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Lo sguardo di Botticelli

Oggi non c'è capo che mi doni, se non il tuo sguardo che si posa su di me

Piacevole come il sole che ti colpisce in inverno

Ti ho detto che debbo esser triste per poter scrivere

Quando tutto finisce non mi restano che le parole

Sulle labbra non mi restano che le poesie 

Nel cuore non mi resta che il peso 


Sono passata oltre perchè non avrei potuto far altro

Mi parlavi ed io non facevo che guardare il tuo viso

Ti sentivo, ma non facevo altro che guardare il tuo viso 

I tuoi occhi azzurri come il cielo limpido d'estate

Il tuo naso imperfetto 

Le labbra di Giotto 

La pelle candida come il marmo 

E tu eri lì

Più presente che mai


Non era ghiaccio, era un fiume in piena 

Non era una mostra d'arte 

Era un puzzle dal passato verso l'infinito 

Non era inverno, era primavera e ti giuro che mi hai fatta sbocciare

Mi hai fatta arrossire come il sole basso la sera

Mi hai fatta sorridere come un girasole 

Ed io mi sono voltata mille e più volte, oh sole

Oh sole


La gente passava 

La gente si fermava 

La gente bisbigliava 

La gente 

E lascia che passi 

Che passi un'altra persona 

Che passi un'altro minuto qui accanto a te 

Dove il tempo non c'è 

Che passi un'altra ora anche se le ginocchia cedono

Anche se il tempo ha il suo peso, ma quest'oggi quant'è  leggero?

E' stato signore, è stato gentile

Ci ha dato il tempo di scrutarci 

Già un passo dal toccarsi

Posso intravedere un frammento di te in ognuno di questi pezzi di puzzle e mi chiedo:

Il puzzle sarà mai completo?

Scorrono le nuvole bianche anche se il cielo si ostina a rabbuiarsi 

Scorrono le lancette di questo tempo che sfiorito cede inesorabilmente 

Ma s'io potessi coglierei queste particelle di attimi

Scatterei tante istantanee da consumarne l'inchiostro

Da consumare il colore dei tuoi occhi 

Allora cosa resterebbe?


Il tempo perde inerme il suo valore se mi attiri a te 

Come forza di gravità

Se mi stringi 

Come si stringono le cose belle 


Hai bestemmiato

Hai paragonato la mia bellezza a quella di Venere

Ma avevi lo stesso sguardo di Botticelli 

Ed io non stavo nascendo 

O forse lo stavo forse facendo per davvero?

Si può nascere anche dopo aver orbitato per ben 20 volte attorno al sole

O forse ero solo una giovine donna e tu mi stavi dipingendo con i tuoi occhi 

Forse non ero la primavera, ma tu mi hai dipinta 

Avevi lo sguardo di Botticelli, ma eri arrendevole come Marte


Il tempo non si è fermato 

Non si è fermato per noi 

Forse dovevamo andarcene, il buio incombeva su di noi 

Ma il traffico della città era più luminoso

Così ci siamo seduti 

Mi faceva male il viso

Mi faceva male il cuore 

Tanto il riso 

Tanto il cuore

E non volevo andarmene

Avevo solo una strana ed insaziabile voglia di sprofondarti nel petto

Sentire quello che hai dentro

Mi chiedo se ne avrò mai abbastanza 

La genuinità fanciullesca

La dolcezza di un ragazzino

Il bagliore malizioso negli occhi da uomo


I miei capelli come rovi 

Se mi sposto verso Est forse riesci a percepire la mia timida e goffa tenerezza

E' questione di una frazione di secondo


Forse mi luccicano gli occhi, ma io vorrei spegnere questa luce

Perchè ho costruito muri con la solitudine

Non sembrava mai abbastanza

Ho appeso cartelli 

Ed ho addobbato la mia prigione 

Ho reso la solitudine un luogo abitabile, piacevole

Ma piano piano mi ha inghiottita come sabbie mobili ed io mi sono rialzata

Lei stava sprofondando, tu l'hai resa polistirolo sotto il tuo tocco


Forse io non ero Venere 

Di certo io non sono Venere nè la Giulietta d'Hayez 

Ed io che mi credevo vestita del suo sguardo

Gli occhi di Botticelli mi hanno colta più nuda che mai

Ed io non lo sapevo 

Ma ero nuda sotto il suo sguardo

E forse lo ero ogni volta che Lui mi guardava


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