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Capitolo 24

Il suono della sveglia mi riscuote dai miei pensieri ad occhi aperti, mentre continuavo a guardare il soffitto bianco sopra la mia testa. Non saprei dire da quanto tempo stia fissando la parete senza vederla veramente, immersa nei miei pensieri più bui. Vorrei solo dimenticare l'incubo che ho fatto e che mi ha portato a sudare freddo, ma soprattutto ad avere delle crisi di panico. Era talmente reale l'incubo che ho faticato non poco a capire che si trattava solo di un sogno terribile. Il viso di Jacob era così definito nei minimi dettagli, era come un suo primo piano e per fortuna ho aperto gli occhi in quel preciso momento ritrovandomi nella mia confortevole stanza, ma il suo volto mi compare ancora appena provo a chiudere gli occhi. Ergo ho deciso di fissare la parete come una pazza. Mi alzo dal mio letto bagnato fradicio, sbuffando sonoramente perché mi tocca cambiare le lenzuola di nuovo. Sgattaiolo veloce nel bagno senza svegliare mio fratello, anche se con il suo sonno pesante neanche una cannonata o le scimmie che ballano il Tip Tap sulla sua testa lo svegliano. Faccio una doccia e mi vesto velocemente, ed esco dal mio appartamento senza neanche mangiare tanto ormai la fame è una cosa in più per il mio stomaco chiuso. Con la musica a palla mi incammino verso la scuola, mentre penso a quello che è successo ieri sera. Cindy è rimasta un altro po' con me, ma poi è andata dai ragazzi che non smettevano di torturare Gavin che subiva in silenzio, guardandoli solo in cagnesco. Soprattutto guardava me con aria torva, fulminandomi con i suoi occhi argentei che nella penombra del locale sembravano due pozzi neri senza fondo. I ragazzi del college mi hanno lasciata lavorare in santa pace, anche se Aaron mi lanciava qualche sguardo indiscreto. Proprio non capisco perché mi fissava in quel modo strano, sono anche andata di soppiatto nel bagno per specchiarmi e vedere se ero sporca sulla faccia, ma niente. Alla fine ho rinunciato a capire il motivo e sono andata a casa, sempre con la scorta del bestione che mi ha tenuto il muso per tutto il tragitto. Povero piccolo bestione, gli hanno fatto l'interrogatorio solo a lui, tralasciandomi perché lavoravo. Diamine se la prende sempre Gavin, mettendo subito il muso da cane bastonato e mi sono sentita, quasi, in colpa. Ritorno alla realtà appena varco il cancello della scuola e il mio primo pensiero è quello di tornare a casa, a nascondermi sotto le coperte proprio come fanno gli struzzi, immergendo la testa nella sabbia per la paura. Sì, ho una paura fottuta. Soprattutto dopo il ritorno burrascoso di mio fratello ieri sera, non ha aperto bocca su cosa gli hanno detto i genitori di Jacob ed è andato subito a dormire sul divano con una faccia torva in volto. Sospiro esasperata per la mia vita burrascosa e mi avvio all'interno della scuola. Sono arrivata talmente presto che neanche Sandy, che arriva sempre in estremo anticipo c'è, decido di prendere i libri che mi servono per le lezioni e mi avvio alla classe di letteratura. Mi siedo svogliatamente sulla sedia con una delicatezza di un elefante obeso e pian piano vedo arrivare i miei compagni che saluto con un cenno della testa. L'ultimo ad arrivare al pelo con il suono della campanella, che suono proprio nel momento in cui varca la soglia della classe è Gavin. Con passo da bradipo si avvicina al banco alla mia destra, mi lancia solo un occhiata di traverso per poi sedersi pesantemente sulla sedia. <Ciao rottweiler> mi dice senza neanche guardarmi mentre i miei occhi sono puntati su di lui come se ci fosse una calamita che mi attrae a lui. <Ciao bestione> gli rispondo per poi obbligare la mia testa a voltarsi nella direzione della professoressa che sta iniziando a spiegare. Per tutte le lezioni del mattino la mia mente è altrove, e se alla prima ora mi ero tranquillizzata non vedendo Jacob, alla terza e all'ultima la mia ansia è salita alle stelle vedendolo entrare con la sua camminata da pallone gonfiato. Soprattutto perché continuava a guardarmi con insistenza e non potendo fare altro continuavo a muovermi convulsamente sul banco, tanto da allarmare i professori e riprendermi continuamente di stare ferma. Gavin anche se non mi parla è sempre stato al mio fianco, proprio come una guardia del corpo, questo suo comportamento mi fa innervosire ancora di più. Maledizione, non sono una donzella in pericolo che non si sa difendere minimamente. Ho frequentato dei corsi di autodifesa da quando mi ha violentata quel mostro, e se posso permettermi me la cavo discretamente. Per fortuna l'ora di chimica è l'ultima del mattina e poi c'è l'agognata pausa pranzo, visto che è dall'ora precedente che il mio stomaco borbotta impaziente di mettere qualcosa sotto i denti. La campanella suona e ringrazio gli dei che la mia preghiera è stata ascoltata e con velocità cerco di mettere a posto i libri nel mio zaino mentre la mia ombra mi sta col fiato sul collo, aspettandomi nervosamente che finisca di mettere via. Se possibile è ancora più irritante quando non parla neanche, ma ti guarda con quegli occhi argentei che ti fanno capire decisamente meglio delle parole quello che vuole. <Senti bestione, invece di fulminarmi con i tuoi irritanti occhi, che ne dici di andartene al diavolo tu e la tua mania da guardia del corpo!? So cavarmela benissimo da sola, maledizione!> sbotto inacidita voltandomi a guardarlo dalla mia maestosa bassezza. <Tu non mi puoi dire quello che devo fare, ci siamo intesi rottweiler?> mi dice con il volto minaccioso e avvicinando il suo corpo possente al mio, rendendolo ancora più minuto in confronto al suo. <Benissimo, ma lasciami in pace! Sono in grado di difendermi da sola e non mi serve il tuo aiuto!> gli dico guardandolo male e puntandoli un dito accusatorio contro il suo petto. <Bene> mi dice con uno sguardo furioso per poi andarsene e sbattere violentemente la porta dell'aula. Mi rimetto e sistemare i libri nel mio zaino, borbottando imprecazioni dirette a quel brutto bestione dei miei stivali. Non mi accorgo, però, che una figura maschile mi si avvicina di soppiatto e mi ridesto dal mio parlottare da sola, solo quando mi intrappola con il suo corpo al banco. <Tuo fratello è passato ieri sera a casa mia, obbligando i miei genitori a ritirarmi da scuola. Sai, non è stato molto carino da parte tua dirgli che sono ritornato a scuola, dovrei punirti per quello che hai fatto.> mi sussurra la voce viscida di Jacob all'orecchio mentre la sua mano mi palpa una natica. Il mio corpo si irrigidisce e diventa freddo come il ghiaccio mentre la mia mente mi porta lontana, rivivo quello che mi ha fatto un anno fa, in una sequenza di immagini che mi fa estraniare dal mio corpo un'altra volta e lasciandoli campo libero a Jacob di farmi quello che vuole con il mio corpo ormai non più mio del tutto. <L-lasciami> riesco a dire prima di estraniarmi del tutto, non sento neanche quello che mi sussurra, talmente mi sono ritirata in me stessa. Ad un certo punto mi sento più leggera, senza la presenza pesante del mio aggressore e la mia mente decide di riportarmi alla realtà. Jacob non è più dietro di me, ma accasciato a terra mentre Gavin lo riempie di botte. <Devi lasciarla stare brutto bastardo!> gli urla contro il bestione mentre continua a picchiarlo con una furia cieca che li fa scurire gli occhi rendendoli nero pece. <Adesso sei il suo cagnolino che li fa la guardia? Sei patetico!> gli dice Jacob con un sorriso malato mentre capovolge la situazione ed inizia a pestarlo. Resto immobile a guardarli, finchè sento che finalmente le mie gambe si possono muovere e corro fuori a cercare aiuto, conscia del fatto che non riesco a fermarli da sola. Il corridoio è deserto, visto che tutti sono nella mensa, ma per mia fortuna passano in quel momento due giocatori di football e uno di questi mi sembra di averci scambiato qualche parola. <Caleb!> urlo e il ragazzo moro si gira nella mia direzione, per fortuna ho azzeccato il nome. <Cloe che succede?> mi chiede avvicinandosi seguito dal suo amico e proprio in quel momento si sente un boato all'interno dell'aula. <Ti prego, ferma i due ragazzi che si stanno picchiando> lo imploro e lui e il suo amico entrano subito nella stanza seguiti da me. In poco tempo riescono a separarli, ma quando guardo il viso di Gavin inorridisco, ha il viso coperto di sangue e lividi freschi. Lo guardo incazzata nera per averlo picchiato, anche se se lo merita, ma anche grata che mi abbia tolto di mezzo quel mostro. I miei sentimenti sembrano in un tornado di emozioni contrastanti tra loro. Con passo deciso prendo Gavin per un braccio, trascinandolo fuori e lui mi segue mogio con la testa bassa. Prima che riesca ad uscire dalla classe Caleb mi ferma <Cloe che ne facciamo di questo ragazzo?> mi chiedono indicando Jacob più svenuto che cosciente e lo guardo schifata. <Fate quello che volete con lui, basta che lo nascondete dai professori. Grazie ancora ragazzi> gli dico mentre esco dalla classe e portando Gavin in infermeria, pregando di non incontrare dei professori durante il tragitto.



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Salve bella gente❤

Scusate il ritardo, ma ho avuto molti impegni. Spero possiate perdonarmi❤

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate di questo capitolo e chi è il vostro personaggio preferito della storia?

Baci😘😘😘

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