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1. Come la mia vita è cambiata

Il bosco è troppo fitto, e c'è odore di muschio.
Non vedo nulla, il sole è coperto dagli alberi, per cui potrebbe benissimo essere anche notte.

Procedo a tentoni, non sapendo dove andare.

Sbatto contro un albero, e mi massaggio la testa dolorante, ma poi proseguo.

Ho paura. Come ci sono finita qui?

Poi sento un urlo.

«Shin Hae Jung!»

O meglio, un ruggito.

Mi volto, terrorizzata, e davanti a me mi si para un corpo di leone con 12 teste, che emana una strana luce.

Mi avvicino, piano, per vedere meglio, e... sono le teste degli EXO!

Ma com'è possibile?

Aprono tutti le loro bocche, e, aspettandomi il peggio, mi porto le braccia davanti alla faccia, chiudendo gli occhi.

Per qualche secondo che a me sembra essere un'eternità, non succede nulla, ma poi...

«Doro wie yeogin runway! Nal baraboneun nun sok milky way! JUST LOVE ME RIGHT! AHÀ! BABY, LOVE ME RIGHT! AHÀ!»

Mi sveglio di soprassalto, spegnendo subito quella dannata sveglia che continua a intonare "Love Me Right" degli EXO a tutto volume, e come se non bastasse ci si mette anche mia madre. «Hae Jung-ah! Tesoro, svegliati!» sento infatti i suoi richiami provenire dall'altra stanza.

Amo gli EXO con tutto il cuore, ma qualsiasi sveglia alla mattina mi rende nervosa.

E perché mia madre continua a chiamarmi pur sapendo che ho con me una efficacissima sveglia a tutto volume?!

Dannazione, ho già iniziato la giornata col piede sbagliato!

Sono le 7:20, e tra venti minuti ho l'autobus per andare a scuola, sarà meglio che mi sbrighi.

Addento un cracker in cucina e bevo del succo di arancia.

«Hae Jung-ah, tesoro, ti ho preparato tutta la colazione con amore e tu mangi solo un misero cracker?»

«Mamma, non ho fame stamattina. E ti ho già detto di non chiamarmi tesoro. Non mi piace» affermo, alzandomi e andando in bagno.

«Ma-»

Mia madre non fa in tempo a ribattere che sono già in bagno a farmi la doccia.

Mi lavo e mi asciugo velocemente, infatti ci impiego solo dieci minuti. I miei capelli corti fino alle spalle mi sono d'aiuto.

Dovete sapere poi che il mio nome, Hae Jung, che in coreano significa "grazia e nobiltà", indica esattamente ciò che io non ho: in famiglia siamo tutto tranne che nobili, e impacciata è il mio secondo nome.

Mentre mi vesto, controllo il cellulare: le 7:35.

Aish! Ho solo cinque minuti per scendere e riuscire a prendere l'autobus.

E ovviamente anche oggi, pieno com'è, scappano fuori le gambe, e le facce della maggior parte degli studenti sono tutte spiaccicate contro i vetri.

Aish, che vitaccia qui a Seoul.

Vorrei tanto andarmene da qualche altra parte, io odio le metropoli.

Con 20 milioni di abitanti mi sento quasi claustrofobica, non ne posso più.

A scuola, comunque, tutto regolare: solite lezioni di coreano, di matematica, di inglese, di storia, (quanto la odio), pranzo con tanto di chiacchierate e gossip con le compagne di classe, e infine, dopo pranzo, arte, musica e due ore di educazione fisica.

Fortunatamente la mia scuola è provvista di docce, e ci danno un limite massimo di mezz'ora per ritornare in classe a studiare tutti puliti. Sì, perché purtroppo qui in Corea abbiamo quella brutta piaga sociale chiamata studio serale. Ma passiamo oltre, che è meglio.

Dopo aver fatto ginnastica, mentre mi lavo, sento un tonfo provenire da fuori. Sembra una finestra che sbatte.

Mah, sarà qualche colpo di vento.

Finisco di sciacquarmi e mi rivesto in dieci minuti, così ho un po' di pausa in cui non devo fare nulla.

Mentre le altre sono ancora impegnate a lavarsi ed io cazzeggio al cellulare seduta su una panchina degli spogliatoi, sento però altri tonfi come quello di prima. Sembrano quasi schiaffi dati a qualcosa di metallico.

Alzo lo sguardo, e da seduta vedo solo un condotto d'areazione sopra di me, a cui prima non avevo mai fatto troppo caso.

Mi alzo in piedi e mi metto con la faccia adiacente alla griglia a righe orizzontali del condotto, ma non vedo nulla. È tutto buio.

Però quei rumori si sentono ancora.

Probabilmente deve essersi incastrato qualcosa.

«Ehi, tu!»

Mi blocco. Chi ha parlato?

Questo richiamo proveniva senza ombra di dubbio dal condotto.

Oddio, non saranno mica gli spiriti negativi venuti a prendermi?

Guardandomi intorno e verificando di non essere spiata da nessuno, tolgo attentamente la griglia del condotto d'areazione con le mani, ma non vedo niente.

È sempre tutto buio.

Quella voce me la sarò immaginata.

In fondo, il tubo è troppo piccolo e non ci può passare un essere umano, a meno che non sia alto 10 centimetri.

Appunto, 10 centimetri.

Quello che vedo mi fa sobbalzare.

Dal buio del condotto si fanno infatti avanti verso di me quattro cosetti mignon, alti per l'appunto 10 centimetri, più o meno.

Dei pupazzetti dalle sembianze umane, ma vivi e vegeti.

Stanno in piedi e mi fissano. Santo cielo, sono troppo inquietanti!

Non caccio un urlo solo perché so che scatenerei il putiferio.

«Cosa... ma... che cosa siete voi?» mi avvicino, curiosa e spaventata allo stesso tempo.

Quelli mi guardano spaesati.

E anch'io, dopo averli riconosciuti, non sono da meno.

Oh mio Dio. Non ci posso credere.

Ma questi sono...

«Gli EXO?!» grido, tappandomi poi la bocca.

«Shhhhh! Shhhh!» dice quello che mi sembra un mini Baekhyun, mettendosi un dito davanti alla bocca.

«Baekhyun! Chanyeol! Sehun! Kyungsoo! Ma... siete veramente voi o sto sognando?» dico sottovoce, saltellando, troppo emozionata per contenermi.

«Shhhh! Ragazzina, ti prego, fai silenzio, se ci scoprono siamo finiti» parla un'altra voce, questa volta appartenente al mini Chanyeol.

Deve essere un sogno.

Avvicino una mano ai cosetti per verificarne la reale esistenza.

Ma tanto lo so, io sto ancora dormendo beata nel mio letto e...

«Ahia!» grido con una smorfia.

Qualcuno mi ha morso il dito.

«Sehun! Che fai?» lo apostrofa Kyungsoo.

Sehun... un minuscolo Sehun degli EXO mi ha appena morso un dito?

Scoppio a ridere come una matta.

Vengo però interrotta da Baekhyun: «Ragazzina, aiutaci, per favore. Se nessuno ci porta via, resteremo bloccati qui a vita, perché in queste condizioni e in un luogo a noi sconosciuto non possiamo di certo passarla liscia! Quindi per favore... e ripeto, per favore, salvaci e mantieni il nostro segreto! Ti scongiuriamo!»

Dopo queste sue parole, me li vedo tutti e quattro con le mani giunte inchinarsi al mio cospetto.

Sul serio, sto per scoppiare di nuovo a ridere, ma dentro di me sto anche fangirlando da matti.

Tuttavia cerco di mantenermi seria, e chiedo: «Ragazzi, ma voi...». Poi li indico, esterrefatta. «Come vi siete ridotti in questo stato?»

Ma, prima che possano rispondermi, sento una porta aprirsi, segno che sta arrivando qualcuno nello spogliatoio. Le altre mie compagne di classe ormai avranno finito di lavarsi.

«Ti spiegheremo tutto più tardi, ora nascondici da qualche parte, per favore!» mi prega Kyungsoo, e non posso fare altro che assecondarli.

Posiziono le mani a mo' di coppa davanti a loro e li faccio salire sopra.

Poi, attenta a non farli cadere, con una mano apro la zip del borsone della palestra, e li infilo in mezzo ai miei vestiti sporchi senza troppi problemi.

Per tutto il tempo in cui mi devo trattenere a scuola non faccio altro che pensare a loro: ragazzi, ho appena incontrato gli EXO e per di più loro mi hanno chiesto, cioè, hanno chiesto a me, di salvarli! Non so se ridere o piangere dalla gioia.

E come se non bastasse ora sono proprio lì, dentro il mio borsone, affianco al mio banco.

Che emozione!

Finite le lezioni, passate in un batter d'occhio, mi dirigo a casa felice sapendo che mi aspetta una bella storia da ascoltare.

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