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Capitolo 13 parte II

"Le tempeste dell' anima sono peggiori delle tempeste di sabbia. Parte seconda"

Una notte lunga, infinita.
Mon-El attraversa le strade di National City dove l'aria era cupa, umida e le nuvole sembravano essere pronte per infrangersi tra loro dando origine ad una danza di pioggia.
Non è difficile seguire i flash dell'alieno che invia tramite telepatia per Mon-El, la parte piú difficile è sopportare quel ronzío e quel dolore alle tempie simili a piccoli chiodi che vengono martellati sul cranio. Eppure quelle torture le sopporta, per essere l'eroe che Kara merita.
Ancora pochi passi e il cuore del daxamita perde ben due battiti per la telepatia che si interrompe violentemente, segno che oramai Mon-El era davanti l'artefice di tutto ciò.
- Io ti conosco. Tu sei..-
Mon-El respira affannosamente seguendo quel corpo girarsi verso il daxamita a rallentatore.
-Non importa chi sia io Mon-El di Daxam.- Dice l'alieno ritrovandosi faccia a faccia con il ragazzo dagli occhi chiari indicando il posto.
-Ti dovrebbe importare di questo.-
Mormora, il daxamita si guarda intorno osservando ogni dettaglio, non riconosce nulla se non del verde e una buca nel terreno come se qualche navicella fosse stata lí. Improvvisamente si ricorda di essere stato ritrovato in quel posto, grazie al racconto di Supergirl, aggrotta la fronte scuotendo la testa.
-Sarai bravo con la telepatia, ma sei pessimo nel vedere le cose, io non vedo nulla.-
Dice alzando una mano ed indicando il vuoto con un sorriso malizioso.
-Arriviamo al dunque, dove si trova? Avete un ostaggio che mi appartiene. Sai chi sono. Non dovresti metterti contro di me.-
Il tono si fa arrogante e quel alieno dal viso pallido non parla, alza di nuovo il suo cappuccio nero e si china verso Mon-El.
Dal nulla si materializza una navicella spaziale, Mon-El che prima stava osservando l'alieno, viene distratto da quella navicella.
-Oh...Rhao...!- le labbra del daxamita si schiudono per la sorpresa, il cuore si stringe.
Un raggio laser lo risucchia dal nulla entrando all'interno della navicella grande e spaziosa.
I colori scuri dell'abitacolo e due grandi uomini soldati dal cappuccio che coprono il loro viso, lo bloccano con le loro lunghe armi di titanio e piombo.
-Lasciatelo passare-
La voce attraente di una donna, dai capelli lunghi neri corvino come il suo abito e la corona disegnata come onde del mare in tempesta, e quei boccoli perfetti che ricadono lungo le sue spalle. La donna viene seguita da un uomo possente, un pò più anziano, somiglia molto a Mon-El, i suoi capelli un po' più lunghi rispetto al giovane daxamita con la pelle del suo viso marcata dall'età, seguita da un abbigliamento molto elegante e moderno.
La casata dei Daxam.
- Madre?! Padre?!-
Un turbine di emozioni avvolgono il daxamita, la gioia di averli lì, vivi insieme ai ricordi più belli di una vita da ragazzino spensierato, e la confusione pensando che ormai il pianeta fosse esploso e con esso anche i suoi genitori. Invece loro sono lì, vivi e vegeti insieme al ricordo dell'essere diventato un uomo senza cuore e codardo.
-Si, Mon-El siamo noi, abbiamo sentito il tuo messaggio e siamo corsi qui da te. Per tutto questo tempo siamo stati in pensiero, e adesso figlio mio che sei qui...-
La voce della madre di Mon-El è dolce, rilassata lancia al ragazzo un sorriso materno, chiunque la guardasse ne restava incantato, proprio come Mon-El, suo figlio, ove era impossibile non avere quello sguardo malinconico di chi per mesi non si era dato pace per la morte dei genitori e adesso li ha proprio davanti ai suoi occhi, come un miraggio.
-Ora che ti abbiamo trovato possiamo vivere insieme, ricominciando da zero...- le braccia della donna si allungano poggiandosi sui bicipidi del primogenito, mentre il padre in silenzio con lo sguardo sereno di saper il figlio vivo allarga le braccia. Mon-El non esista un secondo in più lasciandosi trasportare dall'abbraccio paterno dimenticando in quell'istante il perchè fosse lì. Suo padre così dolce e pacato di chi riesce a comprendere con lo sguardo ogni minimo dettaglio.
-Dominando questo mondo come Daxam- con le dita affusolate la donna accarezza la spalla del ragazzo in una linea immaginaria sfoggiando uno dei suoi sorrisi magnetici e al contempo malefici.
Il daxamita a quel ricordo ha un brivido lungo la schiena, il ricordo si affaccia alla sua memoria.

*Gente umana schiavizzata, maltrattata per diventare servo di un regno di Re, Regina e Principe dove il vizio e l'arroganza erano all'ordine del giorno. Schiavi maltrattati, torturati telepaticamente dove si faceva a gara a chi resisteva di più per avere un posto migliore di quelle torture, e drogati per non provare nessun tipo di sentimento. Nel suo pianeta non esisteva amor reciproco, se non per il Re, la Regina e il Principe. Tra schiavi vi era solo amore malato, e falso.*

Ricorda con esattezza di molti umani, deboli, uccisi dalla disperazione, erano impazziti per quelle torture.
*Alex!* Pensa inaspettatamente.
-Uno dei tuoi servi mi ha portato qui, avete in ostaggio qualcuno che mi appartiene, madre.-
In quel momento la Regina, Rhea si porta una mano sulle labbra ridendo appena. Una risata macabra.
-Mio caro Mon-El, ti ho seguito per tutti questi anni, tramite il mio servo, ho conosciuto i tuoi dolori, il tuo amore...per una sopravvissuta kryptoniana, e questa donna umana che abbiamo sequestrato, ci appartiene adesso, è molto molto forte di quanto pensassi, Mon-El. Potrebbe diventare una guardiana.-
Sottolinea Krypton con un tono spregevole come se volesse sputare veleno su qualcuno, con la mano destra indica uno dei suoi sudditi e la agita, l'uomo annuisce e si congeda.
- Si chiama Kara.-
Il tono infastidito di Mon-El, segno che gli è stato toccato qualcosa che gli appartiene. Arrogante rivolge gli occhi prima sulla Regina, poi sul Re taciturno.
- Io non voglio essere il PRINCIPE DI DAXAM, non voglio essere egoista, ho imparato ad essere migliore, Kara mi rende...mig...Alex!-
La sua fluidità nel parlare dimostra che è così maturo e che ha davvero spezzato il passato per diventare qualcun'altro, ha conosciuto il vero amore, e non quello malato dei daxamiti.
Scorge una figura, legata da grosse catene, il viso pallido e stanco.
Si gira improvvisamente verso la ragazza avvicinandosi bruscamente, ma viene bloccato dalle guardie. Alex lo osserva con i suoi grandi occhi, priva di esprimersi.
-Cosa le avete fatto!?-
Lo sguardo fulmineo verso i genitori e Rhea soddisfatta sorride al figlio.
- Quello che è stato fatto a tutti i nostri servi, Mon-El.-
La delusione del daxamita in quelle parole è forte, pensava davvero che le sue parole facessero breccia nel cuore dei suoi genitori.
- Se vuoi salvarla dovrai diventare il Principe di Daxam, festeggiando la nuova incoronazione, senza quella kryptoniana.-
Aggiunge Rhea sogghignando dietro quelle labbra perfette.
- Morirà comunque madre. Sappiamo benissimo come sono le nostre tradizioni. Implichiamo del dolore per schiavizzarli, e IO TI ORDINO DI NON FARLO.-
La rimprovera puntandole il dito contro, Rhea rimane impassibile, gli occhi scuri si oscurano maggiormente.
- NON osare dare ordini alla REGINA di Daxam. Hai due possibilità Mon-El: se diventi principe potrei lasciarla andare, se non vuoi diventarlo...morirà o semplicemente la priveremo dei suoi ricordi, e le faremo dimenticare chi fosse prima.-
La donna sorride magneticamente onorando il proprio nome, come se fosse una Dea in persona. Il Re di Daxam la guarda in modo brusco ma la Regina quasi non se ne accorge, è cosí impegnata a riconquistare la fiducia di suo figlio che nulla può interromperla.
Mon-El si sente in trappola, come se fosse bloccato al muro come cemento armato.
Guarda Alex con il suo viso pallido e le occhiaie di chi è stata sveglia tutta la notte, il cuore si stringe conoscendo bene quelle sensazioni.
Il daxamita era cambiato e si notava dal fatto che provava dolore nel vederla così sofferente.
La soggezione impartita dalla voce di Rhea lo tiene in silenzio fin quando non vede Alex andare in apnea capendo che uno dei sudditi telepatici la stesse torturando, o scavando nella sua mente per trarre maggiori informazioni.
-Ok. FERMA. BASTA. BASTA!! FARÒ QUELLO CHE VUOI! MA SMETTILA DI TORTURALA.-
Mon-El urla sgranando gli occhi scrutando l'agente del D.E.O. ~nonchè sorella adottiva di Kara~ accasciarsi a terra proprio nell'esatto momento in cui Rhea agita la mano in modo strafottente e i suoi guardiani la gettano come se fosse straccio per pavimenti.
-Lasciatela andare.-
Spalle diritte, testa alta e con un passo lento e felino si avvicina ad una porta per uscire via insieme a suo marito, taciturno lasciando Mon-El perplesso per aver mantenuto la promessa fatta, liberare Alex.
Alex si accascia a terra, Mon-El la prende tra le sue braccia prima che potersi far male, cullandola.
Adesso sono loro, soli in quella grande navicella spaziale, lei dal viso teso e stanco, lui malinconico dall'accordo appena fatto, ma felice di aver mantenuta la promessa fatta a Kara di trovarla.
-Ehi..ehi. Resisti, è tutto ok...-
Sussurra sfiorando con le propria dita la fronte della ragazza asciugandole la fronte.
-Mi...dispiace, io...-
Mon-El non riesce ad esprimere il dolore che prova a vederla in quello stato e di come sta lasciando Kara, sapeva benissimo che doveva mantenere una promessa fatta alla regina.
Con leggiadro movimento il Principe di Daxam la prende in braccio, l'avvicina ad una grande finestra e la poggia a terra, Alex lo guarda semi-cosciente mugolando probabile il suo nome.
-Non vado fiero di quello che siamo, prenditi cura di Kara..-
Sussurra mentre una forte luce verde/bianca risucchia Alex trasportandola fuori dalla navicella sperando che Alex dimentichi di aver sentito che fosse il principe di daxam.
Lo sguardo nel vuoto quanto improvvisamente il suono dei tacchi risuona in quell'abitacolo.
-Una kryptoniana. Mon-El. Cosa ti è venuto in mente? Come puoi distruggere la tua razza con quella sudicia kryptoniana! Non hai pensato a me? Hai pensato solo ad essere un eroe per lei? Per questo pianeta? Tu..sei migliore di tutto ciò. ERI un eroe su Daxam, il principe, e tutti ti adoravano. Puoi avere ai tuoi piedi il mondo intero, soggiogando una razza di umani ai tuoi piedi, come nel nostro pianeta!-
La voce rimbomba nella testa di Mon-El, fissa quella finestra in cui è poggiato dove riflette la figura della madre. Non si gira, rimanendo cosí il daxamita presuntuoso che esiste nel suo profondo.
-La amo. Madre. Mi ha reso migliore di quello che sono stato nel nostro pianeta.-
Aggiunge il daxamita girandosi lentamente verso quel felino nero, dalle mille bellezze. Il cuore sussulta ancora una volta al ricordo di Kara.
- Oh per Rhao, perdonalo per le sue bestemmie! Figlio mio...-
Rhea alza gli occhi al cielo volendogli dare una sberla e farlo svegliare.
-Dov'è finito mio figlio.-
Mormora poggiando una mano sulla spalla, Mon-El si scosta guardandola negli occhi, riesce a vederne il pianeta, il dolore e la servitù.
-È morto, sono diverso, cambiato, madre.-
La voce di Mon-el è malinconica vuole con tutte le sue forze che la madre capisca, il viso della regina cambia diventa comprensivo annuendo, quasi facendo credere a Mon-El di aver accettato la sua risposta. Si avvicina per abbracciarlo, lui si lascia trasportare da quella tenera sensazione incantato come un serpente a sonagli che attira la sua preda, prima di ucciderla.
-Mi dispiace...-
Le dita si poggiano sul collo del ragazzo, quando all'improvviso una siringa si fionda sulla carotide del ragazzo infilzandola fino a non vedere più l'ago.
U

n ago particolare, capace di infilzare anche il cemento.
-Ma non posso permettere che una kryptoniana prendi mio figlio, Principe di Daxam tra le sue mani.-
Mon-El si ritira indietro sgranando gli occhi sentendosi stordito per quelle parole, la stanza gira iniziando  vedere sfocato e insensato.
Rhea lo ha Drogato.
Il cuore batte all'impazzata, sente le vene pulsare dai polsi e dal collo, le iridi dei suoi occhi si aprono di piú mentre l'aria si fa soffocante fino a diventare pulita, respirabile.
Il corpo si rilassa, lasciando la sensazione di essere sulle nuvole o addirittura di navigare su una nave.

*È un sogno bellissimo. Kara è sul suo amato terreno fiorito, su Krypton, circondata da alberi arancioni, terriccio dorato, e sua madre... Aveva dimenticato quanto fosse bella, calorosa, sorridente. E suo padre, serio, autoritario. Stava discutendo animatamente con un ragazzo, non era Kryptoniano, ma era bellissimo. Alto e possente, indossava gli abiti della casata reale di Daxam. Era così incuriosita da quella conversazione, che stava provando con tutte le sue forze ad origliare, a sporgersi più che poteva per scorgere il viso di quell'uomo così bello e affascinante. Come se lui avesse colto il desiderio di Kara di vederlo in viso, si girò e la ragazza non potè che portarsi una mano alla bocca per contenere lo stupore. Mon-el...
Lo sguardo inteso tra Mon-El e Kara come se si parlassero, si amassero, lui si avvicina inchinandosi e con il suo sorriso prendendo la mano della sua donzella che sta per baciare ma quel sogno svanisce nel buio più profondo della stessa oscurità..*

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