò Niall, socchiudendo la porta della sua stanza dopo essere entrato.
Harry avrebbe potuto fingere di essersi addormentato, regolarizzando e rallentando il respiro fino a quando Niall non se ne fosse andato via, per poi tornare a crogiolarsi nel suo dolore. Avrebbe potuto farlo, ma i suoi due migliori amici non se lo meritavano. Avevano insultato Louis con lui e l'avevano stretto mentre continuava a piangere. Senza tornare una sola volta sull'argomento gli avevano preparato la sua cena preferita e avevano guardato tutti insieme il suo film preferito, annullando i loro impegni e non lasciandolo da solo nemmeno un attimo.
«Sì» Disse quindi Harry in un sussurro, la voce roca e stanca.
Si mise a sedere, appoggiando la schiena contro la testiera del letto e portandosi le coperte a coprirlo fino al mento mentre Niall si sedeva accanto a lui, prendendogli una mano e stringendola tra le sue. Ed li raggiunse dopo pochi minuti con la sua amata chitarra.
«Tu le credi?» Chiese Niall schiettamente, mentre il rosso iniziava a pizzicare lentamente alcune corde, gli occhi puntati sul viso di Harry per non perdersi nessuna sua espressione.
«Sì» Mormorò piano il riccio. «Io... Per l'esame di ammissione al college ho già studiato molta di questa roba. Non so come abbia fatto a non accorgermene. Il suo aspetto nell'atrio... Poi c'era l'ecografia e le date che... lui mi ha detto, corrisponde tutto»
«Che cosa farai?» Domandò allora Ed, rompendo il breve silenzio che si era creato.
Harry scosse le spalle, sollevando lo sguardo e guardando brevemente i suoi amici negli occhi. «Lo amo così tanto, ragazzi. Nonostante tutto questo io-io so che non potrò mai amare nessun altro nel modo in cui amo lui. E' la mia anima gemella, lo sento da sempre»
Niall e Ed non osarono ribattere né contraddirlo, perché anche loro infondo l'avevano sempre saputo. Sin dall'inizio c'era stato qualcosa tra Harry e Louis, qualcosa che li aveva sempre uniti e che era cresciuto e maturato con loro, come se fossero sempre stati destinati a trovarsi. Sembravano Liam e Zayn, solamente più lenti e più stupidi, ma non meno innamorati.
«Non deve finire tutto per forza, lo sai anche tu» Mormorò l'irlandese, cercando di sorridergli incoraggiante.
La musica si interruppe dopo quella frase e Ed guardò entrambi con uno sguardo indecifrabile. Furono solo un paio di secondi e, quando Niall e Harry si voltarono a guardarlo, lui aveva già ripreso a pizzicare le corde della chitarra.
«Insomma pensiamoci bene» Proseguì Niall. «Non posso neanche immaginare quanto sia dura per te, in questo momento, ma essenzialmente Louis non ti ha mai tradito. Tutto questo era successo molto prima di fidanzarsi con te e lui ha scoperto tutto solo adesso. Il loro è stato un errore, ma...»
«Niall, come puoi chiamarlo "errore"?!» Lo interruppe Ed con un tono secco. «Un errore è rompere un vaso o sbagliare una nota, qui stiamo parlando di un bambino»
L'irlandese sorrise ad entrambi. «E' una situazione delicatissima, lo so, ma sono Harry e Louis. Insomma, voi due facevate i babysitter per le sorelle di Louis tutti i pomeriggi, avete praticamente cresciuto Ernest e Doris. Poi andiamo, tutti noi sappiamo bene che vi amate e sareste entrambi pronti ad estendere il vostro amore ad una terza persona. Sareste una famiglia: tu, Louis e vostro figlio»
«Stiamo insieme da poco più di un mese, Niall» Obiettò Harry lentamente.
«Ma siete innamorati da anni! Non potete cancellare tutto ciò che c'è stato tra di voi per una cosa successa prima che vi metteste insieme, insomma, anche tu andavi a letto con Nick. E poi, Harry, tu non potresti mai allontanare Louis da suo figlio. Cosa sarebbe meglio per quel bambino? Vedere suo padre solo e triste, obbligato a stare con sua madre, o crescere con un padre felice e innamorato, con uno splendido fidanzato al suo fianco?» Chiese Niall, con un tono così dolce e sicuro che per qualche attimo Harry si sentì davvero in dubbio.
Spostò lo sguardo sul suo comodino dove, infilata in una bella cornice azzurra, c'era ancora la foto che Louis gli aveva regalato dopo il loro secondo appuntamento, quando l'aveva portato al luna park allestito a Central Park e insieme erano entrati nella casa stregata. Completamente perso nei suoi pensieri, osservò la sua immagine stretta al corpo del maggiore mentre questo lo stringeva a sé per tranquillizzarlo.
Forse Niall aveva ragione, forse avrebbero potuto farcela. Poteva continuare a stare con Louis, potevano continuare ad amarsi, potevano crescere insieme quel bambino. L'immagine di un bambino con gli occhi azzurri e un sorriso furbo, che tirava i suoi primi calci ad un pallone mentre Louis lo incitava davanti ad una rete, si materializzò nella sua mente. Poté vedere il bambino segnare il suo primo goal mentre il padre correva verso di lui entusiasta, prendendolo in braccio e sollevandolo sopra la testa; e poté vedersi mentre ammoniva Louis di stare attento, ricevendo solamente un sorriso smagliante da parte del maggiore.
Harry si ritrovò a sorridere per la prima volta dopo diverse ore. D'altronde era ciò che aveva sempre sognato: lui e Louis insieme e felici, mentre insegnavano ai loro figli a nuotare, o mentre facevano l'albero di Natale tutti insieme, o ancora mentre preparavano vassoi e vassoi dei cupcake che l'architetto tanto amava.
Per la prima volta da quando Louis gli aveva detto della gravidanza di Aisha, Harry si sentì tranquillo. Con il cuore che batteva forte nel petto ed un piccolo sorriso che aveva fatto capolinea sul suo volto, il riccio si voltò verso uno dei suoi migliori amici.
«Tu cosa ne pensi, Teddy?» Chiese a bassa voce.
Il ragazzo dai capelli rossi, che non aveva ancora detto una parola, smise di pizzicare le corde della sua chitarra e la appoggiò delicatamente nel fodero per terra, prima di puntare lo sguardo nel suo. Ad Harry bastò guardare qualche secondo quei chiari occhi azzurri, per capire che Ed non era per niente d'accordo con Niall.
Ed sospirò, alzandosi dalla poltrona e sedendosi accanto a lui. «Sei il mio migliore amico, Haz, qualunque cosa deciderai di fare, io sarò sempre qui a sostenerti»
Harry annuì senza dire nulla, continuando ad osservare la foto dell'appuntamento al luna park mentre i suoi migliori amici rimanevano in silenzio. Quando la sveglia sul comodino, pochi minuti dopo, vibrò brevemente per annunciare l'una di notte, Niall e Ed gli augurarono la buona notte, ritirandosi ognuno nella propria stanza.
«Pensaci, Haz» Sussurrò Niall, prima di chiudersi la porta alle spalle.
Harry ci pensò, tutta la notte.
Si infilò bene sotto le coperte, cercando la posizione più comoda possibile mentre appoggiava il volto sul cuscino e chiudeva gli occhi. Poteva sentire le tempie martellare per la stanchezza mentre il sonno tardava ad arrivare e le scene della giornata appena trascorsa si ripetevano nella sua mente.
Al solo pensiero di come tutto fosse precipitato in così poco, senza che lui neanche avesse il tempo di percepire il minimo cambiamento, sentiva dei brividi freddi percorrergli il corpo, facendolo accucciare sempre di più sotto la coperta, nonostante fosse ormai quasi luglio.
L'unica cosa che avrebbe voluto fare in quel momento era dormire, scollegare il cervello per qualche ora e avere un po' di tregua dopo una delle giornate più lunghe e più brutte che avesse mai avuto. Si sentiva come se avesse la febbre, però era ben consapevole del fatto che non ci fosse nessun tipo di medicinale che potesse farlo stare meglio.
Quando finalmente si addormentò, alle tre del mattino, non aveva più le forze nemmeno per piangere.
***
Buonasera fiorellini!
Avrei dovuto aggiornare domenica, ma sono stata impegnatissima con lo studio quindi non sono riuscita, sorryy.
Anyway, ecco qui il capitolo! Il prossimo sarà tra una decina di giorni (spero), nel frattempo vi invito a stellinare e commentare questo e, come al solito, scrivetemi se vi è piaciuto e come vi è sembrato❤️
~Alex
(Ps. Ci tengo tantissimo a ringraziare la ragazza che ha commentato l'ultimo capitolo -perdonami se non ti taggo, ho appena finito di studiare latino e credo di essere troppo fusa per farcela ahaha- perché è stata dolcissima e mi ha dato un'enorme spinta per finire questo capitolo😘😘😘)
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