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//Capitolo 25

Harry non poté trattenere un lieve sussulto dovuto al dolore, quando il membro di Louis si fece spazio tra la sua carne. Ignorò la sensazione di fastidio, collassando addosso al petto dell'architetto e appoggiandogli la testa sulla spalla, mentre questo ringhiava contro la sua pelle, prendendo a succhiargli la base del collo e portando la mano a stringergli l'erezione già gocciolante, con la speranza di distrarlo dal dolore iniziale.

«Quando vuoi, tesoro» Ansimò Louis contro il suo orecchio.

«Louis» Si limitò a mugugnare il riccio, piantando bene i piedi sulla grossa poltrona della loro sontuosa camera d'hotel e iniziando a cavalcare lentamente l'erezione del maggiore.

Per diversi minuti, gli unici suoni che si sentirono nella grossa stanza furono solamente gli ansimi smorzati di Harry e i gemiti già estasiati di Louis, attutiti dal fatto che quest'ultimo stesse mordendo la spalla del minore nella speranza di trattenersi, uniti agli schiocchi secchi delle loro pelli.

«Cazzo Harry» Gemette rumorosamente il maggiore, afferrando i ricci dell'altro e facendolo voltare, così da poter unire le loro labbra in un bacio bisognoso. «Sei così stretto, mi eri mancato così tanto»

Harry si limitò a mugugnare estasiato, continuando a calarsi sempre più velocemente sull'erezione dell'architetto, ignorando l'affaticamento ai muscoli delle cosce mentre trovava finalmente quel punto che sapeva l'avrebbe fatto impazzire. Portò un braccio a circondare il collo di Louis dietro di lui, intrecciando le dita tra i suoi capelli fini ed aggrappandosi ad essi, facendo scontrare la sua lingua con quella del maggiore e baciandolo fino a non avere più fiato in gola.

«Louis, Louis, Louis, Louis» Continuò a gemere il minore.

Harry sentiva la testa sempre più leggera, il corpo nudo, ricoperto da un lieve strato di sudore, che si riempiva di tremiti d'eccitazione ogni qual volta la punta gonfia di Louis colpisse la sua prostata. Ignorò l'intorpidimento ai muscoli e il dolore causato dalle dita del maggiore premute fortemente sul suo fianco, continuando a stringere i suoi capelli mentre portava una mano a stringersi l'erezione dolorante, sempre più vicino a quell'orgasmo che aveva aspettato per giorni.

E Louis amava quel momento. Quando Harry impazziva completamente sotto le sue spinte, quando era così vicino che poteva solamente aggrapparsi a lui e ansimare continuamente il suo nome, come se quella fosse l'unica parola in grado di pronunciare.

L'architetto fece vagare la mano libera lungo tutto il busto del minore, strizzandogli entrambi i capezzoli per qualche secondo prima di scendere ancora, sostituendo la sua mano con la propria e iniziando a masturbarlo velocemente.

«Vieni per me, piccolo» Mormorò Louis contro la pelle chiara del collo del minore, continuando ad andargli incontro con spinte secche del bacino mentre mordeva uno dei succhiotti che gli aveva lasciato in precedenza.

Harry buttò indietro la testa in un urlo silenzioso, venendo a fiotti caldi sul suo petto e sulla mano del maggiore. Strinse i glutei attorno all'erezione dell'altro, così forte che Louis si ritrovò a sbarrare di colpo gli occhi e crollare contro lo schienale della poltrona, tanto forte era stata la scossa di piacere che aveva sentito.

Louis continuò a scopare il minore, crollato addosso a lui, rallentando le sue spinte così che Harry non provasse troppo fastidio. Continuò dolcemente per qualche minuto, stringendo il membro del riccio e accarezzandolo con delicatezza fino a quando non sentì le sue lunghe dita stringersi di nuovo tra i suoi capelli.

«Vuoi che mi fermi?» Chiese, facendo inclinare il viso di Harry così da poterlo guardare.

Il riccio gli lasciò un veloce bacio a stampo prima di chiudere gli occhi acquosi, ansimando piano e portando nuovamente la testa indietro. Sentiva tutto il corpo indolenzito, la testa era chiusa in una bolla d'aria e ogni minimo tocco di Louis sulla sua pelle bruciava dieci volte più del solito. Nonostante ciò poteva sentire l'erezione del maggiore ancora calda e dura dentro di lui, mentre la sua si risvegliava, e lui ne voleva ancora ancora ancora.

«Ti prego» Riuscì a sussurrare dopo un tempo che parve infinito. «Continua»

Louis fece subito unire le loro labbra in un bacio lungo e dolce, fatto di lingue che si scontravano e rincorrevano con lentezza.

«Ti amo» Ansimò il maggiore contro la sua bocca, ricominciando a sollevare velocemente il bacino, assestando spinte lente e profonde all'interno del riccio.

Harry si limitò a gemere in risposta, riprendendo ad alzarsi e abbassarsi sulle cosce di Louis, andando seccamente incontro alle sue spinte mentre il liscio ricominciava a colpire la sua prostata.

Per diversi minuti nella stanza si alternarono i gemiti sempre più forsennati del maggiore, ormai vicino al limite, e i miagolii continui e quasi disperati del riccio.

«Harry cazzo» Ringhiò Louis al limite, la voce solitamente acuta più roca di quanto Harry l'avesse mai sentita.

Il riccio portò una mano tra le sue gambe, accarezzando per qualche secondo la base dell'erezione del maggiore, che ancora spingeva dentro di lui, prima di afferrare i suoi testicoli, giocandoci e stringendoli piano mentre sentiva il corpo di Louis tendersi sotto al suo.

«Sì sì sì sì, porca puttana» L'architetto lanciò un ultimo, forte gemito estasiato mentre veniva violentemente all'interno del minore, continuando a stringergli con forza i fianchi mentre questo si calava delicatamente sulla sua erezione, accompagnandolo nell'orgasmo.

Passarono appena un paio di secondi, durante i quali Louis era crollato contro lo schienale della poltrona con il respiro accelerato, prima che il maggiore facesse sollevare il bacino di Harry, uscendo delicatamente dalla sua apertura.

Il riccio mugugnò lievemente di fastidio, ma non fece in tempo a dire nulla che Louis si tolse da sotto di lui, sorridendogli velocemente prima di premere un bottone posto accanto al bracciolo della poltrona. In un batter d'occhio Harry si ritrovò disteso a pancia in su sulla poltrona semi reclinata, il membro eretto che gli gocciolava sull'addome mentre Louis si coricava sopra di lui, unendo le loro labbra in un bacio pigro, che sembrò durare delle ore.

«Louis» Mormorò Harry senza fiato, una volta che si furono separati, sentendo la piccola mano del maggiore scendere ad accarezzarlo.

Louis lo zittì con un bacio veloce, non perdendo tempo e scendendo fino a ritrovarsi col viso premuto contro il suo ombelico. Si prese qualche secondo per mordicchiarlo, aprendo nel frattempo le gambe del riccio così da lasciare esposta la sua apertura bagnata. Senza dargli tempo per realizzare cosa stesse succedendo, Louis iniziò a passare velocemente la lingua sulla sua entrata, ripulendolo dal suo sperma mentre Harry buttava indietro la testa con un urletto.

«Cazzo, sì» Gemette il minore, iniziando a dimenarsi sulla poltrona mentre Louis lo scopava velocemente con la lingua umida.

Il ragazzo dagli occhi azzurri tirò le labbra in un sorriso compiaciuto, portando una mano sul fianco di Harry, così da tenerlo fermo. Si allontanò lievemente, il sapore del proprio seme ancora sulla lingua mentre penetrava il riccio con due dita, iniziando subito a spingerle ed arricciarle.

Harry si lasciò andare ad una lunga sequela di gemiti rumorosi mentre le dita di Louis, diventate tre, colpivano ripetutamente il suo punto. Buttò la testa indietro e serrò le palpebre, totalmente perso nel piacere mentre il maggiore afferrava la base della sua erezione con la mano libera, baciandone la punta per qualche secondo.

Harry sentiva di poter venire da un momento all'altro, ogni singola cellula del corpo pronta a lasciarsi finalmente andare, ma c'era qualcosa che lo bloccava. Si sentiva terribilmente vicino e terribilmente lontano allo stesso tempo, perso in limbo di piacere dove c'era solo Louis, Louis Louis. Non si rese neanche conto della lacrime che avevano preso a scorrergli sulle guance rosse, perché il maggiore si stava portando la sua erezione fino a toccargli la gola, mentre le sue dita colpivano implacabili la sua prostata.

«No no no no, Louis... N-non ce la faccio, non un'altra volta» Riuscì a mormorare Harry senza fiato, perché era passato così poco dall'ultimo orgasmo e lui semplicemente non poteva.

La voce di Louis gli giunse quasi ovattata mentre sentiva la sua bocca lasciargli l'erezione e posarsi sull'osso sporgente del bacino.

«Harry, tesoro, guardami»

Harry spalancò gli occhi verdi, trovando subito quelli blu di Louis già fissi nei suoi. Questo bastò a farlo sentire meglio.

«Certo che ce la fai, sì? Il mio bravissimo, bellissimo ragazzo. Puoi venire, okay? Verrai per me?»

Il riccio si ritrovò ad annuire mentre Louis lo guardava con amore, lasciandogli un piccolo succhiotto nell'interno coscia.

«Voglio che mi guardi, Harry» Mormorò Louis, la voce quasi fin troppo vellutata mentre iniziava a massaggiargli l'erezione, riprendendo a scoparlo lentamente con le dita.

Harry emise un gemito quasi disperato prima di mordersi forte il labbro inferiore. Sollevò il collo così da poter continuare a guardare Louis; con un certo sforzo sollevò una mano, che sembrava più pesante del piombo, fino a poter stringere le dita tra i capelli del maggiore in cerca di un appiglio, mentre con l'altra strinse in un pugno il cuscino appoggiato sulla poltrona.

«Ti amo» Riuscì a sussurrare.

«Ti amo anche io, raggio di sole» Gli sorrise Louis, continuando a guardarlo negli occhi mentre prendeva in bocca la sua erezione.

Andarono avanti così: il verde immerso nel blu mentre Louis continuava a leccare e succhiare, continuando a scoparlo con le dita così velocemente che Harry non ebbe bisogno d'altro. Passarono pochi secondi e il riccio venne nella bocca del maggiore con un ultimo urlo silenzioso.

Crollò definitivamente sulla poltrona sentendosi come un foglio accartocciato. Sentì Louis premergli un bacio umido e veloce sulle labbra, prima che il calore del suo corpo sparisse per qualche secondo, lasciandolo accucciato lì, così in pace e distrutto da non riuscire a pensare a nulla che non fossero i suoi muscoli completamente addormentati. Si accoccolò contro la pelle calda del maggiore quando questo ritornò, prendendolo in braccio e posandolo su quello che sembrava il morbido materasso della grande stanza d'hotel.  Accarezzò la guancia del suo fidanzato mentre questo gli puliva l'addome con un panno umido, prima di coprirlo con il lenzuolo fresco.

Louis gli lasciò tanti piccoli baci su tutto il viso e risero insieme, sperando che la loro camera fosse insonorizzata.

L'ultima cosa che Harry sentì prima di addormentarsi sul petto del maggiore, fu la risposta che quest'ultimo aveva dato al suo commento su quanto quel letto fosse comodo e confortevole.

«Il nostro lo è molto di più»

Le loro giornate nel lussuosissimo hotel di Miami passarono velocemente, tra lunghi bagni nel mare e pucciatine nella piscina della loro terrazza, cene a lume di candela e passeggiate al chiaro di luna.

In quella settimana dedicata solo a loro due, Harry aveva imparato quanto potesse essere meraviglioso passare la propria giornata appiccicato a Louis Tomlinson, il quale era sempre pronto a fargli ogni tipo di scherzetto o battutina per poi prenderlo tra le braccia e coccolarlo non appena vedeva i suoi finti bronci. Il terzo giorno Louis gli aveva proposto di trasferirsi nel suo enorme appartamento e Harry non aveva esitato ad accettare; quel giorno l'architetto era stato così felice che il riccio era persino riuscito a convincerlo ad indossare una camicia floreale complementare a quella che indossava lui—Louis le aveva strappate via dal corpo di entrambi neanche mezz'ora dopo, dopo averlo schiacciato contro alla porta chiusa della stanza mentre lo baciava con lussuria, ma quelli erano dettagli.  Avevano fatto sesso su ogni superficie della camera, soprattutto i primi giorni, dopo aver passato una settimana con la famiglia di Louis, durante la quale avevano dovuto accontentarsi di seghe veloci.

Inizialmente, prima di partire per Miami, Harry era convinto che avrebbero passato le intere due settimane con la famiglia del maggiore, tenendo compagnia alle ragazze mentre la loro madre ed il suo novello sposo andavano in luna di miele. Ma, a quanto pareva, Jay e Dan avevano deciso già tempo prima di non riuscire a stare troppo lontano dalla loro grande famiglia, così avevano optato per portare con loro anche i figli.  Avevano esteso l'invito anche a Louis ed Harry, ovviamente, ma l'architetto aveva preferito rinunciare, prenotando invece una suite in un grosso residence che Cowell, il capo del suo studio, gli aveva consigliato tempo prima. Così, dopo aver salutato Liam, Zayn, Niall e Ed, che sarebbero tornati subito a New York, Louis aveva raccontato tutto ad Harry. Avevano preparato nuovamente i bagagli e avevano salutato la famiglia del maggiore, che sarebbe partita pochi giorni dopo, prima di lasciare la villa per spostarsi nella zona di Miami Beach.

Tutto sommato, neanche nei suoi sogni più belli Harry aveva osato immaginarsi una vacanza come quella passata. Per questo motivo il pensiero di andarsene via lo riempiva di malinconia.

«Harry, ci sei? Dobbiamo ancora passare in quel negozio di souvenir per prendere il plettro a Ed, ci metteremo una vita con tutto il traffico che c'è»

Il riccio si risvegliò dai suoi pensieri non appena Louis lo raggiunse sulla grossa terrazza. Voleva vederla un'ultima volta prima di andarsene, ma era rimasto incantato ad osservare la spiaggia bianca, dove gli ospiti del residence si rilassavano e bevevano cocktail freschi all'ombra degli eleganti gazebi, ed il vasto, blu Oceano Atlantico, che si apriva e si estendeva davanti a loro.

«Mi mancherà questo posto» Mormorò Harry tranquillamente.

Louis addolcì lo sguardo, avvolgendogli un braccio attorno alla vita e alzandosi sulle punte, così da lasciargli un bacio sulla tempia. «Ci torneremo, te lo prometto»

Rimasero sulla terrazza un paio di minuti, prima di raccogliere la loro roba e lasciare la lussuosa suite.

Arrivarono all'aeroporto in perfetto orario e il loro volo atterrò a New York nel primo pomeriggio.

«La cara vecchia New York» Commentò Louis una volta che furono arrivati alla sua macchina, posteggiata nell'enorme parcheggio coperto adiacente all'aeroporto. «Non pensavo che l'avrei mai detto, ma rispetto a Miami qui si sta quasi freschi»

Harry ridacchiò, infilando le sue valigie nel bagagliaio dell'auto e inforcando i suoi occhiali da sole. Andò a sedersi sul sedile del passeggero, tirando fuori il suo cellulare e iniziando a scorrere tutte le foto che aveva scattato durante quelle due settimane, mentre aspettava che il maggiore finisse la sua sigaretta. Ne aveva appena impostata una come sfondo del cellulare, quando Louis entrò nella macchina.

«Sto morendo dalla fame» Mormorò il riccio, appoggiandosi contro al finestrino e lanciando uno sguardo al suo fidanzato, mentre questo si immetteva nel traffico newyorkese.

Louis fece un verso d'assenso, stringendogli la mano. «A chi lo dici. Sai cosa ci vorrebbe adesso?»

«Qualunque tipo di cibo commestibile?»

Louis scosse la testa sorridendo. «I tuoi buonissimi cupcakes, quelli rosa con la crema al gelato, le scaglie di cioccolato e gli zuccherini colorati»

Harry non poté trattenere un sorriso compiaciuto, che gli fece comparire le solite profonde fossette sulle guance. Bastarono un paio di moine e qualche bacetto da parte del maggiore—mentre erano fermi ad un semaforo—per convincerlo a cimentarsi immediatamente nell'impresa. Con un verso di esultanza, Louis imboccò la strada verso il supermercato più vicino.

«Facciamo in fretta, non vedo l'ora di mangiare» Disse Louis ammiccando, chiudendo a chiave la macchina e prendendo il riccio per mano mentre attraversavano il parcheggio.

Il minore alzò gli occhi al cielo per il doppio senso della frase. «Vedi di fare il bravo, se no ti mando a letto senza cena»

«Non è colpa mia, raggio di sole, sei tu che me le servi su un piatto d'argento!» Rise Louis, prendendo un carrello.

«Sei senza speranza» Mormorò dolcemente Harry, lasciandogli un bacio sulla guancia per poi entrare nella prima corsia, in cerca degli ingredienti che gli sarebbero serviti.

Ci misero il doppio del tempo che il minore avrebbe impiegato andando da solo. Louis si fermava esattamente ogni tre metri, infilando nel carrello ogni singola cosa grassa e unta vedesse sugli scaffali.

«Tu prima o poi dovrai spiegarmi come fai a non pesare duecento chili» Disse Harry sconsolato, osservando l'architetto arrivare con due barattoli giganti di burro d'arachidi e tre di marmellata.

Louis gli fece un enorme sorriso bambinesco, riprendendo a spingere il carrello per la corsia.

«Metabolismo veloce, immagino. Unito a calcio e vari sforzi fisici di ogni tipo, devo sottolineare il fatto che sei più altro di me eppure riesco a spostarti come un bambolina?»

«Ehi, anche io potrei spostarti come una bambolina!» Protestò Harry, incrociando le braccia al petto e fermandosi in mezzo alla corsia vuota. «Comunque dovresti seriamente mangiare roba più sana»

«No grazie, sono le mie schifezze a tenermi in piedi tutto il giorno. E poi dubito di riuscire a scoparti a dovere mangiando solo qualche fogliolina, raggio di sole» Sussurrò Louis al suo orecchio, lanciandogli un sorrisino malizioso prima di tornare a spingere il carrello.

«Terribile» Ribadì il riccio,le guance rossissime sotto l'abbronzatura presa negli ultimi giorni.

«Sì, ti amo anche io»

Arrivarono alla cassa una decina di minuti dopo. Harry iniziò a svuotare il carrello sul rullo mentre Louis tirava fuori il portafoglio.

«Aspetta, pago io» Gli sorrise il riccio.

Louis stava per ribattere, ma Harry lo interruppe. «Dovremo parlare anche di questo. Comunque tu mi hai pagato questa vacanza, che è stata la più bella della mia vita, lascia almeno che io paghi quando andiamo a fare la spesa»

L'architetto gli sorrise teneramente, superandolo e andando ad imbustare la roba, dopo che il riccio gli ebbe lasciato un dolce bacio a stampo.

Ci misero un'altra mezz'ora ad arrivare a quello che sarebbe presto diventato il loro appartamento. Louis parcheggiò nel posto riservato alla sua auto con un grande sospiro.

«Casa dolce Casa. Finalmente»

Harry annuì d'accordo, scendendo dall'auto e sgranchendosi un po' le gambe, pensando già al modo per preparare i cupcakes più velocemente possibile, così da poter poi correre prima sotto la doccia, poi nel grosso e morbido letto del maggiore.

Con un po' di fatica riuscirono a prendere subito le valigie e la borsa della spesa, non avendo voglia di tornare in seguito per un secondo viaggio. Salirono nell'atrio del palazzo, così che Louis potesse ritirare la posta, e lì ebbe decisamente fine la loro tranquillità.

Aisha, semplici scarpe da ginnastica e una maglia talmente lunga da arrivarle a metà coscia, stava parlando con l'usciere del palazzo, agitando la grossa busta marrone che aveva in mano. Harry, dietro di lui, non riuscì a vedere l'espressione di Louis, ma dal modo in cui le sue spalle si erano irrigidite capì che anche per lui fosse un incontro totalmente inaspettato.

«Oh, bene, sono tornati i piccioncini» Disse la ragazza, prendendo in mano la borsa appoggiata sul bancone e andando loro incontro.

«Pensavo che ci fossimo chiariti» Fece Louis circospetto, appoggiando a terra la borsa della spesa che stava portando.

Harry si fermò accanto a lui, ricambiando stupito il cenno di saluto che la ragazza gli aveva rivolto. La osservò per qualche secondo: gli sembrava ci fosse qualcosa di diverso in lei, ma non riusciva a capire che cosa.

«Era prima che io...» Balbettò vagamente la ragazza, guardandosi attorno, lanciando un'occhiata ad Harry prima di riportare lo sguardo su Louis. «Senti, possiamo parlarne un attimo da soli, magari in qualche posto con un po' più di privacy?»

«Decisamente no. Siamo appena tornati, siamo stanchi e vorremmo solamente buttarci nel letto e dormire. Qualunque cosa tu debba dirmi può aspettare fino a domani mattina» Rispose Louis, un po' seccamente.

Non voleva essere troppo duro, perché nonostante tutto erano stati fidanzati per quattro anni, durante i quali lui l'aveva usata per dimenticarsi di un ragazzino, ma in quel momento l'unica cosa che voleva era stringersi addosso al riccio e dormire quanto più possibile.

«Louis, per favore! Credi che io mi diverta? Sono stata con te per quattro anni e per tutto il tempo tu sei stato innamorato di lui. Non ti ho mai detto niente e ho lasciato correre, adesso per favore ho bisogno che ascolti quello che devo dirti»

In quel momento Harry se ne accorse. La sua pelle sembrava più lucida, i suoi capelli più gonfi e aveva evidenti occhiaie sotto agli occhi vagamente arrossati.

«Va bene, Louis» Mormorò il riccio, stringendo la mano del maggiore. «Farò un salto da Niall e Ed, vedo come stanno e...»

«No Harry» Lo interruppe l'architetto, il tono addolcito, voltandosi verso di lui e prendendolo da parte. «Non devi andartene via, questa è casa tua, adesso»

Harry sorrise mentre Louis faceva scontrare le loro fronti. Gli appoggiò una mano sulla guancia e lo baciò lentamente, prendendosi tutto il tempo per accarezzare la sua bocca con la punta della lingua.

«Non voglio che tu te ne vada» Sussurrò Louis contro le sue labbra, come un bambino.

Harry scosse la testa. «Chiamami quando avrete finito, correrò qui il più velocemente possibile»

Louis gli lasciò un bacio veloce, poi entrambi ritornarono davanti alla ragazza. Harry notò il modo strano in cui non aveva smesso un secondo di guardarli, da quando si erano allontanati. Fece finta di nulla, raccolse le sue valigie, baciò Louis e salutò Aisha con un gesto della mano, uscendo poi dall'edificio e chiamando un taxi. Aveva una brutta sensazione, ma tentò di non farci caso.

Niall e Ed lo sommersero di attenzioni. Si abbracciarono tutti per qualche secondo prima di prendere posto nella piccola cucina, dove Harry venne sommerso di domande riguardanti la sua vacanza con Louis. Si raccontarono ciò che era successo a tutti nell'ultima settimana lontani e passarono le ore successive mangiando schifezze buttati sul divano, in compagnia di alcuni vecchi episodi di Masterchef.

«Dite che dovrei scrivergli qualcosa?» Mormorò Harry a mezza voce, sentendo il tipico suono dell'orologio a cucù che la nonna di Ed aveva regalato loro.

Ed e Niall si scambiarono uno sguardo che ad riccio non piacque per niente. Erano passate più di tre ore da quando era ritornato nell'appartamento e Louis non si era ancora fatto sentire, ma questo non significava nulla. Sicuramente una volta finito di parlare con la sua ex fidanzata, Louis si era seduto da qualche parte e si era addormentato lì. O almeno, era quello che Harry sperava.

«Tu prova. Conoscendo Louis sono sicuro che si è coricato sul letto e adesso sta dormendo come un ghiro» Disse l'irlandese con un tono incoraggiante.

Ed concordo subito con lui, annuendo alle sue spalle. «Infatti, appena si sveglierà correrà dal suo piccolo raggio di sole per chiedergli perdono in ginocchio»

Harry si ritrovò a sorridere. Prese un profondo respiro prima di sbloccare il cellulare ed entrare su WhatsApp. L'ultimo accesso di Louis risaliva a quando si trovavano ancora insieme al supermercato.

A: L
Lou? Ti sei addormentato? xx

Il riccio dovette aspettare un quarto d'ora perché il maggiore rispondesse finalmente al suo messaggio.

DA: L
Vieni a casa mia. Devo parlarti.

  A: L
Arrivo subito. E' tutto a posto?

Louis visualizzò il suo messaggio all'istante, ma non gli rispose.

Il sole era appena tramontato dietro gli alti grattacieli di New York, quando Harry raggiunse il suo appartamento. Bussò alla porta in legno scuro, dovendo aspettare qualche secondo perché il maggiore arrivasse ad aprirgli.

Louis aveva gli occhi azzurri grandi e acquosi, con la parte bianca rossissima e irritata. I suoi capelli erano un completo disastro e sul suo labbro inferiore c'era un lungo taglio orizzontale, più scuro rispetto al tipico colore roseo, come se l'architetto se lo fosse morso fino a farlo sanguinare.

Harry non ebbe nemmeno il tempo di pronunciare un veloce 'ciao' che Louis lo strinse a sé con forza, premendo le loro bocche l'una contro l'altra e baciandolo con disperazione. Il riccio si ritrovò a gemere contro le labbra fini dell'altro mentre sentiva la sua schiena scontrarsi contro la parete. Avvolse un braccio attorno al collo di Louis e gli strinse le disordinate ciocche lisce mentre il maggiore succhiava e mordeva il suo labbro inferiore, le sue mani infilate sotto la camicia che gli stringevano i fianchi nudi.

Harry non provò nemmeno a staccarsi, o a rallentare quel ritmo forsennato di lingue che si inseguivano e mani che stringevano e tiravano. Si abbandonò semplicemente al tocco di Louis, stringendosi a lui come se stesse per sprofondare, senza aver ancora capito che in realtà era proprio l'architetto quello già sprofondato.

Solamente quando furono entrambi completamente senza fiato, Louis si separò da lui. Premette i loro corpi l'uno contro l'altro e appoggiò il proprio viso contro il suo, chiudendo gli occhi mentre boccheggiava contro le sue labbra.

«Louis...» Mormorò il riccio, accarezzandogli i capelli e baciandogli la fronte.

Fece vagare per qualche secondo lo sguardo per l'appartamento buio, soffermandosi sul bancone abbastanza a lungo da poter vedere una bottiglia di vodka mezza vuota appoggiata lì sopra, accanto alla stessa grande busta marrone che aveva visto ore prima in mano ad Aisha. Fu esattamente in quel momento che sentì qualcosa di umido scendergli lungo il collo, partendo dal punto in cui il viso di Louis era appoggiato contro la sua pelle.

Gli bastò mezzo secondo per capire che quella era una lacrima.

«Louis cosa... cosa succede?» Chiese a mezza voce.

Non fece nemmeno caso al fatto che la sua voce fosse suonata fin troppo tremolante e spaventata, perché l'architetto aveva finalmente sollevato il viso. Si guardarono negli occhi per pochi secondi, il verde preoccupato incontrò l'azzurro.

«Ti prego, Harry» Sussurrò Louis in tono disperato, i loro volti così vicini che Harry poteva sentire il suo respiro caldo contro le proprie labbra. «Fai l'amore con me»

Lo fecero davvero.

Louis lo spogliò e lo preparò lentamente, entrando dentro di lui con dolcezza. Fecero l'amore nel loro letto, nello stesso punto in cui Harry si era risvegliato appena un mese prima, le luci del crepuscolo e delle abat-jour che illuminavano e coloravano i loro corpi nudi. Il maggiore continuò a spingere dentro di lui con dolcezza, guardandolo sempre negli occhi, baciando e toccando ogni singolo centimetro della sua pelle chiara mentre Harry, sempre confuso, non poteva fare altro che gemere ed ansimare.

Quell'attimo infinito che sembrò durare delle ore, quell'unione tra i loro corpi e i loro cuori, si spezzò definitivamente quando entrambi vennero violentemente, Louis dentro ad Harry ed Harry sul petto e sulla mano di Louis, sussurrando i loro nomi.

Qualcos'altro si spezzò definitivamente e ad Harry sembrò di rivivere il loro primo bacio, anni prima, quando Louis si era inginocchiato davanti a lui nel bagno di quel locale, finendo per vomitare tutto ciò che aveva bevuto. Tutto cambiò nell'esatto istante in cui Louis uscì delicatamente da lui, alzandosi subito dal suo corpo nudo ed iniziando a rivestirsi.

Non l'aveva più guardato negli occhi da quando era venuto e, Harry notò, da quando era entrato nell'appartamento Louis non l'aveva chiamato neanche una volta 'raggio di sole'. O 'hazza', o 'piccolo', o 'tesoro'. Solo Harry.

Sentendo lo stomaco attanagliarsi in una morsa stretta, di cui non capiva neanche il motivo, Harry si ripulì il petto e indossò i suoi boxer, sedendosi sul bordo del letto e posando lo sguardo sul maggiore.

Louis lo stava finalmente guardando. Il suo corpo, infilato in una vecchia tuta, era appoggiato alla porta chiusa della stanza, le braccia incrociate al petto mentre i suoi occhi azzurri sembravano più decisi, con un velo di malinconia ma determinati, come se avesse appena detto addio.

Si guardarono in silenzio per qualche secondo, la stanza silenziosa e la tensione sempre più alta, poi Louis parlò.

«Aisha è incinta»

***

Tatataaaaan.
Non dirò nulla, perché so già che mi tradirei da sola. Ditemi cosa avete pensato del capitolo, commentate, stellinate e fatemi sapere le vostre ipotesi su cosa accadrà ora, sono curiosa ahaha.

Alla prossima (tranquilli, sarà molto presto)😘

~Alex

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