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I ragazzi dell'alta valle


L'odore acre della terra bruciata rendeva quasi impossibile respirare.

Poi la pioggia, pozzanghere mischiate al sangue  coprivano il campo di battaglia. La ferita pulsava, la tunica appiccicata alla ferita le strappava un gemito ogni volta che il torace le si alzava e un flebile respiro le concedeva di vivere.

Il guerriero che era stata, piano piano, la stava abbandonando, così come la vita, inesorabilmente, le scivolava fuori dal corpo.
La mente non era più lucida, offuscata dal dolore.
Il respiro si fece sempre più lieve, impercettibile.
Si sentiva stanca.
Lasciò che il buio l'avvolgesse.
Fu solo allora, che cominciò a ricordare...

Il villaggio si sviluppava a cerchi concentrici ricoprendo il pendio dolce e quasi collinare dell'alta valle. La piccola torretta della biblioteca svettava oltre i tetti bassi delle case, vicino al bosco, e sulla destra vi erano i piccoli campi coltivati. Il fiume "Elfiantres" scorreva veloce accanto, zigzagando tra i frutteti, correndo verso la pianura.
Era un fresca mattina di fine estate, i ragazzi stavano andando a lezione e qualcuno, come al solito, non era in orario.
"Narè, veloce, dobbiamo andare! Il maestro ci aspetta!".
Di nuovo in ritardo! Possibile che non riuscissero mai a giungere alle lezioni in tempo!?
Vilya era già avanti, ma Narè non aveva resistito a fermarsi davanti all'insegna del negozio di dolci.
Dal fondo della strada, arrivò la risposta appena boffonchiata e Kendra si mise a ridere.
"Forza! Finirai per ingrassare solo a guardare quella vetrina!" le gridò.
Alle sue spalle la campana del mercato suonò le sette.
La ragazzina, mingherlina e con un'espressione distratta, la raggiunse con un gran sorriso innocente.
" Possiamo andare? " chiese lei leggermente impaziente.
Narè annuì e senza fermarsi la superò.
Kendra sospirò esasperata e l'afferrò per un braccio, trascinandosela dietro, si mise a correre su per la strada, attraverso la piazza principale.

Arrivarono alla porta della biblioteca e, come previsto, le lezioni erano già iniziate.
Da ognuna delle quattro classi provenivano le voci degli studenti e dei bambini che si preparavano ad affrontare una giornata di studio.
Per loro sfortuna la loro aula era la più lontana e dovettero affrontare anche le scale per raggiungere il secondo piano.
Farle dovendosi trascinare dietro anche un'altra persona, fu per Kendra una gran fatica; così che quando fecero il loro ingresso in classe, di fronte agli occhi di tutti si ritrovò spettinata, con i vestiti in disordine e un gran fiatone.
Narè invece aveva un'espressione serena e senza scomporsi troppo saltellò fino al primo posto libero, di fianco a Vilya.
"Ci scusi maestro" disse Kendra tra un breve respiro e l'altro.
L'uomo la scrutò dall'alto della sua cattedra con severità e le indicò un posto libero, " Vai a sederti" le intimò.
Kendra annuì. Gli altri bambini della classe stavano ancora ridacchiando divertiti e non poté evitare di diventare rossa di vergogna.
Borbottando e lanciando sguardi furenti a chi ancora rideva andò a sedersi.
Si lasciò scivolare pesantemente sulla sedia vuota sbuffando e per un po' si concentrò sulla ripresa dei suoi polmoni.
Non si accorse subito di chi ci fosse di fianco a lei, la persona pù indicata per farle perdere la testa: Duinhir.
Fu solo quando il maestro chiese una domanda che lei alzò la testa per vedere chi fosse il temerario che aveva risposto. Quando se ne rese conto quasi scoppiò per la sorpresa. Le venne uno strano mal di pancia e non riuscì più ad ascoltare il maestro bibliotecario.
Duhinir era di fianco a lei, composto, attento, ma allo stesso tempo intento a scambiare bigliettini con i suoi amici della fila dietro.
Kndra passò il resto della mattina girata verso la finestra, in completo imbarazzo. Le lezioni sembravano non finire più.

Ogni tanto, lanciava sguardi al ragazzo seduto di fianco a lei. Era alto, con le spalle larghe, gli occhi, azzurri come il cielo, erano concentrati sul compito e alcuni ciuffi di capelli bruni gli ricadevano morbidi sulla fronte.
Le era sempre piaciuto, ma non aveva mai avuto il coraggio di guardarlo da vicino perché era più grande di lei e ora, per puro caso, gli era seduta a fianco.
Quel ragazzo rappresentava per lei l'immagine fantastica del ragazzo ideale. Sospirò con il cuore a mille.
Poi si perse sui sentieri della sua fantasia.

Quando la scuola finalmente finì, Kendra si riscosse. Messe le proprie cose nello zaino, si alzò, raggiungendo le sue amiche, e finalemente si sentì più rilassata. Narè la guardò con aria furba.

" Beh?" le disse squadrandola "Allora, com'è stare vicino a lui?" la stuzzicò. Kndra la guardò senza rispondere.
"E dai. Si vede lontano un miglio che ti piace!" Esclamò ancora attirando lattenzione di alcuni compagni lì vicino. Vilya la interruppe perchè aveva notato quanto la loro
amica fosse a disagio.

" Ci racconterà lei quando vuole...Non è il momento ora" disse per grande sollievo di Kendra. Narè ci rimase un po' male perchè era molto curiosa e decisa a sapere qualcosa in più sulla faccenda, ma alla fine si rassegnó.
La guardò di sottecchi e la indicò, " Voglio una risposta" disse e poi si convinse ad uscire.

Il giorno successivo si trovarono tutte e tre vicino alla fontana in centro alla piazza.

"Ciao ragazze!" le salutò Kendra raggiungendo le amiche con un gran sorriso in volto. Era di nuovo la ragazza di sempre allegra e spettinata, le gote rosse per la corsa.
" Sono stata in biblioteca a studiare!" annunciò alle amiche che la guardarono poco convinte, "Davvero?" Chiesero in coro.

Kendra si strinse nelle spalle, "Forse ho letto qualche libro che non centrava con la materia... ma ho anche studiato sì" si difese con un sorriso. Tutte risero e di comune accordo si diressero verso la casa di Narè.

Era un edficio tutto in pietra come raramente se ne incontravano; davanti ad essa si apriva un cortile pieno di fiori e un viottolo conduceva alla porta serpeggiando tra alcuni alberi.

La padrona di casa si fermò un attimo ed emise un lungo fischio; poco dopo vennero raggiunte da due enormi cani, Helwa e Heren. Erano entrambi neri e, scodinzolando felici alla vista della padrona, seguirono le tre ragazze fino all'ingresso.

Narè bussò ed entrò in casa.

" Forza, venite dentro! Il pranzo è già in tavola" esclamò dall'interno la voce matura della mamma della ragazza.

Le tre amiche attraversarono il corridoio fino alla cucina, dove era già apparecchiata la grande tavola. Il camino era acceso e la legna scricchiolava. Narè lo ravvivò un poco e si perse nella danza delle fiamme.
Poco dopo si riunirono tutte per mangiare.

Nel pomeriggio studiarono la lezione di storia e Kendra dimostrò quanto aveva davvero studiato sorprendendo perfino Vilya.

Quando terminarono rimasero per qualche secondo a fissarsi indecise, "Allora, adesso che facciamo?" chiese Kendra sorridendo aggiunse "Non ho più voglia di studiare. Leggiamo qualcosa? Da Fred in biblioteca ho trovato un libro interessante. Si chiama "Origini" " propose Kendra. Narè la guardò di sottecchi con aria da cospiratrice e le disse: "Tu... non dovevi raccontarci qualcosa, a proposito di un ragazzo dai capelli bruni e gli occhi azzurri?".

A quel punto, anche Vilya le diede man forte, "Sì dai, perchè non ci racconti?".

Kendra alzò un sopracciglio "E che cosa dovrei raccontarvi?" Domandò. Narè balzò in piedi "Come che cosa dovrei raccontarvi? Dicci come ti sei sentita quando ti sei accorta che sedeva vicino a te. Anche se hai fatto una faccia più che eloquente, voglio saperlo bene dalla tua bocca!".

Kendra a quel punto si arrese " E va bene..." disse "Vi dirò che è una sensazione alquanto strana e poco piacevole. Subito, mi sono sentita morire, e non è affatto bello, poi mi è preso un mal di pancia molto strano, infine, quando lui mi ha detto "ciao" prima di uscire, mi sono mancate le parole per rispondergli. Vi ripeto, non è piecevole, proprio per niente." Vilya la guardava mentre Narè esclamò "Visto che non è così terribile, raccontare le cose alle amiche! Ci hai messo meno di dieci secondi!"

Kendra scrollò le spalle; Vilya allora sorrise a Narè, "Perchè non ci racconti qualcosa tu invece? Visto che è tanto facile" la sfidò con uno sguardo malizioso.

Kendra si illuminò, " Sì, dai!" La incalzò " Chi è il tuo principe azzurro?" Chiese divertita e curiosa.

Adesso ad essere in difficoltà era Narè. Era arrossita tutta e si rigirava nervosamente tra la mani una ciocca di capelli rossi. Infine sbottò " Vilya, si può sapere da che parte stai?" ma senza aspettare risposta si confidò con le amiche.

Alla fine della sua confessione Kendra esclamò "E così Skandar ha vinto! ...Comunque me l'immaginavo!" Disse entusiasta. Narè la fulminò con lo sguardo "Kendra, non gridare! Non voglio che mia madre lo sappia!".

Kendra si tappò la bocca con una mano "Scusa" le sussurrò ma poi scoppiò a ridere.

Narè si voltò verso Vilya " Adesso è il tuo turno" Le disse, questa rispose con una voce calma e tranquilla "A me, non piace nessuno" come se quella domanda non l'avesse nemmeno un po' turbata.

Narè la guardò diffidente ma l'amica le ripetè la frase e nel suo sguardo lessero una sincerità che non le fece ribattere. Poco dopo si alzarono, per quando interessanti, ne avevano abbastanza di rivelazioni così uscirono.

Le tre amiche si incamminarono leste verso la via principale seguite docilmente dai due cani di Narè.

Kendra, che le precedeva, saltava allegra giù dai gradini, quando una figura sbucò improvvisamente dall'angolo e si scontrò con la ragazza.

La cartellina che la persona aveva in mano cadde e sparse il suo contenuto per terra.

"Scusa, mi dispiace molto" Disse Kendra quasi gridando; si era spaventata tantissimo. Subito si chinò a raccogliere i fogli sparpagliati sul selciato e la figura la imitò.

"Grazie..." Le si rivolse con tono cortese ma lei sobbalzò, perchè aveva riconosciuto la voce. Lentamente alzò gli occhi e avvampò.

Duinhir era lì, inginocchiato di fronte a lei, e le sorrideva. Le sue due amiche arrivarono e si bloccarono di colpo notando i due che parlavano. Silenziosamente tornarono indietro e Narè bisbigliò, quasi stesse davvero parlando all'amica, "Buona fortuna" e ridacchiò tutta allegra.

Intanto, Duinhir e Kendra avevano finito di raccogliere tutti i fogli.
La ragazza aveva raccolto un plico di disegni magnifici del bosco in autunno ma uno era scivolato e raccogliendolo scoprì che ritraeva proprio lei, alla festa delle castagne quasi esattamente un'anno prima, quando aveva indossato quel vestito color prugna e arancio.
Il ragazzo se ne accorse e veloce ma gentilmente, glielo tolse di mano, infilandolo al sicuro nella cartellina.

Kendra gli porse gli altri e nel contempo gli fece i complimenti.

Duinhir, stranamente imbarazzato, ringraziò e fece per andarsene poi si voltò un attimo.

"Sabato, alla festa delle castagne, sei libera?" Le chiese. Kendra gli rispose che, sì, ci sarebbe stata. La voce le tremava, lui le sorrise e voltatosi se ne andò.

Quando tornò dalle sue amiche, Narè le saltò addosso "Adesso sì che ti sarà difficile staccarmi da te!" esclamò sorridendo.

" Devi raccontarci tutto!".

Poco dopo le due amiche guardarono Kendra stupefatte. "Ti ha invitata alla festa delle castagne! Allora è ufficiale, gli piaci" esclamò emozionata Narè.
Vilya era rimasta silenziosa. Lei non era coinvolta nella cosa nè le interessava esserlo, però in fondo al cuore provava un po' di tristezza. Non poteva condividere le emozioni con le sue amiche, come era sempre stato, non poteva condividere la stessa gioia con loro. Non in quel momento perché lei non capiva il batticuore delle sue amiche, perché non le era mai piaciuto nessuno. Narè interruppe il corso dei suoi pensieri, gridandole nelle orecchie e le fece prendere un colpo.

"Narè, non gridare così! Non sono sorda!" esclamò, "Stai un po' tranquilla una buona volta e fammi pensare in pace!" La sgridò senza troppa enfasi ma un po' infastidita.

Passeggiarono ancora un po' finchè non sentirono la campana suonare le sei: era tardissimo, per cui le ragazze si apprestarono a rientrare.

Ad un tratto Kendra esclamò bloccandosi "Ho dimenticato di riportare il libro a Fred e questa settimana la biblioteca è chiusa per la festa!" Narè la prese in giro "Pasticciona e corta di memoria che sei!" La canzonò.

"Pazienza" disse Kendra allegra stringendosi nelle spalle "Glielo riporterò la prossima settimana". Sorrise e si avviò da sola verso casa, dopo aver salutato le sue amiche.

Nei giorni seguenti le tre ragazze andarono a lezione, fecero le prove vestito per la festa delle castagne e immancabilmente si allenarono con l'arco, era un'abitudine che avevano fino da piccole, Kendra e Narè si allenavano anche con le spade.

Sebravano giorni normali, ma l'aria era diversa; profumo di funghi, dell'umido, del vento che scompigliava i rami ormai quasi spogli, e che sollevava le foglie in un turbinio agitato e pieno di sfumture, quasi fosse una danza in saluto dell'estate ormai passata e il villaggio ferveva nei preparativi della festa delle castagne.

L'evento veniva organizzato ogni anno a ottobre, quando tutti gli alberi si dipingevano di rosso e giallo, per dare il benvenuto alla stagione fredda. Nel giro di pochi giorni, ad ogni angolo, sarebbero sorti dei banchetti dove venivano offerte le caldarroste, le mamme avrebbero cucinato torte di tutti i tipi e il pane con l'uva passa. La sera, avrebbero ballato intorno al falò, nella piazza principale del villaggio.

Quella mattina, Kendra camminava veloce su per la stradina che conduceva alla biblioteca. Attraversò la piazzeta della fontana e appena svoltato a destra si ritrovò davanti al cancello. In giro non c'era ancora nessuno, ma da quando aveva avuto "l'incidente" con Duinhir aveva deciso che non sarebbe più arrivata in ritardo. Si sedette sul gradino, tirò fuori il libro e ripassò la lezione. Avrebbero avuto un'interrogazione, e tutti sapevano che il bibliotecario era molto severo.
Poco dopo, arrivò Sven con la sua sorellina Viola. Si salutarono. Alle sette in punto venne la signora Marta, ad aprire i cancelli.

I tre ragazzi entrarono. Il giardino si apriva in un ventaglio di colori. Qua e là, grandi mucchi di foglie accolsero i salti di Viola.
Kendra andò a sedersi su una delle panchine in prossimità dell'abete.

L'albero svettava vicino alla biblioteca, alto e imponente; a volte dei ragazzetti vi si arrampicavano e sbirciavano le lezioni.

Nel giro di dieci minuti arrivarono anche gli altri compagni. Kendra andò incontro alle sue amiche,Vilya e Narè. Le due ragazze indossavano; una, un lungo scamiciato di lana blu, portato sopra ad una morbida dolcevita grigia, con delle calze del colore del vestito e degli stivali alti. L'altra, un vestito verde di velluto con una morbida mantellina appoggiata sulle spalle. Erano molto eleganti.
" Ciao Kendra" la salutarono " Fatti i compiti?".
Kendra si dimenticava spesso di farli ma questa volta li aveva," Che diffidenti che siete!" Rispose con una liguaccia. Narè la guardò alzando un sopracciglio " Beh conoscendoti" la rimbeccò.

Kendra stava per risponderle per le rime, ma in quel momento stava passando un gruppetto di ragazzi e tra di loro c'era anche Duinhir. Rimangiò la frase, e si limitò ad incenerirla con un'occhiata.

Narè ridacchiò, ma Beruthiel, la ragazza più presuntuosa e antipatica del villaggio, la chiamò, e dovette allontanarsi un attimo. Era strano che le volesse parlare infatti Beruthiel era due anni più grande di loro e non le aveva mai considerate, anche se coglieva tutte le occasioni per dar loro fastidio. Quando Narè tornò era tutta rossa. Chissà cosa le aveva detto...

Lo seppero poco dopo, quel pomeriggio. Dopo essersi fermate davanti alla piccola vetrina del negozio di dolci della famiglia Gristin.

Comprarono una grossa ciambella per merenda e si sedettero sulla panchina nella piazzetta della fontana a sbocconcellare il dolce ancora caldo, fragrante e ripieno di crema, con un velo di zucchero sopra: una vera bontà.

Parlarono e scherzarono sulla verifica anche se Kendra si rivelò preoccupata per il suo esito perché era stata più difficile del previsto e suo padre era molto severo nelle cose che riguardavano lo studio.

La tranquillità di quel momento però, fu rotta dalla voce stridula di Beruthiel, che rivolta a Narè disse " Oh, guarda, la dama che è rimasta senza cavaliere!" e ridacchiò maligna. Narè abassò gli occhi e tornò rossa.

Kendra scattò in piedi e, contrariamente al suo carattere mite e impacciato, parlò duramente " E da quando tu avresti un cavaliere, sottospecie di gallina?" Beruthiel la guardò rossa in viso per l'offesa " Uno: non sono una gallina. Due: ho un cavaliere da quando ho chiesto a Skandar di farmi d'accompagnatore per le danze. Tre: a voi non dovrebbero interessare i fatti degli altri." Detto questo se ne andò, naso all'insù e rossa d'indignazione.

Narè guardò le sue amiche con degli occhi tristissimi che non sembravano i suoi. Solitamente allegri e vivaci, ora sembravano quasi spenti, grigi.

" Mi dispiace che siate venute a saperlo così ve l'avrei raccontato, e che sono così triste. Non riuscivo a pensare occasione migliore per incontrarlo se non la festa delle castagne, e poi salta fuori quella... quella vipera, che mi disrugge tutti i sogni..." ora aveva gli occhi lucidi e a stento si tratteneva dal piangere. Sembrava terribilmente fragile.

Vilya che fino a quel momento era rimasta in silenzio parlò " Non affliggerti, conosco Skandar e sospetto che nemmeno a lui vada a genio il fatto di dover ballare con Beruthiel, ma è molto gentile e temo che non abbia saputo dire no. Quella ragazza ha una capacità di sembrare debole e indifesa incredibile. Riesce persino dolce, che è ancora peggio. Ma sono sicura che Skandar cercherà di sfuggirle. Non è stupido!" .

Le due ragazze cercarono di consolare l'amica, ma lei continuava a tacere e a chiudersi in una malinconia e tristezza che la stavano sopraffando.

Ad un tratto Kendra saltò bruscamente in piedi. "Insomma non è colpa tua se Skandar va con lei; se ti piace così tanto, impedisciglielo. Vai a parlargli!"

Non sopportava proprio di vedere la sua amica così. Vilya le strattonò violentemente una manica, e Kendra, una volta alzato lo sguardo osservò la piazzetta; mentre perlava con Narè, Skandar era sbucato da una via secondaria, accompagnato da Beruthiel. Ammutolì di colpo temendo che avessero sentito tutto ma constatò con sollievo che nessuno dei due aveva ascoltato.

Kendra si spostò e lasciò libera la visuale di Narè che fino a quel momento aveva fissato tacendo la schiena della sua compagna. Naré notò Skandar ma non reagì in nessun modo, rimase zitta osservando prima lui, poi Beruthiel. Questa le parlò maliziosamente "Visto?".

Era appesa al robusto braccio di Skandar che fino a quel momento era rimasto impassibile anche se Vilya aveva notato che ogni tanto lanciava occhiate a Narè e poi a Beruthiel, e sospirava.

Un sospiro lievissimo, quasi impercettibile. Ma non per lei. Da quando era nata, ricordava di aver sempre avuto un udito finissimo, tanto da poter prevedere se sarebbe arrivato il vento da dove e quando. Ma la cosa più strana era che in qualche modo riusciva a leggere l'animo delle persone. Istintivamente strinse la mano di Narè. Questa però non pareva scorgere quegli sguardi, ascoltava Beruthiel con gli occhi vuoti di ogni emozione. Tuttavia, ad un tratto si alzò e si avvicinò alla ragazza.

Skandar si era allontanato un attimo e non potè seguire la scena, era turbato non sapendo cosa fare, cosa scegliere: il sentimento nuovo che provava o il dovere verso Beruthiel alla quale aveva promesso che sarebbe andato ai balli?

Intanto, poco più in là dei suoi pensieri, una tempesta stava per abbatersi. Beruthiel osava troppo e la pazienza di Narè era ormai consumata.

Beruthiel le si avvicinò fino a trovarsi ad un palmo dal suo viso e sibilò qualcosa nelle orecchie dell'altra. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. In un frazione di secondo Narè alzò un mano e la calò su Beruthiel, che gridò di terrore. La mano però non la raggiunse, si fermò a mezz'aria. Narè abbassò gli occhi e corse via. Kendra fece per rincorrerla, ma Vilya la trattenne dolcemente, " Dobbiamo lasciarla sola" le sussurrò.

Si raddrizzò e fissò negli occhi Skandar che era tornato e che le stava di fronte. Il ragazzo capì e prese la sua decisione, e voltatosi rincorse Narè.

Beruthiel ancora scioccata cominciò a sbraitare e inveire contro le tre amiche. Kendra e Vilya non la degnarono neanche di uno sguardo e tornarono a casa per prepararsi per la festa delle castagne che sarebbe cominciata due giorni dopo. Pensavano all'amica fuggita ma non erano preoccupate perché c'era Skandar con lei ed era un ragazzo in gamba.

Narè correva ormai senza fiato, quasi accecata dalle lacrime. Si sentiva un'illusa e anche un po' stupida per quella scenata ma non voleva tornare a casa. Risalì le montagne attraverso il bosco e arrivò ad un piccolo colle. Era  protetto ai fianchi da alte pareti rocciose dalle quali una piccola cascata si gettava in un lago creando un arcobaleno sorprendente.

Si trovava in un posto molto bello dove non era mai stata. Un vecchio ponte, coperto di edera rossa, sovrastava un torrente, pobabilmente l'Elfiantres, realizzò con sorpresa. Era arrivata alla sorgente del torrente.

Camminò lungo il lago, che non era molto grande. Sul lato opposto a dove era arrivata era cresciuta una macchia di alberi: betulle, alte e sottili, che creavano una galleria con le loro fronde ormai spoglie. Narè le attraversò.

Quando uscì dagli alberi, si ritrovò di fronte uno spettacolo magnifico: miglia e miglia di foresta si stendevano oltre le pendici dei monti. In lontananza il sole stava tramontando. Tornò vicino al ponte per accamparsi, per niente tranquilla e desiderò con tutto il cuore di essere rimasta a casa.

Il rombo della cascata che scrosciava lì accanto e che alimentava il torrentello copriva gran parte degli altri rumori, ma tutto ad un tratto Naré sentì un fruscio dietro di sè.

Rimase immobile ma non avvertì nient'altro di sospetto. Durante la corsa aveva come percepito una presenza dietro di lei ma non vi aveva badato.

Si guardò intorno e un brivido di paura le corse lungo la schiena.
Il suo sguardo si fermò su un cespuglio di rose canine tutte gialle. Aguzzò lo sguardo e le parve di scorgere un po' di blu. Credette di aver sognato ma la macchia blu si mosse.

" Chi c'é?" gridò con voce che voleva essere sicura e ferma, ma che uscì come un gemito terrorizzato. Non sapeva più che fare, quello che le suggeriva la coscenza era di fuggire ma quando fece per voltarsi venne trattenuta per un braccio. Una mano grande e robusta la teneva saldamente, nonostante lei si dimenasse e urlasse cercando di liberarsi. L'uomo misterioso riuscì finalmente a bloccarla.

Naré lo guardò terrorizzata, pentendosi mille volte per essersi allontanata così tanto dal villaggio.
Era un uomo piuttosto anziano con una barba candida, in mano portava un bastone dalla strana foggia. Non sembrava cattivo ma aveva uno sguardo severo; gli occhi azzurri come il ghiaccio la fissavano indagatori.

Naré continuò ad agitarsi disperata fino a quando il vecchio non le parlò seriamente.

" Tu non dovresi essere qui, signorina. I tuoi genitori non ti hanno mai detto che le Cascate d'Argento sono un posto pericoloso? Queste..." disse indicando le cascate con un dito nodoso "segnano il confine con le terre d'oriente. L'atmosfera di questo posto è molto pericolosa per le persone comuni. Tu, sei stata particolarmente fortunata" disse e poi la lasciò andare.

Naré si allontanò di qualche passo, scioccata e con il cuore in fibrillazione. Era davvero alle Cascate d'Argento?

Il vecchio non le diede modo di pensarci troppo, " Comunque io sono Belecthor, guardiano di questa parte del confine. Con me sei al sicuro, ti riporterò al villaggio. Ma ora svelta, è quasi sera. Forza!" La incitò con un sorriso appena accennato.

Narè ancora riluttante e poco fiduciosa nei confronti dell'uomo si convinse a seguirlo. Sapeva di dover fare molta attenzione, ma in realtà aveva già sentito parlare degli eremiti a guardia del confine. Decise quindi di gidarsi almeno in apparenza e di seguirlo.

Si inoltrarono nel folto degli alberi dorati nel tramonto e un raggio di sole inondò la cascata facendola sembrare di fuoco. La ragazza si fermò a guardarla un attimo, incantata, poi si voltò e seguì Belecthor sul sentiero.

Lungo il cammino ebbe modo di conoscere meglio il vecchio. Era un  viaggiatore arrivato al villaggio quindici anni prima. Essendo molto scontroso e taciturno aveva deciso di entrare a far parte dei guardiani di confine. Nessuno gli era diventato amico o si ricordava di lui. I guardiani di confine costituivano una ronda di cui solo gli uomini delle riunioni conoscevano l'esistenza, anche se, vivendo in un luogo dove era ormai anni che non vi erano battaglie o guerre, quasi, se ne dimenticavano.

Narè era molto incuriosita ma il vecchio non le rivelò altro. Avrebbe voluto conoscere i posti in cui era stato e le cose che aveva visto, ma decise che non era il caso di chiedere troppo, non le avrebbe fatto piacere di rimanere a dormire fuori al buio e da sola. Si riscosse bruscamente dai suoi pensieri e sospirò.

Era ormai buio e Narè era esausta e affamata. Avevano camminato molto e velocemente ed erano giunti in una parte della foresta che lei non conosceva. I suoi pensieri corsero al villaggio; chissà se le sue amiche erano in pensiero...

Subito dopo però, pensò a sua madre, probabilmente molto più in ansia di Kendra e Vilya. Le vennero le lacrime e il vecchio la riscosse appena in tempo, " Forza ragazzina, ci siamo. Ancora un piccolo sforzo" la incitò.

Naré notò una punta di dolcezza sotto la scorza dura dell'orso solitario. Sorrise e silenziosamente lo seguì, ormai abbastanza rincuorata della natura sincera dell'uomo.

Pochi minuti dopo raggiunsero una piccola radura costeggiata da un fiumicciattolo. Era nascosta da una piccola collinetta sulla quale si erano appostati. In mezzo al prato, c'era una piccola capanna di legno, dalla piccola finestra filtrava un raggio di luce.
Un ragazzo camminava nervosamente entrando ed uscendo dalla porta, Narè però non riusciva a scorgerne il viso. Si sporse un po' oltre e si avvicinò guardinga seguita da Belecthor, che passava da un sorriso a pensieri molto seri.
Lui non era un semplice Guardiano del confine, aveva una missione da compiere tra quelle montagne e il momento di agire era giunto.
La sua era una missione molto importante, doveva agire con accortezza, con calma e precisione. Scacciò quel pansiero squotendo una mano, non era quello il momento di pensarci, non ancora.
Narè intanto, si era avvicinata al capanno circospetta ma d'un tratto dalla porta aperta sbucò di nuovo la figura che la fece sobbalzare. Scivolò ma riuscì a mantenersi in equilibrio, purtroppo però, chiunque fosse, l'aveva sentita e si voltò in quella direzione.
" Belecthor" chiamò cautamente quasi avesse paura di farsi sentire. Il vecchio uomo avanzò lentamente appoggiandosi al suo lungo bastone. " Sì, sono io." Dichiarò. Senza usare, come si sarebbe aspettata Narè, la voce secca e aspra da vecchio che aveva utilizzato con lei, al contrario, tirò fuori una voce profonda e tonante.
" Alarka, aggiungi un posto a tavola, non sono solo." Aggiunse rivolgendosi all'interno della casetta e sospirando si volse nella direzione della ragazza dicendo " Su vieni fuori".
Narè sgusciò fuori dall'ombra e si avvicinò, ma non fece in tempo a raggiungerlo che il ragazzo che aveva chiamato "Belecthor", gridò anche il suo nome, " Narè!".
La ragazza rimase paralizzata, prima dallo spavento, poi però associò la voce al volto del ragazzo al quale più teneva.
" Skandar, sei tu?" disse a sua volta. Belecthor entrò lasciandoli soli, Skandar si avvicinò alla ragazza.

Narè lo guardava con occhi lucidi, era sorpresa, senza parole e senza fiato, non riusciva a crederci.
" Come hai fatto ad arrivare qua?" gli chiese.
Il ragazzo si portò una mano alla nuca, " Mi ha trovato Belecthor, mentre ti stavo cercando..." Rispose quasi in imbarazzo.
Le si avvicinò lentamente quasi credendo che potesse svanire da un momento all'altro.
" E tu? Da dove arrivi?" le chiese sorridendo.
Narè si illuminò " Avresti dovuto vederlo, un'immensa cascata che alla luce del tramonto sembra di fuoco. Ero quasi alla sorgente dell'Elfiantres." Spiegò rivedendo attraverso i ricordi quei momenti strordinari.
Skandar la guardò stupito, " Sei stata alle cascate d'argento?! È un posto molto pericoloso! Mio padre mi ha raccontato cose spaventose su quel luogo. Per fortuna però, a te non è successo niente" Tornò a sorridere. Ora erano uno di fronte all'altro, il mondo parve fermarsi. Solo loro due, senza pensare si abbracciarono, erano così felici di essersi ritrovati. Non si erano mai parlati prima, ora sembrava che si conoscessero da una vita, si comprendevano senza parlare e lo stesso sentimento riempiva i loro cuori. Lentamente Skandar le prese il viso tra le mani, lei confusa lo guardò perdendosi nei suoi occhi bruni, non sapeva se gioire o essere triste, mormorò " Mi dispiace, non avrei mai dovuto fuggire..." disse mortificata.
Il ragazzo la interruppe, " No, sono io a doverti chiedere scusa. Non avrei dovuto accettare l'invito di Beruthiel, non ballerò con lei, non potrei mai, non più, non dopo oggi... ho capito che..." Si interruppe, sorrise.
Ora la ragazza non aveva più dubbi, sorrideva, piena di gioia. Skandar la prese per mano, " Adesso andiamo" le disse.

I due entrarono nella casupola.
Era composta da un'unica grande stanza. In fondo un bel caminetto era acceso e un grossa pentola vi era appesa sopra.
In mezzo alla stanza vi era un grande tavolo circondato da panche , su una di esse era seduto un ragazzo. Era poco più grande di loro, i capelli biondi a spazzola contrastavano con la pelle scura, abbronzata dal sole. Stava armeggiando con un temperino intorno a un moncone di legno, intagliandolo con grande maestria. Alzò appena gli occhi e con la punta del coltellino, indicò loro due piatti di brodo fumante dall'altro capo del tavolo.
I due ragazzi si sedettero silenziosi. Belecthor sembrava dormire ma in raltà osservava tutti e tre i ragazzi, così ignari del loro passato, del loro futuro. Suo compito era di riunirli e guidarli in modo che in futuro avrebbero potuto affrontare le sfide e i pericoli che li attendevano. Ora erano tutti e tre seduti vicino al camino che imparavano a conoscersi.
Il vecchio si mise la pipa in bocca a l'accese, e mentre fumava tranquillo ascoltava le storie che raccontavano.
Sarebbe stata per lui l'ultima sera sul confine.
Si godette quel momento.

Il mattino seguente si svegliarono presto, prima dell'alba.
Belecthor guidò i tre ragazzi attraverso la foresta, verso il paese. Camminavano spediti, a volte, seguendo i sentieri, altre, tagliando attraverso il bosco. Il vecchio li guidò attraverso la foresta senza perdere mai l'orientamento. Solo qualche volta si fermava a ascoltava il vento senza un'apparente motivo. Il suo viso corrucciato mezzo nascosto dalla barba lo faceva sembrare vecchio e debole, mentre invece era molto più agile dei tre ragazzi e si districava tra i rovi senza difficoltà.
Procedettero spediti per una mattinata, finchè non arrivarono in vista del villaggio situato poco sotto di loro. I quattro viaggitori discesero attraverso i campi fino al ponticello che attraversava l'Elfiantres. Lì si fermarono per prepararsi all'imminente ritorno al villaggio. Tutto d'un tratto però, un grido li fece sobbalzare.
Narè e Skandar si voltarono e si ritrovarono di fronte alle proprie madri. Le due donne si gettarono braccia al collo dei propri figli tra esclamazioni di gioia e di rimprovero.
"Oh Skandar, caro Skandar. Ma che cosa ti è saltato in mente?" disse sua madre accarezzandogli i capelli corvini mentre la mamma di Narè baciava la figlia singhiozzando.
I due giovani abbracciarono le madri felici di essere a casa.
Il vecchio guardiano e Alarka osservarono con un sorriso la scena, ma poi incitarono tutti a tornare al villaggio.
Tutti si strinsero attorno a loro. Arrivarono anche Kendra e Vilya sorridenti ma anche un po' sconcertate dalla compagnia del vecchio e del giovane ragazzo biondo. Subito corsero a salutare Narè.
" Come va?" esclamarono insieme "Vi siete chiariti? Ci siamo preoccupate quando non vi abbiamo visto tornare al tramonto. Tutti i papà vi hanno cercato con le fiaccole per tutta la notte..." aggiunse Kendra con un sussurro. Non ci fu bisogno di risposta, gli occhi gioiosi e colpevoli della loro amica parlarono da soli. Arrivarono anche Duinhir e gli altri amici di Skandar e purtroppo anche Beruthiel. Le tre amiche fecero in modo di sgusciare in una stradina secondaria fuori dalla folla che andava via via aumentando.
"Siamo libere! Finalmente si respira!" esclamò Kendra.
" Ora ci racconti com'è andata? Muoio dalla voglia di sapere chi sono quel vecchio e il ragazzo che vi accompagnavano, hanno un'aria misteriosa." Esclamò curiosa.
Narè la guardò "Ok ma troviamo un posto più tranquillo e poi devo andare dai miei genitori, quindi farò in fretta". Insieme si incamminarono verso i frutteti, si fermarono sotto un grosso melo con il tronco contorto, il preferito di Kendra. Era cresciuto su un'altura dalla quale si poteva vedere tutta la valle e secondo lei era un ottimo posto per pensare.
Narè raccontò brevemente gli avvenimenti del giorno prima e raccontò di Alarka e Belecthor.
" Così, detto in due parole, Alarka è rimasto orfano ed è stato cresciuto e addestrato al combattimento da Belecthor, un vecchio misterioso, e insieme hanno intrapreso un lungo viaggio per sfuggire a un re tiranno? Ho capito bene? Ora le mie domande sono: perchè noi non sappiamo niente di questo re e del regno immenso che ci circonda? Secondo: perchè due persone come Alarka e Belecthor sono state costrette a scappare?" Vilya aveva ascoltato molto attentamente tutto il racconto di Narè e quei due interrogativi le giravano per la testa senza poter trovare risposta.
"Sai Vilya, credo che l'unico modo per saperlo sia di chederlo ai diretti interessati..." Disse Kendra.
Tutte e tre annuirono concorde. Tornarono al villaggio che la folla si era già sparpagliata e cominciava a prepararsi per la sera. Si salutarono e ognuna tornò a casa propria.
Era stata una giornata pesante per tutte.

La festa delle castagne arrivò in fretta.
Tutti vennero immersi nel clima gioioso della celebrazione, dei colori vivaci, della musica.
Tutti si divertirono, mangiarono, danzarono, cantarono.
Kendra e Narè si divertirono un mondo con i loro cavalieri e provarono mille diverse emozioni mentre Vylia si concentrò sul cibo e la musica.
In un angolo della piazza Alarka lavorava con il suo coltellino di fianco a Belecthor che invece stava fumando la sua pipa.
Non erano tagliati per quegli eventi mondani, non erano abituati alla confusione, alle risate.
Stavano aspettando che tutto finisse, che il consiglio del villaggio si riunisse.
Lì, in quel momento, loro avrebbero fatto il loro vero ingresso sulla scena.
Dovettero attendere l'alba.
Prima che il sole cominciasse a sorgere, i fuochi si spensero e tutti, poco per volta, si ritirarono a dormire.
Solo gli uomini si trovarono per un'ultima volta in piazza.
Fu allora che Belecthor si alzò.
Tutti gli occhi si fissarono su di lui; alcuni curiosi, alcuni diffidenti, altri allarmati e un ultimo paio di occhi si fissò su di lui con freddezza.
Lui fissò il suo sguardo dritto in quegli occhi.
" Ti ho guardato tutta la sera... mi chiedevo quando ti saresti fatto avanti" disse il più vecchio dei presenti, l'unico che l'aveva riconosciuto.
Sorrise e annuì, "Sapete tutti perché sono qui" disse lentamente.
Nessuno gli rispose per qualche istante, poi man mano tutti realizzarono chi fosse in realtà e diversi mormorii agitati si levarono dal gruppo.
"Mia figlia non verrà con te!" Esclamò il padre di Narè, "Nemmeno mio figlio" disse quello di Duhinir.
Belecthor li fissò severamente.
" Dovete onorare la promessa. Non devo ripiegare quali potrebbero essere le conseguenze di un vostro rifiuto" ricordò loro.
Tutti si zittirono, " Cosa pensi di fare? " domandò un uomo di mezza età.
Il vecchio sorrise, " Preparerò quei giovani perché possano compiere il loro destino. Il mondo non può salvarsi da solo..." disse con decisione trovando che tutti erano d'accordo con lui.
Sorrise e si raddrizzò sbadigliando, "Parlate con i vostri ragazzi, partiremo tra tre giorni" disse poi tornando a scrutare tutti i presenti con severità.
Il capo villaggio incrociò le braccia sospirando,  cercando nei suoi compaesani conforto e supporto, " Parleremo ai nostri figli... partiranno con te come promesso" acconsentì infine.
Belecthor annuì soddisfatto, "È la scelta giusta" disse allontanandosi tranquillamente dal cerchio di uomini.

Kendra guardò il sole sorgere con un groppo alla  gola.
Da quando i suoi genitori le avevano detto della sua vera natura, della sua vera missione non riusciva più a gioire di quel prezioso momento.
Ora l'alba per lei rappresentava l'addio.
Sospirò e raccolse i suoi bagagli, prese un profondo respiro e si avvicinò all'ingresso dove i suoi genitori l'aspettavano.
Li abbracciò con forza e poi uscì con le lacrime agli occhi da quella che per tutta la sua vita era stata casa sua.
Sulla stessa strada incontrò Narè e insieme andarono ad aspettare Vylia.
Duhinir e Skandar arrivarono insieme.
Tutti insieme si avviarono verso l'ingresso del villaggio.
Il cuore pesante.
Ancora sconvolti.
Belecthor e Alarka li stavano aspettando pazientemente sulla strada.
" Siete pronti? " chiese il vecchio.
Nessuno rispose.
"Sarà un lungo viaggio. Andiamo" disse poi con un sorriso, cominciando a camminare.
Alarka in silenzio lo seguì.
I cinque giovani si voltarono ancora verso la loro casa finchè furono in grado di vederla, infine il bosco impedì loro la vista.

Fu così che la loro avventura iniziò.

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