Capitolo 4
Appena arrivo in bagno mi appoggio al lavandino e guardo il mio riflesso allo specchio. Sembro un panda con tutto il mascara colato, le lacrime continuano a rigare il mio viso. Non devo piangere per uno come lui. Ho già sofferto abbastanza. Basta. Devo reagire, non posso farmi vedere così debole. Con questa nuova convinzione, mi asciugo il viso in uno scatto di ira. Proprio in quel momento la porta si apre di scatto. Mi volto per guardare quello che sta succedendo e mi blocco come una statua. Non ci posso credere. Kendra è appiccicata a Gavin e si baciano come se non ci fosse un domani. Sembra che si stiano mangiando a vicenda. Sono appiccicati come sanguisughe, e non si sono ancora accorti della mia presenza, impegnati come sono a limonarsi. Mi schiarisco la voce ed entrambi si staccano e si voltano nella mia direzione. Incrocio le braccia al petto e alzo un sopracciglio <Prendetevi una stanza e risparmiatemi questa scena da porno scadente> gli dico avviandomi verso l'uscita, senza degnarli di un altro sguardo. Appena chiudo la porta alle mie spalle sento la voce di quell'oca dire <Che puttana> Vorrei rientrare e dargliele di santa ragione, ma mi trattengo a stento, decidendo che non ne vale la pena e mi dirigo in classe. Entro come una furia, per fortuna non è ancora suonata la campanella per la prossima ora e in classe non c'è anima viva. Prendo lo zaino che avevo abbandonato sul banco ed esco dalla scuola stanca dopo solo un giorno di stare tra quelle mura. Decido di non ritornare a casa ma di andare in palestra a scaricare un po' di tensione a tirare pugni al sacco da box. Per fortuna la palestra dista solo 5 minuti dalla mia scuola e nello zaino sta mattina avevo messo anche il cambio che uso per allenarmi. Sono rimasta fino alle 7 di sera ad allenarmi, grondo sudore da tutti i pori, tutti i ragazzi mi sono stati alla larga per la paura che li colpissi con calci e pugni, persino Kevin il mio allenatore e proprietario della palestra mi è stato alla larga. Con il fiatone, mi asciugo il sudore con l'asciugamano mentre mi dirigo negli spogliatoi a fare una doccia gelata. Quando sono sotto il getto dell'acqua ripenso alla scena raccapricciante che mi si è presentata davanti questa mattina. Che bel primo giorno di scuola. Penso sarcastica, esco dalla doccia, e mi asciugo e vesto velocemente. Raggruppo le mie cose e a passo di marcia esco dalla palestra e vado dritta a casa con gli auricolari nelle orecchie e la musica a palla che mi fa compagnia. Appena giungo alla soglia di casa mia, le urla dei miei genitori mi accolgono come ogni sera, da routine. Sbuffo esasperata, di soppiatto entro, per fortuna sono in cucina, raggiungo la mia stanza in punta di piedi cercando di non far casino. Anche se non sentirebbero nemmeno un mammut da quanto grida, e per la prima volta son felice di passare inosservata. Visto che non voglio spiegare il mio ritardo. Appena entro in camera, tiro un sospiro di sollievo e mi catapulto sul letto, addormentandomi subito.
Mi sveglio la mattina dopo al suono della sveglia, mi sembra di non aver dormito, sono distrutta, ho continuato a fare incubi su quello che è successo l'anno scorso e che mi ha segnato a vita. Ma devo reagire, non posso abbattermi e ripensare a quello, devo essere forte . Pensavo di averlo superato ma mi sbagliavo d'altronde è passato troppo poco tempo e la comparsa di Gavin ha peggiorato solo le cose. Mi alzo già con i nervi tesi e inizio a vestirmi con dei jeans neri strappati, una maglietta nera che mi lascia scoperta un po' la pancia facendo vedere una parte dei miei tatuaggi, su tutto il fianco destro, di un lupo. Mentre su quello sinistro, della morte che tiene in mano un cuore mentre lo sta pugnalando. Mi sono sempre piaciuti i tatuaggi, e da quando ho compiuto 18 anni ne ho fatti 8, grazie hai soldi che ho guadagnato durante le stagioni estive e nei weekend. Mi dirigo in bagno ancora intontita dal sonno e mi trucco più del solito, con il fondotinta per nascondere le occhiaie, una linea spessa di eyeliner, mascara e un rossetto bordeaux. Decido di rimettermi il piercing sul labbro inferiore, un anellino nero. Era da molto che non mi vestivo così, ma con questi vestiti mi sento più sicura di me. Vado verso l'ingresso e mi metto gli scarponi di pelle, quasi del tutto consumati, e la giacchetta di pelle nera. Sono pronta per affrontare tutto! Mi continuo a ripetere mentre esco di casa senza fare colazione, e camminando per la strada.
Arrivata a scuola, Jack e Sandy mi vengono incontro a passo di marcia< Adesso ci dici che cosa succede tra te e Gavin, e non pensare neanche un minuto di scappare> mi minacciano con lo sguardo di fuoco, mi portano in un angolo del cortile piuttosto appartato <Va bene, ma vi avverto non è una bella storia...> gli dico, ormai sconfitta anche se non è tanto grave come quello che mi è successo l'anno scorso e solo loro due ne sono a conoscenza. <Lo avevamo immaginato da come ti sei comportata>mi dice Sandy con uno sguardo carico di comprensione. Abbattuta, gli racconto tutto. Quando finisco nei loro occhi vedo che sono incazzati per quello che mi è successo <Io lo ammazzo quello!!> esclama Jack con i pugni chiusi, pronto per attaccare rissa. <<Non ne vale la pena, ormai è una storia vecchia devo solo andare avanti>> sospiro debolmente. <Ma ci stai ancora male, si capisce che non ti è passata per niente> mi dice Sandy con sguardo triste e appoggiandomi la mano sulla spalla. <Sto male per molte cose. Questa è solo una minima parte del grosso macigno che mi porto dietro>le dico. <Lo sappiamo, ma almeno cerca di alleggerirlo, stando lontana da Gavin>mi dice Jack con sguardo comprensivo. Per fortuna suona la prima campanella, che mi salva da altri spiacevoli dialoghi. Come un automa raggiungo la classe di biologia, accompagnata dai miei due migliori amici.
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