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Capitolo 12

<Gavin?> chiedo guardandolo stralunata.

<Ciao bambolina!> mi dice con un sorriso a trentadue denti.

<Cosa ci fai qui? E come fai a sapere dove abito?> sbotto inacidita nel vederlo spuntare sempre da ogni parte. Peggio dei funghi, diamine!

<Dai bambolina, non ti ricordi che abito in questo palazzo?> mi dice cercando di fare la faccia da cane bastonato. Se possibile diventa ancora più irritante del solito.

<No,  si da il caso che mi avevi portata come un sacco di patate e  vedevo solo l'asfalto della strada! > gli rispondo inviperita. <Te lo ripeto, cosa diamine ci fai qui?> gli chiedo esasperata, per la sua faccia di bronzo.

<Volevo salutare la mia nuova vicina di casa> mi risponde alzando le spalle e facendo uno dei suoi sorrisetti che farebbe sciogliere la maggior parte della popolazione femminile, a parte la sottoscritta, s'intende.  Maledizione! Non bastava abitare nello stesso edificio, pure vicini di casa. Qualcuno lassù è incazzato forte con me, non ci sarebbe altra spiegazione a riguardo.

<Va bene, ciao!> gli  dico angelica, prima di sbattergli la porta in faccia. Rido malefica, per la faccia da pesce lesso che ha fatto mentre ritorno in camera a sistemare gli scatoloni rimanenti sulle note di You're gonna go far kid, dei the Offsprings. Canticchio le parole, mentre le casse pompano al massimo volume e metto al loro posto i miliardi di libri che possiedo nella nuova libreria che fa da parete, nella mia camera. Ormai si è fatta sera, e per fortuna ho finito di sistemare tutto, mi stiracchio soddisfatta e con il sorriso stampato in faccia, guardando orgogliosa il mio primo appartamento. Spengo lo stereo che trasmetteva la melodia di Turn the page dei Metallica. Con lo stomaco che borbotta rumorosamente, vado in cucina per mettere qualcosa sotto i denti. Mentre contemplo il mio frigo quasi completamente vuoto una musica di sottofondo mi raggiunge, sicuramente proviene dall'appartamento accanto. I proprietari staranno dando una festa, visto che sento il vociare di tanta gente. Certo che questi muri sono proprio sottili, sento benissimo la musica commerciale. Mi sale il nervoso ascoltandola, se continuano così per tutta la notte, prendo la mazza da baseball e li spacco l'impianto. Penso sempre più irritata, sto per tirare fuori dal frigo dell'insalata, quando sento bussare alla porta con insistenza. Sbuffo esasperata, sapendo già che sarà quell'idiota di un bestione tatuato. Vado con molta calma verso la porta, mentre il bussare è sempre maggiore. La apro proprio quando penso che la possa buttare giù. <Maledizione Gavin, per poco non mi butti giù la porta!> esclamo esasperata, guardando il rincitrullito davanti a me mentre noto i suoi  occhi rossi. <Ciao bambolina!> biascica sorridendomi come un ebete e appoggiandosi con tutto il suo peso allo stipite della porta. Alzo gli occhi al cielo, constatando che in questi anni non è cambiato per niente, per quanto riguarda fumare canne e bere come una spugna. <Immagino che state dando una festa> gli dico staccando il mio sguardo dal suo viso e guardando il suo corpo coperto solo dai boxer. Prendo tutte le sfumature del rosso e cerco di distogliere lo sguardo, ma è più forte di me. Continuo a fissare il suo addome piatto, e il suo petto  dove  sfoggia una scritta a dir poco significativa " Porto le mie cicatrici, non sono loro a portare me". Non posso che essere d'accordo per il significato della frase, mi fa pensare alle mie innumerevoli cicatrici, non si vedono perché sono marchiate a fuoco sul mio cuore e alcune sono ancora delle ferite aperte che basta poco per farle riprendere a sanguinare. A quanto pare siamo più uguali di quanto vogliamo far credere, anche lui come me, ha le sue cicatrici a partire dai suoi genitori che lo trascuravano e dai problemi psicologici che ne sono conseguiti, facendolo diventare la persona che ora mi sta guardando con sguardo vacuo, perso chissà dove nella sua testa. Riporta il suo sguardo su di me, visto che il rossore non si è dissipato per nulla, anzi, è aumentato quando i suoi occhi di ghiaccio scrutano i miei. <Ti piace ciò che vedi bambolina?> mi domanda con un mezzo sorriso malizioso, cerco di riprendere un contegno ma con la bella vista del suo corpo mi risulta difficile. Riprendo, con fatica, la mia solita faccia tosta e lo guardo dall'alto in basso, spero, con uno sguardo annoiato e quasi superiore. <Ho visto di meglio> gli dico alzando le spalle cercando di essere più indifferente possibile. Del tutto impossibile perchè da quando è rientrato nella mia vita come un uragano, è riuscito a stravolgere quel poco che avevo ricostruito con grande fatica in questi due anni, dopo l'evento a dir poco traumatico che ha sconvolto la mia intera esistenza. Rendendomi più fragile e sensibile ma allo stesso tempo anche più fredda e  determinata a sconfiggere il mio peggior incubo che invade i miei sogni e pensieri. Solo lui è riuscito ad abbattere il muro che avevo costruito intorno a me per non far avvicinare più nessuno. Gli è bastato solo guardarmi con quegli occhi di ghiaccio per scavare dentro di me, facendo uscire allo scoperto tutte le mie paure che avevo inscatolato per bene. D'altronde lui è sempre riuscito a leggere dentro di me, e lo stesso vale per me con lui, siamo due anime sofferenti legate da uno strano filo che non ho saputo ancora affibbiarli un nome.  <Non raccontarmi palle Cloe, lo so che ti piaccio, si nota dalle tue guance che vanno a fuoco> mi dice ridacchiando di gusto e atteggiandosi come un pavone. Lo guardo male e giuro su tutti gli dei esistenti, che un giorno lo ammazzo per la sua faccia tosta. Ritiro tutto su quanto siamo legati, lui è solo un imbecille con troppo ego. <Sciocchezze, ho solo caldo> gli dico digrignando i denti. <Certo bambolina, e io dovrei, pure, crederti. sai non sono così idiota> mi dice guardando storto. <Ho dei seri dubbi a riguardo> borbotto sottovoce. <Scusa cos'hai detto?> mi chiede guardandomi minaccioso, avvicinando pericolosamente il suo viso al mio e mi arriva una zaffata di alcool. Arriccio il naso disgustata, odio quando beve, non sai mai come può reagire.<Niente di interessante. Allora cosa vuoi?> sbotto indispettita per la troppa vicinanza. <Fammi entrare e te lo dico> mi dice con sguardo malizioso. <Scordatelo.> mi impunto peggio di un mulo. Alza le spalle indifferente alla mia testardaggine <Come ti pare> detto questo mi prende in contro piede, mettendomi sulla sua spalla e mi trasporta dentro il mio appartamento come un sacco. Vorrei aggiungere per l'ennesima volta, penso ci abbia preso gusto a trasportarmi a suo piacimento. <Mollami razza di bestione senza cervello> sbraito come una pazza mentre il bastardo, ride di gusto. <Come vuole principessa> mi dice prima di buttarmi, letteralmente, sul divano. <Ahi, maledetto, almeno potevi appoggiarmi delicatamente. Adesso per colpa tua avrò un livido gigante sul fondoschiena!> urlo inviperita. <Mi scusi, ma non ho fatto caso alle sue regali chiappe e alla loro delicatezza> mi sfotte compiaciuto della mia sofferenza. Giuro, che questa gliela faccio pagare. <Idiota! Ora che sei dentro il mio appartamento...> inizio a dire più incazzata che mai. <Credimi, in questo momento vorrei solo essere dentro di te bambolina> mi dice con tono allusivo, lo guardo e  non riesco a trattenermi dallo scoppiare a riderli in faccia. <Cosa ci trovi da ridere?> mi dice imbronciandosi. <Che non succederà mai, neanche fra un milione di anni> gli dico prima di riprendere a ridere con le lacrime agli occhi. <Molto divertente, ma io non ci conterei molto> mi dice con un sorrisetto misterioso. Senza chiedermi il permesso, si volta e va nella direzione della mia stanza, tutti gli allarmi possibili e immaginabili iniziano a suonare ininterrottamente dentro la mia testa. Con il panico che avanza sempre di più e con un groppo in gola lo inseguo. <Gavin> lo richiamo con voce stridula, mi  fermo sul ciglio della porta mentre lo osservo traballare pericolosamente. Penso che l'alcool stia incominciando a farsi sentire. <Non vedi bambolina, siamo già in una camera da letto ora dobbiamo toglierci solo i vestiti> biascica ancora di più, e ondeggiando pericolosamente mi fa un sorriso sghembo. In questo momento non so se ridere per la faccia buffa ma al tempo stesso tenera che ha questo idiota o piangere per la situazione che si è creata. Scuoto la testa sorridendo mestamente, senza sapere cosa fare. Gavin mi guarda per un secondo, poi si volta e si toglie i boxer dandomi una panoramica del suo culo, che devo dire non è niente male se solo riuscissi a calmare i battiti accelerati del mio cuore per il panico e i sudori freddi. <Et vuolà> mi dice girando solo la testa in un movimento brusco, in un francese incomprensibile. penso che sia stato il movimento troppo veloce nel girarsi, fatto sta che un secondo dopo crolla  sul mio letto nudo come un verme. Allarmata lo raggiungo, evitando di toccarlo e guardare troppo in basso. Per fortuna è crollato a pancia in giù, evitando così che la situazione sia ancora più imbarazzante. <Gavin!> lo chiamo, ma non da segni di vita se non quello di iniziare a russare peggio di un trattore. Scuoto la testa, rassegnata. Solo a me poteva capitare una cosa del genere. Sospirando, torno in sala e mi butto sul divano accendendo la televisione. Concedendo al trattore collassato sul mio letto un paio d'ore di riposo, prima che chiami Duke per farlo trasportare fuori dal mio appartamento. Però la stanchezza prende il sopravvento e mi addormento sul divano con la tv accesa che illumina il mio copro avvolto da una coperta.  

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