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Capitolo 2 - Lontano da casa

Sperai fosse tutto uno scherzo, invece, era tutto vero. Dopo aver parlato per oltre un ora con questo psicologo, non riuscimmo a venire a capo di niente, e causammo così ancora più tensione tra quelle quattro mura, ormai non più accoglienti per me. Mi rifugiai in camera mia non appena l'uomo se ne andò, non avevo nemmeno il coraggio di guardare in faccia i miei genitori dopo quello che avevano osato fare. Uno psicologo. Merda, la mia non è una malattia, e ormai non la considero più nemmeno una fase adolescenziale. No, era pura realtà, e avrebbero dovuto imparare a conviverci proprio come avevo fatto io. Mi avvicinai al portatile e lo aprii, cercando subito la chat di "Secrets". Avevo bisogno di lei.

x_StrangeBoy_x :
Ora preparo le valigie. Qui è tutto un disastro.

Lasciai lì il computer e sfilai lo zaino da sotto il letto. Andai ad aprire l'armadio e scelsi con cura quei quattro vestiti che mi sarei portato dietro. Non avevo intenzione di rimanere nemmeno un minuto di più in questo inferno.

_Dollface_ :
Hey ragazzo strano, che succede?

Mi avvicinai di nuovo al portatile, attratto dal suono della notifica.

x_StrangeBoy_x :
Hanno chiamato uno psicologo.

Scrissi velocemente la risposta prendendo il labbro inferiore tra i denti. Cercai di trattenere le lacrime che minacciavano di uscire. Non ero un assassino, non ero uno spacciatore, ero un normalissimo ragazzo, con la differenza che ero attratto da persone del mio stesso sesso. Non ci vedevo nulla di male in tutto ciò, le persone prima di puntare il dito dovrebbero imparare ad immedesimarsi in una situazione. È come quando ti offrono del cibo e tu dici "non mi piace" prima ancora di averlo assaggiato, vale lo stesso per tutte le cose a cui rispondete "che schifo". La società è piena di idee diverse, dicono no a due maschi che si baciano, ma com'è che molti uomini si eccitano vedendo due ragazze fare la stessa identica cosa? Non possiamo anche noi avere gli stessi diritti? Nah, le menti chiuse diranno sempre che noi non potremmo mai essere come un uomo e una donna che si amano, ecco perché la percentuale più alta è per gli omosessuali che restano nell'ombra. Relazioni segrete, fingere indifferenza, addirittura c'è gente che si finge etero per non venire deriso, o peggio, allontanato e isolato. Non so cosa si prova a baciare un ragazzo, non l'ho mai fatto, ma so esattamente cosa provo anche solo a guardarne uno. Imbarazzo, desiderio di conoscerlo, e magari anche di andare oltre. Ecco perché ho ancora dei dubbi, e in parte è anche per colpa della ragazza della chat. Mi trovo talmente bene a parlare con lei che a volte rifletto seriamente sul mio orientamento sessuale, domandando a me stesso se sono realmente omosessuale o no. Il portatile mi riportò alla realtà con l'avviso di una nuova notifica.

_Dollface_ :
Mi dispiace molto...vorrei essere lì con te.

Sorrisi di fronte allo schermo. Anch'io avrei voluto che lei fosse qui, per lasciarmi avvolgere dalle uniche braccia confortanti che conoscevo, seppur dietro lo schermo di un computer. Non ci siamo mai nemmeno mandati una foto, ma ci eravamo descritti entrambi, e grazie a quello, quando sono nei miei momenti più devastanti a volte la immagino. Capelli corti biondi, occhi marroni, e un fisico snello e invidiabile. Una sorella come lei l'avrei desiderata da morire. A volte le persone più lontane, sono quelle che sentiamo più vicine. Vedendo che non accennai a rispondere, la ragazza inviò un altro messaggio.

_Dollface_ :
Ora che farai?

x_StrangeBoy_x :
Vado a stare in un ostello qui in zona. Ti scrivo non appena mi sistemo.

Spensi il portatile e infilai anche quello nello zaino. Afferrai il cellulare e ci infilai il cavo delle cuffiette per poi tenerlo stretto tra le mani mentre mettevo lo zaino in spalle. Aprii piano la porta cercando di non farmi sentire. Mi avviai in corridoio e mi nascosi dietro il muro, aspettando nervosamente che i miei genitori si spostassero in cucina.

<<Dobbiamo parlare con lui, magari è solo una fase adolescenziale.>> disse la voce di mia madre costringendomi a serrare i pugni, affondando le unghie nel palmo della mano.

<<Lo spero tesoro. Mi dispiace ma, se così non fosse non potrei sopportarlo.>> le parole di mio padre mi fecero abbassare la testa amareggiato. 

Non potevo crederci. Sarebbero andati contro il loro unico figlio pur di non guardare in faccia la realtà. Il problema principale, è che le persone hanno paura di ciò che non conoscono, e oramai sono conformate alla società. Dopo qualche minuto finalmente andarono in cucina, lasciandomi così la possibilità di uscire passando inosservato. Una volta in strada infilai le cuffiette e feci partire la canzone "Mad World" dei "Tears for Fears", lasciando in questo modo libero sfogo alle mie lacrime.

"And i find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which i'm dying
are the best i've ever had
I find it hard to tell you 'cause i
find it hard to take"

Camminai a lato della Normount Road con le mani affondate nelle tasche della giacca leggera, il cappuccio sopra la testa e le lacrime amare che mi rigavano le guance. Questa era la strada principale per arrivare al centro di Fayland, ed era costeggiata da parecchi alberi maestosi che facevano parte anch'essi della foresta. In quindici minuti circa raggiunsi il "The Old Hostel", nome azzeccato per un ostello che è ancora in piedi da quando è stato costruito, in poche parole da quando questa cittadella ha iniziato a prendere vita. Sperai solo di trovare una stanza libera dato che quello era il periodo dei turisti a caccia di selfie nel bel mezzo di Greendale. Feci un respiro profondo ed entrai nella reception dell'ostello, dove il signor Arnold se ne stava seduto dietro la scrivania ad aspettare il suo prossimo cliente. Sollevò la testa e posò i suoi occhi verdi nei miei. L'uomo basso e paffuto dalla barba e i capelli bianchi, mi guardò con curiosità.

<<Luke, di nuovo qui?>>

Mi strinsi nelle spalle, effettivamente era la terza volta in sei mesi che me ne andavo di casa per qualche giorno e venivo a stare qui. Scappai per via delle litigate, troppo spaventato per affrontare i problemi. Ma questa volta, non stavo scappando da un problema, no, stavo scappando dalle persone che non riuscivano a capire il mio stato d'animo.

<<Così pare. Hai una stanza per me?>> sorrisi cercando di mostrarmi il più naturale possibile, anche se, in un ragazzo di 18 anni che scappa di casa per tre volte, c'era poco di naturale.

<<Come sempre.>> si voltò ed afferrò un mazzo di chiavi dalla piccola bacheca alle sue spalle. <<Visto che sei qui, ho un favore da chiederti. La mia gamba inizia ad avere dei piccoli acciacchi, potresti andare dal signor Barnaby a ritirare il mio latte?>>

Afferrai le chiavi e gli sorrisi. <<Nessun problema, lascio lo zaino e mi ci reco subito.>>

<<Sei proprio un bravo ragazzo Luke, grazie.>> sorrise e poi tornò a sedersi sulla sua poltrona, facendo una smorfia di dolore probabilmente causata dalla gamba di cui parlava. A volte, vorrei che queste parole uscissero dalla bocca dei miei genitori, ma dopo la mia confessione, non sarò mai un bravo ragazzo secondo loro.

Andai alla stanza numero sette, posai lo zaino e uscì di nuovo, imboccando la strada per raggiungere la fattoria del signor Barnaby. Sollevai la testa per guardare il cielo, dove il sole giocava a nascondino dietro alcune nuvole leggermente grigie. Grigie, come il mio stato d'animo, che ora non era più triste, no, era solo deluso. Una delusione che fa male. Una delusione che non auguro a nessuno di provare. Un vuoto nel petto. Una mancanza di rispetto.

<<Hey Mason.>> la voce di Henry Green mi costrinse a bloccarmi in mezzo alla strada. Mi voltai alla mia sinistra dove lo vidi quasi correre per raggiungermi, sventolando un fogliettino con la mano. 

Alle sue spalle, appoggiato al muretto dall'altra parte della strada, c'era un ragazzo biondo che ci guardava. Con una mano teneva una sigaretta mentre l'altra era infilata nella tasca dei jeans chiari e stretti che indossava. Estrasse la mano dalla tasca, giusto il tempo per passarla tra i ciuffi biondi. Qualche anno fa non avrei dato peso a questa cosa, gesto innocuo direte voi, ma per me quel gesto fu tutto tranne che innocuo. Mandai giù la saliva a fatica mentre osservavo quel ragazzo mai visto prima. Improvvisamente mi venne un caldo tremendo, che mi costrinse ad aprire la zip della giacca per farci entrare un po' di aria primaverile. Il biondo voltò la faccia dall'altra parte indifferente.

<<Abbiamo organizzato un falò a Greendale per domani sera con i vecchi compagni del liceo, tu ci sarai?>> disse allungando il volantino verso di me.

Lo presi tra le mani e mi scappò un sorriso, non appena i miei occhi misero a fuoco tutte le foto di classe che c'erano stampate sopra di esso. Bhe perché no, qualche momento lontano dalla solitudine non potrà che farmi bene.

<<Certo, sarò dei vostri.>>

<<Perfetto, allora a domani. L'orario è scritto lì.>> mi indicò il volantino e si voltò per andarsene ma cercai di bloccarlo in fretta.

<<Aspetta...>> dissi facendolo girare di nuovo verso di me. <<Lui chi è?>> domandai in modo cauto senza mostrare il mio interesse verso il biondo.

<<Oh è mio cugino. È arrivato oggi da Portland. Ci vediamo domani Mason.>> mi diede una pacca sulla spalla e poi iniziò a camminare verso il biondo, che dopo avermi dato una lunga occhiata seguì Henry lungo la strada.

Non sapevo perché ne ero così tanto interessato, non sapevo nemmeno perché ne ero così attratto. L'unica cosa che sapevo, è che se volevo delle risposte ai dubbi sul mio orientamento sessuale, sentivo che avrei dovuto affidarmi a lui, ed era decisamente quello che avrei fatto domani sera.

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