//Capitolo 13
You look so wonderful in your dress
I love your hair like that
The way it falls on the side of your neck
Down your shoulders and back
(Ed Sheeran - Tenerife sea)
--
«No, Dio santo, faccio schifo così. Vado a cambiarmi» Decise Harry, alzandosi per l'ennesima volta dalla poltrona del salotto e correndo in camera sua.
Niall e Ed alzarono gli occhi al cielo e sbuffarono per l'ennesima volta.
«Harry, stai benissimo, prova a pensare un'altra volta il contrario e giuro che ti uccido» Sbuffò Niall, ottenendo subito l'appoggio del rosso.
«Se fossi vestito troppo semplicemente?» Chiese il riccio, passandosi una mano tra i capelli mentre si osservava nel grande specchio dell'ingresso.
Indossava un paio di skinny jeans neri strappati alle ginocchia, una semplice camicia bianca con i primi bottoni aperti sul petto e i suoi classici stivaletti in camoscio marroni. Secondo i suoi migliori amici stava benissimo, ma lui continuava ad avere paura di risultare troppo semplice, o troppo elegante, o troppo bianco o con i jeans troppo strappati.
Tutte le sue paranoie vennero interrotte neanche cinque minuti dopo dal suono del campanello, che rimbombò per tutta la casa.
«Cavoli!» Esclamò Harry facendosi prendere dal panico e cercando di sistemarsi alla bell'e meglio i capelli, incasinati da tutte le volte in cui ci aveva passato le dita in mezzo
«E' Louis» Annunciò Niall aprendo la porta.
«Sia lodato il cielo» Commentò Ed, ricevendo un'occhiataccia da Harry.
Non ebbero il tempo di dire altro, che il ragazzo dagli occhi azzurri fece il suo ingresso nell'appartamento, salutando tutti allegramente prima di spostare definitivamente la sua attenzione sul più piccolo.
«Stai benissimo, Hazza» Mormorò sinceramente, sorridendo al riccio, il quale arrossì lievemente.
Harry notò con sollievo che anche il maggiore era vestito in modo abbastanza semplice, i classici skinny neri a fasciargli perfettamente le gambe, una t-shirt grigia e un giubbottino di jeans. Ai piedi le immancabili vans scure.
«Anche tu» Rispose subito.
«Uh lo so» Ammiccò il maggiore, spezzando quell'atmosfera di imbarazzo che si era creata, mentre Harry alzava gli occhi al cielo divertito. «Ma sentirlo dire da te è molto più bello»
«Dio, mi fate salire il diabete» Disse Niall, lanciando il telefono e il portafoglio in mano ad Harry, prima di spingere lui e Louis fuori dall'appartamento con un 'divertitevi!', chiudendogli la porta in faccia.
«Andiamo» Rise Louis, iniziando a scendere le scale del condominio.
Camminarono fianco a fianco, parlottando del più e del meno, godendosi l'aria fresca che si respirava mano a mano che si avvicinavano a Central Park. Avevano appena attraversato il cancello del parco che dava sulla 5th Avenue, quando Harry intrecciò le sue dita con quelle del maggiore, come moriva dalla voglia di fare da quando erano usciti dal suo palazzo.
Louis sorrise a quel gesto e istintivamente strinse la mano del minore. Quella era una delle tante cose da fidanzatini sdolcinati che lui non aveva mai sopportato, eppure la grande mano di Harry, che stringeva la sua, in quel momento gli sembrava così giusta che nessuno dei suoi pregiudizi aveva più importanza.
Non aveva mai sopportato nemmeno le piccole dimensioni delle sue mani, fino a quando non si era accorto che sembravano essere fatte apposta per essere inglobate perfettamente da quelle grandi del minore. Due pezzi di puzzle sempre stati separati, ma che in quel momento avevano finalmente trovato l'incastro perfetto.
«Perciò... Dove mi stai portando?» Chiese Harry con curiosità, interrompendo i pensieri del maggiore.
Quest'ultimo sorrise misteriosamente, mormorando «E' una sorpresa, Harold! Sii paziente ancora qualche minuto»
«Nemmeno un indizio?» Insistette il più piccolo, guardandosi attorno mentre prendevano la strada che conduceva verso il centro del parco.
Louis lasciò un bacio a stampo sulle labbra del minore, mormorando un 'no' divertito prima di riprendere a guidarlo tra quelle strade che ormai entrambi conoscevano a memoria.
Probabilmente se Harry non fosse stato totalmente incantato dal ragazzo che camminava al suo fianco, tenendogli la mano, si sarebbe ricordato del piccolo luna park che ogni anno verso giugno veniva allestito nella zona del Mall. Ma lui era totalmente incantato dal ragazzo che camminava al suo fianco tenendogli la mano, così rimase totalmente a bocca aperta quando si accorse delle musichette delle bancherelle e delle luci delle giostre.
«Lou, mi hai portato al luna park?»
«Sì ecco, mi era sembrata una cosa carina... Ma se non ti piace possiamo anche andarcene» Borbottò Louis in difficoltà, dopo aver completamente frainteso la reazione di Harry.
Non fece in tempo a voltarsi verso il suo amico che sentì le mani del minore stringersi sulle sue guance e un paio di labbra premere sulle sue. Louis ricambiò subito quel bacio, stringendo con le braccia i fianchi di Harry e facendo scontrare dolcemente la sua lingua con quella del riccio.
«E' bellissimo, Louis! Grazie» Mormorò Harry contro le labbra del maggiore.
Louis sorrise istintivamente. «Non c'è di che, raggio di sole. Allora, da dove vuoi cominciare?»
Harry non ebbe tempo di rispondere che il suo stomaco iniziò a brontolare piano, facendo ridacchiare entrambi.
«Afferrato! Vieni, prendiamo un hot-dog»
Mangiarono la loro cena seduti sulle panchine davanti alla Bethesda Fountain and Terrace, chiacchierando e ammirando i giochi di luce che illuminavano la fontana con tutti i colori dell'arcobaleno. Una volta terminato il loro hot-dog, si addentrarono nel pieno del luna park, passeggiando silenziosamente per la strada principale, tenendosi per mano mentre si godevano l'ambiente allegro attorno a loro, aspettando di trovare un'attrazione da provare.
«La casa stregata!» Esclamò l'architetto, eccitato come un dodicenne, mentre trascinava Harry davanti alla macabra costruzione scura.
«Tu lo sai che io sono un fifone, vero?»
«E dai Hazza, ci sono io qui a proteggerti!» Disse Louis, voltandosi a guardarlo e rivolgendogli la migliore espressione da cucciolo che riuscisse a fare.
«Avevi detto la stessa cosa in campeggio due anni fa, poi appena Zayn era comparso al buio con un lenzuolo addosso eri scappato via urlando come una femminuccia» Gli ricordò Harry ridacchiando.
Louis alzò gli occhi al cielo, posizionandosi davanti al riccio e inchinandosi lievemente davanti a lui.
«Se mi faceste l'onore di seguirmi in questa nuova pazza avventura, signorino Styles» Disse solennemente e con voce esageratamente grave. «Giuro che vi difenderò da ogni orrido essere che proverà a rimuovere quel bellissimo sorriso dal vostro amabile volto»
Harry cercò di trattenersi dallo scoppiare a ridere mentre Louis gli baciava il dorso della mano facendogli un occhiolino, ma fallì miseramente.
«Questa è decisamente la cosa migliore che tu abbia mai fatto per convincermi a fare qualcosa» Rise Harry, passando le braccia attorno al collo del maggiore e avvicinandolo a sé per un bacio veloce.
«E' un sì questo?»
Il riccio annuì cercando di rimanere serio. «Io vi seguirei ovunque voi decideste di portarmi, mio prode cavaliere»
Louis gli sorrise e gli strinse una mano, conducendolo verso il botteghino della giostra. Prese due biglietti e guidò il minore verso una fila di vagoncini a due posti. Si sedettero nel primo e dopo qualche secondo questo partì, entrando nella costruzione scura e immergendosi nel buio più totale. Per qualche secondo si sentirono solamente le ruote che stridevano sui binari mentre andavano in salita, poi Harry sentì delle dita picchiettare sulla sua spalla, quella rivolta verso l'esterno del vagone.
«Louis smettila, non sei divertente» Lo rimproverò il minore con la voce tremolante.
Tutto quel mistero e quel buio tetro lo stavano terrorizzando. Cercò di prendere respiri profondi, evitando che la sua mente rivivesse le scene dell'incidente, come gli succedeva spesso quando si trovava in ambienti bui e chiusi.
«Harry, guarda che mi stai stringendo entrambe le mani»
Harry lanciò un urletto spaventato, saltando sul suo sedile mentre si accorgeva che stava davvero stringendo, o meglio, stritolando, tutte e due le mani di Louis.
«Shh tranquillo, ci sono io qui con te» Mormorò il maggiore cercando di rassicurare il più piccolo, passandogli un braccio attorno alle spalle e stringendolo contro di sé, mentre con la mano libera continuava a stringere quelle di Harry.
Il picchiettare sulla spalla di Harry si interruppe nello stesso momento in cui una cupa e fredda risata iniziò a rimbombare nel buio, mentre il vagoncino terminava la sua salita fermandosi qualche secondo davanti ad una parete di mattoni fiocamente illuminata, sulla quale si leggeva chiaramente una macabra scritta rossa.
"Paura ragazzi? E questo è solo l'inizio..."
Harry sobbalzò e si strinse ancora di più a Louis, che prese a passargli gentilmente la mano tra i capelli. Si sentiva un po' in colpa per essere stato lui a trascinarlo lì, quando sapeva che il buio fosse una delle cose che più spaventavano il riccio.
Il vagone iniziò una lenta discesa a chiocciola—probabilmente erano nella torretta sul lato della costruzione—dove ad ogni passo si illuminavano con tonfi e scricchiolii vari quadri appesi alle pareti, tutti raffiguranti scene di famosi film horror.
Dopo la discesa il carro prese velocità ed iniziò a zigzagare in modo rocambolesco da una parete a quella opposta. Un tratto dritto, un'improvvisa frenata a pochi centimetri da grandi bambole appese alla parete, le vecchie e banali streghe ghignanti o clown con smorfie varie, che quasi gli saltavano addosso, e una brusca sterzata dalla parte opposta.
Louis era sul punto di ridere e Harry era decisamente più tranquillo dopo quel pezzo abbastanza ridicolo. Nessuno dei due aveva tenuto però conto del fatto che quello fosse il 'pezzo tranquillo' prima della cosa più spaventosa. Erano verso la fine della corsa e iniziavano a vedere la luce proveniente dalle altre giostre e a sentire i rumori delle persone all'esterno che ridevano e parlavano. Il vagone si fermò all'improvviso a pochi metri dall'uscita e una figura fece capolino dal passaggio del carretto.
Harry si irrigidì all'istante tra le braccia di Louis, mentre questo strinse ancora di più il suo abbraccio.
«Tranquillo, ci sono io qui con te» Mormorò l'architetto al suo orecchio. «E' tutto più finto della dieta iniziata da Niall»
La stessa risata che avevano sentito qualche minuto prima, all'inizio della corsa, risuonò nella stanza mentre la figura continuava ad avvicinarsi.
Harry affondò il volto nel petto del maggiore, sentendo i battiti del suo cuore più accelerati del normale. Il fatto che anche Louis avesse un filo di paura—perché l'architetto non poteva rimanere calmo dopo tutto quello, non sarebbe stato giusto—lo fece sentire un po' meno ridicolo, ma anche molto meno al sicuro.
La figura era a meno di un metro di distanza da loro, quando una luce la illuminò di colpo, facendo urlare entrambi i ragazzi, Harry per il terrore e Louis per la sorpresa.
Dal buio passarono improvvisamente alla luce accecante, che fece subito vedere il corpo della donna coperto di bende scure e sporche ma, soprattutto, il viso pallidissimo e pieno di tagli e cicatrici, occhi azzurri tanto chiari da avvicinarsi quasi al bianco e capelli lunghi e aggrovigliati che circondavano il volto.
Harry stava stritolando sempre più fortemente il polso del maggiore, quando la stanza si illuminò completamente e la donna davanti a loro sorrise gentile. Li salutò con una mano e si spostò da davanti ai binari mentre il vagone riprendeva a muoversi.
«Grazie di essere venuti! Spero che il giro vi sia piaciuto» Disse cortesemente prima di sparire.
I due ragazzi si guardarono attoniti qualche secondo, prima di scoppiare a ridere istericamente mentre il vagone raggiungeva l'esterno della costruzione, fermandosi alla fine della lunga fila.
«Dio, ho perso venti anni di vita!» Esclamò Harry in tono ancora sconvolto, mentre scendeva dal vagone.
Solo in quel momento notò le finte dita elettroniche attaccate vicino a dove poco prima si trovava la sua spalla.
«Fanculo» Mugugnò, mentre Louis ridacchiava al suo fianco.
«Su! Andiamo a vedere la foto che ci hanno scattato mentre arrivava lo zombie a lanciarci ragni addosso» Disse l'architetto. avvolgendo un braccio attorno alla sua vita e guidandolo verso un lato del botteghino.
Trovarono presto l'immagine che corrispondeva al loro vagoncino, e rimasero entrambi piacevolmente stupiti da ciò che avevano davanti.
Nella fotografia, scattata appena la stanza si era illuminata facendo vedere la donna zombie, c'era Harry totalmente accoccolato al corpo del maggiore, con la testa appoggiata al suo petto e le mani a stringere i bordi della sua giacca di jeans. Louis invece aveva entrambe le braccia a circondare il corpo del minore e lo sguardo abbassato sul suo viso, mentre lo guardava amorevolmente.
«Siamo venuti bene» Commentò Harry.
«Già» Rispose Louis pensieroso, spostando il braccio dalla vita di Harry e portandolo alla tasca posteriore dei suoi skinny jeans, estraendo il portafoglio. «Scusi, quanto costa la fotografia?»
Louis prese due foto, una per lui e una per Harry, e si infilò la busta in una grande tasca interna nella giacchetta in jeans che indossava.
«Sai, questo è il primo anno in cui sono riusciti a montare anche delle montagne russe... Andiamo a provarle?» Chiese il maggiore mentre Harry si sedeva su una panchina, immerso nei suoi pensieri.
«Harry, è tutto okay?»
Harry mise su un sorriso a cui Louis non credette nemmeno un po'. «A meraviglia»
Si sentiva ancora lievemente spossato per lo spavento preso. A chiunque sarebbe potuta sembrare una cosa da niente, ma dopo l'incidente avvenuto quando aveva dodici anni, Harry non poteva fare a meno di associare ogni sensazione di paura a ciò che aveva provato quella sera. Vedeva dietro le palpebre le luci accecanti del camion, mezzo secondo prima che questo venisse loro addosso. Sentiva la sgommata delle ruote sull'asfalto mentre gli tornava alla mente la sensazione che aveva provato risvegliandosi in ospedale, completamente solo in una stanza enorme e asettica.
Louis capì tutto all'istante, senza che il riccio aprisse bocca. Si sedette accanto a lui e avvolse un braccio attorno alle sue spalle, sentendosi sempre più in colpa ogni secondo che passava. Provò a scusarsi con il minore, ma questo scosse la testa, stirando le labbra in un sorriso timido. Non valeva la pena di rovinare una serata perfetta per pochi minuti di debolezza.
Harry si alzò in piedi, prendendo un respiro profondo prima di sorridere al maggiore. «Lou, va tutto a meraviglia, davvero»
«Ne sei sic...»
«L'ultimo che arriva paga i biglietti!» Esclamò il riccio tentando di distrarre Louis, mentre iniziava a correre in direzione delle montagne russe.
Il ragazzo dagli occhi azzurri rimase un attimo incerto, ma alla fine si lanciò al suo inseguimento, notando il momento di tristezza ormai passato.
«Ci sto!» Esclamò ridendo, iniziando a correre dietro al suo migliore amico, zigzagando tra la folla.
«Ho vinto» Ansimò Harry col fiato spezzato, una volta che Louis lo raggiunse alla coda per i biglietti, con qualche secondo di distacco.
«Avrai anche vinto» Concesse questo con un sorriso, iniziando a tirare fuori il portafogli. «Ma io almeno non sto per sputare un polmone a terra»
«Perché tu non hai il fiatone?»Chiese il riccio ammirato, mentre sentiva il respiro iniziare a calmarsi.
«Anni e anni di calcio» Rispose Louis. «Ma tu fai nuoto, dovresti avere molta più resistenza di me»
Harry stava per ribattere, ma era arrivato il loro turno di fare i biglietti per le montagne russe, così rimase in silenzio accanto a Louis, il quale una volta finito gli avvolse un braccio attorno alla vita conducendolo verso la fila per salire sulla giostra.
Fare le montagne russe, piene di giri della morte e ripide discese, non si rivelò affatto una buona idea, soprattutto visto che entrambi avevano ancora un grasso hot-dog con cipolle e qualunque tipo di salsa sullo stomaco in digestione. Finita la corsa si trascinarono verso i bagni chimici più vicini, pallidissimi e con lo stomaco in subbuglio.
«Mai più» Sentenziò Harry, seduto su una panchina, dopo essersi ripreso. Louis, stravaccato accanto a lui, concordò subito.
«Sai cosa ci vorrebbe ora per rimetterci a posto lo stomaco?» Chiese il maggiore.
Harry scosse la testa mentre Louis gli indicava un carretto di dolciumi poco distante da loro.
«Una mela caramellata!»
«Tu pensi di risolvere la nausea con una mela caramellata» Chiese Harry divertito, guardando Louis alzarsi dalla panchina e andare a comprare due bastoncini.
«Assolutamente!» Esclamò quello una volta tornato, porgendo uno dei due dolci al riccio. «Ma dove sei cresciuto, Styles?»
«In un posto dove appena mettevi le mani su un dolce venivi pestato perché dovevi darlo ai più grandi» Rispose Harry, fingendo un'espressione triste e uno sbuffo sconsolato mentre addentava la sua mela.
«Oh Hazza mi dispiace... Cioè era un modo di dire, non intendevo dav-» Louis non fece in tempo a finire le sue scuse che il più piccolo iniziò a ridere.
«Stavo scherzando Lou!» Disse passandogli la mano libera tra i capelli liscissimi e unendo le loro labbra.
«Piccolo stronzetto» Mugugnò il maggiore divertito, stringendo Harry a sé e approfondendo il bacio. Passò la lingua sulle labbra del minore, gustandosi il sapore del caramello su di esse e leccandone via le ultime tracce, prima di farla scontrare con quella del riccio.
Si godettero il calore dei loro corpi così vicini e il sapore dolce dello zucchero sulle loro labbra, fino a quando non iniziarono a sentire il caramello sciogliersi dai bastoncini e cadere sulle loro mani.
Si staccarono sorridendo, e Louis dovette tirare fuori tutta la sua forza di volontà per non buttare via il tovagliolo che Harry aveva in mano e mettersi a leccare via tutte le gocce di caramello dalle sue lunghe dita. Camminarono in silenzio tra le giostre, tenendosi sempre per mano e finendo il loro dolce.
«Lou! La ruota panoramica!» Esclamò Harry fermandosi sotto all'enorme ruota e buttando via il bastoncino ormai ripulito. Si voltò verso il maggiore, rivolgendogli la sua classica faccia da cucciolo. «Ci saliamo? Ti prego»
Louis lanciò uno sguardo preoccupato alla alta giostra, tremando internamente solo al pensiero di essere nella cabina più in alto, spostandolo poi nei grandi occhi verdi del riccio. Gli bastarono un paio di secondi per ritrovare tutto il coraggio.
Guardò il suo orologio e, notando di essere in perfetto orario per la sorpresa che aveva per Harry, annuì sorridendo. «Okay dai, saliamo su questa lenta macchina per torture»
«Dovrei pagare io stavolta»
«Oh scordatelo» Sbuffò l'architetto con un sorrisetto. «Io ti ho invitato, io pago. Potrai ricambiare poi il favore in natura»
Ridacchiò mentre Harry gli lasciava un lieve schiaffo sul braccio, mugugnando un 'dovevo aspettarmelo'. Prese due biglietti e guidò il più piccolo fino ad una cabina vuota.Le cabine erano piccole, fatte per massimo tre persone, con la metà inferiore dei lati e il soffitto dipinti di blu e la metà superiore completamente in plastica trasparente in modo da far vedere il panorama.
Louis si aggrappò subito al corrimano attaccato nella parte alta della metà inferiore, cercando di non pensare a quando a nove anni era rimasto bloccato nella parte più alta della ruota panoramica di Doncaster per quasi cinque ore.
«Lou perché sei salito? Sembri terrorizzato» Mormorò Harry, sistemandosi accanto a lui mentre aspettavano che la ruota partisse.
«Per lo stesso motivo per cui tu sei venuto con me nella casa degli orrori» Rispose il maggiore, spostando gli occhi sul viso del riccio, che lo guardava con le sopracciglia aggrottate. «Tu hai affrontato la tua vecchia paura del buio e sei venuto con me. Ora è il mio turno»
Harry annuì solamente, guardando il cielo newyorkese che iniziava a scurirsi.
I due rimasero in silenzio a godersi quella vista, fino a quando la ruota non cominciò a muoversi, facendoli salire lentamente.
Il minore, vedendo le mani di Louis stringersi attorno al corrimano, si avvicinò a lui, mettendogli una mano attorno alla vita e tenendolo stretto a sé.
«Questo è anche il mio turno di sostenerti» Disse, lasciando un bacio tra i capelli lisci del maggiore mentre questo appoggiava la testa sulla sua spalla, molto più rilassato.
«E' la prima volta in cui sono felice di essere più basso di te» Commentò Louis.
«Io lo sono ogni volta che ti devi alzare sulle punte per baciarmi» Ribatté Harry con un piccolo ghigno, mentre Louis gli pizzicava un fianco facendogli il solletico.
«Fanculo» Disse, poco prima che il minore premesse le labbra sulle sue, azzittendolo subito.
«Smettila di baciarmi» Mugugnò Louis, sorridendo contro le labbra del più piccolo. «Voglio godermi la vista»
Harry iniziò a ridere. Spostò il braccio attorno al collo del maggiore, mentre questo avvolgeva il suo attorno ai suoi fianchi e appoggiava il capo sulla sua spalla. La ruota continuava a salire lentamente, ma Louis non aveva più paura di quell'altezza, perché c'era Harry a sostenerlo e a tranquillizzarlo.
Si godettero il giro in silenzio, fino a quando la ruota non si fermò di colpo, poco distante dal punto più in alto. Questo fu il turno di Harry di agitarsi, anche perché Louis aveva programmato tutta la serata intorno a ciò che stava per succede entro pochi secondi.
Il riccio non aveva avuto il tempo di dire nulla che, davanti a loro, nel cielo ormai scuro di New York, ci fu un botto seguito da un'esplosione di colore. Fuochi verdi, rossi, blu, gialli salivano in alto per poi scoppiare in sfere colorate.
«I fuochi d'artificio!» Esclamò Harry eccitato. Lui li aveva sempre amati. «Era per questo che hai insistito per farmi venire qui proprio stasera, vero?»
Louis gli sorrise, mormorando un 'non c'è di che' mentre Harry si buttava tra le sue braccia.
«Dio, è l'appuntamento più bello che io abbia mai avuto» Disse, osservando il Luna Park luminoso e rumoroso sotto di loro e il cielo stellato, illuminato dalle luci dei fuochi d'artificio, che sovrastava gli enormi grattacieli attorno all'enorme parco.
«E ce ne saranno ancora» Sussurrò Louis contro le sue labbra, continuando a stringerlo.
Harry sorrise, facendo sbucare le fossette che il maggiore non poté fare a meno di baciare. «Ancora quattro»
«Di più» Disse Louis sinceramente. «Spero che possano essere molti, molti di più»
Harry non rispose a quella che suonava tanto come una promessa. Fece la cosa che gli venne più spontanea e appoggiò nuovamente le labbra su quelle dell'architetto, che subito si schiusero sulle sue.
Si baciarono dolcemente, e in quel momento c'erano solo loro due, chiusi in una piccola cabina a metri e metri da terra, letteralmente, senza ex fidanzate gelose o università lontane.
Solo Harry e Louis.
--
«Sono stato veramente benissimo stasera, Lou» Mormorò Harry, mentre Louis parcheggiava l'auto fuori dal suo condominio.
Louis gli sorrise, inclinandosi in avanti per lasciargli un bacio a stampo. «Anche io, raggio di sole»
Si guardarono qualche secondo in imbarazzo, prima che Harry decidesse di recuperare la sua roba, solo la busta con la foto scattata nella casa degli orrori, e iniziare ad aprire la portiera.
«Bene...io vado. Buonanotte Boo» Disse, baciandolo per qualche secondo.
Louis ricambiò subito il bacio, sussurrando un 'buonanotte, raggio di sole', prima che Harry uscisse dall'auto.
Il riccio gli sorrise un'ultima volta, prima di chiudersi la portiera alle spalle e incamminarsi verso il suo palazzo. Arrivato al portone si voltò, facendo un cenno di saluto al maggiore prima di aprire la porta ed entrare.
Nel suo appartamento corse in camera, con il sorriso che non riusciva più a lasciare il suo volto. Recuperò una vecchia cornice e sostituì l'immagine che c'era prima con la fotografia che avevano fatto quella sera, incantandosi a guardarla per qualche minuto prima di poggiarla sul suo comodino.
Dopo un sonoro sbadiglio si svestì velocemente, infilandosi sotto le coperte. Non ebbe nemmeno il tempo di mettersi comodo che stava già dormendo, con l'immagine di un bel ragazzo con gli occhi azzurri e le labbra fini a cullare il suo sonno.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro