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Capitolo 1

*Breve presentazione*

Ciao a tutti, grandi e piccoli appassionati del Dc's World!! Noi siamo le Fanficdcteam e abbiamo creato questa piccola fan fiction dedicata all'universo di SUPERGIRL, incentrata maggiormente sulla ship Karamel! Sperando che siate buoni e che vi piaccia, vi promettiamo ricchi colpi di scena, nuovi personaggi, e ovviamente riproporremo le scene più belle e significative del telefilm seguendo la trama della programmazione americana.
Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti!! Buona lettura 😘

Capitolo 1 Maldoria the Moonslave
"Vorrei essere un eroe,ma sono solamente un codardo."

Sembra che Mon-El non faccia altro che seguire Kara,ovunque. Dopo aver scoperto di umani scomparsi, Kara è decisa a trovarli, e grazie a delle fonti precise riesce a recuperare l'indirizzo di un centro analisi.
Mon-El senza timore segue Kara in quella pista. Un centro di analisi, donare il sangue per qualche spicciolo.
Ah dimenticavo, supergirl e il daxamita non posso essere infilzati con un ago.
Per fingere di essere una coppia Mon-El apre le braccia spingendole in alto, stiracchiandole e portandone una verso la spalla di Kara.
Lei con quegli occhi azzurri sussulta girando il viso verso Mon-el con la classica espressione alla domanda Che cosa combini?.
Mon-El con i suoi occhi color azzurr e quel sorriso da teenager super figo, alza le spalle avvicinandosi all'orecchio di Kara percependo la sua domanda e sussurra.
- Se dobbiamo essere fidanzati, dobbiamo essere realistici-
Dice mentre assapora l'odore della dolce pelle di Kara cercando di non far percepire l'euforia nello stare insieme. Cosa gli sta succedendo? Non aveva represso i sentimenti provati dopo quel bacio durante l'infezione causatagli dal virus Medusa?
-Buongiorno, cosa vi porta qui?-
Un uomo con il camice, alto, capelli brizzolati, occhiali neri da super nerd insieme ad un sorriso inquietante.
-Oh, sí siamo venuti qui perchè abbiamo letto che si può guadagnare abbastanza e...-
Il parlare veloce e pacato di Kara fanno restare immobile Mon-El mentre cerca di collegare quelle parole e dire la cosa giusta, ma il tentativo sembra fallire. È impegnato a sentir il suono della voce di Kara e guardare le sue labbra morbide con un lieve rossetto color ciliegia. È incuriosito da quel colore, tanto che vorrebbe provare ad assaggiarle.
- Dovreste darmi un campione del vostro sangue per vedere se siete idonei al progetto.-
Mon-El scende dalle nuvole sentendo la mano sulla spalla di Kara irrigidirsi, segnale di pericolo. Scuote la testa percependo di dover dire qualcosa, un colpo di tosse per aggiustare la voce.
-Oh beh vede dottore, io e...la mia ragazza siamo super entusiasti e super frettolosi che non riusciremmo ad aspettare i risultati, vorremmo partire il prima possibile per Parigi cittá-
-Parigi- sussurra Kara dandogli un colpetto goffo sul petto infilandosi maggiormente tra le sue braccia e facendo degli insistenti occhi da cerbiatto e al Dottore. Mon-el ne rimane entusiasta, tanto da regolare il battito del cuore per il Super-udito che potrebbe usare Supergirl mentre lui assapora l'odore della sua pelle e si gode quel movimento dolce guardandola con un sorriso dolce e amorevole. Il dottore accetta la proposta, niente analisi. Solo un luogo spazioso con un portale acceso dove vengono fiondati senza esitazione.
*Maldoria*
Varcare uno spazio temporale e salvare la gente non è nei parametri di Mon-el, e per quanto possa provare e riprovare a seguire le stesse orme di Kara, non riesce a seguire gli ordini.
-"Donne e guai non mancano mai"- Pensa mentre con disinvoltura osserva ciò che lo circonda, compresa quell'arca spazio-temporale che li ha portati in un pianeta, che non è la Terra, per poter salvare degli umani -secondo la Kryptoniana Kara Zor El - Rapiti.
Gli occhi di Mon-El, scuri, iniziano a controllare il territorio mentre davanti a lui, con il suo mantello rosso, i capelli biondi e quel viso angelico e protettivo lei è lì, avvinghiata ad un alieno. Dalle forti braccia, ossa sporgenti lungo la spina dorsale ricoperta dalla pelle verde scura, con sfumature grigio/nere che rendono ancor piú oscura quella creatura.
La schiena di Mon-El si irrigidisce capendo istantaneamente di che posto si tratti, come se conoscesse ogni dettaglio di quel pianeta.
- Kara!- Gli occhi ancora poggiati su Kara, il suo angelo. L'unica che si possa prendere cura di lui, l'unica Kryptoniana che non odia profondamente un Daxamita.
Stacca i piedi piombati dal terriccio fiondandosi su quell'alieno come un lottatore di rugby, spingendolo oltre la kryptoniana. Le mani di Mon-El si irrigidiscono avvinghiando con il bicipide il collo dell'alieno cercando di fare pressione senza pietá su quelle ossa fino ad un sordo schiocco di ossa sgretolate e una testa mollemente gettata da un lato. Il lato umano di Mon-el nella terra in quel momento non esiste piú.
Apre le braccia, il fiato corto, come se gli avessero rubato le forze.
-Kara, stai..-
Non finisce le parole, la sua super eroina al momento si trova nella stessa situazione, debole. Si china lentamente verso Kara sentendo quell'odore di ferro, quella macchia sulle nocche della ragazza. Kara dopo quella lotta con l'alieno stava sanguinando, normalmente nemmeno un ago avrebbe potuto farle del male.
Con le dita affusolate, il daxamita le porta sui polpastrelli della ragazza costringendola a stendere la mano.
-Fammi vedere-
La voce flebile.
Un brivido gli percorre lungo la schiena fino ad incrociare lo sguardo su Kara. I suoi occhi, intensi, che parlano di speranza, di voglia di combattere e salvare la gente. È difficile in quel momento distogliere lo sguardo, specialmente quando lo sguardo si posa sulle labbra di Kara.
-In questo pianeta i nostri poteri non funzionano. Il sole è coperto dal sole rosso.- Dice tutto ad un fiato mentre le dita scivolano sul polso toccando la sua pelle cosí liscia e delicata in quel pianeta senza sole, aiutandola ad alzarsi.
Gli occhi di entrambi verso il cielo, incamminandosi lungo il perimetro di rocce e terriccio rosso sotto ai loro piedi, i dettagli, quei dettagli di quel posto, che solo Mon-El sembra conoscere. E quegli occhi che di tanto in tanto si posano su Kara, Supergirl. Occhi che solo a guardarli avrebbero potuto parlare, raccontare una storia.
Se solo avesse avuto il coraggio di parlare...
Passo dopo passo il volto di Mon-El cambia.
-Siamo a Maldoria, il pianeta della Schiavitú-
Il suo tono quasi agonizzante, pieno di disprezzo. Kara aggrotta le sue sopracciglia bionde domandandosi dentro di sè perchè Mon-El abbia cambiato tono. Ma non ha il tempo di farlo che vengono presi alla sprovvista e diventa tutto buio.
Rumori, voci stridule, catene ciondolanti, linguaggio straniero. L'aria in quel momento diventa asfissiante fin quando non arriva nuovamente la luce. Strizzano gli occhi entrambi quando viene tolto il cappuccio ad entrambi ritrovandosi in una cella tecnologica insieme agli altri superstiti.
Mon-El cerca di guardarsi intorno sentendo la voce di Kara confermare che tutti gli umani intorno a loro sono esattamente tutti quelli scomparsi dalla terra.
U

n battito di mani, deciso. Il suono dei tacchi sul pavimento e un movimento sensuale e leggiadro come una pantera si avvicina a loro.
-Oh, ma tu guarda...vedo che ti piace essere messa in gabbia.-
Roulette. Con il suo animo oscuro si focalizza su Kara lasciando che un sorriso sghembo e arrogante spunti dalle labbra della donna.
-Roulette.-
Il suono vacante, acido e in quel momento che Kara avrebbe voluto Mon-El fuori da Maldoria per poter chiedere aiuto. Invece, è lí insieme a lei con una continua frase ronzante in testa. "Se cerchi guai, guai avrai."
- Per colpa tua, Supergirl. Sono dovuta scappare e attraversare un portale, ma qui i miei affari vanno molto meglio. Ah, sí. Siete stati tutti venduti a buon prezzo, anche voi essere inutili in questo pianeta.-
Rabbia, stupore, delusione, angoscia.
L'essere inutili in quel momento, dietro una barriera trasparente dove nemmeno i poteri di Supergirl possono essere oltrepassati. Il pianeta dal sole rosso è per loro una debolezza.
-Non vi preoccupate. Riusciremo a salvarvi. Perchè prima che possiate essere schiavi di questo pianeta dovrete passare sul mio corpo.-
Mon-El la guarda negli occhi, l'oceano degli occhi di Kara diventano ancora piú profondi emanando la sicurezza, la bontá e quella speranza che tutti avevano perso, persino Mon-El. Detto fatto. La barriera invisibile sfuma via come una nube mentre Roulette con i suoi due alieni di fiducia attaccano Supergirl. Una pistola elettrica dritta al cuore facendole male. Molto male. Mon-El la guarda accasciarsi e rialzasi continuando a sentire la speranza dalla sue labbra a tal punto che diventa una guerra Umani contro alieni. Scatta come un fulmine sgangiando un destro da coppa d'oro, facendo cadere a terra lo scagnozzo di Roulette mentre Kara si alza da terra rispondendo insieme agli umani a quel combattimento.
Non esistono paure. La speranza di essere diversi,di dare coraggio è sempre dentro di voi. Siete la mia ispirazione ed io non posso farne a meno che essere grata combattendo per voi.
Parole che colpiscono persino Roulette ancora lí tra i suoi scagnozzi sicura di non perdere ma, in men che non si dica si ritrova nuovamente dietro le sbarre insieme a tutti gli altri. Dopo aver richiuso la cella dietro di sè, Supergirl e Mon-el incitano gli altri umani a scappare e a cercare una via d'uscita per tornare a casa. Girano a destra, proseguono diritto con i due super eroi in apri fila e chiudi fila per difenderli, fino a trovarsi i dominatori con le loro pistole laser puntate dritte in faccia. Mon-El slitta percependo il pericolo lasciando la fila scoperta mentre si avvicina a Kara poggiando una mano sulla spalla.
-Voi andate,ci penso io.-
Lo sguardo corrucciato verso il dominatore pronto a schiacciare il grilletto. Kara esita per pochi istanti ma sapeva che Mon-el l'avrebbe seguita, lei aveva il compito di proteggere gli umani. Uno sparo laser vola verso il daxamita riuscendo a scansarsi per poco spingendo Kara verso l'uscita urlando di andare avanti. Uno degli alieni si avvicina e lo punta di nuovo ma viene bloccato dal suo superiore, che parlando nella lingua aliena vieta di fargli del male inchinandosi a Mon-El.
Egli, con il viso corrucciato e i pugni stretti lo fissa a tal punto da distogliere lo sguardo e seguire Kara lungo il tragitto. Non fu difficile arrivare da lei, una nube di fumo, calcestruzzo, pezzi di metallo di ogni genere ovunque. Erano arrivati i soccorsi. Il DEO. Finalmente Alex, Winn e tutta l'equipe, pronta a difendere fino alla fine gli umani superstiti.
Sono tutti pronti ad attraversare l'arco spazio-temporale che Winn aveva aggiustato pochi istanti dopo il suo arrivo sulla Terra degli Schiavi, ma ecco che una ragazza viene nuovamente rapita e attirata dalle urla Kara si fionda verso di lei, dimenticando per un istante di non avere più i suoi poteri. Alex, che con l'aiuto del marziano verde aveva escogitato un modo per portare un po'di "luce" sul pianeta dell'oscurità, lancia a Kara una bomba di sole giallo, affinchè per qualche istante possa dare vita ai suoi poteri. Tanto da far sì che ancora una volta Supergirl salvi con maestosa eleganza un'altra vita umana.
Mon-El resta sbalordito da tale eleganza, dal raggio di luce e dalla forza sovraumana che lui era abituato a vedere. L'angelo.
Conquistata questa vittoria riescono a tornare a casa grazie al super umano nerd Winn, dimenticando il pianeta della schiavitú e portando la vita degli umani alla normale quotidiana. Stanchi ma soddisfatti.
Mon-El non riesce a non pensare a tutto quello che è successo durante quella giornata movimentata. L'essere rapiti, il coraggio e la speranza di essere sempre pronto a proteggere gli umani, per un posto migliore che lui non ha mai avuto da quando è arrivato sulla terra. Nascosto tra le ombre, dietro quegli occhi, profondi come quel sentimento che non riesce a frenare ogni qual volta gli viene in mente Supergirl. Per quanto codardo lui sia stato negli anni addietro, scappando da Daxam per ragioni che non vuol spiegare, dentro di sè vibra una corda di speranza animata da tutto ciò che era accaduto oggi nella terra degli schiavi e dalla consapevolezza che vuole essere diverso. Fare la differenza.
Non ci mette molto a cambiare idea. Dall'essere seduto sul suo divano a quello di ritrovarsi per la strada principale, fino al piano di Kara.
Fissa quel numero sulla porta, come se potesse dargli qualche risposta.
*toctoc*
Le nocche si posano sulla porta di legno dandone un suono dolce e lieve. Le tira frettolosamente indietro percependone lo sbaglio.
*Perchè sono qui, perchè ho bussato? Forse è meglio far marcia indietro e andare a casa.*
Un passo indietro e la porta si apre.
Riesce a sentire gli occhi addosso. Quegli occhi grandi e profondi come l'oceano, come l'infinito spazio.
Il daxamita con lo sguardo su di lei si morde il labbro inferiore trattenendo un sorriso spontaneo, ma si trattiene poco. Un dolce sorriso gli aleggia sulle labbra tanto che si formano lievemente le fossette alle guance.
-Posso entrare?-
*Incoerente.*
Un piccolo diavoletto spunta sulle sue spalle, uno di quelli stile cartoon che punzecchiano la vittima con un tridente. La ragazza annuisce invitandolo a sedersi sul divano.
Mon-el non esita a sedersi.
Prende la coperta rossa che Kara aveva sulle sue gambe e lui si siede di fronte a lei, tanto da condividere quell'accogliente coperta in due.
-Sono venuto qui a ringraziarti.
Volevo dirti...-
*Per aver messo quel lucidalabbra alla ciliegia rendendoti le labbra invitanti insieme a quegli occhiali fingendoti umana, Per aver permesso di abbracciarti, di salvarti la vita dagli alieni minacciosi...*
-Che avevo ragione, se cerchi guai, guai avrai-
Un colpo secco sul braccio verso Mon-El, e lui con quello sguardo da ragazzino, fa finta di farsi male.
-A parte gli scherzi. Oggi ho capito che voglio essere importante. Per il mondo...-
*E per te*

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