Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

I'm Not Going Anywhere Without You

Chaos. Questo è tutto ciò che mi circonda.

Gli spari e le urla addolorate dei feriti sono gli unici rumori che dominano su questa sottospecie di scenario apocalittico.

Mi guardo intorno, il cuore a mille e il respiro affannoso, imbracciando saldamente il fucile tra le mani.

Una volta non sapevo come si usassero quei dannati aggeggi; li reputavo pericolosi, difficili da utilizzare. Senza contare il fatto che fossero delle vere e proprie armi della morte.

Ora, invece, non potrei immaginare di combattere senza il mio fucile, anche perché sarei già bello che morto.
E non è una cosa che posso permettermi, grazie tante, anche se la morte non sembra volermi concedermi alcuna tregua.

Bastarda.

Premo il grilletto con decisione, colpendo uno dei Cacciatori in pieno petto. Lui, colto alla sprovvista, non ha il tempo di difendersi che è già a terra, privo di vita. Anche in mezzo a tutto quel chaos, rabbrividisco e cerco di trattenere i conati di vomito.

Uccidere non mi piace. E odio ancor più la sensazione che questa tremenda azione mi provoca.

Mi sento potente. Incredibilmente potente.

L'adrenalina mi scorre nelle vene e i battiti del cuore aumentano. È la stessa reazione che ho avuto poco dopo aver ucciso Donovan, qualche anno addietro.

A ripensarci, sembra essere passato così tanto...

«Stiles, attento!»

Faccio appena in tempo a voltarmi che vengo sbalzato all'indietro con forza, e il fucile mi sfugge inevitabilmente dalle mani. Mi dibatto, scalciando e dimenandomi, mentre il Cacciatore che mi tiene bloccato sogghigna beffardo, la pistola puntata alla mia tempia.

Oh ma andiamo, possibile che debba finire sempre con una cazzo di pistola alla testa?!

Anche nelle situazioni più drammatiche, il mio sarcasmo riemerge. Fantastico, almeno morirò con la consapevolezza di aver letteralmente riso in faccia all'inevitabile.

«Sei solo un ragazzino.» ringhia il cacciatore sopra di me, tenendomi bloccato con un piede sul petto. Annaspo, mentre respirare mi riesce sempre più difficile «Un ragazzino con delle belle capacità... ma che ha avuto la sfrontatezza di schierarsi dalla parte sbagliata.» sento la pistola caricarsi, ma non mollo. Cerco di liberarmi, tentando di ricordare le procedure che mi hanno insegnato in accademia.

Trova i loro punti deboli, trova-

Un ruggito improvviso interrompe il corso dei miei pensieri, mentre un Derek Hale parecchio incazzato spunta dietro il cacciatore, prendendolo per il collo. Lui si dibatte come un pesce fuor d'acqua, in cerca di aria.
Io ne approfitto e gli rubo la pistola, alzandomi in piedi con un balzo. Lo colpisco ad entrambe le gambe, senza esitare, ma stringo gli occhi nel sentirlo urlare dal dolore.

«Derek, lascialo, non sarà in grado di camminare per un po'» dico riaprendo gli occhi, spostando il mio sguardo sul diretto interessato.

Ormai si è quasi trasformato del tutto, gli occhi azzurri che brillano tra il grigiore dei gas e del vapore. Non accenna a mollare la presa sul collo del Cacciatore, il cui volto sta pian piano passando da un colore rosato ad un viola nauseante.

«Derek...» allungo una mano verso di lui, cercando di non farmi prendere dal panico. Attorno a noi, la battaglia imperversa, una danza letale in cui le urla fungono da musica. Qualcuno però si accorgerà di noi se restiamo qui impalati a perdere tempo, è solo questione di secondi.

Avanti Derek, non fare l'idiota.

«Derek.» la mia voce si fa decisa, mentre gli poggio con cautela una mano sul braccio.

La sua smorfia di rabbia si allenta, anche se di poco. Sospiro sollevato, riprendendo a parlare, sicuro di aver finalmente guadagnato la sua attenzione:

«Lascialo andare, altrimenti ci uccideranno entrambi. Non ne vale la pena.»
Il moro non risponde, ma so per certo quale sarà la sua prossima mossa.

Ormai, lo conosco come le mie tasche.

Emette un leggero ringhio e, come pensavo, lascia andare malamente quel povero disgraziato. Questo, dopo aver annaspato in cerca di una bella boccata d'aria, gattona via, trascinandosi dietro di sé scie di sangue. Non vorrei essere al suo posto.

«Bel lavoro, lupone.» commento, voltandomi brevemente verso Derek e dandogli una piccola pacca sulla spalla.

Lui storce il naso al nomignolo, mentre le sue fattezze ritornano umane pian piano.

«Sei ferito?» chiede, e la domanda mi coglie a dir poco di sorpresa. Non tanto perché a pronunciarla fosse stato Derek-non-mi-frega-di-nessuno Hale, tanto più per il tono stranamente dolce che ha utilizzato.

Che la tua corazza si stia sgretolando, lupone? Non posso fare a meno di pensare mentre scuoto la testa. «No, sto bene.»

Lui annuisce, scrutandomi attentamente come in cerca di qualche ferita grave. Non capisco perché si preoccupi tanto.

«Meglio toglierci da qui, che ne dici?» Prorompo infine, allontanandomi da lui e dirigendomi verso il grosso della battaglia. Ho mandato in precedenza un messaggio al resto della mia squadra. Stanno arrivando, e non posso certo starmene con le mani in mano.
Per "squadra" ovviamente si intendono quei pochi che hanno deciso di aiutarmi, dato che quasi tutto l'esercito dell'FBI è alla ricerca del famigerato Derek Hale tanto quanto i Cacciatori.

Quel dannato ragazzo mi sta facendo rischiare di perdere il lavoro dei miei sogni, accidenti. E tutto per salvare il suo bellissimo culo lupesco.
Ehm... okay, magari quel commento potevo risparmiarmelo.

Però ora, a parte gli scherzi... c'è un motivo ben preciso per cui sono entrato a far parte dell'FBI.

Voglio essere utile. Voglio salvare delle vite, mettere le mie capacità a servizio degli altri, e non di certo per guadagnare popolarità.
Ho visto troppo, a Beacon Hills, per rimanere indifferente agli orrori del mondo.

Tuttavia, proprio mentre sono sul punto di allontanarmi, una mano si serra attorno al mio braccio, costringendomi a voltarmi.
Derek mi guarda con quelle due pozze verdi che sono i suoi occhi, tenendo le dita strettamente legate intorno al mio polso.

Sembra voler dire qualcosa, poiché riapre e chiude la bocca diverse volte. Cerco di non ridere davanti a quello spettacolo adorabile.

Infondo, Derek Hale non è mai stato un tipo di grandi parole. Nonostante questo, tuttavia, capisco perfettamente ciò che vorrebbe dirmi. I suoi occhi hanno sempre parlato al posto suo, bisognava solo saper ascoltare.

Sta' attento.

Una taciuta richiesta che ci siamo trasmessi fin troppe volte attraverso occhiate e sguardi carichi di parole non dette.

Così annuisco, guardandolo negli occhi.

Anche tu.

***

Raggiungo in men che non si dica il resto dei miei compagni, intenti a gridare ordini a destra e manca; li affianco immediatamente, cercando allo stesso tempo di scorgere Scott e gli altri nel bel mezzo di quel chaos di fumo e vapore.

Tuttavia, una nuova ondata di Cacciatori si avvia a passo di marcia verso di noi, i fucili sguainati.

«Merda.» è l'unica cosa che riesco a dire, lanciando un breve sguardo ai miei compagni. Probabilmente, stanno pensando la stessa cosa che penso io.

Sono troppi.

«Ma dove diavolo sono andati a finire i rinforzi?!» sbotto esasperato, rivolgendomi a nessuno in particolare.

Che il messaggio non sia arrivato a destinazione? Non voglio nemmeno pensarci.

Un ruggito familiare interrompe bruscamente il corso dei miei pensieri e, pochi secondo dopo, Scott si para davanti a noi insieme al resto del branco. Non sono mai stato così felice di rivederli. Però ho come la sensazione che manchi qualcuno...

Mentre i miei uomini, tra urla di battaglia, si apprestano a raggiungere il branco di Scott, che intanto si era scagliato con forza contro l'esercito di Cacciatori, io mi guardo intorno, alla disperata ricerca di Derek.

Dove diamine sei finito?

All'improvviso, prima che possa correre a cercarlo, un'esplosione fa tremare il terreno, facendomi barcollare; sposto lo sguardo davanti a me, notando lo stesso stupore sul volto dei miei amici, che però continuano imperterriti a combattere. Non possono permettersi errori, e nemmeno io. Se continuo a rimanere fermo qui come uno spaventapasseri, di certo non ci penseranno due volte a farmi fuori.

Così, prendo finalmente la mia decisione.

Corro via dalla battaglia, dai miei amici, deciso a trovare Derek e a fargli una bella ramanzina su quanto sia stato stupido a non unirsi subito al resto del branco.

Stupido, stupido Sourwolf. Una di queste volte mi farai prendere un infarto.
Penso tra me e me, mentre continuo a correre. Il cuore mi galoppa nel petto ad una velocità allarmante, Man mano che che mi avvicino al punto in cui ho visto Derek l'ultima volta.

Dopo qualche minuto, mi fermo al centro di uno spiazzo devastato dall'esplosione, dei proiettili d'argento sparsi sul pavimento sottostante.

Respiro affannosamente, passandomi una mano tra i capelli.

Sii vivo. Ti scongiuro, sii vivo.

«DEREK!» urlo il suo nome a squarciagola, ignorando il fatto che qualche Cacciatore nascosto possa sentirmi. Non m'importa, che vengano pure.

Io devo trovare Derek.

***

Osservo con un cipiglio il ragazzino allontanarsi e raggiungere i suoi compagni, mentre un'insolita preoccupazione mi attanaglia.
È davvero molto coraggioso, su questo non ci piove. Ma mi ritrovo confusamente a chiedermi se il suo sia effettivamente coraggio, o stupidità.
Con un esercito di Cacciatori pronti a stanare ogni lupo mannaro presente a Beacon Hills - me compreso - cosa possono fare una manciata di uomini ben intenzionati?

Inoltre, devo ancora riuscire a comprendere come Stiles sia riuscito ad entrare a far parte dell'FBI, l'agenzia investigativa più famosa al mondo.

Quel ragazzino pelle e ossa che conoscevo, magrolino, indifeso, sempre pronto a blaterare qualche cazzata, il cervello attivo ventiquattr'ore su ventiquattro, è ormai divenuto un uomo a tutto gli effetti.

Credo di dovermici ancora abituare.

Come dovrei abituarmi al fatto che dovrei lasciarlo andare, lasciargli combattere le sue battaglie, come ho fatto per i due anni passati.

Non so se riuscirò mai a perdonarmelo, e non so nemmeno se lui ci riuscirà mai. Infondo, non posso biasimarlo. Ma la verità É che non credevo sarei mancato a qualcuno, specialmente non a Stiles.

«Te ne sei andato senza dire una parola. Nessun messaggio, niente chiamate, qualcosa che provasse che tu fossi ancora vivo da qualche parte! Hai idea di come mi sono sentito, mh? No Derek, certo che non ne hai. A te non importa. Non è mai importato. Tutte quelle... tutte quelle volte in cui mi ritrovavo a chiedermi dove fossi finito, se stessi bene, e proprio... proprio quando avevo più bisogno di te, tu non c'eri. Quando il tuo Branco aveva bisogno di te, eri via chissà dove, lontano.
E non posso fare a meno di pensare che tu possa nuovamente scomparire da un momento all'altro. Non mi sorprenderebbe, sai?»

Mi sbagliavo.
Il ricordo delle parole di Stiles mi colpisce al petto come una pugnalata. È stato già abbastanza doloroso sentirgli dire quelle cose una volta, e questo non era certo il momento adatto per rivivere l'esperienza, nel bel mezzo di un vero e proprio campo minato sul punto di esplodere.

Risolverò le cose con Stiles. Non scapperò, non di nuovo.
Penso tra me e me, annuendo deciso.

Una volta assicuratomi che il ragazzo si sia unito ai suoi compagni e che sia momentaneamente fuori pericolo, mi allontano per cercare Scott e gli altri.
Avanzo guardingo, i nervi tesi e tutti i sensi all'erta, i muscoli pronti a scattare al minimo accenno di movimento.
Oltrepasso roveri e rovine, avanzando attraverso il fumo che mi impedisce di avere una corretta visuale di ciò che mi circonda, ma fortunatamente posso ancora fare affidamento sul mio udito sviluppato.

Tuttavia, nessun suono mi giunge all'orecchio per lunghi minuti, il che è abbastanza preoccupante.
Mi fermo così al centro di uno spiazzo, guardandomi intorno, gli occhi che guizzano frenetici da una parte all'altra. È tutto tranquillo.
Troppo tranquillo.

All'improvviso, odo il familiare suono di uno sparo e faccio appena in tempo ad abbassarmi che un 'orda di cacciatori mi circonda, i fucili carichi di proiettili d'argento pronti a bucherellarmi da parte a parte.
Fantastico.
Sguaino subito gli artigli e illumino gli occhi di un familiare blu acceso, facendo spuntare i canini.
Individuo subito una figura in particolare al centro del gruppo, fin troppo familiare per non riconoscerla.
«bene bene bene...» prorompe Kate, un ghigno malefico stampato in volto e un enorme fucile tra le mani. «Guarda un po' chi si rivede. Dio, ma come fai a farti sempre più bello ogni volta che ci incontriamo?» avanza lentamente verso di me, e io non posso fare a meno di ringhiare in avvertimento. La prossima volta che quella stronza poserà le mani su di me sarà per tentare di uccidermi.
Ovviamente, non le darò mai un'occasione del genere.

«E tu come fai a stare ancora in mezzo alle palle?» ribatto a tono, fulminandola con lo sguardo.

Lei scoppia a ridere, tenendosi lo stomaco. «Oh tesoro, non sono così facile da eliminare, dovresti saperlo»
Purtroppo ha ragione.
«C'è sempre una prima volta.» commento, cercando di guadagnare tempo. Sono in troppi, non posso batterli tutti da solo.
O forse sì?

Kate sembra sapere esattamente ciò che mi sta passando per la testa e inclina il viso di lato, il solito irritante sorrisetto ad incresparle le labbra. «Sì, forse hai ragione, Der. C'è una prima volta per tutto. E in effetti devo ancora capire come eliminarti una volta per tutte... anche se credo di esserci molto vicina, questa volta. Infondo... un lupo solitario, senza l'aiuto del suo branco, non può fare molto.» detto ciò si volta verso il resto dei suoi compagni, il sorrisetto scomparso. «In posizione.»

Non ci vuole certo un genio per capire quale sarà la loro prossima mossa.

Devo soltanto essere più veloce di loro.

Con un ruggito, mi avvento sull'uomo più vicino e gli strappo la gola a morsi in un colpo netto. Il sangue zampilla dalla ferita aperta, ma non me ne curo più di tanto. Ha avuto esattamente ciò che si meritava.

Metto fuori gioco anche il suo compagno, sferrandogli un colpo all'addome. Perde i sensi quasi all'istante, e subito passo al prossimo attacco.

Un altro corpo cade, seguito da un altro e un altro ancora. Il rumore dei proiettili mi fracassa i timpani, ma non ci bado. L'adrenalina scorre nelle mie vene come lava bollente, e il rosso di una rabbia trattenuta per troppo, troppo tempo occupa quasi tutta la mia visuale. Graffio, mordo, ferisco e uccido senza alcun rimorso. Ormai sono una macchina, una bomba orologeria pronta ad esplodere e a distruggere qualunque ostacolo mi si pari davanti.
Sono diventato più forte. Più potente. E ho intenzione di sfruttare al meglio il mio potere.

Kate e quegli stessi Cacciatori mi hanno portato via tutto: la mia dignità, la mia famiglia e molto altro ancora. È arrivato il momento che paghino.
Tutti quanti. Dal primo all'ultimo.

All'improvviso, un proiettile mi colpisce la gamba e una scossa di dolore mi oltrepassa la spina dorsale, costringendomi ad urlare. Tuttavia, non accenno a cedere.
Continuo a lottare, ignorando il dolore e i proiettili sempre più numerosi che mi colpiscono alle gambe e alla schiena.
Continuo a combattere anche quando la terra sotto i miei piedi trema, i sensi si fanno confusi, e un'esplosione micidiale mi sbalza dall'altra parte della stanza.
Con le ultime forze rimaste, riesco a malapena a scorgere Kate che se la da' a gambe insieme a quei pochi uomini rimasti.
L'ultima cosa che riesco a cogliere prima di perdere i sensi è il suono ovattato della voce di qualcuno intento a chiamare il mio nome, e il battere frenetico di un cuore che conosco fin troppo bene...

«Stiles...»

                          ***
La gola ormai non fa che bruciarmi, eppure continuo ad urlare.
Lungo la strada mi sono ritrovato ad affrontare un paio di Cacciatori, ma non sono riusciti a fermarmi.
Derek è qui da qualche parte, intento a spaccare culi a destra e manca come ha sempre fatto.
Di sicuro sarà stato invaso dal desiderio di vendetta nei confronti di Kate e dei Cacciatori e si sarà trattenuto a combatterli invece che unirsi al resto del branco.
È vivo. Devo solo riuscire a trovarlo e a trascinarlo dagli altri.

Cerco disperatamente sotto i detriti causati dall'esplosione, rimuovendo pezzi di tetto e di cemento dal terreno, nella speranza di trovare Derek.
Preferibilmente vivo.

Continuo a cercare, imperterrito, nonostante le speranze si affievoliscano ogni secondo che passa, mentre il rintocco di un orologio invisibile risuona nelle mie orecchie come un mantra di cui è impossibile liberarsi.
Deve essere qui, da qualche parte....
«DEREK!» lo chiamo, ancora e ancora, il respiro affannoso.
Sento le dita sudare, le pupille dilatarsi, il cuore battere all'impazzata... vorrei sprofondare.

No. Non posso avere un altro attacco di panico. Non ora. Non qui.

Prendo un bel respiro profondo, cercando di calmarmi. Tendo le orecchie, e per una volta vorrei essere un cazzo di lupo mannaro per avere i sensi super sviluppati.
Tuttavia, anche senza di essi, riesco comunque ad udire un suono che è come un secchio di acqua gelida in un giorno di caldo torrido.

«Stiles...»

La sua voce. È la sua voce, e proviene proprio da un enorme masso accanto a me.
Mi volto immediatamente verso quella direzione, trovando un Derek sommerso da enormi pezzi di legno, ricoperto di sangue. Il sollievo che avevo provato nel sentire la sua voce scompare, sostituito dalla preoccupazione.

Mi inginocchio immediatamente accanto a lui, prendendogli una mano. È gelida.
Ancora una volta, mi costringo a mantenere il controllo delle mie emozioni e do' un'occhiata al polso, stringendoglielo.
Il battito c'è. È abbastanza lento rispetto al normale, ma c'è.

Una nuova ondata di sollievo mi pervade, mentre mi volto a guardare Derek in viso.
Sembra stia dormendo, il volto inclinato da una parte e gli occhi chiusi, il petto che si alza e si abbassa ad ogni suo respiro stentato.
Abbasso lo sguardo sul suo torso, trovando i vestiti stracciati nei punti in cui i proiettili d'argento hanno oltrepassato la stoffa sottile.
Serro le labbra, stringendogli più forte la mano in una muta promessa.
Ti salverò.
Ma per farlo, devo prima rimuovere quei proiettili.

Mi siedo quindi sopra di lui, attento a non far pressione sulle ferite, impugnando una lametta apposita che porto sempre con me. No, non sono un'autolesionista, se è questo ciò che state pensando, ma non mi lascio trovare mai impreparato, considerato il fatto che sono letteralmente cresciuto insieme ai lupi mannari.

Le mani mi tremano, ma cerco comunque di mantenere la calma. Gli sbottono delicatamente il giubbotto di pelle, scoprendo l'addome ricoperto di ferite.
Faccio una smorfia, sentendo la  rabbia salire. Ancora una volta però, sono costretto a contenermi. Per Derek.

«Non azzardarti a mollare, stupido Sourwolf che non sei altro.» parlare mi aiuta, in queste situazioni, sopratutto quando sto per rimuovere dei proiettili d'argento dal corpo di un lupo mannaro. «Sei un grandissimo idiota, te l'ho mai detto? Un idiota vendicativo, ecco. Stai rischiando la vita per l'ennesima volta, e per che cosa? Per la vendetta. Non hai pensato a me-» mi blocco, rimuovendo il primo proiettile macchiato di sangue scarlatto. «Non hai... non hai pensato al branco. A come ci saremmo potuti sentire nel perderti ancora una volta.»
Sento le lacrime annebbiarmi la vista, mentre la consapevolezza che Derek sia davvero sul punto di morire mi colpisce con la forza di uno tsunami.
Dipende tutto da me.
La lametta sporca di sangue trema tra le mie dita, mentre riesco a rimuovere il secondo proiettile.
Ne manca un altro, poi devo passare alle gambe.
Ce la posso fare, ce la devo fare.
Non voglio assolutamente rivivere la sensazione di impotenza che provai quando Derek fu colpito dal Berserker.
Lui mi aveva chiesto di andarmene.
Mi aveva chiesto di lasciarlo lì a morire, e io lo avevo fatto. Ancora non riesco a perdonarmelo.
Ma Questa volta non scapperò. Non andrò da nessuna parte. Stavolta posso davvero salvarlo.

Pensato ciò, impugno più saldamente la lametta tra le dita, il tremore sparito. Rimuovo con destrezza gli ultimi proiettili, stando attento a non danneggiare gli organi interni.

Dovevo fare il cavolo di dottore, altro che agente dell'FBI.

Sorrido al pensiero, spostandomi per ammirare la mia opera.
Il cuore mi si riempie di gioia mentre osservo le ferite dell'addome rimarginarsi.
Fino ad allora mi ero dimenticato di star stringendo con la mano libera quella di Derek, e a ricordarmelo sono proprio le sue dita - ritornate del calore normale - che si stringono attorno alle mie.

Sbarro gli occhi, sorpreso, spostando lo sguardo sul viso di Derek.
Ha ripreso il solito colorito, nonostante il suo viso sia ancora ricoperto di ferite, anche se abbastanza superficiali.
«Derek...» dico piano il suo nome, ricambiando la stretta. «Derek, sono io.»

«St-Stiles..?» il mio cuore ha un tuffo, sentendo la sua voce.

Devo fare appello a tutto il mio autocontrollo per non saltargli addosso e stritolarlo in un abbraccio, anche perché probabilmente mi ucciderebbe.

Lo spettacolo dei suoi occhi che si aprono è un toccasana per il mio povero cuoricino stressato.
Accidenti, devo darmi una calmata, non posso vivere con tutta questa ansia in corpo, Dio mio.

«Ben svegliato, Bell'Addormentata!» tentò di rompere subito il ghiaccio, dandogli una pacca sulla spalla e ritirando dolcemente la mano che stava stringendo in precedenza. Non sia mai mi uccida per averlo sfiorato. Infondo... non mi ha davvero stretto la mano, É stato solo un gesto istintivo.
Quella consapevolezza mi provoca una piccola stretta al cuore, ma non ci bado più di tanto.

Infondo, Essere rifiutato da Derek Hale è sempre stato il mio passatempo preferito.

Il diretto interessato grugnisce, tentando di mettersi seduto, ma io lo respingo dolcemente indietro contro il masso.
«Tu non ti muovi da qui, devo ancora rimuoverti i proiettili dalle gambe.»

«Lo... Lo dici come se fosse una cosa normale.» la voce di Derek è roca, ma almeno non ha perso la capacità di parlare e di sottolineare ogni mia stranezza.

Io scrollo le spalle in tutta risposta. «Ormai, con tutto quello che abbiamo passato rimuovere proiettili è il minimo.»

Derek alza un sopracciglio, guardandomi scettico. Conosce bene le mie fobie, sa che rapporto abbiamo io e il sangue e le ferite in generale.

Basta ricordare quella volta in cui mi chiese con i suoi modi fantasticamente garbati di amputargli il braccio. E pensare che sono passati così tanti anni da quel giorno...

«Okay...» sbuffo infine, distogliendo lo sguardo dai suoi occhi. «Magari mi fa ancora un po' schifo il sangue. Molto. E-»

«Perché allora lo stai facendo?» mi interrompe lui, serio.
Io mi affretto a guardarlo come se davanti a me avessi un mostro a due teste.
Me lo sta davvero chiedendo?

«Non potevo lasciarti morire.» rispondo semplicemente, ma quelle parole mi lasciano l'amaro in bocca. Non era ciò che avrei voluto dire.
Perché ci tengo a te. Perché nonostante tu sia uno stronzo di merda narcisista, non riesco a immaginare una vita in cui non ci prendiamo per il culo ogni santo giorno. Perché la tua mancanza questi due anni ha fatto talmente male che a volte mi ritrovavo a chiedermi se la parte peggiore di tutta questa storia non fosse stata quella di perdere te, ma me stesso.

Vorrei davvero dirgli tutte queste cose, ma sono troppo codardo per farlo. Inoltre, le parole tra noi due non hanno mai funzionato granché. Ci limitiamo ai gesti.

Derek sembra accorgersi che qualcosa non va', ma non dice nulla. Non lo fa mai.
Invece, si limita ad annuire stancamente. «Grazie.»

Quella semplice parola mi scalda il cuore, e non posso fare a meno di sorridere. Tengo a freno la lingua per evitarmi qualche commento del tipo "wow, il Sourwolf scorbutico che mi ringrazia! Quei proiettili devono averti colpito anche la zona celebrale"

«Stiles, mi stai facendo perdere la pazienza. Prendi quella lametta o qualunque diavoleria sia, e rimuovi quei cazzo di proiettili invece di sparare cazzate!»

....mi rendo conto troppo tardi di aver pronunciato davvero quelle parole ad alta voce.
Complimenti Stilinski.

Mi lascio andare ad una risatina nervosa e faccio per impugnare nuovamente la lametta, quando il suono di uno sparo improvviso mi fa sbarrare gli occhi e irrigidire all'istante.
Derek scatta subito sull'attenti come una molla, mettendosi seduto.
«Stanno arrivando.»

Grazie mille per l'intuizione, Sherlock. Avrei voluto commentare, ma mi trattengo. Non è affatto il momento giusto per incominciare un battibecco.

«Merda!» esclamo, osservando con orrore l'esercito di Cacciatori armati procedere verso la nostra direzione a passo di marcia. Sono lontani, ma ci raggiungeranno in men che non si dica se non ci diamo una mossa.
Posso solo sperare che Scott e gli altri siano riusciti a mettersi in salvo.
Devo pensare. E anche in fretta.

«Non c'è tempo ora per rimuovere i proiettili!» prorompo infine, alzandomi di scatto e mettendomi Derek sotto braccio.
Lui si lascia scappare un urlo di dolore e si stringe a me, chiudendo gli occhi. Devo far appello a tutto il mio autocontrollo per non dire nulla e cercare di rassicurarlo inutilmente.

«Non ce la faremo!» protesta quando iniziamo ad arrancare nella direzione opposta a quella da cui provengono i cacciatori. «Stiles, devi lasciarmi qui, posso-posso cavarmela! Così ci ammazzeranno entrambi!»

Mi volto subito a guardarlo, e qualcosa nel mio sguardo riesce a farlo zittire, ma non a spegnere quella scintilla di determinazione mista a preoccupazione nei suoi occhi. Ha davvero detto quello che ha detto? Sul serio?

«Ascoltami bene.» inizio con tono grave, fermandomi a guardarlo. «Ti ho già lasciato andare una volta, mi hai sentito? Quando quel Berserker ti ha quasi fatto fuori. Ed è stata una delle scelte più brutte della mia vita, forse la peggiore! Quindi, notizia dell'ultima ora, col cazzo che ti abbandono di nuovo!» prendo una pausa per riprendere fiato, mentre il cuore mi martella all'impazzata nel petto. Derek mi fissa, senza parole. Bene. Per una volta sono io a zittirlo.

«Non andrò proprio da nessuna parte, senza di te.» concludo, pronunciando quelle parole a bassa voce, in tono solenne.

Finalmente sono riuscito a dirglielo. Magari ora capirà come mi sono sentito, quel giorno, e per tutta la durata dei due anni successivi alla sua partenza.
Credevo che, una volta essermi messo con Lydia, il dolore si sarebbe attenuato. Credevo davvero di amarla, avevo iniziato a convincermi anch'io di quella bugia.
Ma, oh, quanto mi sbagliavo.

Non ho il coraggio di guardare in faccia Derek dopo essermi esposto tanto. Eppure, quando ricominciamo ad arrancare, lui asseconda i miei movimenti seppur con una smorfia di dolore.
È pur sempre una vittoria. Ma ho la sensazione che, se riusciremo ad uscire vivi da questo posto, avremo molto di cui parlare.
E stavolta non potremo comunicare solamente attraverso i nostri occhi, temo.

«Si stanno-Si stanno avvicinando!» A distogliermi dai miei pensieri è proprio la voce di Derek, resa ovattata dai rumori della battaglia; mi guardo attorno, cercando di non farmi prendere dal panico. In lontananza, Scott sta combattendo insieme a Malia contro una manciata di Cacciatori, mentre Argent spara a destra e manca, servendosi dell'aiuto di Lydia la quale, grazie al suo urlo mortale, riesce a far fuori la maggioranza dei Cacciatori.
Io e Derek ci troviamo proprio nel bel mezzo di quel campo di morte: il nostro Branco a destra, e i nemici a sinistra. Non possiamo combattere, questo è poco ma sicuro.
Ma non possiamo nemmeno scappare.

«Dimmi che hai un piano.» la voce di Derek, anche se flebile, mi giunge all'orecchio destro, facendomi voltare con il viso verso di lui. È incredibilmente bello, anche con le ferite che gli ricoprono il viso. I suoi occhi verdi brillano in quel mare di oscurità, concentrati su di me. Per un attimo, ci siamo solo noi due...

Scuoto la testa con ferocia, imponendomi di non pensare a cose del genere in quel momento. Mi schiarisco la gola, affrettandomi a rispondere: «Ho già mandato un messaggio alla mia squadra, quello che dobbiamo fare è raggiungere il punto d'incontro prestabilito senza farci ammazzare.» mi guardo intorno, alla disperata ricerca di una scorciatoia che possa salvarci da quella situazione.
Più in là, noto un corridoio buio, la cui entrata è quasi impossibile da scorgere a questa distanza. Tuttavia, lo riconosco ugualmente.

È lo stesso punto da cui siamo passati io e la mia squadra, insieme al branco, nel tentativo di cogliere di sorpresa i Cacciatori. Il piano iniziale era buono, ma ovviamente non poteva andare tutto liscio, e noi non abbiamo avuto il tempo di elaborare un piano B. Lo scontro sarebbe stato comunque inevitabile.
«Bingo!» esclamo, per poi lanciare una breve occhiata ai Cacciatori in avvicinamento.
E non posso fare a meno di notare una cosa; lo sguardo dei nostri nemici non è puntato su di noi, bensì su Scott e gli altri ancora intenti a combattere.
All'improvviso, capisco.
I cacciatori contro cui stanno combattendo i miei amici sono solo un diversivo. Il vero esercito sta avanzando proprio in questo momento, approfittando dei sensi dei licantropi impegnati nella battaglia contro i loro compagni. Vogliono annientarli una volta per tutte, e data la loro superiorità numerica potrebbero anche riuscirci.
L'unica cosa che ci resta da fare è agire in fretta.
«Stiles?» Derek chiama il mio nome con fare interrogativo e anche abbastanza preoccupato, ma io - invece di rispondere - lo trascino di peso verso il corridoio buio, respirando affannosamente per lo sforzo. «Tieni duro, ci siamo quasi.»

Come prevedevo, i Cacciatori non ci degnano di uno sguardo; dobbiamo avere un'aria davvero malconcia, per non dire inoffensiva, tanto da non destare interesse nei nostri nemici. Derek sembra accorgersene, poiché assume un'espressione quasi offesa.
«Non ci sarai rimasto male, spero.»
«Cosa?»
«Per il fatto che i Cacciatori ci abbiano ignorati.»
«...»
«È così, vero?»
«Oh, ma sta' zitto.»
A quelle parole, non posso fare a meno di ridacchiare: «Lupone orgoglioso che non sei altro.»
L'occhiataccia che Derek mi lancia basta a farmi zittire, mentre giungiamo finalmente all'interno del corridoio nascosto.
Mi appoggio al muro, prendendomi una piccola pausa, mentre sorreggo Derek con entrambe le braccia, respirando profondamente per riprendere fiato.
Lancio uno sguardo verso la battaglia, serrando immediatamente i pugni. Ormai Scott e gli altri sono accerchiati, devo fare in fretta, altrimenti non ci sarà più nulla da salvare.
«Stiles, non abbiamo tempo per riposare!» prorompe Derek, la voce imperiosa nonostante la sua condizione. Io mi volto a guardarlo, respirando profondamente. Tutto quello che vorrei fare è lasciar risposare i miei muscoli distrutti, ma so di non potermelo permettere. Derek ha bisogno di me. Il Branco ha bisogno di me.
Così annuisco, facendomi forza e prendendo Derek sotto braccio.
Ricominciamo ad arrancare per qualche minuto, i capelli che ormai mi si sono incollati alla fronte, il viso madido di sudore. Stringo il moro come se da ciò dipendesse la mia stessa vita e forse, tutto sommato, è davvero così.

Porca miseria, ma da quando sono così sdolcinato? Penso esasperato, scuotendo ferocemente la testa.
Derek mi guarda, confuso al massimo. Meglio che non sappia.

Dopo quelli che sembrano secoli, usciamo finalmente da quel tunnel stretto e umido, sbucando in un altro piazzale a me noto. È simile a quello in cui ho trovato Derek poco fa ma, fortunatamente, questo non è devastato dall'esplosione. È tramite questo passaggio nascosto che io e la mia squadra ci siamo intrufolati all'interno del complesso.
«Stiles, si può sapere che diavolo hai in mente?!» è la voce spazientita del moro a distogliermi dai miei pensieri «Se dovrò combattere, voglio almeno sapere a cosa stiamo andando incontro.»
«Non puoi lottare in queste condizioni.» mi affretto a ribattere, nel mentre che mi guardo intorno. Andiamo, dove siete?
«Che cosa?!» Derek sembra sconvolto. «Stiles, devi solo rimuovermi il resto dei proiettili, poi potrò tornare a combattere.»
Mi volto subito verso di lui dopo quelle parole, l'espressione seria e determinata tanto quanto la sua. Ma, prima che possa ribattere, odo il suono di una botola che viene aperta. Immediatamente, un vento gelido mi costringe a coprirmi gli occhi con un braccio per proteggerli dalla polvere. Sento il suono di un motore e, subito dopo, una voce familiare mi giunge alle orecchie:
«Agente Stilinski!» Dave McCansei si cala con una corda giù dall'elicottero sospeso al di sopra della botola, atterrando con grazie. Poco dopo, un'altra decina di Agenti in divisa lo imitano, facendo calare tramite il passaggio aperto una sottospecie di barella.
Vedendoli, non posso che tirare un sospiro di sollievo.

A quanto pare, il messaggio è giunto a destinazione.

Purtroppo, per quanto vorrei rimanere qui ad esultare, ho una guerra da vincere. Lancio uno sguardo a Derek, ben consapevole che ciò che sto per fare non gli piacerà per nulla.

***

Come diavolo ha fatto Stiles a radunare così tanti agenti a nostro favore?
È questo il mio primo pensiero, mentre osservo quegli uomini in divisa calarsi giù dall'elicottero.
È buffo pensare che quella stessa associazione, pochi mesi prima, mi stesse dando la caccia. Stento ancora a fidarmi, questo è certo, ma so che Stiles non ci farebbe mai correre un simile rischio, donando la propria fiducia a uomini infedeli. Non è da lui.

Ora non devo fare altro che stendermi su quella barella che hanno calato tramite la botola, farmi rimuovere i proiettili e tornare a fare il culo a Kate Argent. Con lei non è ancora finita.
Devo ucciderla con le mie mani.
Tuttavia, prima che possa avere la possibilità di aprir bocca, Stiles mi fa appoggiare alla parete opposta del tunnel. «Aspettami qui.» dice, per poi avvicinarsi ad uno degli uomini - Dave, mi pare si chiami - e iniziare a parlottare a bassa voce.
Cerco di sforzarmi per sentire cosa dicono, ma il loro bisbigliare, l'agitazione e i rumori della battaglia che imperversa a pochi passi da noi me lo impedisce.
Riesco solo a cogliere qualche parola sconnessa, come "al sicuro" o "Melissa McCall" e infine "Beacon Hills"
Dopo quelli che mi sembrano secoli, Dave rivolge a Stiles un cenno di assenso, mentre quest'ultimo si allontana da lui. Mi guarda negli occhi con qualcosa simile a... dispiacere, misto a sicurezza.
Improvvisamente, inizio a collegare i puntini.

«Mi dispiace, Derek, ma non posso lasciarti tornare lì.»

Tre uomini si avvicinano a me e mi afferrano per le braccia, portandomi verso la barella. Iniziò subito a dimenarmi, ignorando il dolore alle gambe e al fianco, causato dai proiettili rimasti e il cui effetto si sta di nuovo facendo sentire.
Con una gomitata riesco a stendere uno degli agenti, ma subito un altro prende il suo posto, impedendomi di muovermi. Faccio brillare gli occhi e spuntare i canini, ringhiando.
Tuttavia, senza il completo uso delle gambe del mio corpo ancora indebolito, capisco di non potere avere la meglio.
Gli uomini mi bloccano alla barella, nonostante io cerchi in tutti i modi di liberarmi.
Riesco a lanciare uno sguardo carico di risentimento verso Stiles, immobile davanti all'imboccatura del tunnel, con una quarantina di uomini armati al suo fianco.

All'improvviso, la consapevolezza di ciò che sta per accadere mi colpisce come uno tsunami.
Stiles sta' per tornare a combattere. Ed io sto per essere portato via per essere curato, molto probabilmente.

«Stiles!» mi sforzo di mettermi seduto, ma le mie gambe non vogliono proprio saperne; una scossa lancinante di dolore mi oltrepassa la spina dorsale, costringendomi a stendermi nuovamente; tuttavia, mantengo lo sguardo fisso sulla figura di Stiles.

Mi guarda con dispiacere, ma noto quella sicurezza nei suoi occhi che mi lascia spiazzato.
Una sola domanda mi rimbomba nella testa.
Perché? Perché lo hai fatto?

Mentre i restanti due uomini mi legano strettamente alla barella, Stiles mi da' le spalle, il nuovo fucile stretto tra le mani e una trentina di Agenti alle spalle.

Non riesco a staccargli gli occhi di dosso, incredulo e ferito nell'orgoglio.
All'improvviso, le parole che quel ragazzino mi aveva rivolto poco prima e che mi avevano lasciato letteralmente inebetito, tornano a rimbombarmi nella mente con prepotenza, come un'eco lontano:

Non andrò da nessuna parte, senza di te.

E proprio ora cosa stai facendo, Stiles?



















ANGOLO AUTRICE:
Fiù, okay, credo che questa sia la one shot più lunga che abbia mai scritto XD. Ed è anche la mia prima sterek, per cui... non so, ho provato a scriverla, non ho idea di come sia potuta uscire. Ho cercato di immedesimarmi nei personaggi, e mi spiace se magari sono uscita un po' fuori ruolo in qualche scena. Diciamo che ho sperimentato un nuovo metodo di scrittura, ossia il racconto in prima persona al presente. Devo ammetterlo, non mi è mai piaciuto granché, ma ora che ci penso rende più l'idea. È come se avvenisse tutto proprio in quel momento, e la cosa mi piace molto, sopratutto per questo tipo di storia.
Sarete contenti di sapere che no, non è finita qui :). Stiles e Derek devono ancora chiarirsi e, se il primo ha le idee abbastanza chiare, il secondo dovrà aver bisogno.... di una piccola spinta, ecco.
Per questo motivo vi invito a non mancare di leggere il Capitolo Bonus che spero di pubblicare a breve :)
Ringrazio di cuore chi è arrivato fino a qui e.... che dire, CI SI VEDE AL GRAN FINALE!
Baci, vostra Cla

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro