Capitolo 23
Rinascerò dalle ceneri e sarò più forte di prima.
Lame lunghe e verdi, Krypnotite.
La luce di quelle lame riflette davanti agli occhi di Mon-El mentre Kara Zor-El cede lentamente inginocchiandosi dal dolore, dalla debolezza di quella lama.
"Mon-El, vai via." sente come un sussurro da lontano.
Intorno a lui solo lei, distesa a terra ad arricciarsi mentre il sorriso beffardo della Madre Regina di Daxam continua a gongolare nella sua vittoria.
"L'amore può essere doloroso, ma per amore combattiamo in tal modo da non perderlo."
Quelle parole si fiondano nella sua mente così veloci che non ha nemmeno il tempo di pensare chi le avesse dette, ma semplicemente si risveglia da quella scena a rallentatore per scaraventarsi senza timore contro la Madre.
Un tonfo sordo, allontanando il corvo nero da quel cigno bianco.
Con la violenza di un Greezly in attacco, Mon-EL sfoggia la sua abilità fisica contro la madre stessa che presa alla sprovvista sbatte violentemente la testa su un grosso ghiacciaio sgretolandolo.
Ma, come nei film il cattivo non si fa mai male, anzì il suo sorriso è ancora più inquietante del solito, una risatina sadica facendola risuonare per tutto l'abitacolo mentre poggia i suoi tacchi sul ghiacciaio poggiando il corpo sui talloni con le lame incrociate l'una sull'altra pronta a sfoggiarle sul figlio che è in contrattacco.
-Smettila di fare lo stupido, e fammi uccidere quella bastarda kryptoniana!-
A quelle parole Mon-El passa sotto una delle lame fino ad afferrarla alla gola. Non sopporta quando si chiami "bastardo" qualcuno, ancor meno l'amore della sua vita.
- Quella che dovresti morire sei tu, Madre. Hai ucciso MIO PADRE, ma non ucciderai Kara.-
Mormora a denti stretti mentre un suono gutturale fuoriesce da esso.
- Ho ucciso tuo padre perchè era STUPIDO e CODARDO come te, MON-EL. Salutamelo se lo vedi.-
Un suono,uno squarcio da far venire la pelle d'oca. Occhi contro occhi, Mon-EL riesce a vedersi nei suoi occhi oscuri mentre una lama di krypnotite lo trapassa dritto allo stomaco senza esitazione.
Lentamente... Le labbra si socchiudono quando la stessa lama viene estratta dalla donna.
Lentamente quel rumore cambia sentendo ogni minimo dettaglio dell'estrazione della lama, e osservando la sconfitta davanti ai suoi occhi...
Un vuoto sale dallo stomaco alle labbra versandone sangue e gettandosi completamente a terra senza sentire il gelo della stanza, e chiunque fosse li a toccarlo.
Il viso è rivolto verso lei, il suo angelo, cerca di sorriderle mentre le convulsioni lo avvolgono lungo il corpo prima di fermarsi, prima che il tempo e la morte lo avvolgano nella sua mano e lo portino fuori da lì per sempre...
Il buio e il non poter essere stato un eroe è la sua maggiore sconfitta.
Sente solo il proprio corpo umido, il sangue oramai era tanto e un movimento che lo trascina nell'anima.
- Forza,Mon-El non puoi morire adesso.-
Una voce risuona dentro di lui sentendosi come in una barca, muoversi durante una tempesta dove le onde sbattono violentemente sulla struttura.
I polmoni si fermano, il cuore tace ma qualcosa in lui continua a fluire.
Il suono docile del mare, proprio quando si è sott'acqua.
-Mon-El abbiamo bisogno di te, KARA ha bisogno di te-
Al suono del nome della sua amata riemerge dal buio. Nel suo sangue circola adrenalina e vitamineD per aumentare per poco il suo corpo. Un suono dalle sue labbra aprendo gli occhi e respirando con difficoltà toccandosi la ferita.
-Cosa...?!-
Mormora sentendosi confuso seguito da urla agonizzanti di alieni,luci, spari.
-Non c'è tempo, Mon-El di Daxam. La tua gente ci sta ammazzando, e non voglio morire adesso, se devo morire voglio vederti morire in un altro modo, e a modo mio.
Metti questi tuta, e ascoltami.-
Gli occhi socchiusi di Mon-El per la troppa luce e tutta la confusione ascolta a malapena L'Agente Schott, fa come gli dice infilandosi una tuta cosí aderente al suo corpo tanto da sentirsi a disagio, ma non era quello il momento di dirglielo, doveva salvare LEI, aveva bisogno di LUI.
- Hai solo ed esclusivamente sessanta secondi per poter scoppiare queste sfere di piombo, e ottanta secondi prima che questa maschera finisca l'ossigeno e ti faccia diventare polvere...e...-
Mon-El afferra la maschera la indossa e si gira tra le dita le sfere, alza lo sguardo verso i suoi amici, la maggior parte erano tutti vicino e sapeva che sua madre non li avrebbe fatti uscire vivi da quella fortezza se non fossero tutti deceduti.
Non lo lascia finire, si alza ancora sanguinante mentre il suo sangue inizia a guarire con forza e coraggio e soprattutto spavalderia si fionda verso la sua gente.
Un salto malconcio verso un ghiacciaio per trovare il punto esatto e poi un'altro salto dritto verso la sua gente. Alza le mani e le scoppia sbattendole l'uno contro l'altra creando una bomba atomica.
Un mix di colori bianco e argento,polvere stellare che si fionda sui daxamiti e i marziani.
Osserva ogni singolo Daxamita e Marziano non sfuggire alla morte, corpi che cadevano al tocco di quel vapore diventando polvere stessa.
Si gira lentamente con quello sguardo cupo, infondo era la sua gente se solo sua madre non li avesse usati come burattini forse sarebbero vivi, forse.
Muove il capo in cerca della sua donna, l'unica di cui vuole essere sicuro che sia ancora viva, ed eccola che osserva il suo amato in tuta di un tessuto che nessuna molecola sarebbe riuscito a trapassare nel suo corpo.
In quel momento Mon-El ricorda una frase di una storia che ha sempre raccontato suo padre.
"Nasci dal gene, sangue darai e morirai, ma dalle ceneri come una fenice risalirai."
Sembrava come nei film, un fumo accecante e dal vapore stellare ne esce quella fenice dai capelli corvini, gli occhi vibranti di luce chiara e quel mantello blu che lo avvolge nella sua tuta rosso-bordeaux.
A passo lento, e faticato si avvicina alla sua donna volendola baciare, abbracciarla e dirle che nemmeno la morte può farlo morire per stare con lei, ma con gli occhi fissi su quelle comete posa la mano sulla sua guancia dandole la certezza che quelle comete volevano sentire, e vedere. "SONO QUI."
Winn esulta la sua vittoria, sorridente nel non essere morto, e soprattutto che le sue ricerche siano state super veloci, ma dispiaciuto per la tuta troppo aderente di Mon-El, ma era l'unico modo per salvarlo. Continuano a festeggiare mentre ancora "qualcuno" era lì ad osservarli. Una voce che riconosce dal suo profondo.
-Sciocchi... lei arriverà comunque...- come un'insetto in agonia, frastornato da un qualcosa di forte, Rhea continua a tossire, a dispensare minacce a vuoto, senza poterle più attuare
-Mon-el.... Io... -
-Risparmiamelo madre... salutami mio padre, se lo vedi.-
Riserva le sue stesse parole, quelle che non dimenticherà mai.
Sente una mano poggiarsi sulla sua spalla, mentre osservano insieme Rhea tossire un'ultima volta, e con gli occhi gonfi di odio e rimpianto, sciogliersi come neve al sole.
-Lento è il sole a sorgere, presto arriverà il buio per coprirci per sempre. -
La sua voce è dimezzata , non solo dalla fatica dell'ossigeno, ma dal suo cuore che sembra essere ferito. Un tono melodico di addio di cui il suo viso per quanto malvagia possa essere stata sua madre, la canta lentamente fino a spezzarsi nelle sue ultime parole.
Con quella forza che rimane Mon-EL avvolge Kara sotto la sua ala protettiva per andare via da quel posto, per sempre.
Il scoppiettio delle fiamme giace dentro al camino dando all'appartamento l'odore di casa insieme a quell'abbraccio prolungato dopo una lunga e stancante guerra.
Al caldo, insieme alle braccia calorose di entrambi, non volevano altro che stare nel silenzio assoluto a sentire il suono delicato delle mani sfiorarsi e incrociarsi, e quei baci, baci lenti e intensi di chi non si rivedeva da tanto tempo. Mon-El ultimo superstite di Daxam posa le labbra sui capelli dorati di Kara, la sua donna sorridendo a mala pena mentre le dita della donna passano lungo il petto nudo del ragazzo scendendo verso il ventre, proprio dove doveva esserci una ferita aperta e sanguinante. Kara sta per schiudere le labbra per dire qualcosa, ma il Principe di Daxam la precede.
- Lo so..ma sono qui. Non potevo morire senza averti con me.-
Mormora sapendo a cosa stesse pensando, gli occhi lucidi di Kara si ingrandiscono lasciando che le iridi blu diventano brillanti, con un movimento lieve le bacia la punta del naso e con una smorfia Kara sorride malinconica.
- Ti ho sentita morire insieme a me, ma qualcuno mi ha minacciato di non volermi far morire così, che tu avevi bisogno di me...-
Mormora parlando su quel piccolo naso a punta che continua a sfiorare con le labbra ad ogni parola, con quella voce piena d'amore da dare.
-Winn!-
Borbotta Kara con quella voce di chi sta rimproverando qualcuno che non c'è mentre accentua il suo sorriso. Lui la sapeva far ridere anche quando le cose andavano storte.
-Promettimi che non farai mai più una cosa del genere, che non mi mentirai più. MAI o giuro su Rao che ti fulmino con i miei poteri.-
Aggiunge con un tono più serio e quello sguardo corrucciato verso il suo ragazzo.
-Avrei preferito la frase "ti farò indossare quell'abito aderente in ogni punto di vista, e credimi è stato difficile non usare i miei poteri su Winn quando me l'ha ricordato, ma... Te lo prometto. Prometto di essere più obbediente.-
Rotea gli occhi al ricordo della super tuta che gli ha salvato la vita, Kara scoppia in una risata poggiando la testa sul suo bicipite e lui senza perder tempo, la bacia. Un bacio che avrebbe fatto invidia a chiunque li vedessero.
-Siamo qui, NOI. La nostra Casa, tu sei la mia Casa, e tu sei tutto quello che ho, e ri morirei mille volte per te.-
Mormora con quelle labbra lentamente mentre accarezza la sua dolce pelle assaporandola appena con un bacio.
Naso contro naso attira la sua attenzione perdendosi nei suoi occhi.
-Ti Amo Kara Zor'El. TI AMO PIU' DELLA MIA STESSA VITA, PIU' DELL'INFINITO STESSO. E se mi riperderò saprò sempre ritrovarti.
Sei la mia luce in questo immenso buio che io sono -
Kara lo fissa, i suoi occhi brillano di una magia immensa osservandone ogni dettaglio. Il cuore alla gola e i suoi che lacrimano a quelle parole.
-Tu, Mon-El sei luce immensa per il mio buio. Sei la mia forza. Ti Amo, Mon-El.-
Il cuore traballa di sensazioni da voler scoppiare di gioia.
Con la delicatezza di una piuma prende il viso della sua dolce metá, quel viso perfetto, di cristallo dagli occhi brillanti, accesi di un desiderio che non riesce a esprimere a parole ma con gli occhi, comete che incrociano l'universo, gli occhi del daxamita.
Lui, con quelle dita che tremano come un ragazzino con il suo primo bacio avvicina il viso della sua donna fino alle proprie labbra.
Labbra su labbra con un movimento lento si fa spazio con la sua lingua cercando quella della sua donna.
Intorno a loro il silenzio, solo quel respiro mancato che si blocca nell'aria per il desiderio di quel bacio.
Si incrociano lasciando che quella lingua danzino l'una con l'altra.
Le mani si muovono fino a toccare le altre come in un puzzle ad incastro mentre con dolcezza Mon-El posa la fronte su quella di lei affaticato dai quei baci, dal suo ossigeno.
-Sposami.-
Sussurra socchiudendo gli occhi lentamente lasciando la paura del desiderio di guardare i suoi occhi e la sua risposta.
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