Capitolo 10
Una giornata non proprio perfetta
~ Well I found a woman, stronger than anyone I know... She shares my dreams, I hope that someday I’ll share her home... I found a love, to carry more than just my secrets... To carry love, to carry children of our own... We are still kids, but we’re so in love... Fighting against all odds... I know we’ll be alright this time... Darling, just hold my hand... Be my girl, I’ll be your man
I see my future in your eyes. ~
È mattino, questa è l'unica certezza che ha Kara nello risvegliarsi. Sente tutti i muscoli dolcemente intorpiditi, sorride nel ricordo della meravigliosa nottata appena passata. Si stiracchia lentamente, girandosi con cautela pensando di dover fare attenzione a non svegliarlo. Ma subito una sensazione di vuoto, rabbia e... Paura, le dominano il cuore. LUI non è lì. Di colpo rimpiange ogni singolo momento passato la sera prima, nella realizzazione che, magari era quello il suo scopo fin dall'inizio. D'altronde lo scapolo d'oro Mon-el di Daxam era così, il tipo da una notte e via.
Dirignando i denti Kara si mette a sedere sul letto e portandosi le mani alla testa sospira, esausta. Una volta riaperti gli occhi nota un foglio piegato in quattro e una rosa rossa, bellissima, sul suo comodino. Il suo cuore riprende a battere, illuminato da una nuova gioia, da un nuovo strano calore. Contenendo il suo sorriso prende la lettera, certa ormai di chi l'avesse scritta e la legge. È il SUO dolcissimo Mon-el, che con due righe è riuscito a farle tornare il sorriso, il buon umore, e d'un tratto la ragazza si sente terribilmente in colpa per aver subito dubitato di lui. Lui che voleva essere migliore per lei, lui che teneva fortemente a lei, forse più di chiunque avesse mai fatto prima d'ora.
Stringendo quel piccolo foglio al petto Kara, lancia un piccolo urlo liberatorio, felice di aver trovato finalmente il coraggio di lasciarsi andare, anche se la strada per potersi completamente fidare di lui era parecchio lunga.
Sentendosi per la prima volta felice e appagata, guarda distrattamente l'orologio e strabuzza gli occhi.
-Santo cielo! Ma è tardissimo!- urla, ricordandosi che anche lei aveva un lavoro dal quale non voleva farsi licenziare.
Con la sua super velocità va a farsi una doccia, mette una camicetta rossa con dei piccoli fiorellini colorati e una gonna nera a ruota, molto semplice a vita alta. Corre alla CatCo, lieta di non essere stata beccata in ritardo dal suo viscido capo.
Sedendosi alla sua scrivania prende il telefono e manda un messaggio veloce alla sorella, non l'aveva nemmeno avvisata di essere tornata a casa.
~Ciao Sis, sono tornata dalla mia "gita" ieri sera, sono alla CatCo ci vediamo dopo, ho tantissime cose da raccontarti. Love you~
Blocca il telefono, giusto un nano secondo, per poi risbloccarlo e prendere un altro contatto dalla sua rubrica.
~Winn, mi serve un favore~ soddisfatta posa il telefono e si concentra finalmente sul suo lavoro. Vista la sua assenza aveva un paio di articoli da recuperare, sarebbe stata di certo una giornata piena.
Le ore passavano veloci, tra una commissione ed un'altra, Kara non riusciva a non controllare il suo telefono sperando di ricevere qualche risposta.
-Kara, ehi! Sei tornata!- esulta James facendo capolino alla sua porta.
Lei istintivamente si alza e va ad abbracciare il suo amico, nonchè capo del suo capo.
-Si!! Sai com'è, una volta sconfitti i cattivi possiamo tornare contenti a casa- scimmiotta la ragazza facendo delle buffe smorfie. Le veniva ancora difficile scherzare con lui, abituarsi al fatto che rischiasse la vita ogni giorno inutilmente in veste di Guardian. Però non poteva essere arrabbiata con lui per una cosa che lei stessa non riusciva a smettere di fare, ovvero essere sempre pronta ad aiutare gli altri.
Anche James era visibilmente in imbarazzo, accresciuto soprattutto dopo aver combattuto al suo fianco e a quello di Mon-el. Lei sapeva che non si fidava appieno di lui, che non lo tollerava poi più di tanto in realtà, ma fingeva solo perchè teneva a lei.
Mentre si scambiano opinioni su articoli e copertine varie, suona il telefono d'ufficio, così una volta congedato educatamente il capo, Kara va a rispondere.
-CatCo World Wide Media sono Kara, come posso aiutarla?- risponde energica.
-Ciao- dall'altro capo del telefono una voce calda e sensuale la fa rabbrividire.
-Ehi, ciao- sussurra, certa di essere arrossita di brutto.
-È appena passato Winn qui al pub, mi ha detto che lo hai supplicato di darmi un telefono nuovo e funzionante- fa una piccola pausa per sorridere trionfante, Kara ne è certa, ormai ha imparato a conoscere quel Daxamita meglio di sè stessa quasi. -Che c'è non riuscivi più a stare tranquilla senza sentirmi?- chiede lui con fare provocatorio.
-No, si, io...Io non ho supplicato proprio nessuno!- ride nervosamente -Però in tutti i casi mi assicurerò di uccidere Winn più tardi-
Lui ride, e quella risata così contagiosa risuona nel cuore di Kara riempiendolo completamente.
-Ammettilo! Sentivi la mia mancanza- continua a provocarla senza pietà, divertito.
Kara decide di accogliere la sua sfida. -Si, perchè hai qualche problema in tal proposito, Mike?-
Un minuto di silenzio. L'ha zittito. Da quando lo conosce non c'è mai riuscita, mai! Prima d'ora. Godendosi la sua vittoria sorride, stupendosi poi della risposta del ragazzo.
-Anche tu mi manchi, piccola- un lievissimo sussurro, carico di emozione, di sentimento. Kara ha un tuffo al cuore, stringe la cornetta del telefono così forte che per un attimo teme di disintegrarla fra le mani.
-Oh- riesce a dire con voce tremante.
-Mi dispiace essermi allontanato prima del tuo risveglio, ma ti ho lasciato un biglietto- il suo tono di voce riacquista vigore e così anche quello di Kara.
-Si, a tal proposito volevo ringraziarti per la bellissima rosa. Anche se qui sulla terra, prendere i fiori dagli appartamenti degli altri è considerato un reato- lo ammonisce seria.
-Oh- ecco, adesso la imita pure.
-Mon...Mike!!- lo rimprovera la ragazza, che per paura di essere sentita usa il suo finto nome. E proprio al suono di quel nome, Kara vede Eve, la nuova assistente di James, precipitarsi alla sua porta.
-Ciao, Kara! Mike è qui??- Squittisce lei con il suo solito entusiasmo snervante.
Kara sente accrescere dentro di sè una sensazione mai provata fin'ora. Possesso. Sorride educatamente alla ragazza e rendendosi conto di risultare fin troppo sdegnata dalla sua vista si affretta a rispondere.
-No, al momento no. Ma verrà a prendermi più tardi, visto che sai... adesso usciamo insieme- le lancia un sorriso arcigno, fulminandola con lo sguardo, vede la ragazza mutare espressione.
-Ah non sapevo fosse il tuo ragazzo, anche se ad esserne sincera lo sospettavo visti gli sguardi- la sua delusione sfuma velocemente lasciando posto ad un sorriso non proprio del tutto genuino. -Comunque! Vi auguro belle cose, ciao!-
Uscita la piccola detective dalla stanza Kara, molto più sollevata, comincia a calmarsi. Di colpo sente una fragorosa risata. Oddio, aveva completamente dimenticato che LUI fosse ancora al telefono.
-E quello cos'era?!-
-Si chiama difendere il proprio territorio, mio caro-
-Ah quindi adesso sarei di tua proprietà, Supergirl?- lo immaginava lì piegato sul bancone con quel suo bellissimo viso contorto per le risate.
-Si, diciamo di si- conclude lei solenne.
-Bene, non vedo l'ora di vedere come riesci ad amministrare questa tua proprietà. Passo a prenderti più tardi?-
-Beh, in teoria sono io che passo a prendere te, finisco per prima.-
-Ok, allora appena arrivi chiedi del barista che deve offrirti un drink-
-Ok, sarà fatto! A più tardi-
-A più tardi, piccola-
Riaggancia. Dopo quella telefonata che sembra essere durata un secolo, Supergirl si sente ancora più super. Una carica di adrenalina le inonda le vene. Non riesce a spiegare tutta quella miriade di sentimenti che prova, sa solo che potrebbe esplodere da un momento all'altro. E improvvisamente ha voglia di tre cose. Di uscire, di prendere a pugni qualche criminale e di un frullato.
La giornata scorre tranquilla, aveva ricevuto solo un paio di chiamate per qualche rapina sventata letteralmente al volo, e di qualche alieno voglioso di causare guai.
Ritornata alla CatCo termina tutti gli articoli lasciati in sospeso, rilegandoli e portandoli a Snapper sempre pronto a criticarla con quel suo sguardo vitreo e arrogante.
Passato il suo test e ricevuta la sua approvazione, Kara si sente entusiasta. Quella è forse una di quelle rare giornate perfette, dove tutte le cose sembrano facili e gioiose.
Ritorna nel suo ufficio per raccogliere le sue cose e mettere la giacca, pronta finalmente ad andar via.
Scende giù nell'atrio impaziente di andare finalmente al pub, ma i suoi pensieri vengono interrotti da una figura molto familiare, scossa e terribilmente in ansia.
-Maggie?-
Lei era lì, trasandata e sconvolta, le prende freneticamente le braccia borbottando una frase apparentemente, per Kara, senza senso. -Cadmus. Ha preso Alex-
-Cosa?! Aspetta! Calma! Riavvolgi! Dall'inizio- Kara ricambia la stretta, concentrandosi e cercando di carpire più dettagli possibili prima di perdere la calma.
-Stavamo lavorando su un caso, seguivamo una pista su un carico merce rubato e ci hanno attirate in una trappola, l'hanno presa Kara e io non li ho fermati...-
-Ook- la Kryptoniana trascina velocemente fuori l'amica e cammina a grandi passi fuori dalla calca umana. -Va al Deo, avvisa John! Mandami l'indirizzo del posto, io vado lì!-
Senza neanche lasciarle il tempo di replicare, Kara lancia in aria i suoi vestiti e con un rapido salto e già sul nel cielo, a rivivere la scena dall'alto come a rallentatore.
Sua sorella era stata rapita e lei non se ne era nemmeno accorta. Non si riusciva a perdonare per questo.
Vola sempre più veloce, ormai furiosa, con la voce di John e Winn nelle orecchie a guidarla, arriva al loft in un baleno.
Perlustra ogni centimetro di quel luogo in cerca di qualsiasi tipo di indizio utile a ritrovare l'agente Danvers. Ma nulla. Dopo aver trascorso ore ed ore a girovagare in cerca di qualcosa, qualunque cosa, John era riuscito a convincerla a rientrare dicendole che se veramente Cadmus voleva lei, avrebbe fatto presto la sua mossa.
È ormai notte fonda, non ha alcun senso tornare al Deo. Kara ha bisogno di riposo e soprattutto di schiarirsi la mente e averla lucida, per poter affrontare il suo nemico. Atterra sul davanzale della sua camera, entra abilmente e si cambia con la sua supervelocità. Giusto il tempo di mettere il suo pigiamino grigio che sente bussare alla porta, ancora mezza rotta.
-Kara?- la porta si socchiude giusto per lasciare intravedere la sua sagoma.
-Entra pure...- sussurra a mezzofiato.
-Ehi, ho appena saputo di Alex, ti ho cercato al Deo ma mi hanno detto che eri qui e sono corso subito- quei suoi occhioni blu visibilmente preoccupati erano troppo da gestire in quel momento per Kara. Osserva attentamente il daxamita entrare e richiudere la porta dietro di sè mentre finiva di parlare. -Come stai?-
Kara lo guarda nuovamente negli occhi, ed è semplicemente incapace di trattenersi.
-Oh Mon-el...- sussurra con voce strozzata, e un attimo dopo corre verso di lui fiondandosi fra le sue braccia. Sentendosi finalmente al sicuro, lì nella sua stretta, si sfoga in un pianto disperato e sanatorio.
Il ragazzo la stringe a sè, come se fosse uno dei diamanti più delicato e prezioso del mondo. La culla dolcemente, e poi prendendola in braccio, va a sedersi sul divano sistemandosi comodo insieme a lei.
Kara non riesce a quantificare con certezza il tempo che impiegano così, semplicemente abbracciati con le lacrime che le rigano il viso.
Vede il panorama dalla sua finestra cambiare lentamente, e di nuovo il sole sorge segnando l'inizio di un nuovo giorno.
-Direi che il nostro appuntamento è appena finito- esordisce ironicamente Mon-el.
-E io che credevo che questa giornata fosse perfetta. Volevo solo che si concludesse in maniera diversa- singhiozza lei.
-Mi dispiace, piccola. Beh, però guarda il lato positivo...-
Mon-el la guarda, amorevole e dolce come sempre, e notando la sua espressione interrogativa continua -Alla fine siamo riusciti a svegliarci insieme-
Il sorriso di lui così sincero e colmo di venerazione, trasmette in Kara una nuova forza, e la consapevolezza che il nuovo giorno iniziato può davvero essere migliore.
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