Capitolo 3 - Non sei solo
I miei genitori provarono a contattarmi più volte quel giorno, ovviamente senza ricevere risposta. Persino Arnold mi aveva informato che avevano chiamato l'ostello, ma lui fu così gentile da dirgli che avevo passato la notte qui ma questa mattina ero andato via. Le sue parole furono esattamente "sembravi così sconvolto ieri che non me la sentivo di tirarti di nuovo nella tana del lupo". Grazie a Dio qualcuno si era accorto di come stavo, anche se ribadisco, avevo bisogno dei miei genitori, avevo bisogno della loro approvazione. Convinsi me stesso che magari avevano solo bisogno di tempo per assimilare la cosa, o meglio, sperai che fosse così, anche se l'episodio dello psicologo mi aveva lasciato di stucco, sarei disposto a chiudere un occhio se solo loro provassero a fare uno sforzo. Insomma, non c'è niente di sbagliato in me, mi comporto come ho sempre fatto, e come sempre andava bene a loro. Non c'è bisogno che vedano i miei scambi d'amore con un altro ragazzo, mi basta solo che mi accolgano a braccia aperte come sempre, non che mi allontanino come se avessi una malattia contagiosa. Ogni ora che passa, mi costringe a sentirmi sempre più solo, in questo buco di città dubito che potrei trovare una persona che la pensa come me. Nel liceo in cui andavo erano tutti senza ombra di dubbio etero. Facevo parte anch'io della squadra di basket, e ammetto di aver attirato qualche attenzione da parte di alcune ragazze. Attenzioni che non mi interessavano. Ecco perché questa sera dovrò comportarmi come ho sempre fatto, cioè nascondendo il mio vero io. Non voglio essere messo da parte anche dalle persone che mi sono state amiche per tutti quegli anni, quindi stasera cercherò di divertirmi e tornare ad essere il ragazzo del liceo. Vorrei davvero provare a parlare con il cugino di Henry, ma al tempo stesso non vorrei spaventarlo. Quella lunga occhiata che mi ha lanciato, mi ha steso, e quella mano tra i capelli è bastata e avanzata per farmi andare in tilt. Insomma cosa ho di sbagliato? Sono le stesse emozioni che una ragazza proverebbe con un ragazzo che le piace. Quando il bad boy della situazione le rivolge una sguardo intenso e le gambe della ragazza diventano di gelatina, insomma, chi non ha mai provato tutto questo? Non me ne frega niente se io sto provando tutto ciò con una persona del mio stesso sesso, quello che la gente non capisce, è che il concetto è sempre quello. La parola 'Amore' è uguale per tutti, ma tutti possiamo amare in modi diversi. Come esistono gli incesti possono benissimo esistere gli omosessuali. Più si va avanti con gli anni, più il mondo diventa una merda. Ormai non puoi nemmeno più essere te stesso per paura di venire giudicato. Ma da chi realmente veniamo giudicati? Da Dio? No! Da persone come noi. Persone che dovrebbero imparare a guardare prima lo schifo che c'è nelle loro vite, invece di ficcanasare e puntare il dito contro persone che magari sono più innocue di loro. Ma a chi voglio darla a bere, non sono mica Nelson Mandela, mi sputerebbero in faccia se solo provassi ad integrare una cosa del genere. Come viene citato in un videogame, esattamente "Assassin's Creed", 'Viviamo nell'ombra, per servire la luce'. Io vivo nell'ombra sì, ma solo per il gusto di potermi fare i fatti miei senza sentirmi dare del frocio, perché è questo che pensa la gente. Dio mio, finirò per impazzire se non smetto all'istante di farmi queste seghe mentali.
Indossai un paio di jeans scuri, una maglietta, una felpa e sopra la giacca leggera. Alla sera, specialmente nella foresta, la temperatura precipitava, e se non avessi indossato la giacca avrei sicuramente sbattuto i denti per il freddo. Arrivai quasi al centro di Greendale, dove un grande falò era già acceso e parecchi studenti erano già sul posto. Andai a salutare Henry che non perse tempo e mi mise subito tra le mani un bicchiere di vodka liscia. Andai a sedermi su uno dei tronchi posti accanto al falò e mi persi a guardare i miei vecchi compagni di scuola. Alcuni ragazzi erano già ubriachi, altri ballavano con le ragazze, poi più appartate c'erano le coppiette che amoreggiavano liberamente. Dio quanto li invidiavo. Avrei voluto anch'io avere questa possibilità, nessuno li guardava inorriditi, per le persone questa era la normalità. In quel momento mi sentii ancora più solo e iniziai a chiudermi a riccio. Sentivo che mi mancava il respiro, e avevo bisogno di lei. Tirai fuori il cellulare ed aprii la chat dato che avevo l'applicazione anche sopra di esso.
x_StrangeBoy_x :
Ho bisogno di te...
<<Posso sedermi?>>
Annuii in risposta alla voce mentre ero concentrato a digitare il messaggio. Bloccai lo schermo e rimasi ad aspettare una risposta, facendo saltellare una gamba nervosamente. Mi voltai alla mia destra e improvvisamente mi bloccai. Il ragazzo che si era seduto accanto a me era il cugino di Henry. Indossava gli stessi jeans del giorno prima e una giacca di pelle nera con sotto un felpa bianca. Si passò di nuovo una mano tra i capelli costringendomi a deglutire rumorosamente. Sbloccai di nuovo il cellulare e digitai freneticamente sula tastiera.
x_StrangeBoy_x :
Ho URGENTE bisogno di te!
Il cellulare del biondo accanto a me trillò per un notifica facendomi sobbalzare. Per un momento, pensavo di avere accanto la bionda dagli occhi marroni.
<<Comunque, io sono Chris.>> allungò una mano nella mia direzione. La strinsi restando imbambolato a guardarlo per qualche secondo. <<Allora, questo dovrebbe essere il posto più bello della città?>> mi domandò.
<<Oh, no, il punto più bello è a qualche metro più in là dove c'è un piccolo ruscello.>> riuscii a ritornare in me, cercando di restare il più calmo possibile nonostante avessi le palpitazioni.
<<Puoi mostrarmelo?>>
<<C-certo.>> balbettai maledicendomi subito dopo.
Mi alzai lentamente, comportandomi nel modo più naturale possibile per nascondere il disagio. Chris si alzò a sua volta e si incamminò dietro di me. Lo condussi sopra il ruscello, dove ci sedemmo sulla roccia con i piedi a penzoloni. Ai tempi del liceo io e i miei compagni ci tuffavamo proprio da questo punto.
<<Com'è che non ti piace stare in mezzo alla gente?>> inclinò la testa nella mia direzione. Beccato!
<<Hem, è un periodo un po' strano a dire la verità.>> non volevo dire troppo, ma al tempo stesso avrei voluto che captasse qualche segnale.
<<Dubbi?>> chiese di nuovo.
<<Molti.>> risposi prendendo il labbro inferiore tra i denti.
<<Mh, ti riferisci a qualcosa in particolare?>>
Ero tentato di dire la verità, mi sembrava di conoscere da sempre questo ragazzo ma, mi morsi la lingua, tenendomi tutto dentro. <<Nah, è solo una fase, passerà.>>
Chris mi guardò strano, in modo intenso oserei dire, come se stesse cercando di sondarmi la mente. <<Ti riferisci al cambiamento dei tuoi sentimenti?>> gli si dipinse un ghigno sul volto, ma non un ghigno malefico, era un ghigno vittorioso, come se fosse sicuro di aver capito tutto. E infatti, ci aveva preso in pieno.
Sbiancai sotto il suo sguardo, mi si era seccata la bocca e non sapevo più nemmeno cosa dire.
<<Tranquillo, il tuo segreto è al sicuro con me.>> continuò per cercare di non farmi andare nel panico. Eppure, quella frase l'avevo già sentita. È una frase che si sente spesso, e anche spesso accade che nessuno è in grado di tenersi un segreto per sé.
<<Ci sei passato anche tu?>> dissi velocemente, battendomi una mano in fronte con la medesima velocità per la cazzata appena chiesta. Ma Chris, mi sorprese.
<<Colpito e affondato.>> sollevò una mano come a colpevolizzarsi da solo. C'era qualcosa di strano, qualcosa che non quadrava in lui, e non riuscivo a capire cosa fosse.
<<Come ne sei uscito?>> colsi l'occasione cercando di capire qualcosa in più su questa fase che stavo attraversando.
<<È proprio questo il problema, non ne esci.>> sorrise debolmente osservando la sua gamba che dondolava a penzoloni giù dalla roccia.
Quindi mi stava dicendo, che anche lui era omosessuale? Non ci capisco più nulla. I rebus verbali li odio a morte. Improvvisamente si alzò allontanandosi di qualche passo. Non sapevo cosa fare, avrei tanto voluto seguirlo ma, se si era allontanato voleva dire che non gradiva la mia compagnia. Eppure era come se un magnete mi attirasse verso di lui, il modo in cui parlava riusciva a smollare tutti i miei muscoli tesi.
<<Hey ragazzo strano, non volevi un abbraccio?>>
Spalancai gli occhi e mi voltai di scatto a guardarlo. No, non ci potevo credere.
<<T-tu sei Dollface?>> il mio battito cardiaco accelerò violentemente.
Si limitò a sorridere allargando poi le braccia e aspettando che mi rannicchiassi contro il suo petto. Mi alzai lentamente, e camminai nella sua direzione fino a posare la guancia sulla sua spalla. Gli avvolsi la vita con le braccia e mi lasciai andare ad un pianto di serenità. Chris mi strinse più forte, cercando di assorbire un po' il mio dolore. Insieme ci inginocchiammo a terra senza staccarci l'uno dall'altro. Eravamo lontani da occhi indiscreti, e avremmo dovuto stare attenti prima che arrivasse qualcuno, ma nel frattempo le mie lacrime non vollero cessare. In questi tre giorni avevo accumulato stress, nervosismo, solitudine e delusione, tutte cose mai provate così forti in 18 anni di vita, eppure Chris era qui, cercando di risanare il mio stato d'animo che era crollato a terra come il tronco di un albero spezzato.
<<Shh, non sei solo.>> sussurrò al mio orecchio destro.
Aveva detto la verità, non ero solo, non lo sono mai stato. Lui è sempre stato lì, a vegliare su di me attraverso lo schermo di un computer. Ma ora, era qui. Qui tra le mie braccia. Non ce l'avevo nemmeno con lui perché non mi aveva mai detto la verità, per anni anch'io ho vissuto in segreto. Ora capisco perché adoravo parlare con quella ragazza, perché in realtà si è sempre trattato di un ragazzo.
Abbiate il coraggio di esprimere voi stessi, parlate, sfogatevi, gridate al mondo 'Vaffanculo, io esisto'. Perché sì, un giorno potreste pentirvene. Potreste lasciar sfuggire tante occasioni, e magari tra quelle c'era anche quella più importante. Basta nascondersi, se il mondo non ci accetta per quello che siamo sbattiamocene e impariamo a dare la priorità alla nostra felicità. I miei genitori se ne faranno una ragione prima o poi, e se non succederà vuol dire che non ero così importante per loro. Persone che mettono davanti il bene della società all'amore di un figlio, non meriterebbero nemmeno di poter procreare. Io, esisto, e grazie a Chris, in questo momento posso dire, che non mi sento più così solo, perché sì...
Io, non sono solo!
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