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Capitolo 16

Svegliarsi nel bel mezzo di un incubo
Gli incubi peggiori sono quelli che facciamo ad occhi aperti.
-Filippo Alosi-

Sono passate solo poche ore da quando Kara è riuscita a fuggire da quella astronave delle torture, ore che le sembrano interminabili. Dopo aver fatto una stima dei danni, accompagnato i suoi amici in infermeria, e portato nuovamente Alex da sua madre Eliza, può finalmente dedicarsi a colui che l'ha portata a tutto ciò. È seduta al fianco del suo capezzale, dove Mon-el giace inerme attaccato ad innumerevoli fili. Kara non può far altro che sospirare alla vista di quella mascella così contratta, l'espressione cupa, e quel dolore al cuore che le dilaniava l'anima non faceva altro che aumentare a dismisura.
-Dio, come siamo arrivati a tutto questo?- La forza e la determinazione di Supergirl lasciano spazio alla fragilità e alla vulnerabilità di Kara, che distrutta si accascia sulla mano del suo ragazzo privo di sensi, appoggiandogli su la fronte. -La risolveremo, ok? Qualunque cosa sia, troveremo una soluzione. Sono qui con te, ma ti prego adesso devi svegliarti-
Lo sfrenato bisogno di sapere se stesse bene, di capire cos'altro gli avevano fatto oltre a fargli dimenticare tutti i momenti indissolubili passati insieme, la stava consumando dall'interno. Sa per certo che nell'altra stanza Maggie si sente esattamente allo stesso modo. Avevano lottato entrambe contro le guardie del DEO che avevano insistito affinchè legassero Alex e Mon-el, per questioni di sicurezza. Era assurdo pensare a loro come nemici, come prigionieri. Si sarebbero svegliati presto, con l'antidoto di Eliza tutto sarebbe tornato alla normalità in un batter d'occhio. Così avevano zittito le guardie, anche se nemmeno loro ne erano pienamente convinte.
Nell'atmosfera così quieta e silenziosa, qualcosa muta di colpo. Il respiro del daxamita diventa più affannoso, quasi come se non riuscisse più a respirare. I macchinari irrompo con una serie di fastidiosi bip che squillano furiosamente. E in quel momento, come un bruttissimo dejavu, una scena si ripete. Mon-el si alza di scatto e prende Kara per il collo con tutta la forza che ha nel corpo. La ragazza rimane per un attimo basita, per poi passare subito al contrattacco, con un calcio al braccio del ragazzo gli fa perdere la presa e cade al suolo tossendo.
-Kara!!- James e J'onn si precipitano nella stanza l'uno affiancando Kara, e l'altro immobilizzando prontamente il daxamita ancora stordito.
I suoi occhi diventano color del sangue, fiammeggianti d'odio, una volta focalizzato il volto di James. Tutti ricordano all'improvviso, come appena riemersi da un lungo sogno, ciò che era successo, ciò che Mon-el aveva visto, l'assassinio del padre per mano di Guardian. Kara si affretta a rialzarsi e spinge Guardian, con ancora addosso parte della sua armatura, fuori dalla sala. Raccogliendo tutta la calma e la freddezza rimasta in lei, fa adagio dei passi avanti verso il daxamita. - Mon-el, ehi va tutto bene... Sono io Kara, ti ricordi di me?- avanza lentamente con le mani protese verso di lui, per cercare di rassicurarlo maggiormente. La sua voce sprigiona tutta l'angoscia e la paura che prova in quel momento, e perfino il marziano ne sembra profondamente colpito. Il furioso principe di Daxam scuote la testa animatamente. -Quello! Lui! Ha osato uccidere mio padre!!- urla fuori di sè, dimenandosi con sempre più forza tanto da far perdere la presa a J'onn più di una volta.
-È impossibile che il siero non abbia fatto effetto! Mon-el ti prego! Devi ricordarti di me!- Ormai la ragazza era dinnanzi a lui, con le mani poggiate sul suo viso, ad inculcargli più forza e speranza possibili da quegli occhi languidi e profondi come marea dell'oceano. Vede come un lampo passare nella sua espressione, segno che le sue parole avevano toccato la parte più nascosta rimasta in lui. -Non so chi tu sia inutile Kryptoniana, ma una cosa è certa! Renderò onore al Re di Daxam, avrò vendetta per lui, uccidendo il tuo protetto!- sputa quelle parole con una smorfia di indignazione tale da far rabbrividire chiunque. Inchiodando gli occhi nei suoi, Kara ricorda quelle bellissime parole uscite dalle stesse labbra che adesso le sputavano contro parole di disprezzo. *I tuoi occhi erano come comete, non avevo visto nessuno così meraviglioso* La ragazza chiude gli occhi assaporando quei ricordi, si allontana di pochi passi e poi con fermezza lo fissa lasciandolo completamente senza fiato. -Io lo so. Una parte di te sa perfettamente chi sono io- sorride, confidente e sicura di sè come non mai -Ti ricorderai di me, so che lo farai, e sarò accanto a te quando succederà. Adesso devo controllare mia sorella, ma tornerò presto, te lo prometto- Quel sorriso così luminoso capace di penetrare anche il più solido muro di oscurità, si insinua nel cuore di Mon-el tanto da fargli smettere di lottare. Prima di uscire dalla stanza Supergirl fa un cenno a J'onn, che svelto innietta un'altra dose di siero curativo dritto in vena al daxamita, che sviene fra le sue braccia. Kara esce, muove qualche passo, per poi fermarsi a pensare quali atrocità e quanto dolore gli hanno inflitto per essere riusciti a scavare così in profondità nella sua personalità. Scuotendo la testa sale le scale che la portano alla camera dove avevano nuovamente sistemato la sorella. Avvicinandosi alle pareti di vetro, Kara viene avvolta dalla bellezza di ciò che vede, sua sorella in perfetta forma ride e scherza abbracciata alle due donne della sua vita. Non si attarda ad unirsi a quella gioia, entra a grandi falcate e si getta con le braccia spalancate su Alex che felice l'accoglie con un urlo di benvenuto. Si abbracciano per un paio di minuti, ma più la folla aumenta più Kara capisce di dover lasciare respirare la ragazza e di dovere alle altre persone in sala, molte spiegazioni. -Come ti senti, Alex? Cosa ti hanno fatto?- cerca di dare un freno alla sua stessa curiosità, sforzandosi di parlare più lentamente possibile, ma fallendo miseramente.
Alex è ancora molto scossa, è del tutto visibile dalla sua espressione. Confusa rassicura la sorella stringendole una mano. -Non ricordo molto, solo Mon-el che mi ha salvato, e degli alieni incappucciati che mi infilavano delle siringhe nel collo- scuote la testa come a voler dimenticare quelle orribili immagini.
Amareggiata Kara le stringe la mano di rimando, e poi dopo un bel respiro spiega a tutti chi fossero quelle persone, tralasciando per il momento il ruolo di Mon-el. -Ti hanno inniettato una potente droga capace di cancellare i ricordi e rendere per così dire "consenzienti"- mima il gesto delle virgolette con le dita per rendere chiara l'idea -Ma Eliza ha sviluppato un antidoto, che pare abbia funzionato-
La dottoressa annuisce soddisfatta, senza mascherare il sollievo sul suo volto. Alex sorride a sua volta e poi chiede di restare da sola, per poter riposare un po'. Dopo aver fatto uscire tutti dalla stanza Maggie e Kara sono le ultime due persone rimaste.
-Sei sicura di voler rimanere da sola, Danvers-
-Si è tutto ok- non era tipico di Alex essere così sbrigativa, parlare a suon di monosillabi. Ma probabilmente era solo stanca, e lo stress di ciò che aveva subito stava pian piano avendo la meglio su di lei.
Maggie saluta con un bacio veloce sulle labbra la sua ragazza, e con una stretta al braccio Kara, prima di lasciare la stanza.
Kara avanza, si china sulla sorella per darle un leggero bacio sulla fronte. -Sei sicura di non ricordare altro?- non sapeva dire con esattezza il perchè ma era chiaro ci fosse qualcosa che Alex stava omettendo. -O semplicemente non vuoi dirci cosa ti hanno fatto?-
Alex sorride scuote la testa e sussurra per l'ennesima volta... -È tutto ok, stai tranquilla Kara. Ho solo bisogno di riposare, per favore-
Supergirl annuisce, delusa da non poter aiutare maggiormente la sorella, la lascia da sola nella stanza ormai vuota.

Un veloce giro di ronda sui cieli di National City rassicura Supergirl, felice di non aver causato altri problemi alla città con la sua distrazione a causa delle sue questioni personali. Dopo essersi accertata di non avere nessuna navicella nemica sulla sua città, rientra al centro operativo, pronta ad affrontare ciò che avrebbe trovato.
Ad accoglierla c'è Winn con un "batti cinque", carico di positività come sempre. La aggiorna sulle ultime novità, e la informa che Eliza e Maggie si sono allontanate per fare una pausa da quella struttura così imponente e pesante per certi versi. Supergirl corre a cambiarsi, convinta di aver tenuto troppo quella divisa per quel giorno. Esausta e avvilita più che mai prende a camminare verso quella stanza così piena di sorprese inaspettate e di...vuoto. Non era certa di riuscire a reggere ancora per molto le parole che le venivano dette da quello sconosciuto che porta il volto dell'uomo che ama. Avvicinandosi sempre di più alla sua meta, Kara sente il cuore martellarle nel petto. Come un fuoco che prende vita lentamente, delle strane sensazioni emergono dal profondo della sua anima. Affretta il passo, e dinnanzi a lei eccolo lì, il motivo delle sue inspiegabili emozioni.
Mon-el si reggeva a fatica sullo stipite della porta della sua stanza, visibilmente sottosforzo, alza lentamente il capo per ritrovarsi quegli occhi penetranti forargli il cervello. -Tu...- sibila. -Tu...-
Kara si avvicina cauta, poi vedendo il principe stramazzare al suolo, si precipita a sorreggerlo. -Mon-el!!-
Si affretta a soccorrerlo e a portarlo nuovamente sul suo letto, nel frattempo il ragazzo prende conoscenza, ma non oppone resistenza si lascia aiutare a mettersi seduto per poterla guardare. Kara non parla, non sa esattamente cosa dire, o cosa aspettarsi. Sente solo quelle fastidiose farfalle torturarle lentamente lo stomaco, fino a suscitarle un assurdo senso di nausea.
-Ho fatto dei sogni su di te- il principe parla piano, molto più calmo dell'ultima volta che lo aveva visto -È come se ti conoscessi, ma non riesco a ricordare il tuo nome- era amareggiato per ciò che diceva, come se quelle stesse parole gli facessero male.
-Kara, mi chiamo Kara- si schiarisce la gola, per non lasciare che le lacrime prendano il sopravvento continua a parlare -Kara Zor-el, e tu mi conosci. Noi... Siamo molto amici, siamo..- La kryptoniana non riesce a trovare il coraggio di spiegargli ciò che significa lui in realtà per lei. Sospirando prende una sedia e la piazza proprio di fronte a lui, sedendosici sopra. Cerca di scrutare quel viso così cupo, e di scorgere qualche tratto familiare, ma era come se il SUO Mon-el fosse stato completamente risucchiato via da quel corpo. E come se all'interno adesso ci fosse il vuoto. Il principe è scosso, dolorante, piegato su se stesso dalla fatica. Cerca di stare in posizione eretta ma gli viene del tutto impossibile. Si sforza così tanto da spingere Kara a sorreggerlo per le spalle. -Perchè non mi ricordo di te, kryptoniana?-
Kara viene commossa dalla disperazione trapelata da quelle parole, nonostante gli sforzi non riesce ad impedire alle lacrime di riempirle gli occhi, e di rigarle il viso contratto dal dolore. -Ti hanno drogato- mormora -Per farti scordare di me... Di noi-
Mon-el rimane stordito da quella visione -Ed è così importante per te che io ricordi?-
Kara annuisce, tenendo basso il capo, come se si vergognasse a farsi vedere in lacrime dal suo stesso ragazzo, come se lui non l'avesse già vista in quello stato. Kara sente i muscoli di Mon-el come rinvigoriti, contrarsi sotto le sue dita, sente le sue mani sul suo viso e quel contatto così sofferto, che le mancava così tanto, le provoca numerosi brividi giù per la schiena. Chiude gli occhi e schiude le labbra, assaporando la dolcezza di quella carezza. -Non so dirti il perchè Kara Zor-el, ma proprio non riesco a dimenticarmi di te. Mi sa che nessuna droga è tanto forte- quelle parole le arrivano dritte al cuore, come una freccia scoccata con impeccabile precisione. Spalanca gli occhi, fissandolo con tutto l'amore che è in grado di dare, con dolcezza, con ardore. Il daxamita si morde il labbro inferiore e d'un fiato mormora -Comete-
La gioia di Kara nel sentire quelle parole è incontenibile, ma non può permettersi un passo falso, così tiene a freno ogni muscolo del suo corpo con tutta la determinazione rimastale in circolo. E anche quando il ragazzo si avvicina lentamente alle sue labbra, lei rimane immobile facendo vagare lo sguardo dai suoi occhi alle sue labbra. Sono ormai a distanza di bacio, e Kara pregusta quel dolce sapore che le sta sfiorando le labbra. Quando un tonfo e una serie di spari la distraggono, facendola sobbalzare.
Si precipita verso la fonte del frastuono, trovando davanti a sé una scena al di fuori dell'immaginario. Sangue dappertutto, computer polverizzati al suolo e corpi senza vita giacciono ai piedi di una Alex furiosa, madida di sudore e sangue. Accorrono tutti, con le pistole cariche e pronte a far fuoco, ma nonostante ciò che aveva appena fatto sua sorella, Kara non poteva permettere che le sparassero. Si fionda su di lei, facendole scudo con il suo corpo ad ogni sparo e lottando contro di lei senza alcun ritegno. Dopo inutili tentativi, riesce finalmente ad immobilizzarla, e in quel momento le viene lanciata un sorta di penna, piena di un liquido giallastro. Sua madre le urla qualcosa, e senza indugiare, infilza la sorella che continua a dimenarsi e a lottare.
-Questo non mi fermerà Kara Zor-el- Nel momento stesso in cui l'agente Danvers cade al suolo, i monitor dell'intera sala si accendono mostrando una figura dai capelli corvini più che familiare, che con gli occhi colmi di rabbia annuncia. -Niente può farlo-

Un urlo scuote tutti, d'orrore forte e sincero. Un' Alex tremante continua ad urlare guardandosi le mani sporche di sangue. Cerca con gli occhi facce familiari, spiegazioni e conforto, ma adesso è difficile fidarsi di lei. -Kara?- la voce tremante, segnata ancor più dalla freddezza della sorella. Si guarda intorno e fra le varie vittime della sua follia scorge James, con un foro sulla testa. Dana, Liam, Henry. Urla più forte, come fosse appena rinvenuta da un brutto incubo, per poi realizzare di viverlo ancora. Kara le va incontro, la sorregge, e lasciandosi travolgere dal suo pianto convulso la scorta in una delle celle all'interno della struttura. Senza guardarla esce, voltandole le spalle.

*To be continued*

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